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Tarja - In the Raw
02/09/2019
( 1532 letture )
All that glisters is not gold (William Shakespeare, "Il Mercante di Venezia")

Non è tutto oro quel che luccica. Ce l'hanno tramandato per secoli scrittori di altri tempi, a tal punto da diventare grazie a Shakespeare (e alla sua opera teatrale Il Mercante di Venezia) un'espressione comunemente impiegata per convincere sé stessi e gli altri a considerare con diligenza la realtà che ci circonda. Se lo splendore non è sempre sinonimo di ricchezza e sfarzo, è altrettanto vero che non tutto ciò che è oro necessariamente luccica: basti pensare che, al suo stato naturale, il materiale prezioso citato appare grezzo e ‒ad occhi inesperti‒ qualitativamente lontano dal valore che può veicolare, ad esempio, sotto forma di un bel lingotto lavorato. Lusso e grossolanità sono due facce della stessa medaglia imprescindibili l'una dall'altra, illusivamente così diverse ma segretamente legate nel profondo.

Tarja torna sul mercato a due anni dalla pubblicazione dell'album natalizio From the Spirits and Ghosts (Score for a Dark Christmas) con In the Raw, album che concettualmente assume il presupposto che la realtà nasconde non poche insidie agli occhi inattenti di chi la guarda. La dicotomia racchiusa nell'oro (tanto semplice quanto sofisticato) è rintracciabile nella proposta musicale che l'artista regala stavolta agli ascoltatori. Si tratta di un'opera che nasce con lo scopo di coniugare elementi grezzi e oscuri a orchestrazioni e soluzioni liriche eleganti, a riprova del fatto che, per quanto diverse, le due facce della medaglia non si escludono, bensì si completano a vicenda. A risaltare il concetto è la copertina del disco, realizzata a partire da uno scatto che vede la cantante lirica in posa in tutta la sua maestosità presso la scenica grotta di San Michele a Gibilterra, catturandone luci e colori e riadattandoli in post-produzione all'elemento naturale portante di In the Raw. Per quanto riguarda il team produttivo, per questo nono lavoro da studio la cantautrice finlandese ha collaborato attivamente con musicisti che abbiamo già potuto apprezzare nei dischi precedenti, partendo quindi da un saldo nucleo compositivo che ha dalla sua svariati anni di esperienze artistiche comuni. Nonostante alcune soluzioni non propriamente azzeccate, il precedente The Shadow Self (tralasciando in questa sede, per l'appunto, il citato album natalizio) aveva segnato un passo in avanti rispetto ai lavori della Turunen, alzando l'asticella delle aspettative: vediamo nel dettaglio quanto raggiunto dai nostri con gli inediti appena pubblicati.
Ripercorrendo la carriera dell'artista finlandese, il platter è arricchito dalla presenza di diversi ospiti: hanno dato il loro contributo all'album tre cantanti della scena metal internazionale, vale a dire Björn "Speed" Strid (Soilwork, The Night Flight Orchestra), Cristina Scabbia (Lacuna Coil) e Tommy Karevik (Seventh Wonder, Kamelot). L'apporto fornito dalle tre ugole è rintracciabile su piani diversi che rendono i rispettivi brani più o meno riusciti. Dead Promises e Goodbye Stranger (in cui compaiono rispettivamente Björn e Cristina) sono i pezzi in cui il duetto con la frontwoman appare meno riuscito, pur confezionando un lavoro discreto: a livello vocale, i due ospiti si sono adattati al mood portante delle loro parti senza però arricchirlo con spiccata personalità, risultando gradevoli ma non essenziali per la riuscita dell'insieme. Nello specifico, il ritornello dell'opener del disco tende a relegare le linee di Strid in secondo piano rispetto alla controparte, facendogli assumere un ruolo di corista che non gli calza a pennello; viceversa, le parti in cui l'ugola luminosa della Turunen e quella massiccia del guest (tanto in clean quanto in harsh) si alternano senza sovrapporsi appaiono più convincenti, tanto da fornire consistenza ad un brano dalla struttura così semplice e