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Mortem - Ravnsvart
12/09/2019
( 845 letture )
Trent'anni orsono, il duo composto da Steinar e Vold diede vita al progetto Mortem, un groviglio nero super concentrico equiparabile al nulla primevo, che collassando nel 1993 innescò la scintilla del famigerato big bang chiamato Arcturus (giacché siamo in tema di stelle e astri celesti). Nato e morto nello stesso periodo in cui emersero i colossi del black metal quali Mayhem, Darkthrone e Burzum, col senno di poi questo precoce trapasso può essere visto come la prima fase di un lungo incantesimo di necromanzia. Esattamente come un "Lich" risorto dopo un antico letargo, Mortem emerge dalla sua tomba abbandonata, e riesuma con sé il gelido mondo buio di cui sovrani dell'oscurità erano i padroni indiscussi. Con un solo demo a far da discografia, un simile trascorso è curiosamente azzeccato dato il nome della band, tanto semplice quanto conciso. Ravnsvart è ciò che il Lich ha sviluppato dopo Slow Death, un liquido che è quintessenza nera distillata in purezza. Basta osservare la copertina per sentire un'eco tombale proveniente dalla Scandinavia di trent'anni fa: una figura ammantata si trascina con l'aiuto di un bastone (qualcuno ha giocato a Dark Souls III nel frattempo? Yoel, sei tu?), mentre due corvi neri si contendono il cielo vuoto con il logo della band. Seppur non perfetta, nella sua resa grezza rimanda con forza alla copertina del precedente demo, opera del compianto cantante dei Mayhem, Dead.


Ravnsvart è la traccia d'apertura omonima, la prima magia nera che il negromante ci scaglia contro rendendo chiare le sue malevole intenzioni. La tempesta nera soffia e consuma la carne, mentre sonorità lugubri e furiosi ritmi ci instillano nella psiche un senso di morte imminente. Liberi dal vincolo della qualità castrata delle produzioni di trent'anni fa, che fu allo stesso tempo croce e delizia del genere, nei brani riesce a emergere un basso audace padroneggiato da Tor; potente e ben equalizzato, dona alla furia black il vigore necessario per far resuscitare un'orda di zombie considerata solo un vecchio ricordo. Sjelestjeler ci ricorda, con uno stile inconfondibile, la matrice da cui nacquero gli Arcturus; la chitarra ad esempio non lesina con gli iconici riff spazzati, mentre Hellhammer infuria incurante del passare degli anni, con i suoi caratteristici tintinnii sul ride e gli sfasamenti dei colpi di rullante. Anche le parti di tastiera, con il loro tappeto di sinistri accordi minori, sono appositamente pensate per infondere quella drammaticità che nella vena avantgarde degli Arcturus era anche accompagnata da un senso di teatralità. In Ravnsvart la tastiera non si cimenta in esempi di virtuosismo, né tantomeno vuole scagliarci nello spazio con una vasta gamma di suoni maniacalmente studiati; anzi, la scelta di timbri poco manipolati contribuisce all'essenzialità viscerale che nel black fa sempre piacere ascoltare; si badi bene però nell'osservare che l'effetto è voluto, e proprio da Steinar non ci si potrebbe aspettare di meno.


I Mortem hanno tutti gli ingredienti da buttare nel calderone, e sono forse i migliori alchimisti in grado di scatenare ancora una volta i fumi mefitici del black: grande esperienza, ottime idee, e un velo di suggestione che nasce irrimediabilmente a causa di questa resurrezione negromantica. La purezza del genere, come già detto, è arricchita da nuove sostanze catalizzatrici, come il basso perfettamente inserito e la creazione di nuove spazialità sonore. È il caso di Morkets Monolitter, i monoliti dell'oscurità, titolo decisamente simbolico. Dopo un lugubre intro di organo e blast beat, si viene catapultati in una dimensione che si concretizza anche davanti agli occhi dei più carenti in immaginazione; le spazzate di chitarra e la voce gracchiante del corvo nero ci fanno discendere nel nero più assoluto, riescono a farci sentire i gradoni irregolari di pietra squarciata su cui potremmo scivolare all'improvviso, mentre dei cori angosciosi ci circondano dall'alto, facendoci capire che non c'è possibilità di risalita. La discesa continua, e più si scende più sentiamo qualcosa di cupo avvolgerci. Questa sinestesia, questa capacità di rendere così chiaro qualcosa negli altri sensi partendo dall'udito, non è cosa comune. Dalla parte dell'ascoltatore, è necessaria la predisposizione a voler entrare in questo stato d'animo, mentre da parte degli artisti serve la capacità di trasmettere tutto ciò, è così che si ha l'alchimia perfetta. Anche Truly Damned riesce ottimamente in questo intento. L'intro di tastiera rende benissimo l'idea di cosa significhi sentirsi "veramente dannati". Precedute da una salita quasi speranzosa, le note lascive e discendenti appesantiscono il cuore e il petto, il respiro si fa lento e faticoso, e la vita sembra abbandonarci come se le facessimo troppa pietà per continuare. La ripetizione della melodia con un synth dal timbro sabbioso ricalca ancora di più il deserto che si sta espandendo nell'anima; è il momento più intimo dell'album, che dura il giusto per affossare l'umore, lasciando presto il posto a una nuova furia dirompente. In questo ritorno sui binari il tremolo picking della tradizione, per qualche sorta di motivo, non stanca, così come il blast beat. L'opera è carica di significato, e non necessita di alcuna innovazione rivoluzionaria per essere apprezzata, basta l'aggiunta di pochi elementi nuovi e ben studiati per rendere godibile qualcosa di così puro, anche se già creato.


