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Batushka - Hospodi
20/08/2019
( 1167 letture )
Detto onestamente, gli ultimi avvenimenti in casa Batushka mi hanno lasciato interdetto. Il gruppo polacco è passato infatti, nel giro di pochi anni, dall'essere uno dei più acclamati progetti musicali della scena black metal attuale, con tanto di lunghi tour in giro per il mondo, ad assomigliare sempre di più -specie dopo lo scioglimento e i lunghi dissidi interni alla band- a una soap opera di cattivo gusto e il tutto, ci tengo a ribadirlo, è avvenuto dopo un solo disco pubblicato. Di fatto in questi ultimi mesi siamo giunti ad avere due band chiamate Batushka, nate dalle ceneri del precedente progetto omonimo: una guidata dal chitarrista Krzystof Drabikowski e l'altra dal cantante Bartlomiej "Bart" Krysiuk. Come se non bastasse però, come un fulmine a ciel sereno entrambi gli act hanno deciso di pubblicare i propri lavori a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, in una vera e propria dimostrazione di forza, in attesa di capire quali dei due progetti conserverà legalmente il moniker. A questo punto viene da chiedersi se tutto questo polverone mediatico, seguito da ben due album in rapida successione dai rispettivi act non sia un'astuta mossa di marketing volta a monetizzare al massimo le vendite dei rispettivi lavori.

È bene chiarire subito che con Hospodi non ci troviamo di fronte ad un Litourgiya parte seconda, nonostante le coordinate sonore siano le stesse, prive però del deflagrante effetto sorpresa del debutto. Sono stati ripresi in buona misura gli schemi e le sonorità che hanno reso inconfondibile la musica dei nostri, ma in una veste più misurata, freddamente calcolata e meno ampollosa, resa ancora più professionale dalla produzione bilanciata che solo un colosso come la Metal Blade può offrire. Ciò nonostante è bene sottolineare che il disco è ben lungi dall'essere una pacchianata senza ritegno. Anzi, la creatura di Bartlomiej "Bart" Krysiuk ha modo di offrire diversi spunti decisamente interessanti, suonati e arrangiati certamente con una buona dose di mestiere, ma comunque permeati da quell'aura oscura che ogni disco black metal dovrebbe avere. Sin dall'iniziale doppietta Wozgls/Dziewiatyj Czas si viene catapultati in un impasto sonoro, in verità piuttosto catchy, a metà tra sferzate black complete di chitarre in tremolo, ritmiche di batteria serrate e degli evocativi cori, canti e controcanti ortodossi.
In generale fino a Polunosznica la musica fluisce in modo scorrevole, tra partiture più serrate, rallentamenti evocativi e gli onnipresenti cori posti ora a rafforzare l'impatto emotivo del brano, ora a riempire e dilatare l'atmosfera rendendola più ammaliante. Nella seconda parte del disco, però, si tende a sentire una certa stanchezza compositiva, dovuta principalmente ad una riproposizione di schemi e arrangiamenti che rendono i pezzi piuttosto simili l'uno all'altro. Si ha la sensazione che il disco sia riuscito solo in parte, principalmente perché alcuni brani suonano come meno curati e composti in modo più scontato e frettoloso. In particolare alcune progressioni strumentali suonano scolastiche e prevedibili, come per esempio nell'insistito riff posto a metà di Utrenia o nel caso della serrata Pierwyi czas, che è di fatto l'ennesima, piacevole ma non essenziale, variazione sul tema del black metal norvegese a metà tra il crudo assalto sonoro dei primi Darkthrone e l'epicità degli Immortal di At The Heart Of Winter. Tretij czas ha una cadenza vagamente doom e cerca di ipnotizzare con i suoi riff ossessivi, ma la noia sopraggiunge presto poiché in definitiva la canzone non offre reali motivi d'interesse: bocciata in toto. Stesso discorso per la successiva, ma migliore, Szestoj Czas, altro brano che non emoziona granché e risulta statico e ridondante a causa dell'evidente difficoltà –tra l'altro diffusa un po' in tutto il disco– da parte Bartlomiej Krysiuk a seguire col cantato il riffing delle chitarre. Chiusura dal titolo beffardo –che si riallaccia al primo album– affidata a Litourgiya: sei minuti per un brano saldamente piantato su minacciosi toni doom, riff stoppati e più evocativi canti liturgici blasfemi. Carina, ma anch'essa sofferente di una certa staticità che emerge dopo ascolti ripetuti.

