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The Beatles - Revolver
12/08/2019
( 1337 letture )
Generalmente non amiamo i discorsi universalistici, gli imperativi assoluti e gli obblighi morali: siamo liberali e aborriamo qualsiasi estremismo, non solo politico, ma anche riferito alla conoscenza musicale e alla sua “fruizione consapevole” che, in quanto tale, deve essere libera e scevra da ogni dettame imposto. Ecco perché una qualsiasi nostra normale recensione non esordirà mai con un ordine di ascolto, non sarebbe nelle nostre corde; purtroppo però oggi non siamo alle prese con una normale recensione e inoltre, lo confessiamo, ci sentiamo anche parecchio sotto pressione nel dover espletarla, indi per cui ci troviamo a dover utilizzare una deroga del nostro codice ed esortare tutti quanti (che speriamo siano pochi) non l’abbiano già fatto ad ascoltare l’album Revolver dei The Beatles. Facciamo ciò per ragioni tanto alte quanto semplici, ci troviamo di fronte ad uno dei dieci album musicali più importanti di tutti i tempi e ad un patrimonio insindacabile della storia della musica. Composto assieme al successivo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band nel biennio ’66-67, un periodo in cui i Nostri rappresentavano una sorta di insieme di Re Mida artistici, Revolver è a discrezione la vetta o quasi della loro discografia; quello che a prima vista potrebbe sembrare un discreto e ben confezionato album pop è in verità un compendio di diverse attitudini e diversi approcci stilistici che fusi insieme dettero vita a qualcosa di irripetibile. La maturità dei quattro “scarrafoni” inizia già nel precedente Rubber Soul, dove si cominciano ad intravedere sprazzi di psichedelia e sperimentazioni in progressione rispetto al suono basilare di Help e affini, inserti folk e in generale un passaggio accennato all’anima maggiormente “rock” che costituirà il futuro della band e ne decreterà la definitiva leggenda.

Tutto ruota attorno ai due fulcri del gruppo, vale a dire il sicuramente compianto John Lennon e il “forse” ancora vivo Paul McCartney, due primedonne e due geni assoluti che per un breve periodo assieme sono riusciti a cambiare l’essenza e gli stilemi della musica in quanto tale. Il primo è il fautore della componente più, per così dire, orientaleggiante e allucinogena del platter in questione, la più sognante, che tocca l’apice nella celeberrima e conclusiva Tomorrow Never Knows: il suono del sitar iniziale ci “trascina nella corrente”, per rubare una frase del testo, e apre le porte ad una sensazione di totale smarrimento simile a quella che si dovrebbe provare a seguito di assunzione di LSD. La voce di John modificata in studio e la batteria essenziale ma ipnotica di Ringo Starr sono artisticamente sopraffini, realizzati ad hoc per ammaliarci e farci smarrire interiormente. La “canzone acida”, per usare le parole dell’autore di Imagine, di Revolver è però She Said She Said, scritta in solitaria dopo un festino a base di strumenti lisergici, a cui partecipò anche l’attore Peter Fonda e i Byrds al completo, con i quali stettero tutta la notte a disquisire di vita e morte in una vasca da bagno: suono della sei corde e voce sono perfettamente allineati in un aurea di leggerezza, spensieratezza, una canzone delicatissima ma che non deve essere derubricata a semplice composizione pop come se ne sentono tante. Analoga nelle intenzioni ma non nella qualità (poiché superiore) è I’m Only Sleeping, cantilena diventata poi inno al dolce far niente che rimane impressa facilmente dal primo ascolto grazie ad un’orecchiabilità decisamente superiore alla media e una coralità azzeccatissima. Per quanto riguarda l’altro plenipotenziario, l’ancora oggi attivo Paul McCartney, possiamo attribuirgli la maggior parte delle sezioni classiche pop e tutti gli annessi e connessi riguardo le idee sperimentali; se per Lennon e la sua filosofia la traccia esplicativa è l’ultima dell’album, per Paul lo sono senza dubbio Eleanor Rigby e i suoi archi malinconici che disegnano storie popolari a metà tra il reale e l’inventato, per una rappresentazione della solitudine umana riprodotta al meglio, Here, There and