Anche l'assolo di Demon Shadow ha il suo perché, nel suo contorcersi come un serpente velenoso prima di morire in una quiete in cui il basso fa da padrone. Quest'ultimo, non pago del lavoro fatto fin qui, con il suo suono cavernoso dà la concreta sensazione di voler scavare nella roccia, convincendoci ancora di più di essere finiti in grotte da cui non usciremo mai. Ciò è particolarmente evidente negli ultimi due brani, furiosi e caricati con una violenza sonora che sa tanto di capitolazione, chiaramente avvertibile nella chiusura The Core. Esordendo tra rombi, boati e voci minacciose, il ritmo serrato e scandito avanza spietato mentre tutto crolla. È il maleficio finale in cui il nucleo è pronto a esplodere, non possiamo farci niente: il Lich si è finalmente ripreso il mondo, dopo millenni di vendetta covata con tutto l'odio possibile e immaginabile.


I Mortem sono gli Arcturus in modalità "full black", ciò che sarebbero stati se non avessero ricevuto la benedizione del germe della follia, divenendo così capaci di sondare strati superiori della coscienza e del creato. Noi siamo a nostra volta benedetti, o forse è il caso di dire maledetti, perché non è stato necessario squarciare lo spazio-tempo affinché si potesse ascoltare in una dimensione parallela il primo gruppo, a discapito del secondo mai nato; ce li abbiamo entrambi qui, in questa realtà. Ravsnsvart è necromanzia, una di quelle che necessita dei migliori maestri in circolazione per poter ridare vita a ciò che era "Morte" di nome e di fatto, e nonostante ciò possa sembrare un controsenso, c'è da ricordare che Steinar e compagni proprio al paradossale ci hanno voluto abituare, in questi tanto lunghi quanto prolifici trent'anni.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
79.42 su 7 voti [ VOTA]
Luca
Venerdì 13 Settembre 2019, 11.34.04
10
Si tratta di un nuovo album, e l’unico pezzo spacca il culo, vero Black Metal norvegese
Galilee
Venerdì 13 Settembre 2019, 11.09.49
9
Ahahah.. E si che in testa qualche problema ce l'ho, però non mi ssono ancora mai dato una risposta col mio stesso nick.
Candal
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.55.33
8
Pardon...come nome avevo messo @Galilee...
@Galilee
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.47.08
7
@Galilee in quel caso avrei specificato i brani mutuati evidenziandone il collegamento. In futuro cercherò di essere più chiaro quando si hanno dei demo in mezzo. @il pazzo: sulla questione della ristampa del demo penso che abbiano voluto praticamente "riavviare" il progetto, poiché mancherebbero i presupposti per rievocare qualcosa di un'era ormai decisamente passata. Non so forse erano particolarmente affezionati al nome e non volevano rinunciarci, ma anche il tuo modo di vedere la faccenda è legittimo. Fammi sapere che ne pensi poi quando esce l'album completo!
il pazzo
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.39.05
6
si logicamente infatti non mi riferivo al fatto puramente economico perché i mortem forse saranno conosciuti almeno da 100 persone in tutto il globo hahaha...io mi riferivo al lato prettamente artistico, è come se improvvisamente ora ai vari tizi degli immortal venisse voglia di ricordare il passato e decidessero di riesumare gli amputation ma suonando con lo stile degli immortal, cioè lo trovo artisticamente incoerente. Io personalmente ristamperei quello che era in origine il lavoro di quel gruppo per ricordare e far conoscere ai chi non sa quel passato e stop non andrei a rimettere in pista un gruppo di 30 anni fa durato un demo per poi suonare un qualcosa che manco c'entra nulla con il suono del suddetto demo originale. Poi come detto i vari tipi degli arcturus possono e devono suonare quello che a loro va ma avrebbero potuto farlo sotto un altro progetto, la trovo una cosa più matura e sensata artisticamente. Poi ripeto vedrò come si comportano gli altri brani al di la del mio concetto espresso. Poi logico questo è il mio parere personale.
