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Nad Sylvan - The Regal Bastard
02/08/2019
( 563 letture )
Nel 2015 il blasonato Nad Sylvan pubblicò un buonissimo Courting the Widow, un album il cui concept diede avvio alla cosiddetta Trilogia dei Vampiri. Una trilogia il cui continuo arrivò due anni dopo, con il nome di The Bride Said No e la cui qualità rispettò anch’essa le aspettative create dal primo tassello della triade. Nel luglio 2019 ecco allora l’ultimo capitolo della sequenza partorita dal compositore californiano e che la chiuderà a distanza di quattro lunghi anni: The Regal Bastard. Cosa aspettarsi da un altro album solista di un autore ormai giunto ai suoi sessant’anni d’età? Le aspettative non potevano che essere alte dato il ruolo ricoperto dall’album nella discografia di Nad e l’ottima quantità di musicisti presentatisi in sala per collaborare al prodotto; ecco perché la risposta non può essere in alcun modo frettolosa, come non lo è il disco d’altronde.

Approcciandosi a The Regal Bastard si potranno vivere differenti esperienze sensoriali ed emozionali, un amplesso di odori, gusti, rimandi e ricordi di eventi mai accaduti, o accaduti in eterno. Il rumore del mare sembra farsi così tangibile da annegarci mentre si ascolta la traccia d’apertura I Am the Sea, in cui l’iniziale cupezza ci lascia incuriositi dalla direzione delle onde in cui ci vorrà buttare questo disco. L’esplosione è però dietro l’angolo, ed ecco che il jingle diventa un inquietante ricordo rievocato elettronicamente da un fittizio carillon lungo il nostro navigare. Il ritmo è andante, un climax in cui partecipa senza timidezza un maestoso ed emozionante lavoro dei cordofoni, che lasciano non poco soddisfatti soprattutto durante l’assolo. Proprio dopo quest’ultimo si apre al cuore dell’ascoltatore il bridge arioso e propedeutico al ritornello di cui difficilmente ci si potrà dimenticare. Lo stesso mare culla l’ascoltatore anche in Meet Your Maker che, senza dovere di smentita, si impone come una delle canzoni migliori del lotto. Il groove del brano non annoia mai, facendo divertire chiunque senza rinunciare al tratto distintivo dell’autore che per certi versi non è propriamente adatto alle orecchie più giovani. Il guitarwork solca nell’oceano più tempestoso, in cui l’unica salvezza è la splendida performance di Tania Doko al microfono. La stessa Tania chiede “What is this place?” prima di dare sfoggio delle sue abilità, nonché al via dell’acme sonoro finale in cui gli strumenti sanno far sognare. Non male i videoclip dei due brani che, seppur non siano perfetti, presentano non pochi spunti godibili, in particolare quello di Meet Your Maker in cui gli splendidi artwork sembrano creare una graphic novel vera e propria.

Il cuore dell’uomo è come il mare, ha le sue tempeste, ha le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle. (Vincent Van Gogh)

Lasciandosi il mare alle spalle, Nad Sylvan ci getta in piena epoca tardomedievale, Oahu ci intona danze popolari di quel periodo grazie allo scimmiottamento delle chitarre di liuti e cordofoni similari. L’aere è gioioso e induce -grazie a piccoli dettagli sonori elettronici- alla continua rievocazione di locande e borghi vivi e pulsanti. La chitarra elettrica subentra per aumentare il divertimento del brano, intrecciandosi con tutti gli altri strumenti, tra cui sicuramente le tastiere e il basso sanno farsi rispettare veementemente. Seppur più pacata, anche la title track ci rende viaggiatori del tempo, il piano sa aprire con elevata eleganza questa suite da più di dodici minuti. L’eleganza è d’altronde una caratteristica che pervade l’intera opera, dalla splendida copertina dell’album alle sonorità al suo interno, di certo non si può accusare The Regal Bastard di eccessiva grettezza. Tornando al brano, facilmente si apprezzeranno i tempi dispari alle pelli, il godibile lavoro orchestrale e le emozioni che vengono rievocate man mano lungo il corso del pezzo. Forse non particolarmente ispirato e originale, apparendo dunque un po’ sottotono e scialbo se confrontato con altre canzoni. Nad non rinuncia a toni particolarmente romantici, con Whoa e Leave Me on These Waters in particolare. La prima rintracciabile anche con un discreto videoclip, un buon lavoro di basso e l’ottima produzione che valorizza il timbro di Nad al microfono; buon ritornello e assolo discreto rendono questo brano old style abbastanza appetibile. La seconda invece verrà ricordata per un inizio fiabesco che però non è supportato egregiamente dall’originalità del lavoro compositivo. Un songwriting che sembra calare quindi rispetto alle prime tracce del lotto, ma che si riprende leggermente verso la fine con il guitarwork solistico. Honey I’m Home, con i suoi tre minuti, conclude decisamente meglio questo disco. Una strumentale arricchita da sporadici cori e buone chitarre, capaci di arrangiare un buon preludio al solo conclusivo, sfoggio di grande tecnica e ispirazione. Un sogno, una liberazione in pochi secondi di semplice rock di ispirazione Genesis. Ben due tracce bonus, Diva Time e The Lake Isle of Innisfree, non modificano la qualità generale, entrambe risultano infatti discrete e appetibili per coloro che si sentissero appagati da ritmiche più pacate e oniriche.

The Regal Bastard non è quindi un capolavoro, la qualità viene pregiudicata in più di un’occasione dalla poca originalità e scarsità di anima nelle parti finali del disco. Un lavoro che di certo poteva essere realizzato con qualche accorgimento ulteriore, ma non accusabile di una qualità scarsa o inesistente. Quest’ultimo lavoro di Nad Sylvan è dunque un album poco più che discreto, una conclusione di una trilogia sicuramente da ascoltare più e più volte, lasciando giusto per qualche minuto dell’amaro in bocca, pronto a sparire però, cullati dal mare.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
61.5 su 6 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. I Am the Sea
2. Oahu
3. Whoa (Always Been Without You)
4. Meet Your Maker
5. The Regal Bastard
6. Leave Me on These Waters
7. Honey I’m Home
8. Diva Time (Traccia bonus)
9. The Lake Isle of Innisfree (Traccia bonus)
Line Up
Nad Sylvan (Voce, Chitarre, Tastiera, Piano)

Musicisti ospiti
Sheona Urquhart (Voce, Cori)
Tania Doko (Voce, Cori)
Steve Hackett (Chitarra)
Guthrie Govan (Chitarra)
Anders Wollbeck (Tastiera)
Tony Levin (Basso elettrico)
Jonas Reingold (Basso)
Nick D’Virgilio (Batteria, Percussioni)
Nick Beggs (Cori)
 
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