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White Ward - Love Exchange Failure
01/09/2019
( 1108 letture )
Una delle cose che riesce particolarmente bene all’uomo è ricercare la fonte primigenia degli orrori che l’esser coscienti ci permette di gustare. Mentre in una stupidera generale la collettività anestetizza i bisogni dell’anima, qualcuno continua a porsi domande, esplorando gli antri oscuri che risiedono dentro e fuori di noi. In questo, il black metal è sempre un punto di riferimento per chi ha a cuore temi lontani dall’ebete spensieratezza della massa incapace di sostenere sul serio il malessere, la tristezza, il terrore, nonostante ormai gli slogan “mai una gioia” e “ansia” spopolino su t-shirt e cappelli. Oltre a questo e all’esoterismo, al genere è spesso associato il freddo e la desolazione di paesaggi ghiacciati, tregende maligne e foreste inospitali da cui l’uomo tentò di fuggire, cercando riparo tra le quattro mura del proprio focolare domestico. Nel 2019 però, le tematiche da classico album black, con criptici loghi e copertine già viste perdono un po’ di significato salvo casi eccezionali, e per evitare un revival che sa di stantio bisogna ricercare l’orrore altrove. È questo ciò che sta facendo un’interessante corrente del black, dislocata in più posti, ispirata non dalla desolazione di luoghi ameni, ma da ciò che più di ogni cosa dovrebbe rappresentare l’idea di benessere: la città.

I White Ward ne sono un ottimo esempio, insieme a gruppi come i Krallice e i Voices. Il black ha incontrato il malessere urbano, l’opprimente grigiore della foresta di calcestruzzo armato, la minacciosità di palazzi che ci proteggono ma al tempo stesso ci schiacciano quando li abbandoniamo per strisciare nelle strade. L’analisi introspettiva si sposta quindi dai temi tipici del genere, e vira verso il rapporto dell’uomo con la sua creazione cannibale: una società disturbata e disturbante, in cui ogni individuo è abbandonato a sé stesso, nonostante per tutto il giorno sia costretto ad accalcarsi tra i suoi simili. Tuttavia, come ci indica la copertina, la città ha anche una bellezza che sovrasta il tutto dall’alto. Il soggetto, un anonimo palazzo, nella giusta inquadratura è eloquente: è necessario contemplare la città, intesa come estensione del sé, e struggersi nel farlo, cercando di capire quale sia il nostro posto, la nostra funzione. Il buio della notte è sì cancellato dalle luci inquinanti degli edifici, ma l’illuminazione non è in grado di scacciar via un tipo di oscurità più insistente.

La title track fa da apertura: delle sirene risuonano in lontananza mentre il pianoforte incede sinistro, si ferma, e riparte su un tappeto di brush drum, in puro stile film noir. Love Exchange Failure manifesta tutti gli elementi che il gruppo dichiara apertamente di voler esprimere: il pianoforte richiama inevitabilmente, in più parti, una suggestiva inquietudine in puro stile Twin Peaks, ricalcando le orme del grande Angelo Badalamenti. Un melanconico sax s’aggiunge all’intro, e sempre più nella nostra mente si consolida la sensazione di vagare tra stretti vicoletti urbani. Il tutto è reso memorabile da una brusca scarica che esplode nell’urlo di Andrii Pechatkin, in uno spasmo che annaspa in cerca d’aria. Le sonorità esplorate con gli strumenti hanno marcate tinte noir, e mentre il pianoforte in più occasioni si ritaglia spazi da protagonista nei brani, il sax è sempre ben amalgamato con il resto del corpo sonoro. L’ondulare ipnotico dei riff di chitarra viene esaltato da un songwriting ricercato, frutto anche di contaminazioni dark jazz e di una batteria che non cede alla tentazione di far capitombolare tutto in un insensato blast beat. Il brano di apertura quindi si rivela un’ottima anteprima di quello che sarà il mood dell’opera, e in nessuno dei suoi dodici minuti rischia di far annoiare l’ascoltatore. È questo infatti il minutaggio medio dei brani, eccezion fatta per due più brevi, che fungono da pivot perfetti per impreziosire il tutto. Il secondo brano, Poisonous Flowers Of Violence, mantiene alto il livello senza perdere un colpo, e regala un’altra perla al terzo minuto: scream e chitarra distorta qui cedono il passo a un cambio di tempo in cui batteria e basso protagonisti trasformano l’atmosfera, una pausa dallo stress della metropoli che ci stritola. Questa soluzione si ripresenterà più volte anche negli altri brani, ma risulterà sempre ben piazzata e ogni volta fondamentalmente diversa. Infatti anche in Dead Heart Confession tutti gli elementi finora citati riemergono, anche se il timone vira più verso il mare aperto delle chitarre post-black metal; il sax intanto ci fa oscillare, senza farci capire se è la città che barcolla o noi, ubriachi, appena usciti da un lugubre bar dove abbiamo affogato le confessioni del nostro cuore abbattuto.
