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Timo Tolkki`s Avalon - Return to Eden
12/08/2019
( 741 letture )
Non si può certo dire che prima dell’uscita di questo Return to Eden la carriera di Timo Tolkki fosse all’apice. Vista la serie di lavori insufficienti o poco più targati Revolution Renaissance e Symfonia, il suo terzo album col moniker Timo Tolkki's Avalon era atteso per stabilire se egli potesse ancora riproporsi in maniera realmente interessante. Dopo due album usciti nel 2013 e nel 2014 che ci avevano presentato il musicista su livelli accettabili ed un vuoto di circa cinque anni, era necessario per lui stabilire un nuovo e solido punto di partenza per tornare sulla scena. Il chitarrista di Nurmijärvi lo ha fatto avvalendosi di uno stuolo di collaboratori il cui CV parla per loro, quindi capaci di garantire un risultato importante. Sopra tutto, però, si è affidato ad un personaggio decisamente noto e dalle indiscutibili qualità quale Aldo Lonobile.

In generale, comunque, è in un certo senso il "giro" Secret Sphere ad essere direttamente responsabile del risultato finale, data la presenza anche di Andrea Buratto al basso e di Antonio Agate alle tastiere, ma per quanto riguarda la formazione stabile del gruppo, rilevante è anche il lavoro di Giulio Capone (Moonlight Haze, Bejelit, Temperance). Todd Michael Hall segna con la sua prestazione il primo, buon pezzo del CD, intitolato Promise. La canzone è aggressiva, ben scritta e ben suonata, predisponendo bene verso il resto della scaletta, così come la seguente title-track, altra composizione piacevolmente riuscita che vede all’opera il trio Mariangela Demurtas/Zachary Stevens/Todd Michael Hall. Anneke Van Giersbergen arriva ad impreziosire Hear My Call, un brano godibile e costruito con grande criterio, ma non certo sconvolgente nel suo sviluppo. Hall si trova poi a suo agio in Now and Forever, dall’arioso ritornello tipicamente power metal. Piuttosto di maniera, eppure anche questa piacevole Miles Away, con Zachary Stevens a fare il suo e poi Eduard Hovinga a "timbrare" Limits, pezzo che si occupa di aumentare il ritmo mostrando la parte più aggressiva del lavoro in analisi. La Van Giersbergen si riprende il microfono con We Are The Ones, altro brano di per sé stesso non certo sconvolgente, che viene affidato ad una cantante la quale sarebbe capace di valorizzare anche la musica di uno spot contro la dissenteria fulminante riuscendo a farlo senza sforzo apparente; e non è un doppio senso. Godsend rappresenta la classica ballata che non può mancare su ogni disco power che si rispetti e Mariangela Demurtas ne ottiene probabilmente il massimo, visto che anche stavolta siamo nel campo del gradevole, ma non certo del trascendentale. Il pezzo sfrutta anche una qualità esecutiva di alto livello messa in campo da ogni strumentista all’opera, qualità costante di questo CD. Da annotare la presenza di Chiara Tricarico ai cori. Con Give Me Hope si registrano sia il ritorno di Hovinga che un nuovo aumento dei BPM, stavolta su livelli medi, ma all’interno di un brano poco incisivo, così come Wasted Dreams. Quest’ultima è elegante, bene arrangiata, ma senza vere frecce al proprio arco e poco convincente nella parte vocale, con Stevens non sempre calato nella realtà di questo disco. Soddisfacente una certa aria AOR/HR anni 80 molto gradita ad una larga fascia di appassionati. CD che si chiude con Guiding Star, altro brano elegante e ben bilanciato tra potenza, espressività e melodia e la voce della Demurtas. La versione con Japan Bonus Track contiene anche l’adattamento orchestrale di Godsend a chiudere definitivamente le danze mettendo bene in luce le parti vocali e risolvendo la pratica senza ricorrere ad inutili orpelli, bensì con misura ed una certa classe, evitando di appesantirla in maniera sgradevole.

