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Limp Bizkit - Results May Vary
10/08/2019
( 903 letture )
I Limp Bizkit sono una di quelle rarissime band riuscite a rivaleggiare con i Nickelback per quanto riguarda la simpatia e il riuscire a farsi amare in giro per il mondo. Ciò sembra dovuto quasi principalmente più alla personalità ingombrante del frontman Fred Durst e all'attitudine della band che per la qualità della musica in sé, sebbene il genere non sia ben visto da tutti gli ascoltatori dell'emisfero metal. Nel 2003 in particolare il nu metal aveva ormai esaurito la spinta della sua esplosione iniziale, scaturita quasi dieci anni prima dal terremoto con epicentro a Bakersfield, e molte band si affacciavano agli ultimi anni di vita del genere cercando di sparare le loro ultime cartucce, in previsione di un altro terremoto che sarebbe accaduto di lì a poco e ne avrebbe decretato la fine. I Korn, dopo aver dato alle stampe Untochables l'anno precedente, erano in procinto di rilasciare Take a Look in the Mirror, dando inizio a quella che per molti è la loro fase decadente. Gli Slipknot stavano seguendo lo stesso percorso con Volume 3 mentre i Coal Chamber avevano già assistito al loro scioglimento. Altri gruppi come Deftones e Disturbed cercavano di inglobare altri elementi nella loro porposta per poter sopravvivere in futuro ai mutamenti che stavano per incombere. I Limp Bizkit rappresentavano nelle dovute misure un caso a parte. Come capacità tecniche risultavano un gruppo sopra la media del genere, sia per le doti chitarristiche del pittoresco Wes Borland sia per il background jazz di John Otto e Sam Rivers, oltre ad essere più orientati verso l'hip hop rispetto ai colleghi menzionati sopra. Saliti alla ribalta con Three Dollar Bill, Y'all$, grazie al quale prendono un posto fondamentale tra i primi esponenti del nu metal, fortificano il loro status con il successo planetario di Significant Other e soprattutto di Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water. Come per ogni altro nome vincolato al successo, secondo il principio che regola le leggi del mercato tutto ciò che sale prima o poi deve scendere, e la loro parabola discendente inizia con il quarto album. Se questo sia dovuto esclusivamente alla qualità o anche alle stesse leggi di mercato lo andremo ad analizzare subito.

Results May Vary prevede al suo interno sedici tracce, due ghost track che rispondono al nome di Take It Home e All That Easy, più le la collaborazioni con Brian Welch dei Korn e Snoop Dogg, il primo come chitarra aggiuntiva in Build a Bridge mentre il secondo in Red Light Green Light. Occorre precisare che nel 2001 la band si separa dal chitarrista Wes Borland, la cui defezione fa inevitabilmente sorgere dei dubbi su chi fosse davvero l'elemento chiave per la composizione dei brani, dal momento che Results May Vary viene accolto dalla critica con responsi assolutamente negativi. E sì che in realtà l'album non era iniziato per niente male. Re-Entry è la consueta introduzione all'album, anche se rispetto a quelle degli album precedenti non si limita ad essere una semplice intro, anzi sembra quasi un brano vero e proprio, mettendo in mostra le capacità tecniche dei musicisti, tanto da rivelare per qualche secondo sfumature prog. Dopo due minuti e mezzo l'intro termina per lasciare spazio a quella che a parere di chi scrive è la miglior canzone dei Limp Bizkit. Se lasciamo da parte le movenze discutibili di Fred Durst nel video, Eat You Alive si dimostra valida in tutta la sua durata: scaglia sin da subito un riff roccioso contro l'ascoltatore, seguito a ruota da tutta la sezione strumentale, come vuole la tradizione nu metal. Fred sfoga tutta la sua rabbia contro la diretta interessata a cui è rivolto il testo, nel ritornello le urla entrano dritte nei timpani e lasciano il segno, per poi dare spazio ad un'apertura inconsueta ed inaspettata. Gimme the Mic irrompe energica e dura come il cemento, proseguendo il climax della precedente, in modo ancora più irruento, lasciando però maggior possibilità di inserimento al lavoro sopraffino di Dj Lethal da continue bordate di basso. Nella fase finale la sezione ritmica raggiunge picchi di violenza sonora e si abbatte a tutta forza mettendo a dura prova la tenuta dei subwoofer.
