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Demiurgon - The Oblivious Lure
02/09/2019
( 576 letture )
Passati quattro anni dall'esplosivo esordio Above the Unworthy, i Demiurgon tornano a farsi sentire con un full nuovo di zecca: The Oblivious Lure. Il debutto colpì gli ascoltatori di tutto il mondo, anche perché si aveva a che fare con un prodotto tipicamente italiano e per certi aspetti vicono all'operato di Hour of Penance e simili. Insomma, le carte in regola per lasciare il segno c'erano tutte (ma il potenziale era già evidente nella loro prima incarnazione come Hatred (The Bleeding Architecture, 2011), e quel disco riuscì in qualche modo a farlo.

Nonostante un "lungo" silenzio, l'interesse per i modenesi era tutt'altro che svanito, e anzi, la curiosità era tanta. The Oblivious Lure, edito dalla nostrana Everlasting Spew Records, è finalmente sugli scaffali e possiamo dirvi da subito che non deluderà le aspettative. Ci è voluto un po' ed è evidente che i nostri non vedessero l'ora di tornare, e non è un caso che il disco inizi in modo così esplosivo e trascinante; il growl d'apertura, sostenuto da blast beat e ritmiche che arrivano dritte in faccia, dà il via a quaranta minuti di death metal fatto come si deve. Salta subito all'orecchio la produzione, capace di mettere in risalto gli strumenti e di non appiattire il sound. A livello di riff siamo sempre tra il tecnico e dei piacevolissimi rimandi alla vecchia scuola, tanto che in alcuni punti è possibile accostare certe soluzioni a quelle di casa Deicide e non solo (fare attenzione alle ritmiche più controllate). Per quanto riguarda l'aspetto più tecnico invece, siamo ben lontani dal virtuosismo esasperato, quanto più ad un ottimo utilizzo dello strumento e della scelta di soluzioni che ben s'incastrano nelle singole canzoni. D'altronde, ed è bene specificarlo, non parliamo di sprovveduti, ma di gente che ha alle spalle lavori con Darkend, Unbirth, Valgrind e altri. È il caso ad esempio di Kapalikas, primo brano più tecnico in cui ci si imbatte, che nonostante l'evidentissima presenza di soluzioni elaborate riesce ad essere travolgente come tutto il resto del lavoro. Tra le caratteristiche che pi convincono del disco c'è proprio questo approccio trascinante: il merito non è solo degli strumentisti ma anche della voce di Stefano Borciani, che in alcuni punti non lascia indifferenti e renda più coinvolgenti momenti ben precisi (...dèi dimenticati, Il culto cannibale, brano che "divora" lentamente, Teatro del coito).

Se con Above the Unworthy avevano impressionato, con The Oblivious Lure i nostri confermano le qualità e abilità espresse sul debutto. Un disco al passo coi tempi che non disdegna soluzioni più datate, ma che, non è un fattore meno importante, resta fedele alla "filosofia" del genere proposto: essere brutali. Spietati.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
61.66 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Everlasting Spew Records
Death
Tracklist
1. Tsansas
2. Kapalikas
3. ...dèi dimenticati
4. Il culto cannibale
5. Profezia di una specie morente
6. The Oblivious Lure
7. Teatro del coito
8. The Day Dawn Came Twice
Line Up
Stefano Borciani (Voce)
Emanuele Ottani (Chitarra)
Dani Benincasa (Chitarra)
Riccardo Bendini (Basso)
Riccardo Valenti (Batteria)
 
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