Se si mette a confronto Return to Eden con gli ultimi lavori targati Timo Tolkki's Avalon, ma sopra tutto allargando lo sguardo oltre, i progressi si notano di certo. Relativi rispetto ai dischi editi sotto questo moniker, enormi rispetto al lavoro come Revolution Renaissance e Symfonia, da prendere come termine di paragone più per le condizioni generali di Tolkki come uomo, che come musicista. L’album è molto professionale, le orchestrazioni discrete e riuscite, la batteria di ospiti di elevato spessore, la scrittura stile anni 90 spesso "di sicurezza" (un fatto comprensibile, dato quanto sopra) e di tanto in tanto capace di colpire nel segno senza mai cadute di tono vere e proprie che vadano al di là di un formalismo – anche negli assoli di chitarra, nel complesso comunque molto ben fatti - che a ben guardare, potrebbe essere classificato come proprio del genere. Eppure, a scavare appena un po’ in profondità ci si accorge presto che non è tutto oro quello che luce e che alcuni dubbi sulla paternità effettiva di questo lavoro possano legittimamente sorgere. Come abbiamo detto, al fianco di Timo agisce con il pieno avallo della casa discografica un personaggio del calibro di Aldo Lonobile, il quale risulta essere co-produttore dell’album, probabilmente degli arrangiamenti e con Tolkki accreditato solo come "lead guitars". Ciò che più importa, però, è che a quanto pare l’apporto alla scrittura del finlandese è minoritario, con Lonobile a mettere lo zampino praticamente ovunque. E non è un caso, quindi, che il mood generale del CD ricordi molto da vicino altre sue cose. La valutazione finale parla in ogni caso di un album piacevole e comunque superiore a ciò che molti si attendevano, pur non incantando di certo. Però, i dubbi che riguardano la sua effettiva paternità d’insieme inducono a domandarsi fino a che punto sia effettivamente merito di Tolkki nonostante la sua ottima prova o non piuttosto dei musicisti scelti per lavorare con lui. Segnatamente di Lonobile. Nella risposta a questa domanda è scritto sia l’atteggiamento nel giudicare il disco che, probabilmente, una parte del futuro di Timo.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
40.75 su 4 voti [ VOTA]
xXx
Sabato 17 Agosto 2019, 14.11.05
8
non male dai. fatto con mestiere. peccato x tolkki che non ha scritto lui i pezzi, quoto post 3 e 7
Radamanthis
Sabato 17 Agosto 2019, 11.07.42
7
Sono praticamente cresciuto con gli Stratovarius (e band affini a metà anni 90...) dopo aver iniziato ad amare il Rock / Metal grazie ai Guns n' Roses qualche anno prima e devo dire che provo un grande affetto per Tolkki & c. Però certamente non posso non quotare al 1000000 % il post n. 3. E pensare che scriveva dei capolavori questo Artista. Peccato. Il disco in per se si giostra sulla sufficienza, voto 65.
JC
Mercoledì 14 Agosto 2019, 21.05.58
6
è un buon disco, con un super cast. L'ho comprato per affetto verso Timo e non mi sono comunque pentito. Alla fine forse è il migliore della trilogia degli Avalon. 75.
fasanez
Mercoledì 14 Agosto 2019, 19.23.06
5
Wonderboy, canzone tra l'altro bellissima. Ero veramente curioso di questo lavoro, specialmente per Stevens, oltre alla 'stima' che ho per timo. Ma da tutte le recensioni sembra sua proprio zak l'anello debole, oltre al lavoro in se. Lo ascolterò con calma per curiosità senza grosse aspettative.
Wonderboy
Mercoledì 14 Agosto 2019, 18.22.08
4
Curioso come anche i Savatage avessero una canzone intitolata Miles Away e cantata da zak stevens
dani3121
Mercoledì 14 Agosto 2019, 14.31.52
3
Certo che un disco a nome Tolkki dove le chitarre le suona un altro e le canzoni non sono scritte nemmeno da lui,la trovo una cosa ridicola
Maurizio
Mercoledì 14 Agosto 2019, 0.06.34
2
Un disco troppo moscio, nulla da segnalare di buono Mi spiace
Figalord
Martedì 13 Agosto 2019, 23.52.13
1
Chiunque abbia fatto il disco poco importa perché è di una noia mortale.. mi spiace per Tolkki...
INFORMAZIONI
2019
Frontiers Records
Power
Tracklist
1. Enlighten
2. Promises (feat. Todd Michael Hall)
3. Return To Eden (feat. Mariangela Demurtas/Zachary Stevens/Todd Michael Hall)
4. Hear My Call (feat. Anneke Van Giersbergen)
5. Now And Forever (feat. Todd Michael Hall)
6. Miles Away (feat. Zachary Stevens)
7. Limits (feat. Eduard Hovinga)
8. We Are The Ones (feat. Anneke Van Giersbergen)
9. Godsend (feat. Mariangela Demurtas)
10. Give Me Hope (feat. Eduard Hovinga)
11. Wasted Dreams (feat. Zachary Stevens)
12. Guiding Star (feat. Mariangela Demurtas)

Line Up
Timo Tolkki (Chitarra solista)
Aldo Lonobile (Chitarre)
Andrea Buratto (Basso)
Antonio Agate (Piano, tastiere)
Giulio Capone (Batteria, piano, tastiere)

Musicisti ospiti
Todd Michael Hall (Voce)
Anneke Van Giersbergen (Voce)
Mariangela Demurtas (Voce)
Zachary Stevens (Voce)
Eduard Hovinga (Voce)
Chiara Tricarico (Cori traccia 9)
Santtu Lehtiniemi (Chitarre)
 
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