circolare che alcune sezioni appaiono quasi vuote e prive di carattere. Goodbye Stranger, mid-tempo più colorato e disteso rispetto a Dead Promises, coniuga più abilmente i due timbri vocali diversi pur esaltando la presenza della cantante italiana unicamente nel ritornello. Discorso diverso va fatto per Silent Masquerade, in cui il duo Tarja/Tommy è fautore di una prova impeccabile che dona ricchezza ad un brano che già di per sé appare più ispirato. Nei suoi cinquantasette minuti di durata, l'album presenta episodi molto buoni alternati a brani meno azzeccati. Spicca nella tracklist la già citata Silent Masquerade, pezzo più duraturo dell'intero lavoro: la tastiera apre il sipario e accompagna la voce narrante che si districa teatralmente sui versi shakespeariani, per poi tramutarsi in linea portante di un brano intrigante di spiccata matrice sinfonica. La prova è convincente sia sul piano vocale che su quello strumentale, con un perfetto connubio tra la voce suadente della frontwoman (talvolta lirica, talaltra moderna) e il timbro grintoso e acuto di Karevik. La canzone sa assumere brillantemente toni sia cupi che eleganti, con inserti sinfonici carichi e "nightwishiani" che si sposano con la potenza delle chitarre e della sezione ritmica. Un altro episodio sicuramente riuscito è The Golden Chamber, suddivisa nelle due parti strumentali Awaken e Alchemy (condite qua e là da vocalizzi lirici) e nella centrale Loputon Yö (in cui la cantante finlandese si destreggia con acuta maestria nella sua lingua madre): trascinante, commovente e ‒se vogliamo‒ cinematografica, capace di tessere un climax sinfonico graduale e ricercato atto a soddisfare i padiglioni auricolari più sopraffini. Proseguendo con i migliori momenti di In the Raw non si può non citare Serene: i riff "mistici" e accattivanti condiscono un brano dal piglio catchy che strizza l'occhio a cenni folkloristici, con focus sulla melodia e su un cantato che dopo tutti questi anni è ancora capace di sorprendere. Anche la conclusiva Shadow Play rappresenta una delle vette toccate dal disco: un finale col botto in cui le parti sinfoniche d'insieme e quelle cariche e pressanti si alternano in deliziosi cambi tempo, a supporto di un'ugola sicura di sé anche nei passaggi più complessi. Se Shadow Play sorprende per una ricchezza e un'esplosività di fondo, Railroads (ulteriore punto forte del lavoro) colpisce per dolcezza e introspezione. Gli arpeggi iniziali si amalgamano con la voce e gli altri strumenti, costituendo un brano soave e commovente all'interno di una dimensione raffinata e delicata che non viene intaccata dalla sezione ritmica, assolutamente bilanciata. Prima di passare in rassegna gli episodi più canonici e meno di spicco dell'album, occorre fare un cenno a parte alla drammatica e cupa Spirits of the Sea, pezzo che si pone a metà tra i due insiemi. Si tratta di un brano evocativo e incalzante che sembra provenire direttamente da un abisso profondo, interessante dal punto di vista dell'idea compositiva ma che stona con il mood portante di In the Raw. Se da un lato si può premiare la volontà della cantautrice di sperimentare e di avventurarsi su lidi diversi (con dovuta menzione a cambi di tempo, voci filtrate ed effetti sonori), bisogna riconoscere che il pezzo fa fatica a decollare proprio per la diversità di stile adottato, un insieme di scelte che non sempre sono sviluppate in modo avvincente. Per quanto riguarda, infine, l'ultima schiera di canzoni del disco, occorre dire che non si tratta di buchi nell'acqua, bensì di brani che si pongono sul livello di quanto l'artista ha già fatto più e più volte in passato: in sintesi, non aggiungono nulla di nuovo e non lasciano un segno marcato. Alle già citate Dead Promises e Goodbye Stranger vanno aggiunte Tears in Rain (dal piglio immediato e diretto, sicuramente apprezzabile in sede live) e la ballad You and I (ballad introspettiva in cui la cantante è supportata da archi e pianoforte).