Il quarto brano è uno dei brevi già citati, dal titolo emblematico: Shelter, rifugio. La cura della spazialità dei suoni ha del cinematografico. Travolti dalla violenza e dal dolore, troviamo riparo in un riposo senza sonno. Il pianoforte sale e scende continuamente scale che non finiscono mai, fermandosi sporadicamente per aiutarci a trovare una via d’uscita; sembra di essere intrappolati in un labirinto mentale alla Escher da cui è impossibile uscire. Intanto suoni sinistri e voci che graffiano contro la nostra porta serrata ci aspettano all’esterno. Vanno e vengono, ci cercano, si moltiplicano, e i suoni tutti intorno si fanno più stridenti. Quello che potrebbe essere il brano più difficile da accettare a primo ascolto si rivela essere forte tanto quanto i giganti che lo circondano. Da qui, Twin Peaks torna prepotentemente in testa con l’introduzione di piano elettrico in No Cure For Pain; siamo usciti dal nostro riparo precario, e siam tornati nello sbando di questa città alla deriva. Nel finale emergono le prime tracce di canto pulito, accompagnate da un coro che regala uno dei momenti più suggestivi dell’album. Negli ultimi tre brani infatti, al già perfetto ensemble si aggiungono le voci di Vitaly Gravilenko, Renata Kazhan, Ivan Kozakevych rispettivamente nelle quinta, sesta e settima traccia. Ogni cantante riesce a lasciare il segno, donando personalità e un nuovo carattere a questa seconda metà dell’album. In particolare Surfaces And Depths, con la piacevole voce femminile, funge da perno come Shelter, perché imbastisce tutto il necessario per la potente chiusura di Uncanny Delusions.

I White Ward dopo Futility Report ci regalano un ottimo album in cui è difficile trovare pecche, dato l'alto livello compositivo, tecnico e produttivo. Anche se meno sperimentale del suo predecessore, Love Exchange Failure compensa questa mancanza con una solidità granitica, risultando più concentrato e deciso. Nessun brano risulta monotono, e la lunghezza non risulta mai eccessiva. L’intento della band è riuscito in pieno, le tinte nere prese in prestito dal cinema, dall’arte e dalla letteratura sono state ben convogliate e tradotte in musica. La contemplazione delle nuove “foreste nere” in cui viviamo svilisce il fantomatico paradiso al neon della città sempre sveglia e felice, rivelando il sostrato oscuro su cui si fonda.

Love Exchange Failure è un ottimo album post-black metal, estremamente denso e capace di donare qualcosa che è più di un viaggio mentale in dormiveglia; ai più attenti, anche dopo ripetuti ascolti, questo gioiello regalerà piacevoli sorprese, proprio come qualcosa di inaspettato che potremmo scoprire in quel vicoletto che abbiamo sempre sorpassato senza soffermarci mai, dimostrandoci che non tutta la città è marcia.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
76.66 su 3 voti [ VOTA]
duke
Sabato 7 Settembre 2019, 19.16.04
21
simpaticissimo joey....le candeline dei mayhem ....non sono quelle con la scritta happy birthday...lo sai che cosa rappresentano....soliti stereotipi.....soliti cliche' strausati....perche' insistere ......mischiare le carte .....se non sopporti i miei commenti....non li leggere...perché farsi del male.....siamo tutti liberi e pensanti....questa band invece vuole superare certi stereotipi.....e questo e' molto apprezzabile.....sicuramente la pensano diversamente da te....ora che fai.....li odi?
Joey DeFilippi
Martedì 3 Settembre 2019, 18.20.10
20
@ duke: e poi il problema sarebbero le candeline inserite nell'edizione limitata dell'ultimo disco dei Mayhem?!! Mah, "certe cose sono cosi' ridicole... follia pura!"
Mattia Candal Mangia
Martedì 3 Settembre 2019, 14.31.25
19
@No Fun al di là del titolo non saprei dirti quanto citazionismo ci sia effettivamente! Soprattutto nell'intro e in qualche altra parte il sax può far pensare ai Morphine, ma non vorrei sbilanciarmi! Per quanto riguarda eventuali citazioni nelle lyrics non posso darti una risposta perché non avendole ed essendo prevalentemente in growl non riesco a capire tutto il testo, ma da quanto ho captato non ho sentito riferimenti di sorta Per quanto riguarda il dibattito generale, vi anticipo già che a mio parere i brani più emblematici sono, in ordine di preferenza: No Cure for Pain Poisonous Flower of Violence Uncanny Delusions Resta comunque il fatto che il voto è sintesi di una valutazione a 360 gradi in cui non ho potuto dar di meno per qualità compositiva e produttiva, e anche dopo vari ascolti rimane molto piacevole. Da quanto sto capendo molti si sono interessanti alla presenza del sax, ma come già scritto nella recensione non è il perno su cui ruota tutto l'album, e devo dire che ne fanno un uso veramente intelligente e suggestivo, che unisce molto bene sonorità post- con quelle black!
