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Caravan - In the Land of Grey and Pink
03/08/2019
( 583 letture )
In the Land of Grey and Pink dei Caravan è un disco estremamente evocativo, a partire dalla bizzarra copertina, che altro non è che un mix tra un quadretto agreste e un trip di acidi, sospesi in una dimensione onirica a metà tra la sottile ironia inglese e i pacati scenari bucolici a tinte color pastello. L’atmosfera atipica sprigionata da questo disco è riuscita anche in virtù dei testi brillanti e dei suoni variopinti, che contribuiscono in buona misura ad aprire una finestra su un mondo permeato da una sensazione di leggerezza e surrealismo e spensierate scenette intrise di humor inglese dai contorni tenui.
Prima però qualche fatto storico riguardante il complesso britannico. Il gruppo nasce nel 1968 dalle ceneri dei Wilde Flowers, con una formazione a quattro che vede il cantante e chitarrista Pye Hastings, i cugini David Sinclair e Richard Sinclair, che ricoprono rispettivamente i ruoli di tastierista e di bassista e il drummer Richard Coughlan. I Caravan pubblicano nel 1969 il debutto omonimo, al quale segue il secondo album If I Could Do It All Over You, I’d Do It All Over You a distanza di un anno. In particolare, con questo secondo platter, mettono a fuoco il proprio stile musicale, incentrato principalmente sulle fiabe surreali e ironiche di Hastings e sulle lunghe partiture strumentali dominate dalle tastiere e dai fiati. In questo modo i Caravan riescono a ritagliarsi un percorso a sé stante, decisamente differente rispetto ai più cerebrali e jazzati, ma altrettanto fondamentali per la scena di Canterbury, Soft Machine.
Questo lavoro ha un buon successo commerciale e mostra una band affiatata e di alto profilo artistico. Tuttavia, è con il terzo album, In the Land of Grey and Pink, che i nostri giungono al successo planetario e soprattutto alla maturità artistica, esprimendo al massimo delle proprie possibilità i tratti distintivi della propria musica, già evidenziati nel secondo disco, ma che in questa occasione fanno un vero e proprio salto di qualità.

In the Land of Grey and Pink è un classico non solo nei suoni, ma anche nel format su cui è impostato l’album. Infatti, sulla prima facciata del disco troviamo le quattro tracce più brevi e snelle, mentre la seconda parte è interamente occupata da Nine Feet Underground, una mastodontica suite di ventidue minuti che può essere considerata come la summa del sound del quartetto britannico. Golf Girl apre le danze e trae subito in inganno l’ascoltatore per via delle sue melodie orecchiabili, come quella posta in apertura col trombone memorabile di John Beecham. Nonostante sia un brano a cavallo tra pop e folk, con accenni vagamente psichedelici e beat, ci sono delle finezze interessanti come il sobrio ma elegante assolo di mellotron o quello del flauto, dai rimandi jazzati. A completare il tutto c’è poi il testo che ci catapulta in un campo da golf a sorseggiare del tè in compagnia di una “golf girl dressed in Pvc”. Insomma, un classico a presa rapida che fa breccia nella memoria dell’ascoltatore per poi persistere a lungo. Winter Wine ha un’introduzione acustica che esplode presto in una lunga e avvincente cavalcata sorretta da una sezione ritmica con un basso carico di un groove melodico, imponente e in costante divenire. Notate anche come gli inserti ritmici della chitarra siano posti a scandire gli accenti con pochi ma efficaci accordi, ma soprattutto fate attenzione ai raffinati ricami melodici della tastiera che espandono e arricchiscono le già ottime linee di basso. Nell’economia complessiva del disco Love to Love You (And Tonight Pigs Will Fly) risulta un pezzo particolare. Da un lato la brevità del brano impone una certa immediatezza di fondo dovuta principalmente all’orecchiabilità delle strofe tendenti al pop. Al contrario, la parte strumentale è meno lineare, un po’ per via dell’andatura claudicante della ritmica dal tempo dispari, un po’ per via del fiabesco intervento del flauto del sempre ispirato Jimmy Hastings a fine brano. È una canzone strana, dai tratti leggermente psichedelici e falsamente scontata, che ha destato non poche perplessità tra i fan dei Caravan. La titletrack chiude la prima facciata del vinile, vede Richard Sinclair alla voce e ha toni prevalentemente soffusi, ma non privi di una certa tensione, principalmente dovuta dalla ritmica fortemente accentuata. Nine Feet Underground è il capolavoro del disco, è lo zenit artistico dei Caravan e una delle più rappresentative suite in ambito progressive rock. L’intera traccia è sviluppata attorno all’operato di David Sinclair, qui in grande spolvero sia livello strettamente tecnico che in termini di gusto compositivo. I suoi interventi solisti, particolarmente lunghi ed elaborati non annoiano mai, anzi, suonano agili e liquidi. Il brano scorre via rapido alternando sezioni strumentali di pregio, a metà tra tecnica jazz e carezzevoli richiami folk, a due sezioni cantate.

