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Sur Austru - Meteahna Timpurilor
09/09/2019
( 724 letture )
Sur Austru, com’è noto ormai da tempo, è l’eredita lasciataci dai Negura Bunget in seguito alla scomparsa prematura di Gabriel Mafa, in arte Negru, unico cofondatore rimasto fino alla fine. In casi come questo, dove viene a mancare un elemento fondamentale dell’insieme, è difficile capire se Sur Austru sia la fenice che rinasce dalle ceneri, una reincarnazione, o piuttosto una blanda riesumazione. Con la mente sempre memore di Om e N Crugu Bradului, risulta particolarmente difficile mandar giù quest’album senza inciampare in qualche pregiudizio. A tal proposito, senza alcuna costrizione, i membri rimasti hanno deciso di voler continuare l’operato intrapreso con i Negura Bunget, con la consapevolezza di non poter mantenere il nome. Quindi tener conto del passato potrebbe solo nuocere ingiustamente nella valutazione della band, che non vuole in nessuna maniera imporsi come sostituto, semplicemente intenta a non far precipitare nell'oblio questo prestigioso retaggio.

L’album vuole proporsi come un mix di folk d’atmosfera e black metal, generi che risultano particolarmente azzeccati per trasmettere la bellezza della Transilvania. Con uno sguardo al passato senza tempo di una natura incontaminata, antiche tradizioni e rituali abbandonati, le otto tracce ci indicano la strada da percorrere: l’apertura De Dincolo De Munte, letteralmente al di là della montagna, ci accoglie con un’immersiva introduzione tra canti evocativi e strumenti della tradizione rumena. Praticamente metà brano è adoperato per diffondere nell’aria il clima adatto, mentre un accenno di black cantato in growl in chiusura segue le note del flauto che fa da guida per la linea melodica, come uno spiritello silvano che desidera farsi rincorrere. L’album si impernia sul tema della natura tanto bistrattata dall’uomo disattento, che plastificandosi sia a livello fisico che spirituale, ha perso il contatto con essa provocando squilibri in entrambe le parti. S'intende per naturale anche il bagaglio culturale delle popolazioni, estendendo quindi la denuncia allo corruzione dell’uomo, sempre più incosciente di ciò che è ed è stato. Gli scampanellii di Puhoaielor ce lo ricordano forte e chiaro, così come gli strumenti tradizionali che sembrano in perenne combattimento con le sezioni metal, rappresentanti la furia della terra che si ribella, o forse in questi casi dell’acqua, dato che la traduzione del nome della traccia è “Fiume”.

In generale l’album corre più volte il rischio di rivelarsi una ripetizione di sonorità che non sanno precisamente che direzione intraprendere. Ad esempio, la tripletta di Mistuind, Bradul Cerbului e Jale presenta un intro comune, con un coro che seppur accompagnato ogni volta da uno strumento diverso, suscita una sensazione di forte ridondanza. Inoltre, l'ago sulla bilancia dell'ispirazione pende decisamente verso le sezioni folk, con la complicità degli strumenti della tradizione che caratterizzano il complesso sonoro. I punti più suggestivi degli album si raggiungono infatti quando toaca e tulnic vengono impiegati per trasportarci coi sensi tra i monti e i fiumi della Romania. I rintocchi della lastra di legno dolcemente martellata risuonano come piccole pietre che rotolano dai pendii, e quando appena accennati ricordano piccoli scrosci d'acqua di rigagnoli nascosti tra fitte foreste.

In questo, le sezioni black sembrano quasi esser messe per dover di genere, e non presentano tratti particolarmente ispirati. Giusto per rendere l'idea, i primi minuti in growl di In Timp Vernal vengono surclassati dalla parte folk d'atmosfera, che s'inserisce molto bene e lascia vagare l'immaginazione per vasti panorami scoperti dopo un girovagare nella vegetazione graffiante. Per il resto, basso chitarra e batteria sembrano rinunciare a qualsivoglia forma di ricerca musicale, risultando poco ispirate e incapaci di contribuire a rendere ulteriormente più pittoresco il tutto. Scaricare sulla parte folk la responsabilità di creare qualcosa di unico penalizza la resa complessiva, e spezza la capacità di suggestionare perché le parti black non si amalgamano bene con l'atmosfera creata. Sia chiaro, il modo in cui le parti si inseriscono è ben fatto, ma irrimediabilmente il loro ingresso porta a snaturare gli intenti creatisi con synth, cori, toaca e quant'altro. Probabilmente uno dei brani più interessanti dell'album risulterà Sur Austru; con i suoi undici minuti, è la traccia più lunga e che meglio di ogni altra sintetizza l'opera.
I fiati e i suoni di sottofondo del primo minuto son effettivamente capaci di trasportarci altrove, ma forse il tutto dura troppo poco per riuscire a mantenersi dopo l'irruzione delle chitarre distorte. La continuità melodica viene mantenuta, ma la rudezza dei suoni smonta di fatto il lavoro a monte, creando qualcos'altro che suona sì bene, ma lasciandoci con un leggero dissapore. Se fossimo totalmente dimentichi della parte folk ci saremmo calati tranquillamente nel nuovo mood creato, ma il ritorno della toaca e di fraseggi più melodici ci fanno capire dove sia effettivamente il cuore della band.