Undereath the Gun e Down Another Day sono i primi tasselli che mostrano l'altra faccia della medaglia della release, ovverosia l'annoverare al suo interno tracce tranquillamente saltabili, non propriamente brutte ma che lasciano presto posto alla noia. Almost Over prova a rimettere in careggiata i cinque di Jacksonville, con una buona miscela di ingredienti durante la strofa, già marchio di fabbrica della band e riuscita precedentemente in canzoni come Re-Arranged e The One, ma penalizzata da un ritornello non riuscito fino in fondo. Build a Bridge, come detto, si avvale della partecipazione di Brain "Head" Welch, sebbene l'arpeggio iniziale sembri uscire più da un album dei Blink 182. La canzone comunque si mostra come uno dei migliori episodi dell'album, grazie al lavoro chitarristico che si dimostra versatile e riesce a dare una dimensione quadrata a tutte le sfumature di malinconia che caratterizzano il brano. Passando da una collaborazione all'altra, Snoop Dogg presenta la successiva Red Light Green Light, per forza di cose la traccia dove l'hip-hop regna sovrano. Tuttavia, nonostante essa non si possa definire riuscita in pieno, ma neanche un riempitivo, il flow dell'MC di Long Beach si dimostra scorrevole come sempre e il risultato alla fine risulta accettabile. The Only One e la punkeggiante Let Me Down, pur sfoderando parte delle notevoli abilità di John Otto ed inserendo qualche colpo di scena, non riescono a trascinare più di tanto l'album verso le vette in cui si trovava inizialmente. Procedendo verso la parte finale della tracklist fortunatamente si trovano ancora episodi piacevoli come Lonely World e Creamer (Radio is Dead), che tuttavia sembrano la brutta copia dei loro simili negli album precedenti. Sarà però la cover di Behind Blue Eyes in chiusura a dare un degno colpo di coda e farsi ricordare trovando il proprio posto all'interno della setlist.

Inquadrando Results May Vary all'interno della discografia dei Limp Bizkit, e più in generale in un'ipotetica linea cronologica degli album, appare subito evidente come esso si inserisca perfettamente nei primi anni di crisi del nu metal. È da vedere quindi più come un calo fisiologico che un tonfo vero e proprio, soprattutto constatando che si tratta del primo passo falso. Volendo essere maligni, si potrebbe subito pensare che la crisi sia dovuta esclusivamente all'assenza di Wes Borland, e quindi il chitarrista costituisse interamente il talento compositivo della band di Jacksonville, segnando con il suo abbandono la fine prematura della band. In realtà sull'insuccesso di Results May Vary hanno sicuramente influito una serie di fattori. Oltre alla defezione del chitarrista, i Limp Bizkit arrivavano da tre album dal successo commerciale rilevante, quindi si partiva già con delle aspettative alte e più difficili da soddisfare. In concomitanza iniziava il declino del nu metal, con gli ascoltatori ormai abituati a quel tipo di sonorità, quindi il ripetersi delle stesse formule veniva percepito come qualcosa di già sentito, perdendo l'effetto sorpresa, senza contare che tali soluzioni non risultavano efficaci come quelle usate negli episodi precedenti. Quasi a conferma di ciò, l'impressione che si ha durante l'ascolto è che di per sé il gruppo sia soddisfatto dei traguardi già raggiunti e cerchi di stare a galla preparandosi con una certa serenità alla fine incombente. Riassumendo, tolti quei tre o quattro episodi di spessore e degni di farsi ricordare, con vertici assoluti quali Eat You Alive e Behind Blue Eyes, l'intero lavoro presenta troppi risultati altalenanti, alcune tracce buone ma anche troppi riempitivi che alla fine risultano tranquillamente dimenticabili, lasciando dei buchi nella tracklisti che in futuro diverranno poi voragini. Ciò porta l'album a non essere necessariamente pessimo, ma a dover raschiare per raggiungere la sufficienza.
I Limp Bizkit proseguiranno con The Unquestionable Truth, esternando ancor di più i difetti presenti nell'album oggetto della recensione, e dopo qualche anno ritorneranno con Golden Cobra, un album che se da un lato merita un plauso, vista la volontà del gruppo di rimanere sé stesso fino alla fine, dall'altro necessita indubbiamente di un velo pietoso che possa stendersi sopra il suo valore effettivo. I risultati possono variare, e stando a quanto dice il titolo anche loro lo sapevano già.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
33.25 su 4 voti [ VOTA]
GT_Oro
Venerdì 16 Agosto 2019, 10.47.39
13
Ma sai, io non do più nessun peso alle dichiarazioni dei personaggi dello spettacolo, specialmente quando hanno raggiunto una certa fama e visibilità. Diventano figlie di troppe politiche e non si capisce mai quanto siano genuine. Comunque per me il problema riguardo ai Limp Bizkit non è stato MTv, anzi, il passaggio massivo su MTv ha coinciso proprio con (IMO) il picco massimo di creatività della band che è stato Chocolate. Il problema dei LB è che con Chocolate avevano sparato tutte le cartucce nel caricatore, e non hanno mai voluto/saputo distaccarsi da un genere che ormai era già bollito. Tutti gli altri che hanno continuato ad avere successo avevano già nasato che aria tirava, loro non sono riusciti ad adattarsi ai cambiamenti di gusti. Questo gli può anche fare onore, però non toglie che quando sono "tornati" i LB, cioè con Gold Cobra, sembravano più ridicoli che altro (al netto di alcuni bei pezzi che sono presenti nell'album).
