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The Beatles - Revolver
12/08/2019
( 648 letture )
Generalmente non amiamo i discorsi universalistici, gli imperativi assoluti e gli obblighi morali: siamo liberali e aborriamo qualsiasi estremismo, non solo politico, ma anche riferito alla conoscenza musicale e alla sua “fruizione consapevole” che, in quanto tale, deve essere libera e scevra da ogni dettame imposto. Ecco perché una qualsiasi nostra normale recensione non esordirà mai con un ordine di ascolto, non sarebbe nelle nostre corde; purtroppo però oggi non siamo alle prese con una normale recensione e inoltre, lo confessiamo, ci sentiamo anche parecchio sotto pressione nel dover espletarla, indi per cui ci troviamo a dover utilizzare una deroga del nostro codice ed esortare tutti quanti (che speriamo siano pochi) non l’abbiano già fatto ad ascoltare l’album Revolver dei The Beatles. Facciamo ciò per ragioni tanto alte quanto semplici, ci troviamo di fronte ad uno dei dieci album musicali più importanti di tutti i tempi e ad un patrimonio insindacabile della storia della musica. Composto assieme al successivo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band nel biennio ’66-67, un periodo in cui i Nostri rappresentavano una sorta di insieme di Re Mida artistici, Revolver è a discrezione la vetta o quasi della loro discografia; quello che a prima vista potrebbe sembrare un discreto e ben confezionato album pop è in verità un compendio di diverse attitudini e diversi approcci stilistici che fusi insieme dettero vita a qualcosa di irripetibile. La maturità dei quattro “scarrafoni” inizia già nel precedente Rubber Soul, dove si cominciano ad intravedere sprazzi di psichedelia e sperimentazioni in progressione rispetto al suono basilare di Help e affini, inserti folk e in generale un passaggio accennato all’anima maggiormente “rock” che costituirà il futuro della band e ne decreterà la definitiva leggenda.

Tutto ruota attorno ai due fulcri del gruppo, vale a dire il sicuramente compianto John Lennon e il “forse” ancora vivo Paul McCartney, due primedonne e due geni assoluti che per un breve periodo assieme sono riusciti a cambiare l’essenza e gli stilemi della musica in quanto tale. Il primo è il fautore della componente più, per così dire, orientaleggiante e allucinogena del platter in questione, la più sognante, che tocca l’apice nella celeberrima e conclusiva Tomorrow Never Knows: il suono del sitar iniziale ci “trascina nella corrente”, per rubare una frase del testo, e apre le porte ad una sensazione di totale smarrimento simile a quella che si dovrebbe provare a seguito di assunzione di LSD. La voce di John modificata in studio e la batteria essenziale ma ipnotica di Ringo Starr sono artisticamente sopraffini, realizzati ad hoc per ammaliarci e farci smarrire interiormente. La “canzone acida”, per usare le parole dell’autore di Imagine, di Revolver è però She Said She Said, scritta in solitaria dopo un festino a base di strumenti lisergici, a cui partecipò anche l’attore Peter Fonda e i Byrds al completo, con i quali stettero tutta la notte a disquisire di vita e morte in una vasca da bagno: suono della sei corde e voce sono perfettamente allineati in un aurea di leggerezza, spensieratezza, una canzone delicatissima ma che non deve essere derubricata a semplice composizione pop come se ne sentono tante. Analoga nelle intenzioni ma non nella qualità (poiché superiore) è