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Cathedral - Statik Majik
10/08/2019
( 671 letture )
Coll'amore dell'arte non si fa carriera! (Ambrogio Bazzero)

La pubblicazione di Forest of Equilibrium resta uno dei momenti di massima gloria e importanza per la storia del doom e del metal in generale. I Cathedral, anche solo con quel meraviglioso, lugubre e asfissiante album riuscirono a raggiungere l'Olimpo, per rimanerci per sempre. Niente di meno, siamo di fronte al classico album per il quale c'è un prima e un dopo. L'aspetto surreale (la parola è presa in prestito dallo stesso Lee Dorrian) di questo momento di esaltante creatività fu che il gruppo cominciò ad essere pesantemente corteggiato dalla Columbia Records, una major che, chissà perché, decise che i Cathedral avrebbero potuto essere un investimento da portare di corsa nel proprio roster e lanciare come future superstar. Follia assoluta, se si pensa a cosa è in effetti Forest of Equilibrium, eppure andò esattamente così: il corteggiamento fu tanto forte che la band firmò con la Columbia e si mise al lavoro sul successore di quel meraviglioso ed epocale album, producendo a ruota un altro capolavoro assoluto, The Ethereal Mirror. Disco questo che si distaccava drasticamente dal debutto e gettava le basi per tutta l'evoluzione successiva della band inglese, producendo anche dei singoli di successo, se vogliamo, come Ride e Midnight Mountain. Ma, chi lo avrebbe mai detto, le vendite, pur superando notevolmente quelle di Forest of Equilibrium, non furono all'altezza delle aspettative della major. Una vera "sorpresa", che raffreddò parecchio gli entusiasmi della Columbia nei confronti dei Cathedral, i quali, da par loro, cercavano comunque in tutti i modi di far capire ai "capoccioni" che difficilmente la loro musica avrebbe mai ottenuto il riscontro commerciale che questi si attendevano, non essendo propriamente facile farla rientrare nei gusti del grande pubblico. La situazione fu di stallo, tanto che il gruppo decise a questo punto di optare, di ritorno dalla prima parte del tour di supporto ad Ethereal Mirror, per un vero e proprio stress test nei confronti della casa discografica. Preso qualche tempo di riposo e distacco, i quattro si misero al lavoro su del nuovo materiale, complice un momento di particolare e libera ispirazione e posero deliberatamente le basi per una sorta di ultimatum: proposero la pubblicazione a stretto giro di un EP, ottenendo il favore della Columbia, ma senza rivelare loro che l'EP sarebbe durato ben quaranta minuti, perché al suo interno celava il brano in assoluto più ambizioso della band, quel The Voyage of the Homeless Sapiens che, con la sua durata di quasi ventitre minuti, rappresentava e rappresenta a tutt'oggi la composizione più lunga in assoluto dei Cathedral e anche il loro ingresso diretto nel progressive doom metal. A questa rivelazione, la Columbia disse che no, un EP non poteva durare quaranta minuti e, soprattutto, che The Voyage of the Homeless Sapiens non sarebbe mai stata pubblicata da loro. Stress test decisamente fallito e rapporto che si interruppe a questo punto di comune accordo, con reciproca soddisfazione. Firmato un nuovo contratto con la rediviva Earache, i Cathedral tornarono in tour e, pochi mesi dopo, Statik Majik vide infine la pubblicazione.

L'EP se così vogliamo continuare a chiamarlo, rivestirebbe quindi un ruolo tutto sommato secondario nella discografia della band, visto esclusivamente sotto l'ottica del ruolo di "casus belli" nei confronti della Columbia. Se invece cominciamo a considerarlo da un punto di vista musicale e compositivo, ecco che le cose cambiano drasticamente. Al di là del tour de force compositivo-esecutivo rappresentato da The Voyage, il disco testimonia un momento di assoluta estasi compositiva dei Cathedral, ancora in bilico tra quella che era la loro natura primordiale e l'affinatura definitiva del sound che sarebbe arrivata con The Carnival Bizarre e il definitivo ingresso della vena prog settantiana nella loro musica, al pari di tutte le altre influenze già esplicitate nei primi due album. Statik Majik riveste quindi anche un ruolo musicalmente fondamentale, di apice compositivo e artistico forse mai più raggiunto e il coronamento di un momento di libertà artistica pura, lasciata volutamente libera al fine sì di provocare la rottura con la casa discografica, ma più profondamente di provare i limiti massimi dell'espressività della band e del suo spettro di influenze. L'EP si apre con la già pubblicata Midnight Mountain che si presenta quindi come esclusivo elemento di continuità rispetto a The Ethereal Mirror, dando comunque una certa verve dinamica al disco in apertura e preparando il terreno alle due perle successive. La prima Hypnos 164, che ha uno degli inizi più urticanti di sempre, col prolungato feedback perfora-orecchie che sfocia poi in un brutalissimo riffone, letteralmente cavalcato dalle urla di Dorrian con un effetto valanga clamoroso che da solo vale l'acquisto dell'EP. Il pezzo, superata poi la furia cieca iniziale, si assesta su una ritmica ben più doom e cadenzata, benché sempre sostenuta e mutevole, esaltando tanto il cantato di Lee Dorrian, quanto il gran lavoro del duo Jennings/Leahn, chitarrista mai troppo rimpianto. Bellissimo il break centrale, con riff di citazione Black Sabbath e assolo di Jennings commentato dai versi di Dorrian. Brano assolutamente al livello di The Ethereal Mirror, con le sue accelerazioni deflagranti e i tanti cambi di atmosfera, che è un gran bell'antipasto per la successiva Cosmic Funeral, capolavoro stranamente poco celebrato. Marziale e letteralmente tombale nell'incidere, il brano esibisce interventi di mellotron che ne spezzano l'andamento, aprendo al trascinante bridge, terreno di conquista per Dorrian. Anche qui il lavoro della ritmica è asfissiante ma dilatato e opprimente, a differenza di quanto ascoltato nel brano precedente, fino alla seconda parte, che aumenta la dinamica e offre ulteriori piacevoli scambi tra chitarra e mellotron, fino agli assoli incrociati del finale nel quale anche il basso, suonato dallo stesso Jennings, si fa sentire. Peccato per il finale evidentemente improvvisato, che non rifinisce quanto costruito in precedenza. Ma è già tempo di The Voyage of the Homeless Sapiens. Senza pretendere di esaurire a parole questo vero e proprio viaggio, diremo solo che in esso il gruppo dà davvero sfogo alla propria ispirazione e alla voglia di osare, con moog, flauti, campanelli, effetti tra i più stralunati, canti di uccellini, riff pietrosi e mortali nella miglior tradizione di Forest of Equilibrium, che lasciano poi spazio a quelli pachidermici e dinamici alla Ethereal Mirror, intervallati da assurde aperture di mellotron e tastiera e da una struttura aperta, in continua evoluzione, che non riporta mai a quanto espresso in precedenza. Questo per i primi tredici minuti, da qui in poi prende il volo il ruolo del mellotron e del moog che ci traghettano per i successivi tre minuti, fino all'esplosione di un nuovo enorme riff sabbathiano e la conclusiva parte finale, ancora una volta affidata alla voce di Dorrian, stavolta in versione declamante, su un tappeto onirico e corale. Il tutto, con tipica ironia british, si conclude dopo ventidue minuti e quaranta secondi, con un bello scroscio del water, chiara allusione e ringraziamento per il trattamento ricevuto dalla Columbia.