Everywhere, creazione preferita dello stesso Paul e inseribile nel classico scompartimento nominato “love songs” con strizzate d’occhio ai Beach Boys (loro diretti competitors dell’epoca), la famosissima e inflazionatissima Yellow Submarine, che non deve essere sottovalutata a causa di queste premesse e Good Day Sunshine, due minuti di pura libidine melodica, corale, artistica, mascherata come sempre sotto l’ingannevole copertura pop e “for the masses” come direbbero i Depeche Mode. Ma compieremmo un errore madornale se non citassimo altresì i ruoli dei rimanenti membri, di George Harrison specialmente, il quale compone due dei migliori pezzi di Revolver: Taxman, probabilmente il pezzo più impegnato socialmente del quartetto e dotato di un ritornello da far girare la testa, realizzato dal chitarrista non appena si rese conto dell’altissima tassazione vigente in Inghilterra che si appropriava di un’esorbitante fetta dei guadagni del gruppo, e Love You To, espressione viva dell’introduzione alla musica folk indiana effettuata in compagnia del Maestro Ravi Shankar, un viaggio spirituale simile a Tomorrow Never Knows nelle intenzioni ma completamente differente all’atto pratico, con il sitar in primissimo piano e la voce di Harrison che segue lo stile kyhal degli autoctoni asiatici ed ergendosi quasi ad un’eco fuori campo, un suono divino che sopraggiunge da livelli superiori dell’essere. Infine esiste, è palpabile, il contributo importante del batterista, Ringo, quale collante umano dei due poli primari più il terzo borderline che era Harrison, una personalità meno esorbitante che fu in grado di fungere da trait d’union tra diversissime influenze e servire con la sua essenziale tecnica la più citata ed ascoltata band dell’epoca contemporanea.

Cos’altro dire di Revolver? Uno spaccato di cultura popolare piuttosto che un semplice LP, un monumento a quella forma d’arte che per molti ancora è “solamente” musica e non meriterebbe una sala dedicata nelle principali rassegne mondiali, un reperto che mantiene intatta la propria luce da più di mezzo secolo e che continuerà a mantenerla per altrettanto tempo e oltre. I Beatles, con il suddetto lavoro, hanno certificato il loro ingresso nell’Olimpo mentre con il successivo scaleranno diverse posizioni fino alla cima più alta, e da lì osserveranno cinquant’anni di musica, di qualsiasi genere, qualità e provenienza, con la consapevolezza (e anche un po’ di sana altezzosità british) che tutto ciò non li spodesterà nemmeno di un centimetro dal loro scranno.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
71.53 su 15 voti [ VOTA]
Area
Martedì 27 Agosto 2019, 12.58.14
31
@Joey DeFilippi, Si hai ragione. Comunque nel caso dei Beatles é spesso difficile leggere recensioni non di parte e lo dico io che é una delle mie band Pop/Rock preferite.
Joey DeFilippi
Domenica 25 Agosto 2019, 12.54.45
30
Io di base cerco sempre di poter leggere un’opinione che non sia “lecchina" (cit.), il problema semmai è riuscire a trovare intenditori/appassionati di musica che abbiano realmente un pensiero indipendente e originale. Di Scaruffi non ho una conoscenza approfondita per cui non posso esprimermi in maniera esauriente, quando capita leggo le sue recensioni, allo stesso modo in cui leggo quelle di altre persone (più o meno esperte), tutto lì; le storie e le eventuali polemiche sul suo personaggio non mi entusiasmano.
Area
Venerdì 23 Agosto 2019, 13.44.45
29
@Joey De Filippi e Replica: il problema é che spesso si tende a non valutare in modo obbiettivo le cose e ogni tanto é interesante anche leggere un opinione meno "lecchina" di cose universalmente riconosciute come classici. Detto questo insisto nel dire che per me i Capolavori i Beatles avevano cominciato a farli da qui fino a Let it be. Gli album precedenti erano belli, orecchiabili, ma all'epoca non erano nient'altro che dei prodotti in salsa "Teen" (eccetto parzialmente Rubber Soul che ha preparato il terreno per Revolver), come mai da questo disco in poi sono sparite le ragazzine urlanti? Va beh che da qui a poco avrebbero smesso di suonare dal vivo perché ai loro concerti andava gente sempre più matta nel vero senso del termine...
