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Moonlight Haze - De Rerum Natura
03/08/2019
( 584 letture )
Can you hear the ticking of the hours quickly turning into years?
Will you treasure every second like it is your last one?


Ha inizio nel 2018 il percorso artistico dei Moonlight Haze, formazione symphonic/power metal del nord Italia nata successivamente alla dipartita dai Temperance di due delle quattro menti del progetto, ovvero la cantante Chiara Tricarico e il batterista Giulio Capone. L’inarrestabile devozione alla musica e la complicità compositiva tra i due ha portato alla creazione di questo nuovo monicker arricchito dalla presenza di altri tre musicisti, vale a dire i chitarristi Alberto Melinato (Insanity Arise) e Marco Falanga (ex-Overtures) e il bassista Alessandro Jacobi (Elvenking, ex-Tragoedia, ex-Trioxia, ex-Burning Black). Nomi giovani ma artisticamente non di primissimo pelo, dunque: le basi per avviare questo nuovo percorso ci sono eccome, considerando la provenienza di tutti e cinque gli artisti dal territorio comune del power metal, seppur declinato di volta in volta in diverse sfaccettature. Una fase creativa tanto rapida quanto prolifica conduce la band all’incisione di dieci tracce -sapientemente prodotte dal mastermind Simone Mularoni- che vedranno la pubblicazione a giugno 2019 sotto il titolo di De Rerum Natura. Un debutto, pertanto, che strizza l’occhio all’antichità e a un patrimonio culturale di inestimabile valore, con brani che coniugano il metal con testi che, seppur strutturalmente semplici e accessibili a tutti, sono veicolo di significati profondi. L’eco della tradizione latina si propaga tanto col titolo (cenno lampante al poema didascalico di Lucrezio risalente al primo secolo a.C.) quanto col contenuto stesso delle tracce incluse nel platter, pur non dando vita a un concept album.

Dall’incipit To the Moon and Back alla conclusiva Goddess troviamo richiami -talvolta sottili, talaltra evidenti- a concetti quali la mutevolezza delle cose e la loro continua rinascita, lo scorrere inesorabile del tempo, il rapporto tra l’essere umano e la sfera del Divino, il legame tra interiorità (anima) ed esteriorità (corpo ed esperienze), il ruolo dell’amore nella quotidianità dell’esistenza e, infine, l’importanza della conoscenza e del conseguente superamento dei propri limiti. Dal suo canto, la copertina del disco è il riflesso grafico degli elementi centrali del contenuto testuale, con un focus marcato sull’artificiosità e sull’impatto che ogni singolo ingranaggio dell’esistenza umana ha sul sé e sull’esterno.
Se concettualmente ciascun brano aggiunge un tassello diverso all’oltremodo ampia narrazione d’insieme, musicalmente parlando tutte le canzoni del disco sono riconducibili a un genere per eccellenza, ovvero il power metal di stampo sinfonico. De Rerum Natura non è un lavoro poliedrico, sebbene vi siano qua e là passaggi sperimentali con cenni ad altri lidi sonori. Il disco d’esordio dei nostri si apre con To the Moon and Back, brano che esprime a trecentosessanta gradi l’indole del gruppo: a sfuriate in classico stile power si alternano inserti symphonic arricchiti dal fiore all’occhiello del progetto, ovvero la scelta di appoggiarsi sapientemente all’apporto melodico del guzheng, tipico strumento orientale suonato dall’ospite Fang Yu; degno di nota è l’apporto completo della voce di Chiara al pezzo, che sa essere tanto grintosa quanto soave e che raggiunge l’apice con inserti lirici. Alla opener, che funziona eccome, segue il secondo singolo estratto Ad Astra, dal temperamento più catchy e immediato: l’attenzione è qui riposta sulle due chitarre e sulla batteria, che non si lascia sfuggire un solo colpo; quando la canzone perde velocità ci pensano i cori, gli archi e le tastiere a far riguadagnare terreno all’insieme. Odi et Amo getta luce sul lato più sperimentale del quintetto, offrendo all’ascoltatore ricercatezza ed eleganza celate da un alone di mistero; fanno da cornice al ritornello arioso trame strumentali caratterizzate dalla presenza massiccia di violino (suonato dall’ospite Fabio Polo degli Elvenking) e riff di chitarra. Giungiamo successivamente a The Butterfly Effect, singolo con cui il gruppo ha deciso di presentarsi al proprio pubblico diverse settimane prima della pubblicazione di De Rerum Natura: la struttura semplice è supportata dal guzheng, che fa respirare aria di Oriente; alla voce convincente di Chiara, che si destreggia abilmente tra le note alte del brano, si aggiunge l’apporto della restante strumentazione, che cala il tutto in un’atmosfera sognante e distesa. Proseguendo si arriva a Time, punto di forza dell’intero lavoro che vede la sinergia tra la Tricarico e i due ospiti per eccellenza Mark Jansen e Laura Macrì: caratterizzato da una sezione ritmica serrata e martellante, il brano vede i tre cantanti piazzarsi su registri tra loro molto diversi, scelta che determina la varietà del pezzo e la riuscita complessiva del tutto. Vediamo Laura cimentarsi nei suoi tipici acuti da soprano -anche in lingua italiana-, Mark misurarsi con le sue tipiche harsh vocals e Chiara porsi esattamente a metà tra i due, regalando una prova bilanciata e convincente. Con Dark Corners of Myself si prosegue con la serie di pezzi con cui la formazione sperimenta e si avventura su lidi più ricercati: melodiosa, particolare e introspettiva, durante i suoi sette minuti e mezzo la canzone è in continuo divenire, trovando una salda àncora nel ritornello guidato dalla voce lirica della front-woman; sia sinfonico che power, il brano sa esprimere anche il suo mood heavy metal, per poi condurre a cambi tempo che sfociano con l’intermezzo in stile swing e la successiva parte strumentale orientaleggiante. Dopo quest’ottima prova, riuscire a garantire le alte vette raggiunte è assai complicato: le successive A Restless Mind e il mid-tempo Deceiver si posizionano qualche gradino sotto pur dimostrandosi comunque all’altezza della media delle canzoni citate, ripescando i tratti stilistici già citati e differenziando il tutto con una voce più drammatica. A Shelter from the Storm è l’unica ballad dell’album, capace di far emergere l’animo più gentile del gruppo focalizzando per sei minuti e mezzo l’attenzione su tastiere, violino, voce principale e cori, regalando verso la fine alcuni versi di Chiara sussurrati in latino. Il disco si conclude con Goddess, sfogo per eccellenza dedito alle tipiche velocità power condite da una voce a tratti heavy e da una batteria davvero pressante.