I’m Only Sleeping, cantilena diventata poi inno al dolce far niente che rimane impressa facilmente dal primo ascolto grazie ad un’orecchiabilità decisamente superiore alla media e una coralità azzeccatissima. Per quanto riguarda l’altro plenipotenziario, l’ancora oggi attivo Paul McCartney, possiamo attribuirgli la maggior parte delle sezioni classiche pop e tutti gli annessi e connessi riguardo le idee sperimentali; se per Lennon e la sua filosofia la traccia esplicativa è l’ultima dell’album, per Paul lo sono senza dubbio Eleanor Rigby e i suoi archi malinconici che disegnano storie popolari a metà tra il reale e l’inventato, per una rappresentazione della solitudine umana riprodotta al meglio, Here, There and Everywhere, creazione preferita dello stesso Paul e inseribile nel classico scompartimento nominato “love songs” con strizzate d’occhio ai Beach Boys (loro diretti competitors dell’epoca), la famosissima e inflazionatissima Yellow Submarine, che non deve essere sottovalutata a causa di queste premesse e Good Day Sunshine, due minuti di pura libidine melodica, corale, artistica, mascherata come sempre sotto l’ingannevole copertura pop e “for the masses” come direbbero i Depeche Mode. Ma compieremmo un errore madornale se non citassimo altresì i ruoli dei rimanenti membri, di George Harrison specialmente, il quale compone due dei migliori pezzi di Revolver: Taxman, probabilmente il pezzo più impegnato socialmente del quartetto e dotato di un ritornello da far girare la testa, realizzato dal chitarrista non appena si rese conto dell’altissima tassazione vigente in Inghilterra che si appropriava di un’esorbitante fetta dei guadagni del gruppo, e Love You To, espressione viva dell’introduzione alla musica folk indiana effettuata in compagnia del Maestro Ravi Shankar, un viaggio spirituale simile a Tomorrow Never Knows nelle intenzioni ma completamente differente all’atto pratico, con il sitar in primissimo piano e la voce di Harrison che segue lo stile kyhal degli autoctoni asiatici ed ergendosi quasi ad un’eco fuori campo, un suono divino che sopraggiunge da livelli superiori dell’essere. Infine esiste, è palpabile, il contributo importante del batterista, Ringo, quale collante umano dei due poli primari più il terzo borderline che era Harrison, una personalità meno esorbitante che fu in grado di fungere da trait d’union tra diversissime influenze e servire con la sua essenziale tecnica la più citata ed ascoltata band dell’epoca contemporanea.

Cos’altro dire di Revolver? Uno spaccato di cultura popolare piuttosto che un semplice LP, un monumento a quella forma d’arte che per molti ancora è “solamente” musica e non meriterebbe una sala dedicata nelle principali rassegne mondiali, un reperto che mantiene intatta la propria luce da più di mezzo secolo e che continuerà a mantenerla per altrettanto tempo e oltre. I Beatles, con il suddetto lavoro, hanno certificato il loro ingresso nell’Olimpo mentre con il successivo scaleranno diverse posizioni fino alla cima più alta, e da lì osserveranno cinquant’anni di musica, di qualsiasi genere, qualità e provenienza, con la consapevolezza (e anche un po’ di sana altezzosità british) che tutto ciò non li spodesterà nemmeno di un centimetro dal loro scranno.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
89.14 su 7 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Sabato 17 Agosto 2019, 16.57.24
15
Il miglior album dei Beatles.
