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MGLA - Age of Excuse
20/09/2019
( 3061 letture )
Affrontare una discussione a tema musicale ed alzarsi dalla sedia lasciando tutti i partecipanti soddisfatti è una sfida che non auguro a nessuno di affrontare. L'intricato percorso a ostacoli fra detrattori a oltranza e promotori a oltranza vi lascerà sfiniti prima ancora di aver completato un paio di frasi. Non importa quanto piccolo il problema o quanto di nicchia la band o il genere di cui si parla: il mondo è bello perché è vario in fondo. Mi ritengo perciò fortunato a poter parlare dell'ultimo nato in casa Mgła. All'interno del panorama black contemporaneo pochi vessilli infatti uniscono l'opinione degli estimatori del genere quanto quello del duo polacco, fautore di un black metal di stampo classico ma con una chiara, fortissima, personalità ed unicità. Bastano pochi secondi di ascolto di un qualsiasi loro brano per esclamare con certezza “Si, questi sono i Mgła!”. Questa sensazione torna più presente che mai, già nelle prime note di questo Age of Excuse, quarto full-lenght della band, dato alle stampe a quattro anni di distanza da quel Exercises in Futility che ne aveva sancito la (relativa) fama e l'ingresso fra le realtà più interessanti delle nuove leve del black metal europeo. Nonostante il silenzio discografico nell'intervallo fra i due lavori in studio i polacchi sono stati protagonisti di un'intensa attività live, che li ha portati sia a fare da spalla a giganti internazionali, come ad esempio i Behemoth, sia a condurre essi stessi tour da headliner, a riprova dell'ottima accoglienza che il pubblico black sta riservando al progetto. L'attenzione rivolta a questa nuova incarnazione della creatura di M. e Darkside è dunque assolutamente altissima e porta su di sé il peso dell'aspettativa. Le prove di forza finora fornite dai Mgła autorizzano infatti fan e stampa specializzata ad affrontare questa release con l'intenzione di trovare, nei quarantadue minuti di puro black metal proposti, uno dei candidati ad essere l'album black dell'anno. Con queste premesse entriamo direttamente nella musica del duo, cercando di vedere se le promesse dei polacchi siano state mantenute...o infrante. Age of Excuse si snoda su sei tracce, ognuna identificata solo da un numero, come è stato per i Mgła fin dai tempi di Groza. Supposizione personale ovviamente, ma probabile che questo sia un omaggio ai primi album dei Taake, che adottavano lo stesso sistema di numerazione, dato che il nome di entrambe le band significa “nebbia”, e che il duo polacco non ha mai nascosto la sua ammirazione per i lavori di Hoest.

L'apertura è affidata al digrignare di denti uno contro l'altro, uno stridio graffiato ufficialmente citato nei credits dell'album come “gnawing of theeth”, ad opera del chitarrista live E.V.T., già nei Medico Peste. Age of Excuse I si snoda su di un mid tempo dal sapore ritualistico, forte di un lavoro ritmico ispiratissimo che si pone già come uno dei punti di forza dell'album, anche rispetto alle precedenti uscite del duo di Cracovia. Le chitarre si muovono su arpeggi e riff in tremulo picking a corda singola, mentre l'ugola di M. declama quello che è un vero e proprio manifesto poetico della band. Le tematiche nichiliste che sono trademark dei Mgła fin dai primordi vengono qui riproposte e sistematizzate, con l'elegante aggiunta di un riferimento alla teoria dell'Eterno Ritorno elaborata da Nietzesche. L'accezione puramente pessimista in cui viene usato il concetto potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma in questo caso credo la bellezza delle parole può far perdonare la dubbia interpretazione filosofica:

Falling hopes whip the ground
Among laments of sunken millennia
There are no paths to follow
But a nightmare of endless repetition.