De Rerum Natura è, in conclusione, un album di debutto maturo che può fungere da solida base per i futuri lavori dei Moonlight Haze. Si tratta di un disco che scorre senza difficoltà né particolari cali di attenzione e che dà il meglio di sé quando alla proposta orecchiabile si coniugano abilmente la sperimentazione e lo slancio. Un buon biglietto da visita e un esordio a dir poco promosso.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
48 su 5 voti [ VOTA]
annie
Lunedì 5 Agosto 2019, 20.42.41
4
Lucrezio, ovviamente.
annie
Lunedì 5 Agosto 2019, 20.33.13
3
@5Imperia esatto infatti l’album non è un concept basato su Lucrezik, come detto nella recensione; ci sono rimandi, ad ogni modo, a concetti trattati in opere letterarie del passato, pur essendo tutto reso in chiave attuale.
5 Imperia
Lunedì 5 Agosto 2019, 19.44.59
2
Ma Odi Et Amo è di Catullo
Beta
Sabato 3 Agosto 2019, 21.30.50
1
Eccola qua trovo che questo esordio sia davvero ottimo e concordo con annie sul fatto che non ci sono mai cali di attenzione. Influenze diverse (sinfoniche, power, folk, orientali) si michiano benissimo per creare qualcosa che riesce ad essere personale, senza voler scopiazzare i grandi nomi dei generi power e sinfonico, pur prendendo a piene mani da entrambi i generi (cosa difficile da trovare in gruppi power/symphonicdi nuova formazione, al giorno d'oggi). Tricarico veramente spettacolare, ha tirato fuori tutta la grinta e la capacità che ha, anche grazie all'uso di più stili (clean, lirico, belting). 80 pieno. PS: vedo che la Rosellini ha partecipato come corista, non lo sapevo.
INFORMAZIONI
2019
Scarlet Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. To the Moon and Back
2. Ad Astra
3. Odi et Amo
4. The Butterfly Effect
5. Time
6. Dark Corners of Myself
7. A Restless Mind
8. Deceiver
9. A Shelter from the Storm
10. Goddess
Line Up
Chiara Tricarico (Voce)
Marco Falanga (Chitarra)
Alberto Melinato (Chitarra)
Alessandro Jacobi (basso)
Giulio Capone (Batteria, Tastiera)

Musicisti Ospiti:
Mark Jansen (Voce nella traccia 5)
Laura Macrì (Voce nella traccia 5)
Nicoletta Rosellini (Cori)
Francesco Pandolfo (Cori)
Stefano Sbrignadello (Cori)
Beatrice Demori (Cori)
Christopher Parks (Cori)
Fabio Polo (Violino)
Fang Yu (Guzheng)
 
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