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Abbath - Outstrider
11/08/2019
( 1011 letture )
Abbath è un personaggio incredibile.
Ha saputo districarsi tra la fama di durissimo (e nerissimo) leader degli Immortal e quella di mattacchione che, sapendosi prendere in giro come solo i grandi sanno fare, ride di sé stesso mentre scivola sul fango prima di salire sul backstage, accerchiato dai fan con l’immancabile cellulare al seguito in modalità video rec.
Il passato con gli Immortal è l’architrave di pietra che resterà per sempre nella memoria dei metallers di tutto il mondo e non solo degli amanti del black metal. Smessi gli abiti del pagliaccio, quando si parla di musica, Abbath sa fare sul serio, maestro di sonorità e di songwriting.

A distanza di tre anni dal debutto solista, Outstrider è un perfetto disco black metal perché, ne siamo certi, si farà apprezzare anche da chi non è particolarmente dedito al genere musicale sacro alle foreste norvegesi. È sicuramente un disco black, ma dalle aperture interessanti, dalle sonorità care alla scuola dei Bathory o a quella dei grandi classici, con più di qualche influenza thrash. Meno claustrofobico rispetto al passato degli Immortal, ma -al contempo- non meno convincente.

Sin dall’inizio, con la opener Calm in Ire of Hurricane (pezzo che è sempre un piacere riascoltare), si comprende l’amore per il riff di fattura fine che Abbath riesce a raggiungere anche grazie alla tecnica, mai discutibile, dei tre musicisti che lo accompagnano in questo lavoro, tutti nuovi rispetto alla line-up dell’esordio datato 2016. C’è anche tempo per il sound ferace e blasfemo, quello caro alla sua storia, che ritroviamo integro in Bridge of Spasm o ancora in Scythewinder. Abbath non è un purista né un integralista a tutto tondo. Ha osato sperimentare, nei limiti stretti del termine, raggiungendo una combinazione perfetta tra quello che è stato il suo passato e quello che, adesso, è il presente. Ne sono testimonianza brani come Harvest Pyre e la stessa titletrack.
Merita una menzione autonoma il brano di chiusura, Hecate. Quando tutto sembra finito, Abbath tira fuori un’altra piccola magia: brutale sì, grezza anche, ma di classe fuori dal comune.

Outstrider non raggiunge la perfezione (a causa della piattezza di alcuni momenti), ma è certamente un lavoro convincente, pieno e maturo.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
30 su 3 voti [ VOTA]
Ezio
Venerdì 16 Agosto 2019, 17.13.48
9
Non l'ho ancora ascoltato ma sono incuriosito, l'ascoltero' di sicuro
Punto Omega
Mercoledì 14 Agosto 2019, 1.31.40
8
Grazie per la risposta: per quel che riguarda i musicisti coinvolti, non c'è alcun dubbio che quelli del debut erano migliori, così come la produzione era molto più patinata. A mio avviso però mancavano le composizioni e quindi preferisco questo successore con musicisti meno quotati e una produzione più spartana, ma con delle composizioni che riprendono cose fatte in passato negli Immortal.
FABRYZ
Lunedì 12 Agosto 2019, 21.02.28
7
Io personalmente l unico motivo che posso dare è che semplicemente mi piacciono di più le canzoni..poi io sono un ascoltatore casuale di black metal,mi piace qualcosa qui e là quindi non faccio molto testo..al primo album di abbath mi ci sono avvicinato x curiosità più che altro ed è stato una piacevole sorpresa..canzoni fighe (secondo me),bel suono potente e batterista veramente in gamba..cose che non ritrovo su questo nuovo outsrider, potrei dire semplicemente che non mi cattura come l omonimo insomma
Punto Omega
Lunedì 12 Agosto 2019, 17.53.16
6
A quelli che reputano il debut superiore: mi potete delucidare perché ritenete il debut superiore? Io ci vedo un album molto confusionario dal punto di vista musicale, pubblicato per dare il via ad una nuova creatura musicale e per consolidare il marchio. Questo invece ha un'identità ben precisa: recupera le atmosfere degli Immortal più epici (tipo At the Heart of Winter per intenderci), sebbene le canzoni siano molto più concise e dirette. Non è un capolavoro, ma sicuramente un passo in avanti. Tutto ciò è ovviamente una mia opinione, ma mi interessa comprendere perché riteniate che il debut sia superiore. Ringrazio sin da adesso chi mi risponderà.
Christian death rivinusaS
Lunedì 12 Agosto 2019, 15.55.20
5
Da grandissimo sostenitore di abbath posso dire che dopo vari ascolti cresce un po ma raggiunge appena poco piu’ che la sufficienza, onestamente mi aspettavo un disco migliore, inferiore al disco di debutto che risulta essere superiore sia per impatto musicale che per lo stile.....difatti mi piacerebbe leggere la recensione del disco omonimo in metallized....
Ad astra
Lunedì 12 Agosto 2019, 14.26.32
4
Sa un po’ di tappo....
FABRYZ
Lunedì 12 Agosto 2019, 13.42.12
3
Anche secondo me suoni non all altezza e canzoni non memorabili..mi è piaciuto di più il primo anche xche mi sembra che i musicisti coinvolti avessero+ personalità nel suonare ma forse questa è solo una paturnia mia..sufficiente ma mi aspettavo molto di + da questo personaggio che sta diventando un po la caricatura di se stesso
Doomale
Lunedì 12 Agosto 2019, 11.41.45
2
Non mi è piaciuto per niente. A sto punto preferisco il primo. La cosa peggiore a mio avviso i suoni. 6 politico.
Punto Omega
Lunedì 12 Agosto 2019, 8.46.37
1
Decisamente meglio rispetto al debutto.
INFORMAZIONI
2019
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Calm in Ire of Hurricane
2. Bridge of Spasms
3. The Artifex
4. Harvest Pyre
5. Land of Khem
6. Outstrider
7. Scythewinder
8. Hecate
Line Up
Abbath (Voce, Chitarra)
Ole André Farstad (Chitarra)
Mia Wallace (Basso)
Ukri Suvilehto (Batteria)
 
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