Doomale
Martedì 3 Settembre 2019, 14.24.42
18
Grazie @NoFun, troppo buono! Adesso sono distratto dalle tue parti ma il buon Muki è sempre benvenuto quando vuole. I tuoi consigli vanno più che bene, pure quest'anno fino ad ora é stata un ottima annata, per chi sa' cosa cercare. Cia!
Muki97
Martedì 3 Settembre 2019, 1.50.27
17
Grazie a tutti per i consigli, piano piano vedrò di recuperare tutto ed allargare un po' i miei orizzonti. Per quanto riguarda questo dei White Ward ho dato un ascolto veloce a uno dei singoli, e sebbene sia decisamente poco per dare un giudizio posso dire che mi ha lasciato la voglia di approfondire. La presenza di un sax in formazione poi è davvero un bell'incentivo.
Galilee
Lunedì 2 Settembre 2019, 23.13.11
16
Sul tubo si sentono un paio di brani dal disco. Per farsi un'idea va bene.
No Fun
Lunedì 2 Settembre 2019, 21.59.41
15
Giusto una precisazione perché mi hanno chiesto: "ma te il disco dove l'hai ascoltato che deve ancora uscire!" Non ho ascoltato tutto il disco! Ho ascoltato il brano Love Exchange Failure quando mi è arrivata la notifica di Bandcamp e poi Dead Heart Confession cercando in rete. Dicendo "lo devo riascoltare" come se avessi ascoltato tutto l'album non volevo fare lo sborone facendo quello che ha già ascoltato tutto, volevo dire semplicemente che "a un primo ascolto mi sembra così e così ma è solo un'impressione iniziale". Si tratta di una ventina di minuti di musica, non di tutto l'album. Chiedo scusa per la confusione. Invece già che ci sono volevo fare una domanda a Mattia "Candal" sul brano No Cure for Pain. Visto che questi ci danno di sax, mi sembra evidente la citazione ironica di Cure for Pain dei grandissimi Morphine, uno dei sax più famosi del rock. È solo il titolo o proprio il brano contiene qualche citazione "morphiniana"?
arbitrato-rituale
Lunedì 2 Settembre 2019, 20.43.49
14
@lisablack credo sia una questione anche di evoluzione del genere. Per chi come me ha una certa età penso fosse necessario che il genere cambiasse un po' gli stilemi, superando l'associazione "black-satana" o "black-ghiacci" ecc ecc perchè a lungo andare, ovvero dopo una decade in cui più o meno quello era stato, la cosa era diventata abbastanza asfissiante! E questo del resto non ha impedito che rimanesse una corrente più o meno tradizionalista rispetto ai temi trattati ed alle immagini classiche. Basti pensare agli Ulver, secondo me da sempre al top del genere. Poi su, gli arrangiamenti col sax non sono cosa di tutti i giorni!
ObscureSolstice
Lunedì 2 Settembre 2019, 20.19.45
13
@6 lisablack, sai bene quello che devi fare, strisciare la carta platinum del paparino
No Fun
Lunedì 2 Settembre 2019, 20.12.52
12
Ciao @Muki97! Nel post 4 in realtà non mi riferivo tanto alla musica ma replicando a Duke, che si è stupito della copertina, più alle tematiche non stereotipate. Ad esempio Panopticon fa dell'ottimo e classico folk black ma le tematiche vanno dell'ecologia alla critica sociale. Qui nella home hai i Sedna, i White Ward e anche i Deathspell Omega con un disco che è "satanico" ma in maniera molto originale. Oppure vai su Metal Archives e cerchi le band post-black metal o avantgarde black metal o hipster black metal ( ). No scherzo, segui i consigli di chi ne sa davvero come @Alex Cavani qui sotto! Però per non fare lo scarica barile ti dò qualche album che ho ascoltato nell'ultimo anno e che mi è sembrato originale in senso lato: Zeal and Ardor: Devil is Fine; Wayfarer: World's Blood; Hail Spirit Noir: Mayhem in Blue; Urfaust: Ritual Music for the True Clochard; Desert Dances and Serpent Sermons (split di più band), White Ward (appunto): Futility Report. Ma, ripeto, non sono un esperto (poi a me il post-qualunque-cosa non è che piaccia molto...) e secondo me ti conviene fare un salto nel forum black dove il buon @Doomale potrà consigliarti al meglio oppure chiedere ai recensori. Ciao!
arbitrato-rituale
Lunedì 2 Settembre 2019, 19.42.03
11
Futulity Report era un discone, a mio avviso. A questo ho dedicato due ascolti ed effettivamente molta dell'ingenuità del disco precedente è andata perduta. Nel bene, perchè il mix proposte-arrangiamenti risulta migliorato, ed in male, perchè il tutto risulta decisamente più "cervellotico" (mi permetto di citare l'utente No Fun). Con la copertina secondo me siamo al top, mi piace l'accostamento di una art di questo tipo ad un genere come il black. Più Placebo, meno Darkthrone (si fa per scherzare ) !
