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Warrior Soul - Rock`n roll Disease
05/09/2019
( 644 letture )
Un nome evocativo per un contenuto altrettanto evocativo. Warrior Soul non è un semplice moniker, non un semplice nomignolo identificativo di una band come ce ne sono tante, è molto di più: è un coacervo di emozione, fuoco sacro scaturente dalla passione, trasgressione, autodistruzione “artistica”, tutto ciò che non rappresenta un ideale in positivo ma che si esplica nel negativo (non essere come voi, non fare parte di questo sistema, ecc…) è applicabile alla filosofia della combriccola di Kory Clarke, praticamente un redivivo degli anni 90 che continua con enorme coerenza a portare avanti questo progetto, nonostante lui per primo sappia perfettamente di aver già dato ciò che poteva dare. A distanza di due anni dal precedente Back On The Lash esce per la Livewire il nuovo Rock’n roll Disease, realizzato con la classica formula del “squadra che vince non si cambia”; stessa line-up dell’ultimo lavoro, sull’onda degli ottimi riscontri, ma il mastermind ha deciso di aumentare ulteriormente i watt e la grettezza del prodotto e, non a caso, ad un primo e rapido ascolto questi Warrior Soul paiono una stramba ma adrenalinica cover band degli Ac/Dc con una voce che graffia due volte quella di Brian Johnson. Ovviamente la si prende sul ridere, il gruppo in questione non ha bisogno di apparire a fianco di nessun altro per far notare le proprie qualità, presenti in maniera contenuta all’interno di questo platter.

Rock’n roll Disease è un LP sicuramente non eterogeneo: ascoltata la prima del lotto, Up the Dose, l’andazzo generale non subisce modifiche sostanziali e si esaurisce nel fumantino hard rock settanta-ottantiano che tanto piace ai nostalgici ma non solo. Prodotto dallo stesso Clarke assieme ad Adam Arling, polistrumentista già presente nella corposa formazione, il disco possiede i suoni perfetti per il genere proposto, ovverosia una grevità paragonabile ai vari WASP e Cinderella, per non riprendere i già citati australiani; la tecnica individuale si attesta su livelli medi, senza infamia e senza lode, ad eccezione del vocalist e “capo politico” (cit.) dell’ensemble, al quale si perdonano anche evidenti stonate in favore di quell’abrasività che fa la sua “sporca” figura sopra il tessuto strumentale. Tutto bello quindi? Non proprio. Le otto tracce degli statunitensi, nel loro complesso, non convincono appieno a causa del mancato step a livello compositivo: passi il fatto che le somiglianze tra una e l’altra siano molteplici, chi ama un certo sound non cerca a tutti i costi il variabile a discapito della compattezza, ma il punto debole risiede proprio nella scarsa qualità diffusa, la quale è colpevole di far assurgere canzoni, in fin dei conti non più che discrete, come Melt Down e War Ride Children a regine del lotto. Ritmo incalzante, groove d’annata e cattiveria a fiotti sgorgano da esse, elementi desiderabili e che potrebbero bastare se il nome della band non fosse Warrior Soul, capace in passato di impacchettare regali di ben altra caratura; possiamo citare, essendo benevolenti, anche l’iniziale Up the Dose e Going Mental, impreziosita da un assolo centrale di ottima fattura e da un “tiro” che difficilmente potrà lasciarvi impassibili, arrivando a metà scaletta. Per il resto, poco o nulla da aggiungere, sia nel male che nel bene. Siamo lontanissimi, sia come stile che come livello artistico proposto, da quel mostro a tre teste che nel novantadue pubblicò il mai troppo celebrato Salutations from the Ghetto Nation, provocando e convincendo congiuntamente; il melting pot di influenze presenti allora si affievolisce progressivamente fino a tornare alle radici essenziali dell’hard rock, scelta strana e in controtendenza con la maturità acquisita che, solitamente, porta ad allargare ulteriormente lo spettro man mano che l’età avanza.

