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Volbeat - Rewind, Replay, Rebound
09/08/2019
( 2115 letture )
C'erano una volta i Volbeat.
No, non preoccupatevi, non vogliamo essere catastrofisti, ma semplicemente mettervi in guardia: la band danese, autrice negli anni di alcuni album straordinariamente in bilico fra heavy metal di chiara matrice classica (con un occhio di riguardo per i Metallica) ed hard rock/rockabilly, ha definitivamente virato verso quest'ultima componente del proprio sound; i segnali di un progressivo ammorbidimento della proposta di Michael Poulsen e soci, del resto, erano già riscontrabili negli ultimissimi due lavori, in particolare l'ultimo, ma questo nuovo Rewind, Replay, Rebound costituisce una sterzata ancora più netta. Con questo non intendiamo né gridare allo scandalo, né sostenere che abbiamo a che fare con un album da buttare: i Volbeat hanno classe da vendere e faranno sicuramente felice una larga fetta di pubblico, ma è bene che sappiate che, se speravate di ascoltare un Guitar Gangsters & Cadillac Blood parte II, allora fareste meglio a cercare altrove.

Fatta questa doverosa premessa, inoltriamoci nell'ascolto di questo lungo prodotto: il disco è inaugurato dal singolo Last Day Under the Sun, dedicato all'idolo Johnny Cash, una delle tracce più easy listening mai composto dalla band danese: il riff iniziale è quasi alla The Beach Boys per un pezzo radiofonico, che invoglia al canto e che non si può certamente definire una brutta canzone...ma dubitiamo catturi gli amanti dei primi dischi. In questo senso, metterla come apripista è una chiara manifestazione di intenti da parte di Poulsen e compagnia. Una boccata d'ossigeno, per i fan di vecchia data, viene dalla successiva Pelvis on Fire, che ci riporta su quel magnifico misto hard & heavy/rockabilly che ha reso celebre il gruppo; non abbiamo a che fare con un capolavoro, per carità, ma Poulsen sa ancora divertire non poco quando si lascia andare al microfono come in questo brano. Rewind the Exit, viceversa, ci riporta su lidi rock easy listening, quasi alla Foo Fighters per intenderci. Anche qua, si può dire che la canzone sia brutta o mal riuscita? No, niente affatto: il ritornello super catchy invoglia al canto ed il sound (volutamente?) anni 80 cattura per forza gli ascoltatori, però qui e là si avverte un po' di amaro in bocca. Die to Live, nella quale troviamo Neil Fallon come ospite speciale al microfono, spinge nuovamente sull'acceleratore e funziona discretamente bene, fra accenni blues e jazz (troviamo anche un piacevole sassofono) che mostra, se non altro, la grande ampiezza di vedute che caratterizza i Volbeat. Tale ampiezza si riscontra anche nella successiva canzone, When We Were Kids, un malinconico pezzo che nella sua parte iniziale flirta con il country (sì, avete letto bene), dove il cantante si rende autore di una delle migliori performance al microfono dell'intero album. Sorry Sack of Bones gode di un bel riff portante, ma le strofe convincono fino ad un certo punto, con la successiva Cloud 9 che presenta ancora atmosfere ariose, che strizzano l'occhio al rock più commerciale; interessante, ad ogni modo, il gioco di chitarre soprattutto nella seconda parte. Di Rob Caggiano, d'altra parte, che in molti considerano il primo responsabile dell'ammorbidimento del sound del gruppo di Copenaghen, si può dire tutto, ma non che non sappia suonare. Cheapside Sloggers è un buon pezzo hard rock, privo della carica di un tempo ma comunque gradevole e coinvolgente, mentre Maybe I Believe, ricorda un po' troppo un pezzo di qualche band pop punk anni 90 per risultare davvero brillante, ma anche in questo caso l'aggettivo “brutto” non è quello che useremmo; “straniante”, semmai, questo sì. Parasite è una breve sfuriata che prosegue nel solco del punk e ci accompagna verso Leviathan, uno dei passaggi migliori del disco, con strofe incalzanti ed un ritornello catchy, ma ben congegnato. The Awakening of Bonnie Parker si muove grossomodo su coordinate simili, con un ritornello ancor più easy listening, che immaginiamo garantirà non pochi passaggi radiofonici al gruppo; ci avviciniamo verso la fine e, proprio quando non ci speravamo più, un riff metal vecchia scuola invade i nostri altoparlanti: The Everlasting è ampiamente il pezzo più pesante presente su Rewind, Replay, Rebound e, con i suoi sapienti cambi di ritmo e le ampie dosi di abilità tecnica sciorinata dai musicisti, strappa applausi a piene mani. Si chiudono le danze con 7:24, gradevole ballad con Poulsen, ancora una volta, sugli scudi.