ObscureSolstice
Giovedì 15 Agosto 2019, 11.46.59
12
Tu @Gt_Oro come lo reputi questo disco? Wes Borland non era andato via cosí per niente, per il motivo che non facevano piú vera musica secondo quello che disse si defiló, e aveva ragione. Non lo senti? TI avrà dato fastidio quello che ho detto nella recensione dei muse ma è verità. D'altronde come dice Giancarlo Giannini, mtv è una "bottana industriale"
GT_Oro
Mercoledì 14 Agosto 2019, 16.01.15
11
@ObscureSolstice: fammi capire, ma un veejay ti ha picchiato da piccolo?
ObscureSolstice
Mercoledì 14 Agosto 2019, 15.24.20
10
Mtv. Questo si che è proprio nu-metal e sa troppo di mtv, fin troppo sdolcinato. Il duemila come periodo ha rovinato molte band e per fortuna il nu-metal è anchesso imploso alla presa dei ragazzini o gente grande col cervello da ragazzini, proprio perchè moda e musica passeggera. Non si riconoscono piú. Almeno 3 buoni album li hanno fatti i Limp Bizkit non è poco ed era lontana da questa caduta. La copertina, un grido che non grida senza carattere e gli dicono pure come farlo. Almeno Durst a suo favore si puó dire che nel suo contemporaneo sa scegliere bene e ha buon gusto nel rock classico. Voto 50
legalisedrugsandmurder
Martedì 13 Agosto 2019, 14.25.21
9
quasi tutto il peggio dell'America si riunisce in questa band. Davvero pessimi.
duke
Martedì 13 Agosto 2019, 13.17.38
8
...comprato all'epoca per un paio di songs....si rivelo' presto una delusione.....l'inizio della fine.....per questa band.....voto piu' che giusto....meglio cercare altrove......
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 12 Agosto 2019, 14.32.43
7
Complimenti per averne scovate un paio salvabili, io all'epoca non ci sono riuscito... contando che "Behind.." è una cover degli Who e comunque parliamo di una specie di ballad... qui ci sta 42, poche balle! Fatto
Carmine
Domenica 11 Agosto 2019, 19.14.33
6
Purtroppo questi non si sono ripresi manco col ritorno di Wes. Trovo la recensione perfetta, mi trovo esattamente in linea con quanto c'è scritto. Eat you alive e Gimme the mic sono autentiche bombe, Behind blue eyes è la traccia che non ti aspetti ed è anche gradevole, il resto è veramente trascurabile, debole, poco ispirato, buttato lì tanto per.
Diego75
Domenica 11 Agosto 2019, 3.11.13
5
Se questa band e un metal band....aspetto la recensione di un disco dei village people!.....ma che robaccia e’ il metal con in mezzo il dj vestito come i rapper....e non venite a dirmi o a parlarmi di evoluzione....sono solo americanate !
Sicktadone
Sabato 10 Agosto 2019, 16.26.03
4
Che ricordo Eat you alive.. bellissima
Nu Metal Head
Sabato 10 Agosto 2019, 15.18.08
3
evidentemente il gruppo aveva finito le cartucce da sparare e basta... menzione speciale per la copertina, una delle più brutte mai viste.
Nu Metal Head
Sabato 10 Agosto 2019, 15.16.19
2
l'inizio della fine. si salvano alcune tracce (quelle più "limp bizkit style"), mentre per il resto è troppo sperimentale... non credo che il motivo sia la mancanza di wes borland, basta guardare i due album successivi dove lui era rientrato per rendersene conto...
nonchalance
Sabato 10 Agosto 2019, 13.38.55
1
Concordo praticamente su tutto! Proprio perché alcune di quelle tracce meritavano di vedere la luce.. In seguito hanno fatto solo di peggio.
INFORMAZIONI
2003
Flip/Interscope
NuMetal
Tracklist
1. Re-Entry
2. Eat You Alive
3. Gimme the Mic
4. Underneath the Gun
5. Down Another Day
6. Almost Over
7. Build a Bridge
8. Red Light Green Light
9. The Only One
10. Let Me Down
11. Lonely World
12. Phenomenon
13. Creamer (Radio Is Dead)
14. Head for the Barricade
15. Behind Blue Eyes (contiene la traccia fantasma All That Easy)
16. Drown
Line Up
Fred Durst (Voce)
Mike Smith (Chitarra)
DJ Lethal (Giradischi, Scratch, Sample)
Sam Rivers (Basso)
John Otto (Batteria)
 
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