Joey DeFilippi
Giovedì 22 Agosto 2019, 19.55.34
28
Boh, a me è capitato diverse volte di leggere alcune delle cose scritte da Scaruffi e lo considero alla stregua di tanti altri appassionati di musica; non mi sono mai soffermato sul suo approccio, limitandomi semplicemente a leggere le sue disamine musicali. In linea generale, comunque, apprezzo quelli che (in qualunque campo) hanno un punto di vista originale o per meglio dire, altro rispetto a quello che è il pensiero dominante.
Replica Van Pelt
Giovedì 22 Agosto 2019, 18.31.47
27
@Area Scaruffi fa il suo lavoro e io sento la musica in modo diverso da come la sente lui,non giudico il suo lavoro ma il suo approccio "definitivo/biblico" che ha fatto la sua fortuna e la sfortuna di chi si avvicina per la prima volta ad un gruppo.
Crimson
Giovedì 22 Agosto 2019, 16.10.43
26
@Area beh grazie, Beatles e R. Stones sono tra i gruppi più famosi del pianeta, sono delle icone "pop" mi pare pure normale che siano meno conosciuti. È come chiedere ad un pubblico generalista chi conosca tra Genesis o Gong nel prog rock '70 o tra Metallica e Sodom (nome a caso) nel thrash metal. Per chi si interessa di progressive rock in senso lato (compreso "Kraut" Rock), psichedelia, rock sperimentale e "art-rock", RIO e avantgarde rock e/o in generale il rock anni '60-'70 sono tutti nomi giustamente noti e anche piuttosto amati da pubblico specifico (di quei generi dico) e da critica. Poi, che Scaruffi si sia fatto un nome in Italia per la dura critica ai Beatles, per le classifiche dei "migliori del rock" tutte improntate sostanzialmente su un certo tipo di rock quello "avanguardistico", che abbia anche contribuito a far girare certi nomi ad un pubblico più generalista che non sapeva chi fossero (sempre in Italia, all'estero credo manco sappiano chi sia nonostante il sito sia scritto anche in inglese) è un altro discorso
Area
Giovedì 22 Agosto 2019, 15.38.51
25
@Crimson, non sono sconosciuti ovviamente, ma si intendeva dire che fanno roba meno facile e certamente meno nota rispetto ai Beatles o ai Rolling Stones.
Crimson
Giovedì 22 Agosto 2019, 15.24.04
24
Se pensate che gente del calibro di Frank Zappa, Captain Beefheart, Faust, Robert Wyatt ecc siano "sconosciuti" portati in gloria da Scaruffi possiamo chiudere pure Internet.
Area
Giovedì 22 Agosto 2019, 13.16.23
23
@Galilee, io semplicemente come dicevo faccio il ragionamento dell'appassionato maniacale di storia che si va a leggere la storia ufficiale e quella revisionista per avere un punto di vista più completo. In realtà pure io penso che il diminuire il valore a band o dischi epocali in favore di uscite meno "facili" sia un modo per fare gli intellettualoidi... ad esempio parlando di Beatles io ho un amico che reputa dischi come "Sgt Pepper", "Magycal Mistery Tour" e addirittura anche "Aoxomoxoa" dei Grateful Dead come delle commercialate non realmente psychedeliche e mi tira fuori dei nomi di band oscurissime dell'epoca e di altre venute fuori dopo quel periodo fino a band "Stoner" recenti.
Galilee
Giovedì 22 Agosto 2019, 12.51.20
22
Dal mio punto di vista Uno Scaruffi non ha nulla più di noi che ascoltiamo musica da una vita in maniera maniacale. Se poi si vuole dare importanza a gruppi meno conosciuti non c'è bisogno di affossare altri. Sennò il tutto serve solo a darsi un tono. Per me Scaruffi vale zero. Una vostra opinione la ritengo molto più credibile e stimolante.
Area
Giovedì 22 Agosto 2019, 12.46.29
21
@Voivod e Replica, Io l'opinione di Scaruffi la rispetto, ho letto parecchi libri a tema musicale, credo che ogni consumatore serio di musica che non sia necessariamente un collezionista ma anche un moderato "compratore" di dischi su Cd e Vinile abbia interesse nel leggere questo genere di cose... nel senso... come é stato fatto notare l'opinione di Scaruffi é soggettiva ma é tenuta in seria considerazione perché lui é un reale intenditore di musica, ma la sua opinione non é il vangelo appunto. Tuttavia bisogna o bisognerebbe approcciare il tutto come quando vuoi informati su un determinato periodo storico, in quel caso penso che vada letta la storia "ufficiale/dei vincitori" e pure quella "revisionista" e se non bastasse un ulteriore versione per avere più punti di vista e farsi una propria idea in merito. Scusate il tono pseudo filosofico/intellettuale della risposta.