Questi Batushka in definitiva convincono solo in parte, presentando una prima metà del disco pressoché inattaccabile e compatta e una seconda metà meno riuscita, poco ispirata e che presta il fianco a una composizione troppo frettolosa e impaziente. Pertanto Hospodi è un lavoro che procede su due velocità differenti, una più evocativa e memorabile capace di alzare le quotazioni del disco su standard più che discreti e una che invece ne affossa parzialmente la riuscita tra pezzi non brutti, ma poco curati –per non dire scialbi- o basati su progressioni scontate all'orecchio più avvezzo a certe sonorità. Inoltre l'album, per essere inquadrato al meglio, va infine preso per quello che è, tenendo ovviamente in conto le turbolente circostanze che ne hanno condizionato la genesi e cercando di evitare per quanto possibile scomodi paragoni sia con l'illustre predecessore che col "gemello" concorrente.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
46.37 su 8 voti [ VOTA]
Jan Hus
Mercoledì 21 Agosto 2019, 21.01.53
3
Copio Incollo Punto Omega. D’accordo anche con la recensione ma con un inizio da 8 pieno se non più e una fine da 65 la media è almeno 75. Pensa se, schifati dalla caciara dopo il primo album, la Gente non avesse ascoltato i Metallica e i Megadeth. Con tutti i distinguo del caso.
jack
Mercoledì 21 Agosto 2019, 16.36.48
2
l'ho acquistato dopo aver sentito il primo singolo, per me arriva tranquilla mente a 80comemedia dei brani e i primi 6 brani stanno pure sopra, Krysiuk fornisce un ottima prestazione, la produzione è ineccepibile, si avvicinano molto ai downfall of gaia dell'ultimo erethical, con quel tocco evocativo dei cori simil ortodossi, i VERI, batushka sono sicuramente quelli di drabikowski, non ve dubbio. che mantiene una impronta molto più marcata con il vecchio progetto. Due ottimi album con "difetti" complementari (guitar work per uno produzione e voce per l'altro). di sicuro entrambi pagheranno lo scotto della "guerra mediatica" tra i due mastermind. ormai basta pubblicare un paio di news di fila di qualcosa per scatenare l'irratabilità delle signorine del metal. La musica più che valida, il resto poco mi interessa.
Punto Omega
Mercoledì 21 Agosto 2019, 8.51.41
1
Il disco è di gran lunga migliore di quanto si racconti in giro. Sconta la pena di essere stato scritto da quelli che sono stati proclamati i falsi Batushka e pertanto viene attaccato a priori senza che gli sia data mezza occasione. L'analisi del recensore è azzeccata e, infatti bisogna ammettere che l'album si conclude sottotono. Forse avrei aumentato il punteggio finale in un sette pieno perché alcune canzoni sono comunque decisamente ben riuscite, ma tant'è... Infine, meglio questo o Panihida? Anche quì dipende da cosa si stia cercando. Entrambi gli album sono buoni ed entrambi gli album presentano dei difetti che ne pregiudicano la qualità finale. A voi la scelta.
INFORMAZIONI
2019
Metal Blade
Black
Tracklist
1. Wozglas
2. Dziewiatyj Czas
3. Wieczernia
4. Powieczerje
5. Polunosznica
6. Utrenia
7. Pierwyj Czas
8. Tretij Czas
9. Szestoj Czas
10. Liturgiya
Line Up
Bartlomiej "Bart" Krysiuk (Voce)
Pawel Jaroszewicz (Batteria)
 
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