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Ultravox - Quartet
04/08/2019
( 1072 letture )
La freschezza compositiva, gli anni ‘80, i colori pastello, le copertine artistiche e una visione precisa: l’excursus dedicato agli Ultravox inizia “in medias res” con uno dei migliori album della band britannica, quel Quartet uscito in pompa magna nel 1982, che seguiva il successo planetario di Rage in Eden (1981) e anticipava l’altrettando mirabolante Monument (1983), diventando così il terzo album con il talentuoso e teatrale Midge Ure.

Un suono che fotografa il periodo storico in modo perfetto, ma che è comunque proiettato nel futuro. Le tastiere di Chris Cross sono il tappeto sonoro sul quale poggiano le nove composizioni di Quartet, che vede un cambio di produttore dopo tre album con lo storico Conny Plank: subentra il veterano George Martin (già con i Beatles) e il suono della band si evolve di conseguenza, portando nuance e stratificazioni differenti e succose: le chitarre e il basso pulsante di Mine for Life sono un lampante esempio, con il suo riff portante diretto e ballabile (e le sotto-trame gustose e melodiche). I brani sono tutti scritti ad-hoc e perfettamente funzionali alla trama dell’album. L’epicità sprigionata dalla calda e melliflua interpretazione di Midge Ure in classici istantanei come la succitata Mine for Life, Hymn e Reap the Wild Wind è nientemeno che leggendaria, accompagnata dalle tastiere fluttuanti, dal basso in bella mostra e dalle ritmiche tipicamente 80’s di Warren Cann. Hymn è la bandiera solenne e commerciale dell’intero lavoro, con il suo refrain memorabile e sognante, tra proto metal, fantasy e La Storia Infinita. Una vera rassegna di come scrivere un inno immortale che non stanca mai e che, anzi, migliora con il tempo esattamente come un buon vino.
Questo concetto può essere applicato in toto al periodo storico-musicale degli Ultravox, che non si lasciano scappare occasione per convincere ed emozionare. Stesso discorso vale per l’opener Reap the Wild Wind con il suo basso trainante e il ritmo ondulatorio, oppure la suadente ed esagerata Visions in Blue, tratteggiata da un sound elegante e danzereccio: pulsioni avventurose, tastiere che si sposano in particolari incroci con subdoli synth sulla tre-quarti, andando ad ampliare il bridge per poi lasciare spazio a Ure (non meno incisivo di Bowie nel breve e malinconico codino solista).

Il potere della buona musica che supera i confini di genere, trasformando la new wave in un qualcosa di sempre vivo, vivido ed eccitante. Non deve suonare tutto in modo lineare e banale, e così ci si cimenta in un brano destrutturato come When the Scream Subsides, guidato a pari merito da chitarre, basso e sintetizzatore, con ampio respiro strumentale e un breve solo di Cross. Il brano si dimena e abbandona, a tratti, la classica forma-canzone per percorrere strade differenti, eccitanti: un sequel interessante e “maturo” di Serenade.