Alex Cavani
Lunedì 2 Settembre 2019, 19.12.45
10
@Muky97 Mi permetto di darti io un qualche input rispetto a progetti back metal "alternativi" attraverso un paio di dischi: "Anomie" di Violet Cold (Azerbaijan), "Entropic Increase From The Omega Aeon" dei cileni Xul Ov Kvlten, "Cold Of Early Spring" dei russi Frozenwoods, "The Unavoidable" dei nostrani Coil Commemorate Enslave e "Damp Chill of Life" dei None (canadesi se non erro); ti ho nominato volutamente solo uscite recenti, alcune molto recenti. Poi il consiglio è di andare a scovare le bellezze malsane della scena islandese: lì sì che c'è da farsi del male.
Muki97
Lunedì 2 Settembre 2019, 18.10.53
9
@No Fun al commento 4: potresti farmi qualche nome? So che può suonare come una domanda polemica ma la mia è genuina curiosità: non sono mai riuscito a farmi piacere il black metal "classico", magari con quello più " alternativo " passatemi il termine potrei trovarmi meglio
Galilee
Lunedì 2 Settembre 2019, 16.40.09
8
Da quel poco che ho sentito però me li aspettavo più sperimentali. Il sound non è così al di fuori degli standard classici del genere.
Galilee
Lunedì 2 Settembre 2019, 16.38.17
7
Dipende dalle tematiche credo. Che poi influiscono anche sulle atmosfere e le melodie. Io ad esempio se vedo foreste innevate e castelli me ne sto alla larga perché mi hanno stufato da decenni.. Ma appunto come dico sono sensazioni e gusti. Di certo una copertina del genere non punta ad incuriosire un blackster amante dei fiordi e della Norvegia. Ma più un pubblico alla Deafheaven. Credo...
lisablack
Lunedì 2 Settembre 2019, 16.20.29
6
Copertina orribile, non mi invoglia nemmeno l' ascolto, meglio foreste innevate e castelli nella nebbia in ambito black..pero' conta la musica e li ascoltero' volentieri, poi vedo che fare.
Tatore
Lunedì 2 Settembre 2019, 10.18.27
5
Ascoltati un paio di singoli...che bello il sax...marchio distintivo anche del precedente album. Bel gruppo
No Fun
Domenica 1 Settembre 2019, 22.49.54
4
Duke te lo dico con simpatia, ce ne sono una valanga di gruppi black lontani dai soliti stereotipi solo che anziché cercare di capire meglio il genere preferisci di solito rompere i maroni appena vedi un qualcosa di un po' blasfemo. Solo in questa home ce ne sono tre ad esempio! Comunque a me questo a un primo ascolto non è che sia piaciuto moltissimo, mi sembra meglio il precedente, più sperimentale vero e con più carenze (ad esempio il sax qui mi sembra meglio inserito) però mi sembrava anche più spontaneo, meno cervellotico, meno "post" e più black insomma. Però lo devo riascoltare, magari mi poi mi prende.
Doomale
Domenica 1 Settembre 2019, 22.37.45
3
Il primo non era per nulla male. La copertina è un ritorno a South Beach dalla finestra dell'hotel Starlite
Galilee
Domenica 1 Settembre 2019, 21.19.52
2
Davvero. Ispira pure a me.
duke
Domenica 1 Settembre 2019, 20.50.04
1
...non ci riesco a credere.....disco black metal con copertina diversa dai soliti stereotipi.....li devo ascoltare.....
INFORMAZIONI
2019
Debemur Morti Productions
Black
Tracklist
1. Love Exchange Failure
2. Poisonous Flowers of Violence
3. Dead Heart Confession
4. Shelter
5. No Cure for Pain
6. Surfaces and Depths
7. Uncanny Delusions
Line Up
Andrii Pechatkin (Voce, Basso)
Yurii Kazarian (Chitarra, Voce)
Serhii Darienko (Chitarra)
Evgen Karamushko (Batteria)
Dima Dudko (Sassofono)
Stanislav Bobritskiy (Pianoforte, Tastiere)

Musicisti ospiti:
Vitaliy Gavrilenko (Voce nella traccia 5)
Renata Kazhan (Voce nella traccia 6)
Ivan Kozakevych (Voce nella traccia 7)
 
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