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Heart of a Coward - The Disconnect
29/07/2019
( 331 letture )
Quarto full-lenght per i britannici Heart Of a Coward, quarto lavoro dopo 4 anni di pausa. Un ritorno relativamente buono, ma decisamente meno segnante rispetto ai precedenti album, fra cui Deliverance e Severance spiccano anche per gli interessanti concept.

A dirla tutta di britannico i nostri hanno davvero poco stilisticamente parlando, in quanto vi è una preponderanza di hardcore americano misto a thrash metal americano, andando a far l’inchino a certe band della scena metal hardcore made in U.S.A. quale Hatebreed e Terror. Ciò si va a mescolare a inflessioni post hardcore in stile Architects (su tutti il pezzo Suffocate) e inserti prog metal; essi conferiscono un’aspetto più morbido al lavoro che smussa gli angoli più rozzi e ruvidi. Queste atmosfere però, salvo alcuni momenti (Return to Dust), non raggiungono la squisita epicità dei precedenti lavori, decisamente più elevati dal punto di vista dell’intensità. Gli Heart of a Coward in The Disconnect cercano la modernità solo in parte, rimanendo fedeli alla vecchia scuola sia come songwriting che per produzione (paradossalmente pare più moderno il primo lavoro Hope and Hindrance). Riff raschianti e dissonanti dalla distorsione pastosa si adagiano su una batteria cadenzata e si alternano a special di chitarra dalla melodia poco incisiva, supporto per le linee vocali di Kaan Tasan che sono fin troppo votate al thrash metal: si finisce per preferire le parti in yelling e il cantato pulito (Drown in Ruin).
Il lavoro è in your face e arrabbiato, anche con il supporto delle tematiche liriche di denuncia sociale e politica in pieno stile hardcore che hanno molto impatto, anche se a volte pare mancare di reale intenzione musicalmente parlando. Tuttavia i pezzi si fanno cantare comunque grazie ai ritornelli coinvolgenti (Culture Of Lies, Isolation). L’artwork sui toni del grigio/nero ben rappresenta cromaticamente l’album, che per buona parte è coriaceo, “pietroso” e spigoloso. La piattezza dei colori invece rende purtroppo l’idea di certi momenti sottotono e ripetitivi, per fortuna non del tutto decisionali. Sono più che altro la poca dinamica ritmica e la ripetitività compositiva che creano un po’ di noia nell’ascolto piuttosto che incalzare così come da genere, facendo rimpiangere il songwriting più variegato dei precedenti lavori, nonché quelle soluzioni melodiche appassionanti e solenni.

The Disconnect è a tratti anacronistico, soprattutto considerando la carriera della band, e decisamente pesante, forse più nel senso negativo del termine che in quello positivo: l’ascolto non scorre agevolmente. Sarebbe stato forse più apprezzato in una scena passata che in quella attuale, e ciò che più delude è la semplificazione e banalizzazione di quello che prima era un songwriting con una forte identità ed efficacia. Ci si sarebbe aspettati qualcosa di diverso, tuttavia alcuni pezzi sono gradevoli, come Suffocate, Drown in Ruin e Collapse (in quest’ultimo ritroviamo quell’epicità che tanto colpiva dei precedenti lavori). Non gli va negato un ascolto -soprattutto se si è amanti del metal hardcore americano classico- ma è importante contestualizzare il lavoro nella precedente discografia, decisamente più notevole.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
41.66 su 3 voti [ VOTA]
Numbered Days
Lunedì 29 Luglio 2019, 21.14.23
1
Peccato, avevo grandi aspettative, in ogni caso ho notato come mai come ora il songwriting è stato completamente utilizzato al servizio delle vocals, parlo proprio di struttura e anche di tonalità, cosa che come precisato in recensione alcune canzoni ne giovano altre portano ad una ridondanza troppo sotto tono, poi c'è da dire che io ho sempre amato la voce di Jamie, e per me è stato un colpo al cuore quando ha mollato gli HOAC e i Sylosis prima, confemro il voto 65
INFORMAZIONI
2019
Arising Empire
Metal Core
Tracklist
1. Drown in Ruin
2. Ritual
3. Collapse
4. Culture of Lies
5. In The Wake
6. Senseless
7. Return To Dust
8. Suffocate
9. Parasite
10. Isolation
Line Up
Kaan Tasan (Voce)
Carl Ayers (Chitarra)
Steve Haycock (Chitarra)
Vishal Khetia (Basso)
Chris Mansbridge (Batteria)
 
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