Cosa si può dire, in conclusione, sul settimo album in studio dei Volbeat? Non è facile dare un giudizio: si tratta senza dubbio del lavoro in assoluto più commerciale del gruppo di Copenaghen, con una soverchiante presenza di ritornelli easy listening, che erano presenti anche in passato, ma che qui toccano vette assimilabili a quelle dei gruppi mainstream. Questo aspetto costituisce necessariamente un male? Certamente no: i quattro artisti di Copenaghen si sono guadagnati ogni oncia del loro successo ed è anche comprensibile che ora mirino a far fruttare le tante fatiche di questi anni di carriera. Oltretutto, come abbiamo più volte sottolineato, sono solo poche le canzoni che davvero non convincono, ma è impossibile dire che il disco sia brutto, composto male o eseguito peggio; anzi, qui e là le canzoni sorprendono per l'ampiezza di vedute mostrate dalla band. Il problema, se così si può definire, è di altro genere: i Volbeat erano unici proprio perché sapevano coniugare come pochi altri pesantezza e rock classico, passaggi degni dell'heavy metal più grezzo ad altri che avrebbero fatto gioire Elvis Presley. Negli ultimi anni, ma soprattutto in questo album, questo equilibrio pare essersi definitivamente spezzato: quel che resta, dunque, è una band comunque bravissima e degna di ascolto e rispetto, ma che per certi versi, ormai, è solo una fra tante.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
78.05 su 17 voti [ VOTA]
hc78
Giovedì 5 Settembre 2019, 22.49.27
21
Disco inascoltabile per un gruppo inriconoscibile di cui ero follemente innamorato......
Macca
Mercoledì 28 Agosto 2019, 15.57.24
20
Niente, ci ho provato ma per me purtroppo sono finiti da tempo. Già il precedente per me era stato insoddisfacente, questo continua su quella linea che ha portato alla band fama e successo globale ma che a me li ha fatti scadere per l'eccessiva commercialità e banalità della proposta. Sono sempre stati orecchiabili ed è sempre stato un loro pregio, ma adesso secondo me sono diventati stucchevoli. Lo dico con grande dispiacere, visto che è una band che ho letteralmente adorato (visti dal vivo 5 volte di cui 4 andato appositamente per loro). Peccato.
Andry Stark
Venerdì 16 Agosto 2019, 22.14.59
19
Ho sempre apprezzato questa band, fino allo scorso disco, la loro musica mi ha semre divertito e li ascolto sempre piacevolmente quando voglio mettere su qualcosa di poco impegantivo. Questo purtroppo presenta l'eccezione, come dice il recensore non è un album brutto, tutto sommato si lascia ascoltare piacevolmente, ma questa svolta ancor più morida non mi ha fatto impazzire e tralasciando qualche traccia l'album non mi ha detto nulla. Voto 63
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 16 Agosto 2019, 20.21.54
18
@Davide: forse perché gente più matura di voi ha deciso di prenderla sul ridere, non capita neanche così spesso... eppure non capite... ti dirò che all'inizio mi divertiva la cosa, adesso meno. Godetevi questo capolavoro, se davvero vi piace così tanto, magari accettando che ad altri possa non piacere, amen. Non fatene una questione di genere musicale, nessuno di noi cariatidi ascolta un genere solo, tutti spaziamo alla grande, ciascuno con le proprie preferenze. Oltretutto 65 è una sufficienza piena, abbondante se volete... non vi è mai capitato di cambiare idea dopo poco tempo? Basta evitare gli eccessi, di maleducazione sopratutto, di solito su questo sito diamo il benvenuto ai "nuovi"... basta che vi moderiate perché la puzza di latte è forte, avete troppa fretta di sentenziare
Davide
Venerdì 16 Agosto 2019, 9.40.26
17
L' unico insulto qui...e' la recensione
Barry
Giovedì 15 Agosto 2019, 17.39.04
16
@Alino: In realtà ho risposto in modo ironico a degli insulti
paolo
Giovedì 15 Agosto 2019, 17.35.16
15
Disco bellissimo per il suo genere. Non concordo assolutamente il voto del recensore. Mica perchè è molto orecchiabile/amabile non si può votare con almeno un meritato 80. A volte vengono elargiti voti maggiori ad Album che suonano come una 'perles' (fresa per sasso)
AlinoSky
Mercoledì 14 Agosto 2019, 22.22.45
14
Ascoltato oggi, bellissimo album. Non ha niente a che vedere con i pirmi ma merita, molto. Stendo un velo pietoso per il recensore che risponde ai commenti in modo polemico... la serietà.