Rock’n roll Disease non ha bisogno propriamente di una dissertazione per essere descritto. Si tratta del classico lavoro destinato a prendere polvere sullo scaffale dopo i soliti tre-quattro ascolti di rito, dati molto probabilmente in onore dei tempi che furono e del rispetto di cui ancora oggi i Nostri godono. Clarke e i suoi fidati turnisti hanno passato l’estate (il disco è uscito ai primi di giugno) a calcare diversi palchi, portando con loro quello che viene descritto dalla Rock’n Growl promotion come un “sermone profano recapitato ad alta velocità e massimo volume”. Lungi dal dubitarne, ci permettiamo di consigliare di dare un ascolto a questo lavoro, senza troppe aspettative, perché il rischio di rimanerci male è a portata di mano.



VOTO RECENSORE
66
VOTO LETTORI
76 su 3 voti [ VOTA]
Galilee
Lunedì 9 Settembre 2019, 12.59.15
8
Ti sei perso quei 10 dischi?
Area
Lunedì 9 Settembre 2019, 12.51.50
7
Ma esistono ancora i Warrior Soul? XD Caspita! Tralasciando il voto della recensione dovrò assolutamente informarmi e poi tornare qui a dire la mia... Era un gruppo che secondo me poteva fare la voce grossa quasi 30 anni fa...
Andy
Domenica 8 Settembre 2019, 16.05.57
6
Kory Clarke era un istituzione degli anni 90 con i suoi warrior soul....peccato che ultimamente si sia perso quasi completamente nei vizi e nel poco rispetto per i suoi fans...si presenta quasi sempre ubriachissimo sul palco senza, a volte, terminare i concerti !...davvero una brutta china intrapresa!!!...l'ultimo album davvero notevole e' destroy the war machine di qualche anno fa!
thrasher
Sabato 7 Settembre 2019, 15.10.02
5
Niente di che... Appena sufficiente
Galilee
Giovedì 5 Settembre 2019, 16.22.45
4
Visti anche Live in quel Tour e ho giocato pure a biliardino con Kory, e posso confermare che spaccavo ancora i culi. Non a biliardino....
Galilee
Giovedì 5 Settembre 2019, 16.20.40
3
Ascoltate e recensite Destroy the War Machine e stiff middle finger che sono stati gli ultimi due dischi davvero notevoli della band. Già da Back la bollitura si notava assai, tra cui la voce di Kory ormai inesistente.
Rob Fleming
Giovedì 5 Settembre 2019, 16.18.02
2
Anch'io la vedo come @InvictuSteele. Salutations from the...è uno dei miei dischi della vita. Di Kory ho preso tutto quello che sono riuscito a trovare, dai Dirty Rig agli Space Age Cowboys. Ovviamente ho subito comprato a scatola chiusa quest'ultimo cd. L'ho ascoltato 2-3 volte e alla voce a volte mi sembra di sentire uno screamer dedito al black metal. L'ho riposto immediatamente attendendo tempi migliori.
InvictuSteele
Giovedì 5 Settembre 2019, 15.46.09
1
Li ho amati, li ho considerati tra i gruppi più grandi e originali degli anni 90, ma la magia resta confinata a quel decennio, così come la voce di Korey, ormai inesistente, sembra un vecchio che scatarra, mentre prima era pulita e sfrontata in perfetto stile punk. Questo è un disco di sporco hard rock, qualche colpo di classe, ma robetta. Voto 65
INFORMAZIONI
2019
Livewire Records
Hard Rock
Tracklist
1. Up the Dose
2. Rock’n roll Disease
3. Off my Face
4. Melt Down
5. Rock On
6. War Ride Children
7. Going Mental
8. After the Show
Line Up
Kory Clarke (Voce)
Adam Arling (Chitarra, Basso)
John Polachek (Chitarra)
Dennis Post (Chitarra)
Christian Kimmett (Basso)
Ivan Tambac (Batteria)
John Besser (Batteria)
 
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