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Steven Wilson - Insurgentes
17/08/2019
( 501 letture )
Primo lavoro dichiaratamente da solista di Steven Wilson Insurgentes, il cui nome deriva da un viale di Città del Messico dove il disco è stato principalmente registrato, è un album che vede protagonisti musicisti d'eccezione spesso facenti parte di altri gruppi celebri. Il loro contributo ha dato vita ad un album ricchissimo di sfaccettature e poliedrico, ma organico e omogeneo: le influenze da vari generi ed esperienze di militanza in diverse band si percepiscono volutamente, ma non eccedono l'unicità del disco e la volontà wilsoniana. In questo album la fusione tra atmosfere cupe e drone, a tratti industrial e stoner nella sua accezione più oscura, e temperature più distese, in una malinconica ed inquietante nostalgia, rapisce l'ascoltatore proiettandolo in più strati d'universo: non è facile assimilare brani differenti quali No Twilight within the Courts of the Sun e Only Child, ad esempio, ma si percepisce intuitivamente che sono parte dello stesso album, dello stesso viaggio in cui i pixel si sfumano e si compenetrano, in cui il singolo riproduce se stesso infinite volte in infinito spazio.

Il pezzo d'apertura, Harmony Korine, è forse il più orecchiabile dell'album, probabilmente soprattutto per chi conosce i lavori dei Porcupine Tree, le cui sonorità sono richiamate sia a livello di linea vocale che di ritmica. Il brano ispira una riflessione scandita anche dalle parole rarefatte che si legano alla chitarra solista dal riff costante, così come costante è il crescendo che si instaura tra la strofa e il ritornello. Convivono e si condensano i suoni puliti e quelli più distorti, dando sempre l'impressione di trovarsi nel mezzo tra gli struggenti e paranormali acuti e i bassi maggiormente ctonî, tra le doppiezze e gli enigmi percepibili come caratteristiche delle composizioni wilsoniane. Il brano si manifesta in dimensioni non direttamente accessibili e afferrabili, complici le tastiere che nell'intero album costituiscono una sorta di collante psichedelico. La traccia in maggior misura definibile progressive è la già citata No Twilight within the Courts of the Sun, dal titolo (e non solo) che richiama i King Crimson: questa suite, nella quale partecipa anche Jordan Rudess, ha una texture molto densa e in essa si esprimono ampiamente le capacità dei chitarristi in assoli virtuosi azzeccatissimi, senza pecche o eccessi, e di Gavin Harrison alla batteria. C'è un che di alienante nella linea di basso, grosso sostegno del brano che comunque a sua volta muta, sulla quale si instaura il resto del pezzo, che alterna mood completamente differenti. Prima dell'attacco della voce si crea un mondo a sé stante, dato dalla chitarra solista che porta l'eco di epoche che hanno segnato la storia della musica. La voce indica uno scarto non definitivo con la prima parte: essa risuona ma in un'atmosfera completamente diversa, dal profilo più basso. Avverrà poi una maestosa sintesi tra le fasi, le tastiere cambieranno ancora tono alla totalità della canzone e poi la fine si ricongiungerà con l'inizio. Tutto questo portento conduce a Significant Other, brano che in certi punti assomiglia ad una delicatissima cantilena. La voce, maschile e femminile, culla l'ascoltatore facendolo vagare in un sogno sull'orlo di un precipizio che inaugura un viaggio nel tempo, un fluttuare accompagnato da suoni di tastiere che richiamano uno stato di lontananza, come le chitarre con un riff fondamentalmente fisso che penetra l'inconscio, dischiudendone memorie e storie. In modo completamente differente ma concettualmente simile Twilight Coda riesce a far viaggiare la mente grazie all'elegante pianoforte e agli effetti che trasportano in terre distanti, creando un sound quasi cinematografico. La chitarra acustica suonata da Steven Wilson è il tocco perfetto che dona armonia e respiro al brano. Segue Get All You Deserve, in principio composta esclusivamente da piano e voce -molto oscuri nella loro semplicità- e che poi vede l'ingresso di accordi distorti di chitarra e, a pioggia, di elementi sempre più dark seguiti da una voce che mantiene lunghe note evocando un timore quasi religioso. È l'abisso: tutto si impasta, il suono si avvicina ad un rumore raschiante e l'inquietudine avvolge ogni percezione. Il brano conclusivo Insurgentes è tutt'altro materiale: profonda ma dolce, è ben definita, poiché gli strumenti si distinguono particolarmente bene in un esito assolutamente nitido. Il pianoforte non suona grandi variazioni e si combina perfettamente con la voce, il basso di Michiyo Yagi dona un tocco di universalità e di assaggio di esotismo, terminando il brano e l'intero album come in un lungo sospiro.