Replica Van Pelt
Martedì 20 Agosto 2019, 20.03.52
20
@Rob Basta la musica,scaruffi è un di più,come la plastica.
Rob Fleming
Martedì 20 Agosto 2019, 19.15.25
19
Bravo @Replica. A una domanda precisa su come ha fatto a valutare tutti i dischi cui assegna voti ha risposto che a lui basta un ascolto, motivando il fatto che se un critico letterario o cinematografico non ha bisogno di leggere 2 volte un libro o guardare 3 volte un film, lui può stabilire che Beatles, Bowie, Pink Floyd sono "bufale" senza originalità mentre, ovviamente, Zappa, Velvet Undergound, Cap Beefheart e compagnia sono l'apice. E più un album è "strano" - e qui mi limito - e più è degno. E non andiamo sul rock duro o metallo perché si scade nel delirio più puro. Sui Beatles la querelle è nota e in fin dei conti ha fatto la sua fortuna. È comunque qualcuno da leggere e "studiare" per poi farsi una propria idea
Replica Van Pelt
Martedì 20 Agosto 2019, 18.49.27
18
@Voivod Scaruffi ha giudicato/sentenziato che Let it Be si merita un bel 4 (praticamente un album cesso nella storia della musica),Scaruffi scrive quello pensa e credo reputi giusto (le parole hanno un suo peso=responsabilità),ed è libero di scrivere e pibblicare quel che ritiene più giusto.Ma per fortuna riguarda solo lui e personalmente non me ne può fregare di meno.Quello che mi da noia è la spocchia (proprio da sentenza assoluta) con cui giudica (o si permette di giudicare).Che sia un album da 10 o da 4,ma la musica "la sente"?.
Voivod
Martedì 20 Agosto 2019, 16.27.20
17
Al di là dell'album (giustamente un capolavoro della musica rock e tra le cose migliori incise dai 4), vorrei spezzare una lancia in favore di Scaruffi. Lo seguo da anni (ho pure comprato le sue enciclopedie del rock e del jazz) e ho sempre notato che, con le sue valutazioni, spesso ampiamente impopolari, ha sempre cercato di "sgonfiare" tanti artisti spesso sopravvalutati e recuperare nomi sconosciuti ai più, ma pionieri di un certo modo di fare musica (Captain Beefheart, Suicide, Faust, Gun Club, Residents,...), artisti spesso sperimentali e "difficli", che hanno scelto strade impervie tramite proposte musicali decisamente poco radio friendly. I "5" dati ad album quali "Revolver", "Rubber Soul", "News Of The World" e "A Trick Of The Tail", tanto per fare qualche esempio di album normalmente acclamati a furor di popolo, vanno per cui interpretati, a mio parere, come una provocazione, riducendone comunque l'importanza artistico/innovativa rispetto a tanto materiale sonoro inciso, chessò, da Zappa, The Residents e Robert Wyatt. Inoltre, se ragionate sul titolo di queste enciclopedie ("Una Storia della Musica Rock" e "Una Storia della Musica Jazz"), noterete l'articolo indeterminativo: ciò non eleva, appunto, la disanima di Scaruffi come qualcosa di assoluto (come invece vorrebbero intendere tanti "giornalisti" musicali), ma di soggettivo.
Area
Lunedì 19 Agosto 2019, 13.51.15
16
L'ultimo disco in cui i Beatles hanno ancora la loro classica immagine con la pettinatura moptop e sbarbati e il vero inizio Psichedelico... in Revolver i Beatles smettono di essere "Teen" definitivamente e infatti da questo punto in avanti sono usciti i loro veri capolavori.
InvictuSteele
Sabato 17 Agosto 2019, 16.57.24
15
Il miglior album dei Beatles.