Gianluca
Martedì 13 Agosto 2019, 15.26.25
13
Non ho ascoltato il disco, ma poulsen non è affatto male come cantante , mio parere..
metalabba
Martedì 13 Agosto 2019, 15.07.19
12
Uno dei cantanti più irritanti delle ultime decadi. Uno dei gruppi più sopravvalutati di sempre
MASQUERADE
Lunedì 12 Agosto 2019, 16.03.50
11
Qui si parla di merda vera. un disco vergognoso, piatto, imbarazzante.
Barry
Lunedì 12 Agosto 2019, 9.34.52
10
Vuoi un applauso?
zilius
Lunedì 12 Agosto 2019, 8.26.14
9
anche a me questo sa tanto di incapace....o di chitarrista dei Bolt THrower ..ahahhahahhaha [Edit: ciao, sono sempre Davide e ho scoperto che posso scrivere con due nick diversi ed essere spiritoso il doppio. E' per questo che se non la smetto saro' prima avvisato e poi bannato... A buon intenditore poche parole, Davide]
Davide
Lunedì 12 Agosto 2019, 8.22.12
8
Il che e' tutto dire...
Barry
Domenica 11 Agosto 2019, 21.31.28
7
Sì, in effetti Manson mi piace
Davide
Domenica 11 Agosto 2019, 20.05.52
6
Album strepitoso..ma chi ha fatto la recensione? Un seguace di Manson o un incapace..questo e' musicalmente e compositivamente un album strepitoso..in crescita !
AlinoSky
Domenica 11 Agosto 2019, 2.06.35
5
siete, per chi li critica. Non vi piacciono?Non ascoltateli, oppure potete scrivere mi piacevano ma mi stanno deludendo. Non scrivo mai sotto recensione trash o death scrivendo che fanno merda visto che non è il mio genere...
SkullBeneathTheSkin
Sabato 10 Agosto 2019, 18.06.40
4
@AlinoSky: ma perchè "siete"? Il resto va bene, cazzi tuoi. Ma perchè hai usato la parola "siete" al plurale?
AlinoSky
Venerdì 9 Agosto 2019, 16.56.17
3
SkullBeneathTheSkin ma cosa giudichi se neanche hai intenzione di ascoltaro? Siete ridicoli.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 9 Agosto 2019, 16.01.27
2
Mai amati particolarmente... li ho visti dal vivo ed hanno fatto un bello show energico, ciononostante più di 5/6 pezzi non li reggo e non vedevo l'ora finisse il set. Sopravvalutati, dai, senza additare nessuno ci sono cascati in tanti... leggere oggi che questo è il loro disco più commerciale mi fa abbastanza sorridere... e quelli prima? Per me i precedenti due erano veramente scarsi e questo non ci penso nemmeno di ascoltarlo. Ai vostri voti sui Volbeat, senza offesa o polemica alcuna, leverei sempre dieci punti. Ne risulterebbe che i primi album sono piacevoli divertissement mentre gli ultimi due forse tre (forse quattro) annaspano appena sotto la sufficienza.... che mi sembra più attinente alla realtà.
SOM
Venerdì 9 Agosto 2019, 11.48.01
1
Disco piacevole ma nulla di piú
INFORMAZIONI
2019
Vertigo/Universal
Hard Rock
Tracklist
1. Last Day Under The Sun
2. Pelvis On Fire
3. Rewind The Exit
4. Die To Live (feat. Neil Fallon)
5. When We Were Kids
6. Sorry Sack of Bones
7. Cloud 9
8. Cheapside Sloggers
9. Maybe I Believe
10. Parasite
11. Leviathan
12. The Awakening of Bonnie Parker
13. The Everlasting
14. 7:24
Line Up
Michael Poulsen (Voce, Chitarra)
Rob Caggiano (Chitarra)
Kaspar Boye Larsen (Basso)
Jon Larsen (Batteria)
 
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