Probabilmente uno dei migliori album di Steven Wilson solista a tutt'oggi, Insurgentes è un lavoro limato in ogni sua parte. Gli arrangiamenti sono d'eccezione, il suono è ottimamente calibrato e le composizioni non lasciano nulla al caso. La somma delle esecuzioni e interpretazioni di ogni artista forma un lavoro strettamente personale ma globale, universale e multidimensionale, facilmente apprezzabile per doti immediatamente riconoscibili.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
GT_Oro
Mercoledì 21 Agosto 2019, 14.18.53
6
@BlackSoul avevo sentito che con questo avrebbe coperto gli anni '90 e 2000 come sonorità, ma erano rumors
BlackSoul
Mercoledì 21 Agosto 2019, 8.21.29
5
Di questo disco ho sempre apprezzato molto il mood generale, oltre ai pezzi, è un album da ascoltare dall'inizio alla fine per poterlo capire. Harmony Korine forse è il mio pezzo preferito di Wilson, invece una Untitled nella tracklist ci sarebbe stata bene. @Gt_Oro tra l'altro sonorità elettroniche che sembra siano essere in primo piano nel nuovo disco, o così aveva lasciato capire
Rob Fleming
Lunedì 19 Agosto 2019, 11.21.22
4
A me piacque tantissimo, molto di più delle ultime uscite con i Porcupine Tree. La qualità è alta ed è innegabile. Poi ci sono e ci saranno sempre gli insoddisfatti che lo accuseranno di poca originalità. E allora? Se i risultati sono questi io non mi lamento. 80
GT_Oro
Lunedì 19 Agosto 2019, 8.32.41
3
Ottimo "esordio" solista di SW, forse ancora un po' troppo legato a quanto fatto con i PT. Imprescindibile l'ascolto insieme al suo secondo mini cd, che contiene perle assai oscure, come Port Rubicon, Untitled e Puncture Wound, che fra l'altro indicheranno anche in parte la via di quelle sonorità elettroniche che inserirà in ogni album successivo.
livio
Lunedì 19 Agosto 2019, 2.47.38
2
bellissimo ma il bello deve ancora venire . 85
Galilee
Sabato 17 Agosto 2019, 21.43.30
1
L'unico che ho di Wilson. Un buon disco ma nulla di trascendentale. 75
INFORMAZIONI
2008
Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. Harmony Korine
2. Abandoner
3. Salvaging
4. Veneno para las hadas
5. No Twilight within the Courts of the Sun
6. Significant Other
7. Only Child
8. Twilight Coda
9. Get All You Deserve
10. Insurgentes
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarra elettrica e acustica, Basso, Tastiera, Pianoforte elettrico, Glockenspiel, Programmazione, Arrangiamento strumenti ad arco, Armonium, Celesta, Pianoforte, Sintetizzatore, Percussioni, Mellotron, Loop di chitarra)

Musicisti Ospiti:
Clodagh Simonds (Voce nella traccia 6)
Susana Moyaho (Voce nella traccia 7)
Mike Outram (Chitarra elettrica nelle tracce 5 e 8)
Dirk Serries (Chitarra drone nelle tracce 3, 9)
Sand Snowman (Chitarra acustica nelle tracce 2 e 8, Flauto dolce nella traccia 4, Percussioni nella traccia 8)
Theo Travis (Flauto wah nella traccia 2, Clarinetto nella traccia 4)
Dave Stewart (Arrangiamento strumenti ad arco nella traccia 3)
The London Session Orchestra (Strumenti ad arco nella traccia 3)
Jordan Rudess (Pianoforte nelle tracce 4, 5, 8)
Tony Levin (Basso nelle tracce 5, 6)
Michiyo Yagi (Basso koto a 17 corde nella traccia 10)
Gavin Harrison (Batteria nelle tracce 1, 2, 3, 5, 6, 7, 9 e piatti nella traccia 4)
 
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