Andry Stark
Sabato 17 Agosto 2019, 3.25.25
14
Il primo capolavoro assoluto dei Beatles (senza nulla togliere al precedente, altro capolavoro, Rubber Soul), per me un pelino sotto ai due apici Sgt. Peppers e Abbey Road ed insieme ad essi sono uno dei motivi principali per la quale amo incondizionatamente il quartetto di Liverpool. Un album che suona fresco, leggero, allegro e almeno per me attuale (molto probabilmente una ho detto una cazzata ma per me è così attualmente), almeno una volta a settimana devo spararmi a tutto volume questo capolavoro. Voto 99 (solo perchè il 100 va ai due album sopra citati)
DEEP BLUE
Venerdì 16 Agosto 2019, 12.56.10
13
A proposito di songs del 1966 "Eight Miles High" se la batte con "Tomorrow Never Knows" come intuizione "psichedelica"
DEEP BLUE
Venerdì 16 Agosto 2019, 12.49.35
12
Secondo me un disco fantastico. Con un suo mood "dark" che lo differenzia dallo scintillante Rubber Soul. Due facce della stessa medaglia. Unica pecca, tra tante gemme, Yellow Submarine... forse perche' troppo usata e sputtanata nei cori da stadio. Lennon Mc Cartney sono una coppia di compositori fantastica. L'unuca cosa che gli fa veramente concorrenza nel 66 e' il Fifth Dimension dei Byrds
Replica Van Pelt
Mercoledì 14 Agosto 2019, 15.22.01
11
Scaruffi ha le sue verità incrollabili,si può essere daccordo o meno ma tanto lui non fa una piega,io non ho le sue certezze (magari) ma solo delle impressioni,non disprezzo i Beatles,anzi,sono forse il gruppo a cui sono più legato,ma questo continuo osannarli per qualsiasi cosa abbiano fatto o detto mi sembra eccessivo,sono esseri umani come chiunque altro,e quindi sono passabili di errori come tutti noi,e la parola "perfezione",ciascuno la penserà come vuole,ma per me non esiste,non ci sono dei parametri che stabiliscono come e cosa e quanto debba rappresentare la perfezione,è tutto molto soggettivo e il mondo molto complicato per avere una sua perfezione.Ecco,Pet Sound per me rappresenta quell'album maturo (compositivamente e suono) che non riesce ad essere Revolver (ma anche SGT in qualche modo),poi i brani sono carini ma li sento ancora legati allo schema Beatlesmania,dovrò aspettare l'album bianco (in fondo nemmeno tanto) per trovare un basso che sia basso,una chitarra che sia chitarra,una batteria con un suo suono,composizioni finalmente mature.Poi magari sbaglio,non mi sento di avere la verità in tasca,sono appunto impressioni che non vogliono sminuire il lavoro dei Beatles ma nemmeno incensarli indiscriminatamente.ciao
Rob Fleming
Mercoledì 14 Agosto 2019, 10.03.34
10
Quoto, straquoto, iperquoto quanto scritto da @Galilee. Scrivere di immaturità compositiva, a mio avviso, è proprio sbagliato. Da Rubber Soul in avanti, o quanto meno da QUESTO disco in avanti, quei 4+1(Martin) hanno gettato le basi per (quasi) TUTTO. E se non l'hanno fatto sono stati omaggiati all'istante (Hendrix che coverizza dopo pochi giorni Sgt. Pepper) da altri pionieri. Con buona pace di Scaruffi
Galilee
Martedì 13 Agosto 2019, 22.06.55
9
Non capisco questi paragoni che continuo a considerare faziosi e inutili. Non me ne voglua Replica . Questo disco è la perfezione come tutti i successivi. E ogni canzone è il tasselli di un enorme mosaico multicolore. Basta pensare a taxman o a Eleanor rigby. Una l'antitesi dell'altra. Pet sound è tutt'altra cosa, è più unidirezionale, è meno rock, ed è molto meno vario e spontaneo nella sua perfezione. Reputo il disco dei BB un qualcosa di meraviglioso. Ma lo vedo molto distante da tutto ciò che hanno proposto i the Beatleas. E meno male mi vien da dire.
Replica Van Pelt
Martedì 13 Agosto 2019, 21.12.16
8
Un appunto,Tomorrow Never Knows vero capolavoro dell'album,e unico con qualità del suono paragonabile a pet sounds dei Beach Boys.