Galilee
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.33.37
5
Ok che l'avresti specificato. Ma a mio modo così si capisce poco. I titoli poi dicono poco e niente, perché uno può prendere la traccia originale lavorarci su e cambiare il titolo. Comunque grazie.
Candal
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.17.42
4
@il pazzo: Steinar e Vold probabilmente hanno riesumato il nome perché era un progetto a cui tenevano, soppiantanto poi da Arcturus. Sinceramente ho apprezzato questa "resurrezione" perché appunto mi è sembrata una sorta di negromanzia musicale e per puro gusto scenico l'ho trovato interessante, ma appunto è una cosa molto soggettiva. Rimane comunque il fatto che non è un nome altisonante, perché stiamo parlando di un gruppo nato e morto in una demo, che non ha fatto la storia e quindi non può vivere di rendita. Per il lato musicale posso già dirti che Ravsnvart (il brano) non è assolutamente la punta dell'album, personalmente ho apprezzato veramente molto Morkets Monolitter, Truly Damned e The Core, brani che sto tuttora riascoltando a ruota perché coinvolgenti.
Candal
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.07.57
3
@Galilee l'album contiene solo inediti, per fugare ogni dubbio basta osservare la tracklist, e comunque in generale se fosse stato un remake l'avrei specificato almeno un paio di volte nella recensione. Per "padroni indiscussi dell'oscurità e bla bla" mi riferivo ai gruppi su citati che in quegli anni hanno fatto la storia del black, mentre Mortem è stato un progetto morente che nella sua rinascita con Ravnsvart ha riesumato il clima creato appunto da quei gruppi. Spero di aver fugato ogni tuo dubbio!
il pazzo
Venerdì 13 Settembre 2019, 10.02.25
2
parere mio: una paraculata al di la della qualità musicale, dato che come detto pure sotto i mortem di fine 80 suonavano un Death thrash tipico del periodo come lo facevano gli amputation gli old funeral e pure i vari mayhem mentre invece il disco uscito ora ha un suono completamente diverso ed è in linea con il black più tipicamente norvegese uscito poco dopo il periodo del demo dei mortem. Quindi riesumare un nome vecchio che in origine era un altra cosa per poi suonare un altro stile lo trovo un pò na forzatura….del tipo ragazzi ma se volevate suonare black c'era bisogno di ripigliare un gruppo di 30 anni fa? Rimettete su un nuovo gruppo e suonate quello che ve pare. E questo al di là del lato prettamente musicale, io ho ascoltato come tutti o quasi credo l'unico pezzo disponibile e l'ho trovato in linea con le classiche uscite del genere, nulla di impressionante ma neanche malvagio, logico è un analisi provvisoria di un solo pezzo. Però è il concetto che c'è dietro alla riesumazione di questo gruppo che trovo un po' forzato. Era meglio rimasterizzare e ristampare il vecchio demo a sto punto era più logico. Poi indubbiamente se il prodotto sarà di qualità allora in ogni caso giudicherò bene il livello musicale.
Galilee
Venerdì 13 Settembre 2019, 9.02.23
1
Una domanda al recensore. Non si capisce bene se il disco è un prodotto nuovo o un remake, cioè una ripresa del demo del 89 con delle aggiunte. Scusa ma non capisco nemmeno chi sarebbero i padroni indiscussi dell'oscurità. I fautori di Slow death? Un demo interessante di sicuro, ma nulla di che per quel periodo visto che non era ancora black metal. Direi che le influenze death ci sono tutte, e se guardiamo le uscite del periodo..insomma mi sembra un esagerazione pantagruelica.
INFORMAZIONI
2019
Peaceville Records
Black
Tracklist
1. Ravnsvart
2. Sjelestjeler
3. Blood Horizon
4. Mørkets Monolitter
5. Truly Damned
6. Demon Shadow
7. Post Darkness
8. The Core
Line Up
Marius Vold (Voce)
Steinar Sverd Johnsen (Chitarra, Tastiere)
Tor R. Stavenes, (Basso)
Hellhammer (Batteria)
 
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