Ciò che Tarja dimostra con quest'ultimo lavoro è un'ottima prova vocale che prende saldamente le redini del predecessore di inediti The Shadow Self, creando un'opera che, esattamente come lo scorso capitolo, presenta dei punti di forza ma anche alcuni momenti più deboli. Rispetto al passato sono rintracciabili scelte che fanno avanzare ulteriormente l'artista dal punto di vista compositivo, abbozzando qua e là nuovi spunti stilistici. Si tratta di un prodotto poliedrico che coniuga alla matrice symphonic tinte oscure con rimandi ad altri generi, focalizzando la resa complessiva sulla voce della Turunen e sulla sua abilità di destreggiarsi sul fronte lirico, sebbene sia talvolta contemplato anche un cantato più moderno. Come anticipato, la pecca maggiore consiste nel non aver apportato grazie a due dei tre guest il quid che ci si aspettava leggendo la tracklist, problema riscontrabile in una debolezza di fondo dei brani (salvo il ritornello) che non ha concesso agli ospiti di esprimersi al meglio delle proprie potenzialità. In conclusione, In the Raw si dimostra fedele all'intento di coniugare eleganza e robustezza: durante l'ascolto si alternano momenti intensi e introspettivi ad altri più diretti ed energici, svelando le diverse sfaccettature dell'animo della frontwoman. Un piacevole connubio tra dolcezza e aggressività che si arricchisce in un perpetuo divenire.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
85.23 su 30 voti [ VOTA]
Sabbracadabra
Venerdì 13 Settembre 2019, 13.52.22
13
Più bello vario ed ispirato degli ultimi dischi, Tarja poi è sempre ...Tarja.
ObscureSolstice
Sabato 7 Settembre 2019, 11.08.23
12
Qua siamo su alti livelli raffinati alla What Lies Beneath
Dreamer
Sabato 7 Settembre 2019, 10.14.09
11
Album molto vario che passa dai riffs più grezzi e pesanti alle melodie più eteree e sognanti. Credo possa soddisfare diversi "palati musicali" . Tarja non sbaglia un colpo. Fenomenale come sempre!
ObscureSolstice
Sabato 7 Settembre 2019, 9.19.34
10
Dead Promiseeeeeeeeeeeessssss
Deris
Venerdì 6 Settembre 2019, 21.42.56
9
Fenomenale... Come sempre.. I Nightwish non li vede propio
andrea
Venerdì 6 Settembre 2019, 21.10.02
8
Thomas: funziona, grazie!
Thomas
Venerdì 6 Settembre 2019, 18.11.24
7
@andrea riprova a votare, dovremmo aver risolto
andrea
Mercoledì 4 Settembre 2019, 20.41.11
6
...ehm! voto che non riesco ad esprimere! ma è ormai parecchio tempo che ogni volta che provo a votare un disco mi dice "non puoi votare due volte per lo stesso disco", anche se ovviamente non l'ho fatto!
andrea
Mercoledì 4 Settembre 2019, 20.40.07
5
per me è stupendo, davvero. voto 85
Radamanthis
Mercoledì 4 Settembre 2019, 16.51.06
4
Solito album di qualità e mestiere. Si assesta sempre su un abbondante sufficienza senza però essere mai un capolavoro assoluto. Voto 75
Beta
Martedì 3 Settembre 2019, 13.11.31
3
Gran bel disco. Sono d'accordo con la maggior parte della recensione, da cui mi distacco solo per l'opinione su Spirits of the Sea (secondo me uno dei brani più belli che nella sua cupezza spicca davvero come una gemma all'interno dell'album). Abbastanza d'accordo anche sulle canzoni "meno risucite", cioè quelle che annie ha identificato, a mio avviso giustamente, come nontrattarsi di "buchi nell'acqua, bensì di brani che si pongono sul livello di quanto l'artista ha già fatto": niente di nuovo, ma si lasciano ascoltare. Io ho apprezzato molto il duetto con la Scabbia: la canzone poteva essere cantata anche solo da Tarja e avrebbe avuto lo stesso effetto, ma devo dire che la resa finale alla fine è molto piacevole (e a me la Scabbia non dice granché, quindi faccio un applauso a Tarja che è riuscita a far rendere bene anche la nostrana Cristina) e le due voci assieme stanno bene. Voto 75.
Area
Martedì 3 Settembre 2019, 9.13.08
2
Lo ascolterò per curiosità... di sicuro é più interessante lei degli attuali nightwish
JC
Lunedì 2 Settembre 2019, 23.12.09
1
Non male. A mio avviso meglio i pezzi più pop, concentrati nella prima metà del disco, che quelli metal. Il mestiere è indiscusso, 75.
INFORMAZIONI
2019
earMUSIC
Symphonic Metal
Tracklist
1. Dead Promises
2. Goodbye Stranger
3. Tears in Rain
4. Railroads
5. You and I
6. The Golden Chamber: Awaken/ Loputon Yö/ Alchemy
7. Spirits of the Sea
8. Silent Masquerade
9. Serene
10. Shadow Play
Line Up
Tarja Turunen (Voce)
Alex Scholpp (Chitarra)
Christian Kretschmar (Tastiera)
Max Lilja (Violoncello)
Kevin Chown (Basso)
Timm Schreiner (Batteria)

Musicisti ospiti:
Björn “Speed” Strid (Voce nella traccia 1)
Cristina Scabbia (Voce nella traccia 2)
Tommy Karevik (Voce nella traccia 8)
 
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