Con Nine Feet Underground -ma più in generale con In the Land Of Grey and Pink- i Caravan hanno dimostrato tutte le proprie capacità tecniche e compositive espandendo e perfezionando uno stile personale, jazzato ma non frigido, romantico e ironico, psichedelico e variopinto, ma altrettanto lucido e ragionato in ogni arrangiamento. Sono riusciti nell’impresa di avere un sound complesso e al tempo stesso facilmente assimilabile, raffinato ma non eccessivamente cervellotico. I solchi del platter cristallizzano un momento sospeso nel tempo, un attimo fuggente in cui tutto sembra girare per il verso giusto nelle dinamiche interne dei Caravan e che lascia presagire grandi cose per il quartetto. Così non fu, dal momento che il gruppo si sfaldò all’indomani della pubblicazione del disco, portando all’allontanamento momentaneo di David Sinclair -il quale avrà modo di collaborare nuovamente con la band- e un inevitabile lento declino fatto di improvvisi scioglimenti e di instabili reunion.



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
88.66 su 3 voti [ VOTA]
Area
Lunedì 19 Agosto 2019, 13.43.23
6
Un gran bell'album, in realtà nel sound di questa specifica scena non sento tutto questo jazz... comunque un titolo Prog leggendario. Provate ad ascoltarvi questo disco sul posto a canterbury, ancora più surreale. Cosa dire poi della bellissima copertina medievale in toni rosei?
Rob Fleming
Venerdì 9 Agosto 2019, 15.34.38
5
Un disco che ogni volta che l'ascolto offre sempre nuove prospettive.
nonchalance
Lunedì 5 Agosto 2019, 14.03.35
4
Io continuo a preferirgli l'ancora più "sconclusionato" precedente album..
Le Marquis de Fremont
Lunedì 5 Agosto 2019, 13.51.08
3
Well, non penso sia il "disco simbolo del prog UK" (io vedo molto di più In the Court of the Crimson King) ma della scena freak, sconclusionata e molto "acidificata" di Canterbury è senz'altro il prodotto migliore. Soprattutto la spettacolare suite conclusiva. Album da avere. Au revoir.
duke
Sabato 3 Agosto 2019, 17.29.30
2
.....il disco simbolo del prog uk.......capolavoro .......100....
Claudio
Sabato 3 Agosto 2019, 17.14.39
1
Capolavoro della scena di Canterbury e del prog in generale
INFORMAZIONI
1971
Deram Records
Prog Rock
Tracklist
1. Golf Girl
2. Winter Wine
3. Love to Love You (And Tonight Pigs Will Fly)
4. In the Land of Grey and Pink
5. Nine Feet Underground
Line Up
Pye Hastings (Voce, Chitarra)
David Sinclair (Organo, Pianoforte, Mellotron, Cori)
Richard Sinclair (Voce, Basso, Chitarra acustica)
Richard Coughlan (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Jimmy Hastings (Flauto, Sax)
John Beecham (Trombone traccia 1)
Dave Grinstead (Cannone, Campana e Fiati traccia 5)
 
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