Ancora distanti dalle tentazioni rock / lineari alla U2 di U-Vox (1986), la band sciorina hit dopo hit senza svendere la sua anima sperimentale e sopra le righe, l’arte in musica (come definita alcune volte dallo stesso Ure), tra cui spicca lo storytelling di Cut and Run, che sposa magie synth, trame incrociate e rock diretto, pregiandosi anche di un breve ma bell’assolo di chitarra e di un codino strumentale in fading.
E come se non bastasse, il già superbo Quartet si chiude con The Song (We Go), che funge un po’ da matriosca sonora e racchiude al suo interno l’U-sound che abbiamo imparato ad amare sin dallo storico e leggendario Vienna (1980), che apriva in modo del tutto inaspettato il decennio musicale più vivace e controverso di sempre con uno dei suoi migliori album, in barba ai generi e alle etichette. Ma questa è un’altra storia che, con un po’ di fortuna, affronteremo un’altra volta… Per ora, possiamo accontentarci dei 41 minuti di Quartet, disco estivo o invernale (a seconda del vostro umore) e -soprattutto-tassello fondamentale all’interno di una nutrita ed eccitante discografia che non invecchia mai.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
86.33 su 9 voti [ VOTA]
Luca Bosio
Martedì 27 Agosto 2019, 0.51.55
18
Midge Ure chitarrista nei Thin Lizzy?
Luca Bosio
Martedì 27 Agosto 2019, 0.49.25
17
Bro! Chi canta su 1980 – Vienna ? Mia sorella? Luke
Andry Stark
Lunedì 26 Agosto 2019, 5.26.56
16
Che discone stupendo, in questo periodo mi sto dando alla pazza gioia con la New Wave e dopo i Talking Heads ora sono passato a questo gruppone, Quartet lo trovo perfetto una hit dopo l'altra fino al minuto 41 non trovo parti sottotono. Voto 92.
GorgoRock
Venerdì 16 Agosto 2019, 1.08.54
15
Ricordo, quando in un negozio di dischi, feci incetta di vinili Punk, seguendo l'onda del momento, Ramones (Rocket to Russia), The Stranglers (Rattus Norvegicus) e Ultravox! (Ultravox). Da allora in poi, sempre seguite tutte e tre le band, piacevolmente colpito dagli Ultravox con l'evoluzione del loro sound nel corso degli anni successivi. Quartet album da 90. John Foxx e Midge Ure geni assoluti della musica. Visti a suo tempo dal vivo, con l'esecuzione della canzone Vienna, da lacrime agli occhi.
Andrea
Mercoledì 14 Agosto 2019, 18.05.33
14
Probabilmente il recensore ha scritto Monument ma intendeva Lament...
Andrea
Mercoledì 14 Agosto 2019, 18.03.24
13
Comprato il vinile appena uscito. Un album magico per un anno magico ( vedasi anche New Gold Dream dei Simple Minds, altro caposaldo del 1982 ma anche di tutto il decennio )
DEEP BLUE
Lunedì 12 Agosto 2019, 9.36.31
12
I primi Ultravox erano altra cosa....migliori secondo me
Kurujai
Sabato 10 Agosto 2019, 17.57.15
11
Tra le migliori band New wave senza alcun dubbio , anche se il genere è veramente vasto .
marmar
Mercoledì 7 Agosto 2019, 23.09.14
10
Sono sempre stato un estimatore degli Ultravox versione Ure (gran carisma, bellissima voce). A quei tempi era difficile non esserlo, in quanto rappresentavano il giusto connubio tra il rock ed il pop synth inglese che tanto spopolava; un po' di qua e un po' di la, ma con tanta classe, tante idee e padronanza degli strumenti. "Quartet" è un buon disco, ma sicuramente inferiore ai due predecessori e anche al successivo, alterna grandi momenti ("Hymn") a episodi trascurabili ( mi viene in mente "Serenade"); rimane comunque sempre un piacere riascoltarlo.
lisablack
Martedì 6 Agosto 2019, 20.34.56
9
Ok grazie vedo se lo trovo in rete👍
Stagger Lee
Martedì 6 Agosto 2019, 20.07.23
8
Lisa, credo che l'album si chiamasse proprio Vienna.
lisablack
Martedì 6 Agosto 2019, 18.00.08
7
A me piace Vienna..ma non e' qui, non mi ricordo il titolo dell' album, un capolavoro quel pezzo..tra i migliori degli anni 80( e ho detto tutto!) in questo genere..
Voivod
Martedì 6 Agosto 2019, 16.59.23
6
Visti al Vox di Nonantola nel 2010 in occasione della reunion: uno dei concerti più belli e coinvolgenti che abbia mai visto!
Stagger Lee
Lunedì 5 Agosto 2019, 20.01.38
5
la adoro anch'io
fasanez
Lunedì 5 Agosto 2019, 19.36.09
4
Adoro hymn...
lisablack
Lunedì 5 Agosto 2019, 18.59.02
3
Che band questa..nel suo genere inarrivabile, Midge Ure un genio
nonchalance
Lunedì 5 Agosto 2019, 13.59.58
2
È corretto! Devi leggerla alternando le frasi > "...quel Quartet uscito in pompa magna nel 1982, diventando così il terzo album con il talentuoso e teatrale Midge Ure." P.S.: Monument è, praticamente, un live.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 5 Agosto 2019, 13.36.11
1
Parbleu, gli Ultravox... Erano con Durutti Column, Joy Division e Japan le mie band preferite della cosiddetta New Wave. Da Vienna a Lament, hanno sfornato quattro album eccellenti, anche se a me piaceva qualche episodio del periodo di John Foxx, soprattutto Hiroshima Mon Amour, in cui già ci sono i primi embrioni del sound che svilupperanno poi con Vienna. Pour moi, però, devono qualcosa anche a Tangerine Dream e Kraftwerk. Volevo, poi, Monsieur metalraw, se mi permette, sottolineare che Midge Ure era già presente in Vienna e che Monument the Soundtrack mi sembra più una raccolta che non un album di inediti. Comunque mercì per la recensione e apertura mentale. Au revoir.
INFORMAZIONI
1982
Chrysalis
Elettronica
Tracklist
1. Reap the Wild Wind
2. Serenade
3. Mine for Life
4. Hymn
5.Visions in Blue
6. When the Screams Subsides
7. We Came to Dance
8. Cut and Run
9. The Song (We Go)
Line Up
Midge Ure (Voce, Chitarra)
Billy Currie (Tastiera, Violino)
Chris Cross (Tastiera, Basso)
Warren Cann (Batteria)
 
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