La chiusura è affidata a Jabracie, singolo già disponibile, e può essere visto come una versione .zip della traccia precedente, forse fin troppo. Al quarto minuto ad esempio si ha di nuovo un riuscito ingresso di toaca, appunto già sentito, alternato nuovamente da una parte metal che proprio non vuole saperne di dialogare con ciò che è venuto prima. Questa dicotomia spezza fin troppe volte il già labile legame tra le due parti, inficiando in particolare sulla godibilità dell'opera. Come debutto è sicuramente interessante, forte delle particolarità già ampiamente discusse, ma l'impressione è quella che la band abbia appena disposto sul tavolo tutto quello programmato su carta, e stia ora cercando di capire come svilupparlo al meglio per il futuro. Lungi dal voler segnare il complesso già duramente colpito da una perdita importante, quello che si spera è che avvenga una presa di coscienza sulle forti potenzialità del progetto, sicuramente bisognoso di una meticolosa ricerca musicale piuttosto che tematica. Quindi, con un verdetto di puro incoraggiamento, si augura ai Metahna Timpurilor di mantenere alto il livello imposto dai loro predecessori e di regalarci viaggi sempre più emozionanti verso terre così caratteristiche, pregne di una cultura che merita assolutamente di essere valorizzata.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
75.75 su 4 voti [ VOTA]
Jan Hus
Mercoledì 18 Settembre 2019, 15.59.59
9
1-2-6, ma a me gli album black o mi piacciono per intero o li considero non ben riusciti. Questo si ascolta bene per intero.
Candal
Martedì 17 Settembre 2019, 22.44.37
8
Ottimo! Son contento che non ci discostiamo moltissimo dal giudizio generale. L'importante è che dalle recensioni nasca sempre una discussione di confronto, mi piace vedere le cose da prospettive diverse. Quale brano ti è piaciuto di più?
Jan Hus
Martedì 17 Settembre 2019, 17.28.05
7
Intanto l’ho ascoltato con attenzione. Per me è 75 almeno. Grazie per lo scambio di opinioni.
Jan Hus
Mercoledì 11 Settembre 2019, 0.28.33
6
A questo punto lo prendo... 😬
Candal
Martedì 10 Settembre 2019, 23.38.35
5
mmm @Jan Hus se hai percepito la recensione come un "tagliare le gambe" allora devo fare delle precisazioni: 1) l'album non presenta criticità da insufficienza, l'essenziale c'è, quindi partiamo da 60 2) la ripetitività di alcuni brani o sonorità mi ha portato a escludere i voti dal 75 in su 3) la parte atmosferic folk è interessante e caratteristica, in alcuni momenti decisamente riuscita (detto più volte nella rece), quindi rispettando il punto 2 se l'album fosse stato solo di quel genere avrei messo 75 4) la parte black poco ispirata fa scendere di 5 punti, da qui quindi il voto 70. Spiegate le criticità, ho considerato il debutto come "sicuramente interessante", e questo è 70 nella mia valutazione. Nell'ottica del "lo volevo prendere ma ora no" ti posso solo dire che sì, effettivamente è un album che acquistandolo potresti abbandonarlo dopo 2 ascolti, così come riascoltarlo a nastro perché magari te lo sei trovato davvero nelle corde. Un voto come 70 significa che queste due possibilità hanno il 50% circa di possibilità di avverarsi, almeno nel mio modo di vedere le cose. Spero di averti chiarito meglio il mio modo di valutare!
Jan Hus
Martedì 10 Settembre 2019, 22.00.48
4
Comunque con la recensione gli hai tagliato le gambe. Lo volevo prendere dopo le anticipazioni che anche a me erano erano piaciute, ma con una recensione così e nessuna smentita dal pubblico non lo faccio.
Candal
Martedì 10 Settembre 2019, 21.10.17
3
Non mi piace dare votacci se nei fatti la sufficienza oggettiva si raggiunge, però come ho già ribadito nella recensione è un voto di grande incoraggiamento. Ero abbastanza indeciso sul dar di meno, ma al di fuori di difetti evidenti almeno il 63-65 lo raggiungono. In generale con il voto tendo a essere forse un po' troppo generoso è vero, ma i dettagli che fanno capire meglio il voto risiedono nel corpo scritto, per chi vuole appunto un'analisi più approfondita. 70 è un voto per invogliare e incuriosire almeno un poco l'ascoltare che magari ci vedrà qualcosa in più di me, mentre il testo specifica meglio ciò su cui si potrà convenire o meno
Jan Hus
Martedì 10 Settembre 2019, 21.04.26
2
Con una recensione così, 70 è troppo.
Doomale
Lunedì 9 Settembre 2019, 15.15.22
1
Ho sentito due anteprime e mi son piaciute. Inoltre mi mancano i Negura ahimè. Molto probabilmente lo comprerò.
INFORMAZIONI
2019
Avantgarde Music
Folk/Black
Tracklist
1. De Dincolo de Munte
2. Puhoaielor
3. Mistuind
4. Bardul Cerbului
5. Jale
6. Dor Austru
7. In Timp Vernal
8. Jabracie
Line Up
Kati Tibor (Voce, Chitarra, Tastiere, Tulnic)
Corodan Ovidiu (Basso, Voce, Toaca)
Mihai Florea (Chitarra, Voce, Tulnic)
Sergiu Nadaban (Batteria, Percussioni, Toaca)
Petrica Ionutescu (Strumenti tradizionali)
Ionut Cadariu (Flauto, Tastiere)
Dan-Gabriel Boric (Narratore)
 
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