Andry Stark
Sabato 17 Agosto 2019, 3.25.25
14
Il primo capolavoro assoluto dei Beatles (senza nulla togliere al precedente, altro capolavoro, Rubber Soul), per me un pelino sotto ai due apici Sgt. Peppers e Abbey Road ed insieme ad essi sono uno dei motivi principali per la quale amo incondizionatamente il quartetto di Liverpool. Un album che suona fresco, leggero, allegro e almeno per me attuale (molto probabilmente una ho detto una cazzata ma per me è così attualmente), almeno una volta a settimana devo spararmi a tutto volume questo capolavoro. Voto 99 (solo perchè il 100 va ai due album sopra citati)
DEEP BLUE
Venerdì 16 Agosto 2019, 12.56.10
13
A proposito di songs del 1966 "Eight Miles High" se la batte con "Tomorrow Never Knows" come intuizione "psichedelica"
DEEP BLUE
Venerdì 16 Agosto 2019, 12.49.35
12
Secondo me un disco fantastico. Con un suo mood "dark" che lo differenzia dallo scintillante Rubber Soul. Due facce della stessa medaglia. Unica pecca, tra tante gemme, Yellow Submarine... forse perche' troppo usata e sputtanata nei cori da stadio. Lennon Mc Cartney sono una coppia di compositori fantastica. L'unuca cosa che gli fa veramente concorrenza nel 66 e' il Fifth Dimension dei Byrds
Replica Van Pelt
Mercoledì 14 Agosto 2019, 15.22.01
11
Scaruffi ha le sue verità incrollabili,si può essere daccordo o meno ma tanto lui non fa una piega,io non ho le sue certezze (magari) ma solo delle impressioni,non disprezzo i Beatles,anzi,sono forse il gruppo a cui sono più legato,ma questo continuo osannarli per qualsiasi cosa abbiano fatto o detto mi sembra eccessivo,sono esseri umani come chiunque altro,e quindi sono passabili di errori come tutti noi,e la parola "perfezione",ciascuno la penserà come vuole,ma per me non esiste,non ci sono dei parametri che stabiliscono come e cosa e quanto debba rappresentare la perfezione,è tutto molto soggettivo e il mondo molto complicato per avere una sua perfezione.Ecco,Pet Sound per me rappresenta quell'album maturo (compositivamente e suono) che non riesce ad essere Revolver (ma anche SGT in qualche modo),poi i brani sono carini ma li sento ancora legati allo schema Beatlesmania,dovrò aspettare l'album bianco (in fondo nemmeno tanto) per trovare un basso che sia basso,una chitarra che sia chitarra,una batteria con un suo suono,composizioni finalmente mature.Poi magari sbaglio,non mi sento di avere la verità in tasca,sono appunto impressioni che non vogliono sminuire il lavoro dei Beatles ma nemmeno incensarli indiscriminatamente.ciao
Rob Fleming
Mercoledì 14 Agosto 2019, 10.03.34
10
Quoto, straquoto, iperquoto quanto scritto da @Galilee. Scrivere di immaturità compositiva, a mio avviso, è proprio sbagliato. Da Rubber Soul in avanti, o quanto meno da QUESTO disco in avanti, quei 4+1(Martin) hanno gettato le basi per (quasi) TUTTO. E se non l'hanno fatto sono stati omaggiati all'istante (Hendrix che coverizza dopo pochi giorni Sgt. Pepper) da altri pionieri. Con buona pace di Scaruffi
Galilee
Martedì 13 Agosto 2019, 22.06.55
9
Non capisco questi paragoni che continuo a considerare faziosi e inutili. Non me ne voglua Replica . Questo disco è la perfezione come tutti i successivi. E ogni canzone è il tasselli di un enorme mosaico multicolore. Basta pensare a taxman o a Eleanor rigby. Una l'antitesi dell'altra. Pet sound è tutt'altra cosa, è più unidirezionale, è meno rock, ed è molto meno vario e spontaneo nella sua perfezione. Reputo il disco dei BB un qualcosa di meraviglioso. Ma lo vedo molto distante da tutto ciò che hanno proposto i the Beatleas. E meno male mi vien da dire.
Replica Van Pelt
Martedì 13 Agosto 2019, 21.12.16
8
Un appunto,Tomorrow Never Knows vero capolavoro dell'album,e unico con qualità del suono paragonabile a pet sounds dei Beach Boys.
Replica Van Pelt
Martedì 13 Agosto 2019, 19.33.59
7
In realtà mi ha sempre lasciato sensazioni contrastanti,ancora oggi ,dopo ascolti e riascolti e sempre come riascoltarlo per la prima volta,cover bellissima ma nell'insieme album ancora "mediocre",dopo Rubber Soul forse mi aspettavo qualcosa di "sorprendente" cioè normale,cioè Rock,invece avrei dovuto aspettare l'album bianco.Compositivamente ancora immaturo,siamo sempre lì anche se si avverte un cambiamento,ma ancora è troppo di facciata,SGT. è ad un livello superiore (comunque quello che ci si aspetterebbe),per arrivare all'album bianco dove finalmente si spicca il volo.Ciao
Krok
Martedì 13 Agosto 2019, 14.33.06
6
Bella recensione ,però non viene citato Sir George Martin,il vero artefice della grandezza dei fab four...
