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Arch/Matheos - Winter Ethereal
10/08/2019
( 900 letture )
Inutile negarlo, ritrovare l'accoppiata che ha dato vita ai Fates Warning fa sempre piacere. Già con il precedente Sympathetic Resonance, uscito ormai svariati anni fa, il sentore di quei primi album del gruppo statunitense era tornato a far saltare di gioia i fan della band. La lineup, tuttavia, è leggermente differente rispetto al debutto, perché dietro ai brani si nascondono, insieme ai due nomi che troviamo in copertina, membri attuali e precedenti dei Fates Warning, questa volta affiancati da una pletora di artisti importanti come ospiti, quali ad esempio Steve DiGiorgio (ex Death, Iced Earth) e Sean Malone (Cynic). La genesi del disco, stando alle voci dei due protagonisti, ha avuto inizio dalla volontà di entrambi di esplorare nuovi territori e uscire dalla zona di comfort dovuta al fatto di aver collaborato insieme per molti anni. Nessuno dei brani del disco, peraltro, è nato come qualcosa destinato ai Fates Warning, spazzando via ogni parvenza di "riciclo" di musica nata per altri scopi.

Nove brani per quasi 70 minuti di durata non sono proprio facili da approcciare, ma i due artisti sono capaci di metterci subito a nostro agio con la bella traccia di apertura Vermilion Moons, grazie alla quale veniamo travolti da un riff thrasheggiante coniato da Jim Matheos e dalle linee vocali interpretate magistralmente da un Arch che dopo trent'anni non sembra aver perso un'oncia della sua preziosa ugola. E se Wanderlust spezza un po' il fluire con il suo ritornello melodico, Solitary Man inizia come una bordata sui denti senza mezzi termini, salvo poi esplodere in uno dei chorus meglio riusciti di tutto l'album. L'immediatezza tuttavia non è il punto forte di Winter Ethereal, costituito per la gran parte di brani tecnici e cerebrali, che non possono che richiamare i Fates Warning prima maniera, ma che hanno bisogno di un lasso di tempo considerevole per essere compresi appieno. Wrath Of The Universe ne è l'esempio principe, sopra le righe in tutto e per tutto, con un riffing iper serrato, cupo e dinamico accompagnato dalla sezione ritmica quadratissima di Steve DiGiorgio e Bobby Jarzombek. Tethered è una piacevole ballad elettroacustica in cui purtroppo John Arch si mantiene inesorabilmente sui registri alti che lo hanno reso famoso per tutto il brano -come in realtà in tutto il disco- sacrificando un po', come suo solito, l'espressività sull'altare della tecnica. Poco importa, perché Straight and Narrow riporta tutto al suo posto in un brano compatto, breve e coinvolgente, seppur non indimenticabile, sullo stile di quanto proposto ultimamente dai Fates Warning in Theories Of Flight. I sentimenti positivi non sono di certo l'ispirazione principale delle liriche e delle sonorità di questo Winter Ethereal, che toccano la parte più oscura dell'animo umano. In particolare la seguente Pitch Black Prism, dall'incedere lento e riflessivo, è ispirata alla tragedia nucleare di Chernobyl, la cui idea per le liriche è scaturita quando John Arch è incappato in alcune fotografie di bambole abbandonate nelle scuole e nelle case vicine alla cittadina ucraina, idea suffragata anche da alcuni documentari sull'evento. I due brani conclusivi, Never in Your Hands e Kindred Spirits sono anch'essi piuttosto importanti nell'economia del disco. Il primo grazie alla varietà delle sue atmosfere e il secondo perché si tratta di una vera e propria suite, caratterizzata da un ottimo lavoro di tutti i musicisti –specialmente del vocalist-, da una serie di idee molto ben sviluppate e impreziosita dalle parti soliste di chitarra firmate da Frank Aresti.

Scorrendo le tracce non si avvertono particolari differenze di stile, segno che tutti gli artisti coinvolti hanno interpretato più o meno pedissequamente quanto partorito dalla mente dei due mastermind Arch/Matheos. Pochi difetti (forse giusto qualche brano che pecca di prolissità e la poca varietà di alcune linee vocali di Arch) e molta sostanza, Winter Ethereal è il degno successore di Sympathetic Resonance e certamente uno dei migliori dischi progressive usciti in questo 2019, che farà indubbiamente felici i fan dei Fates Warning primo periodo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
86 su 6 voti [ VOTA]
Max1
Lunedì 12 Agosto 2019, 14.18.05
7
Jim M., se non ci fosse bisognerebbe inventarlo !!
Fango
Lunedì 12 Agosto 2019, 12.12.40
6
Preferisco Zonder...
Daveg68
Domenica 11 Agosto 2019, 22.37.29
5
No dico, Tomas Lang alla batteria in tre brani. Il batterista n. 1 in assoluto, batteristi di tutti tempi compresi!!! Non dico altro..
Gabriele
Domenica 11 Agosto 2019, 21.00.54
4
Per ora disco dell'anno. Arch da lacrime, prestazione incredibile.
Pinco Pallino
Domenica 11 Agosto 2019, 14.47.12
3
Tecnica, potenza e feeling, melodie vocali intense, veramente un capolavoro dal primo all'ultimo secondo. Nessun cedimento. Jim Matheos ha un talento compositivo fenomenale, sia con i fates warning, con gli osi, con i suoi progetti solisti acustici che con i tuesday the sky. L'avrò ascoltato cento e più volte ma ogni volta che termina sento la voglia di riascoltarlo dal principio. Voto 100
progster78
Domenica 11 Agosto 2019, 9.22.53
2
Piu' diretto del Sympathetic Resonance,ma sempre meraviglioso...composizioni belle corpose con una delle piu' belle voci della scena metal.In questi anni ce ne fossero di dischi del genere,il voto e' basso con tutto il rispetto per il recensore.Voto 90.
Awake
Sabato 10 Agosto 2019, 23.01.42
1
Bella voce, un pò sopra le righe in certi momenti, ma con il mood adatto ha il suo perché. Songwriting senza infamia e senza lode. Album piacevole tutto sommato.
INFORMAZIONI
2019
Metal Blade Records
Prog Metal
Tracklist
1. Vermilion Moons
2. Wanderlust
3. Solitary Man
4. Wrath Of The Universe
5. Tethered
6. Straight And Narrow
7. Pitch Black Prism
8. Never In Your Hands
9. Kindred Spirits
Line Up
John Arch (Voce)
Jim Matheos (Chitarra)

Musicisti ospiti:
Frank Aresti (Chitarra nelle tracce 8 e 9)
Joe DiBiase (Basso nella traccia 3)
Steve DiGiorgio (Basso nelle tracce 1, 4 e 6)
Sean Malone (Basso nelle tracce 7 e 9)
George Hideous (Basso nella traccia 5)
Joey Vera (Basso nelle tracce 2 e 8)
Bobby Jarzombek (Batteria nelle tracce 4 e 6)
Baard Kolstad (Batteria nella traccia 8)
Thomas Lang (Batteria nelle tracce 1, 3 e 7)
Matt Lynch (Batteria nella traccia 9)
Mark Zonder (Batteria nelle tracce 2 e 5)
 
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