Replica Van Pelt
Martedì 13 Agosto 2019, 19.33.59
7
In realtà mi ha sempre lasciato sensazioni contrastanti,ancora oggi ,dopo ascolti e riascolti e sempre come riascoltarlo per la prima volta,cover bellissima ma nell'insieme album ancora "mediocre",dopo Rubber Soul forse mi aspettavo qualcosa di "sorprendente" cioè normale,cioè Rock,invece avrei dovuto aspettare l'album bianco.Compositivamente ancora immaturo,siamo sempre lì anche se si avverte un cambiamento,ma ancora è troppo di facciata,SGT. è ad un livello superiore (comunque quello che ci si aspetterebbe),per arrivare all'album bianco dove finalmente si spicca il volo.Ciao
Krok
Martedì 13 Agosto 2019, 14.33.06
6
Bella recensione ,però non viene citato Sir George Martin,il vero artefice della grandezza dei fab four...
Rob Fleming
Martedì 13 Agosto 2019, 13.17.16
5
Certo @Fabio, ricordi bene. Revolver è stata una delle prime cassette che ho avuto e mi fu regalata da un ragazzo molto più grande di me che sapeva della mia passione per i Beatles. In questo momento posso scrivere solo con il cellulare e quindi, diciamo, mi sento un po' limitato. Ricordo ancora le sensazioni che provai quando ascoltai per la prima volta Eleanor Rigby. Era talmente bella che non mi pareva reale. Ma quando arriverà il momento dell'Album Bianco e di Abbey Road...(unico appunto alla recensione e solo per rompere: nessuna parola per un gioiello come For No One, un McCartney al suo meglio)
progster78
Martedì 13 Agosto 2019, 12.05.18
4
Insieme al "Sergente" quello che amo di piu'. Tomorrow never knows geniale e avanti di mille anni per l'epoca in cui e' uscito.Voto 100.
Fabio Rasta
Martedì 13 Agosto 2019, 11.24.43
3
Complimenti a Simone. Fa un enorme piacere sapere che esiste un ragazzo del 97 in grado di disquisire con così tanta perizia su un indiscusso capolavoro registrato + di 50anni fa. Unico appunto personale leggere i depeche mode nello stesso capitolo di Revolver me fa arrevuta', ma d'altronde la recensione è tua ed è giusto che citi chi vuoi. Una domanda: come sopravvivi tra i tuoi coetanei, ti mimetizzi o cerchi di svegliarli musicalmente? Un saluto! /// Salutone anche a Rob Fleming, ancora preciso e puntuale, soprattutto su una recensione che aspettava da tempo, essendo uno degli Album della Sua Vita. Dico bene? Mi aspettavo in effetti un discorso + ampio da parte tua, ma bisogna dire che Simone ha fatto un ottimo lavoro, e a scendere maggiormente nei dettagli si potrebbe scrivere un libro solo x Revolver. A cominciare proprio dal dualismo citato con i BEACH BOYS, che ha portato a sublimi opere da una parte, e (forse) ad una grave depressione del povero WILSON dall'altra. Ciao Rob.
Rob Fleming
Lunedì 12 Agosto 2019, 23.34.49
2
Revolver è un capolavoro assoluto in cui il Genio si manifesta in tutto il suo fulgore e predominio. A mio avviso, invecchiato assai meglio del Sgt. Pepper, gode di uno stato di grazia compositivo che non è di questo mondo. I brani da citare? Tutti, con menzione per Eleanor Rigby, For no One e Tomorrow never knows. Senza contare che Harrison inizia a comporre brani in grado di competere e giocarsela con gli altri 2. Una conferma della grandezza di quest'album? Peter Steele ogni tanto ne coverizzava un pezzo. 100
duke
Lunedì 12 Agosto 2019, 18.40.15
1
guarda qua ...il disco dei Beatles che piu' mi piace....arte pura....
INFORMAZIONI
1966
Parlophone
Rock
Tracklist
1. Taxman
2. Eleanor Rigby
3. I’m Only Sleeping
4. Love You To
5. Here, There and Everywhere
6. Yellow Submarine
7. She Said She Said
8. Good Day Sunshine
9. And Your Bird Can Sing
10. For No One
11. Doctor Robert
12. I Want to Tell You
13. Got to Get You into My Life
14. Tomorrow Never Knows
Line Up
John Lennon (Voce, Chitarra)
Paul McCartney (Voce, Chitarra, Basso, Pianoforte)
George Harrison (Voce, Chitarra, Basso, Sitar, Tamburello)
Ringo Starr (Voce, Batteria, Percussioni, Tamburello, Maracas)
 
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