Per l'Arte non si ottengono probabilmente grandi ricchezze. I Cathedral reagirono ad una situazione anomala come quella che li vedeva legati ad una major in un modo che qualcuno definirebbe suicidio commerciale, ovverosia lasciando libera briglia alla propria vena creativa e mettendo di fatto la casa discografica di fronte ad un aut aut: o così o niente. Il risultato è stato un EP bellissimo, ispirato, coraggioso, ambizioso, totalmente folle. Siamo nel marzo 1994 e un gruppo doom che si permette il lusso di sparare fuori una suite prog/psichedelica/doom di quasi ventitre minuti è totalmente fuori di senno o crede così tanto in sé stesso da fregarsene di tutto e tutti e seguire unicamente la propria ispirazione. Inutile dire che la seconda opzione appare la più verosimile. Statik Majik rappresenta per molti aspetti un album di inestimabile valore, unico e non ripetibile. Fotografia di un momento di vera e propria grazia che porterà al compimento di The Carnival Bizarre, ulteriore splendido gioiello di una corona che la band inglese ha meritato sul campo. Grandi e inimitabili, anche per aver tenuto la barra dritta sulla propria integrità artistica.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
Legalisedrugsandmurder
Giovedì 15 Agosto 2019, 9.50.11
9
In questo periodo la loro creatività era all'apice. RIFORMATEVI!
MetalHead
Giovedì 15 Agosto 2019, 8.15.24
8
Band meravigliosa
ObscureSolstice
Mercoledì 14 Agosto 2019, 15.02.30
7
*Cathedral, argh
ObscureSolstice
Mercoledì 14 Agosto 2019, 14.59.07
6
È un EP, un gran bell'EP, come tutti quelli con cui nascono apposta certe canzoni, da possedere. Lee Dorrian grande mente, Chatedral figli del rock'n'roll oscuro. Solo stima incondizionata
Galilee
Lunedì 12 Agosto 2019, 10.02.28
5
Ho quasi tutto dei Cathedral, ma questo mi manca e non lo conosco. Mi sa che dovrò recuperarlo.
Aceshigh
Lunedì 12 Agosto 2019, 9.48.09
4
Questo ep è senza dubbio uno dei vertici della loro discografia. La suite The Voyage of the Homeless Sapien è semplicemente... geniale! Raramente in seguito oseranno fino a questo punto. Il 90 ci sta proprio tutto.
Giasse
Domenica 11 Agosto 2019, 19.02.33
3
Stupendo. Cosmic Funeral da sola vale il voto di Saverio!
Legalizedrugsandmurder
Sabato 10 Agosto 2019, 20.19.50
2
Erano all'apice della creatività
Rob Fleming
Sabato 10 Agosto 2019, 20.15.27
1
Mòòòò @Lizard, cosa mi hai tirato fuori! Saranno 20 anni che non lo ascolto. Questa recensione mi ha fatto venire la voglia di, letteralmente, rispolverare il vecchio vinile e vedere (di nascosto) l'effetto che fa
INFORMAZIONI
1994
Earache Records
Doom
Tracklist
1. Midnight Mountain
2. Hypnos 164
3. Cosmic Funeral
4. The Voyage of the Homeless Sapiens
Line Up
Lee Dorrian (Voce, Mellotron, Tamburello)
Adam Lehan (Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica)
Garry Jennings (Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica, Basso, Mellotron)
Mark Ramsay Wharton (Batteria, Flauto, Bodhrán, Tamburello, Xilofono)
 
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