Rob Fleming
Martedì 13 Agosto 2019, 13.17.16
5
Certo @Fabio, ricordi bene. Revolver è stata una delle prime cassette che ho avuto e mi fu regalata da un ragazzo molto più grande di me che sapeva della mia passione per i Beatles. In questo momento posso scrivere solo con il cellulare e quindi, diciamo, mi sento un po' limitato. Ricordo ancora le sensazioni che provai quando ascoltai per la prima volta Eleanor Rigby. Era talmente bella che non mi pareva reale. Ma quando arriverà il momento dell'Album Bianco e di Abbey Road...(unico appunto alla recensione e solo per rompere: nessuna parola per un gioiello come For No One, un McCartney al suo meglio)
progster78
Martedì 13 Agosto 2019, 12.05.18
4
Insieme al "Sergente" quello che amo di piu'. Tomorrow never knows geniale e avanti di mille anni per l'epoca in cui e' uscito.Voto 100.
Fabio Rasta
Martedì 13 Agosto 2019, 11.24.43
3
Complimenti a Simone. Fa un enorme piacere sapere che esiste un ragazzo del 97 in grado di disquisire con così tanta perizia su un indiscusso capolavoro registrato + di 50anni fa. Unico appunto personale leggere i depeche mode nello stesso capitolo di Revolver me fa arrevuta', ma d'altronde la recensione è tua ed è giusto che citi chi vuoi. Una domanda: come sopravvivi tra i tuoi coetanei, ti mimetizzi o cerchi di svegliarli musicalmente? Un saluto! /// Salutone anche a Rob Fleming, ancora preciso e puntuale, soprattutto su una recensione che aspettava da tempo, essendo uno degli Album della Sua Vita. Dico bene? Mi aspettavo in effetti un discorso + ampio da parte tua, ma bisogna dire che Simone ha fatto un ottimo lavoro, e a scendere maggiormente nei dettagli si potrebbe scrivere un libro solo x Revolver. A cominciare proprio dal dualismo citato con i BEACH BOYS, che ha portato a sublimi opere da una parte, e (forse) ad una grave depressione del povero WILSON dall'altra. Ciao Rob.
Rob Fleming
Lunedì 12 Agosto 2019, 23.34.49
2
Revolver è un capolavoro assoluto in cui il Genio si manifesta in tutto il suo fulgore e predominio. A mio avviso, invecchiato assai meglio del Sgt. Pepper, gode di uno stato di grazia compositivo che non è di questo mondo. I brani da citare? Tutti, con menzione per Eleanor Rigby, For no One e Tomorrow never knows. Senza contare che Harrison inizia a comporre brani in grado di competere e giocarsela con gli altri 2. Una conferma della grandezza di quest'album? Peter Steele ogni tanto ne coverizzava un pezzo. 100
duke
Lunedì 12 Agosto 2019, 18.40.15
1
guarda qua ...il disco dei Beatles che piu' mi piace....arte pura....
INFORMAZIONI
1966
Parlophone
Rock
Tracklist
1. Taxman
2. Eleanor Rigby
3. I’m Only Sleeping
4. Love You To
5. Here, There and Everywhere
6. Yellow Submarine
7. She Said She Said
8. Good Day Sunshine
9. And Your Bird Can Sing
10. For No One
11. Doctor Robert
12. I Want to Tell You
13. Got to Get You into My Life
14. Tomorrow Never Knows
Line Up
John Lennon (Voce, Chitarra)
Paul McCartney (Voce, Chitarra, Basso, Pianoforte)
George Harrison (Voce, Chitarra, Basso, Sitar, Tamburello)
Ringo Starr (Voce, Batteria, Percussioni, Tamburello, Maracas)
 
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