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Gaahls WYRD - GastiR – Ghosts invited
24/08/2019
( 1101 letture )
Gaahl è un artista che difficilmente passa inosservato. Accantonando le vicissitudini che lo hanno portato via dai Gorgoroth e alla formazione dei God Seed, è comunque impossibile valutare GastiR – Ghosts invited senza tener conto del percorso di maturazione stilistica che vi si cela dietro. Infatti, partendo da un punto di vista generale, la nuova opera firmata Gaahl è indiscutibilmente frutto di un processo e una ricerca sempre coerente con gli intenti dell’artista. Durante l’ascolto si attraversano sonorità decisamente diverse tra loro, ma legate tutte da un unico filo conduttore, che segna il passaggio attraverso questa fitta nebbia gremita di fantasmi. È una nebbia strana, densa e atipica, che nel suo avvolgerci non nasconde immagini, bensì le evoca. Il sound generale dell’album possiede una rinnovata verve black metal , in cui si incasellano bene richiami a sonorità più tribali. Infatti, in alcuni punti emergono cadenze più evocative, frutto delle influenze derivate da un altro progetto musicale di Gaahl, i Wardruna.

Avendo quindi delineato gli estremi principali per approcciarsi all’opera, si può passare alla traccia di apertura dell’album, Ek Elirar. L’inizio è deciso e in puro stampo black, ma si avvertono ben presto delle particolarità che saranno presenti in tutto il disco. Mentre chitarra e batteria imboccano sin da subito un tunnel aggressivo di sfuriate e blast beat, la prima voce che ci accoglie è un rantolo prolungato. È interessante come l’atmosfera ricercatamente spettrale, già suggerita dal titolo e dalla copertina, si discosti da intenti ritualistici. Gli spettri che si insinuano nella testa dell’ascoltatore non sono stati evocati, sono loro a trascinare noi nel loro mondo e non il contrario. La versatilità della voce di Gaahl regala sempre esperienze coerenti e particolari. Il passaggio dai toni tetri all’harsh avviene con naturalezza, senza scomporre minimamente il flusso continuo e serrato con cui è iniziato e finirà il brano. Mentre chitarra e batteria sferragliano, l’operato di Eld al basso si fa notare e si rivela essenziale per coronare l’esperienza regalata da questa apertura. Il brano si chiude con un lugubre outro di chitarra e un canto litanico appena accennato, e la resa generale è tutto sommato positiva.
La breve calma della fine di Ek Elirar. viene subito travolta dalla particolare From the Spear. Insolita, ci accoglie con un torrente impetuoso di rullante, mentre la chitarra si prodiga in aperture e brusche cesure. Le urla dure, rocciose, si aggiungono al pool di voci che incontreremo durante l’ascolto, mentre i tonfi della batteria e il basso regalano un’ambientazione totalmente diversa da prima. Mentre in Ek Elirar la sensazione era quella di una miriade di spettri che ci tormenta, intrappolandoci in una foresta buia e senza via d’uscita, qui ci si sente schiacciati da qualcosa di molto più concreto e duro, una frana che ci viene addosso. A metà brano una chitarra stridula e dei suoni prolungati ci portano in una sezione più calma, in cui eccelle il dialogo tra basso e batteria. Un cantato nasale e riverberato subentra poi sul ritmo sostenuto, che si apre via via mentre ci si avvicina alla fine. Un ultimo capitombolo tra tonfi e rocce in caduta libera ci lascia impolverati a terra, concludendo così una delle tracce più particolari del lavoro.
Già dai primi due brani, quindi, si delinea il carattere poliedrico dell’album, che cambierà continuamente, pur oscillando tra atmosfere affini. Nuovi mondi, infatti, ci aspettano con la title track Ghosts Invited e Carving the Voices. Quest’ultimo è il brano più lungo, seguito da Veitzu Hve. Il cantato pulito continua sulle stesse corde, ma più caldo, più profondo. La traccia ha il chiaro intento di trascinare l’ascoltatore in un momento di stasi in cui le lente note della chitarra preparano la mente per un viaggio in cui non ci si aspettano brusche interruzioni. Infatti, nonostante il brano si incupisca con una voce sempre più graffiante e una batteria più serrata, lo sfociare nel litanico ripetersi del titolo è graduale, e si espande bene nei suoni e nella ritmica. A metà album si hanno quindi le due tracce più lunghe che, seppur con stili diversi, creano un’accoppiata decisamente ben posta, atta a creare un imponente muro sonoro divisorio.
The Speech and the Self è uno dei brani più interessanti dell’album. Dopo un intro abbastanza classico, ancora una volta voci cupe ci accolgono e nuovi spettri si aggiungono alla pletora che già ci stava infestando. Da qui il cantato si sposta su note più alte, con un suggestivo senso di abbandono, quasi sognante. Intanto, la chitarra evolve su giri melodici che rendono le sezioni strumentali tanto evocative quanto quelle cantate. Soprattutto il timbro vocale poi, evoca un nostalgico rimando a brani dei Gorgoroth come When Love Rages Wild in my Heart. La chiusura dell’album è affidata alla coppia di brani più antitetica dell’album. Through and Past and Past anticipa con la sua breve scarica violenta la lenta chiusura Within the Voice of Existence. Il connubio sembra essere il punto meno convincente dell’album, in cui si avverte la sensazione di aver perso un po’ il filo conduttore, nonostante i brani presi singolarmente siano entrambi godibili.

Nel complesso, GastiR – Ghosts Invited è decisamente un buon inizio per un progetto che si spera duri nel tempo e che non incontri intoppi. L’esperienza maturata da Gaahl nelle band passate è presente in ogni singolo brano. Più che una struttura sequenziale, l’album ha carattere orizzontale e bidimensionale. L’immagine più rappresentativa è quella di una sala circolare con otto porte, dietro le quali ci sono tutti gli spettri che Gaahl interpreta. La varietà di voci impiegate, infatti, sembra voluta per creare questo senso di pluralità, di entità diverse, ognuna appartenente a un mondo a sé stante, ma comunque interconnesso agli altri. Nelle voci pulite si hanno richiami al neofolk e a gruppi come i Rome, anche se non mancano i marchi di fabbrica presenti in altre opere di Gaahl.
È anche necessario menzionare l’ottimo lavoro svolto dal resto della band. Eld regala un basso tutt’altro che secondario, mentre la chitarra di Lust funge da albero motore su cui si imperniano gli altri elementi destinati alla ricerca di nuove sonorità. Infatti, la spina dorsale che ricalca l’impronta black risiede nelle sei corde. La chitarra, forte di questa responsabilità, con il suo rispetto della tradizione regala conferme, ma allo stesso tempo soffre a causa di un songwriting che in certi punti non risulta troppo ispirato, con pochi margini di libertà. Per tutta la durata dell’album si ha la sensazione che la cura della resa sonora e atmosferica sia stata meticolosa. Tuttavia, questa dedizione non si avverte allo stesso modo nella composizione dei brani -quantomeno non sempre- e ciò crea un fastidioso effetto "collo di bottiglia". In base al proprio personale punto di vista, questo esordio può essere visto come un ottimo trampolino di lancio verso una nuova era per Gaahl, che a quanto pare sa fare tesoro delle esperienze con le band passate e non vede l’ora di dimostrarlo. Volendo essere intransigenti, si potrebbe dire che per un veterano del genere, GastiR – Ghosts Invited non è proprio quello che ci si aspettava, ma ciò non toglie il fatto che sia un prodotto di alta qualità. Le otto tracce lavorano bene e offrono un’esperienza che non si esaurisce nei primi ascolti, con la capacità di acquisire lentamente del valore aggiunto.
La strada intrapresa con questo progetto promette bene e Gaahls WYRD probabilmente regalerà altre piacevoli sorprese: quest’album d’esordio è un prodotto originale e di qualità, che fa proprie delle ottime, seppur ulteriormente sviluppabili, idee di fondo. Ciò fa sperare che Ghaal e compagni possano concretizzarne le promesse, magari dando alla luce quel capolavoro di modernizzazione di cui il filone "classico" del genere ha attualmente bisogno.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
81.8 su 5 voti [ VOTA]
Capitan lookeed
Venerdì 4 Ottobre 2019, 21.55.02
8
Concordo: voto 90,uno dei top album black dell'anno, sembrano i voivod in versione black.
lisablack
Domenica 25 Agosto 2019, 9.30.28
7
Benvenuto Mattia, e questo e' davvero un bel disco che ultimamente ho ascoltato spesso, ottimo lavoro Gaahl👍Carving the voices spettacolare..85
Pacino
Domenica 25 Agosto 2019, 8.57.41
6
Gaahl... Voto 92
Pacino
Domenica 25 Agosto 2019, 8.56.50
5
Uno dei migliori dischi dell'anno, Black progressista di alto livello, migliore anche dell'eccellente album dei God Seed, il precedente progetto di Ghaal.
Jan Hus
Sabato 24 Agosto 2019, 23.12.17
4
Sì, la recensione è buona ma nel complesso l’album è da “du palle”. Non che sia brutto, proprio “du palle”.
Lizard
Sabato 24 Agosto 2019, 17.39.11
3
Benvenuto Mattia!!
Doomale
Sabato 24 Agosto 2019, 15.15.38
2
Benvenuto Mattia, speriamo che tu possa ridar lustro al lato defunto slow blackness, della webzine. Disco notevole, come ce ne sono stati davvero tanti nel campo quest'anno ( leggermente sotto al 2018 forse) . In bocca al lupo
Selenia
Sabato 24 Agosto 2019, 14.43.29
1
E con questa bellissima recensione a Gaalhs Wyrd, diamo ufficialmente il benvenuto a bordo a Mattia!
INFORMAZIONI
2019
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Ek Erilar
2. From The Spear
3. Ghosts Invited
4. Carving The Voices
5. Veiztu Hve
6. The Speech And The Self
7. Through And Past And Past
8. Within The Voice Of Existence
Line Up
Gaahl – Vocals
Lust Kilman – Chitarra
Eld – Basso
Spektre - Batteria
 
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