Data la premessa che siamo, ovviamente, davanti ad un’opera musicale, è notevole e veramente apprezzabile lo sforzo che i Mgła muovono nella direzione letteraria e poetica. Tutto l’album è attraversato da un filo conduttore nichilista che attinge a fonti letterarie e filosofiche, senza tra l’altro mai scadere in mera retorica ed in eccessi di pomposità. Se la prima traccia si chiude con Nietzesche la seconda si apre con lo Zeitgeist, lo “spirito del tempo”, concetto principalmente noto nella sua elaborazione hegeliana e che sta ad indicare le tendenze culturali predominanti e caratterizzanti di una determinata epoca. Il duo polacco estende la sua visione ad uno spirito che attraversa ogni tempo, segnato dal grigiore e dalla disperazione, una “sluggish danse macabre” nel fango delle epoche. La musica è non meno solenne e disperata, bellissima l’accelerazione finale e la metrica delle linee vocali, che si inseriscono perfettamente sul tappeto di riff. Le coordinate del combo polacco non sono variate di un millimetro rispetto ai lavori precedenti, il loro personalissimo sound viene mantenuto ed esplorato affondo, senza innovazione ma con straordinaria cura di arrangiamenti e dettagli. Se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo e sconvolgente passate semplicemente oltre: tuttavia commettereste un errore. Age of Excuse III ci pone davanti ad uno dei pezzi più riusciti non dell’album, ma dell’intera discografia dei Mgła e solleva definitivamente il sospetto di trovarsi di fronte all’opera più compiuta, ispirata e meritevole del duo. Sembra strano da dirsi parlando di black metal ma qui, oltre alla pura, micidiale, violenza e crudezza del genere, troviamo anche un ritornello da stamparsi in testa e da cantare (urlare, o ringhiare se preferite) live. Scarno e dall’incedere quadrato la sua semplicità conquista per l’abilità metrica e la forza ritmica.

At the end of the day it's the same old script:
Do you believe in victory or do you hail defeat


Dopo un brano di questo valore può essere difficile per il resto della tracklist reggere il peso dell’aspettativa. Age of Excuse IV lo fa in maniera eccellente grazie ad un lavoro di batteria decisamente più serrato e ad una splendida realizzazione melodica, con il risultato di essere il pezzo più tipicamente alla Norwegian black dell’intero lotto. L’album attraversa un progressivo crescendo che viene confermato da un’altra gemma di assoluto valore all’interno dell’intera discografia della band, Age of Excuse V, che prepara il terreno per il gran finale. I Mgła si confermano qui maestri nel gestire le ritmiche più cadenzate e le atmosfere dal sapore doom, che fanno da tappeto a tremuli dissonanti prima di sfociare in brusche accelerazioni in blast beat, che vanno a costruire il cuore pulsante del brano.


Empires get wrecked
Principles get crushed
Saviors get crucified
History gets what?
History fucking gets over it all



Se una Storia esiste allora questa è la tensione fra la narrazione del passato, la nozione di destino e l’inevitabilità del tempo, con al centro l’essere umano: straziato da queste forze in tensione, oppresso dal loro peso, eppure garante necessario protagonista di questo nodo. Soggetta e al contempo “soggetto” di questa Storia l’umanità non può che disperatamente interrogare la necessità di un senso ultimo, di un valore, di un significato. Ma davanti al mondo, alla brutale realtà di questa narrazione, l’esito della ricerca e una lama in bilico fra la totale assenza di un tale senso ed il suo essere un vortice di miserie, violenza e decadimento. Questo il “gnawing of theet” dei Mgła, questo il vessillo del loro nichilismo. Age of Excuse VI racconta tutto questo, in un testo fra i migliori partoriti dalla penna dei polacchi, un canto feroce che sistematizza il nodo scorsoio della Storia e del suo senso. Il pezzo in sé è da brividi, nove minuti di batteria frenetico e riff in tremolo affilati come rasoi che costituiscono il momento più alto dell’intero album e, per gusto personale, forse dell’intera carriera della band. La recita urlata di M. sul finire del quarto minuto e la successiva ripartenza in blast beat sono la chiusura emotiva perfetta per questo Age of Excuse, un’altra prova di forza dei Mgła nel panorama black metal. C’è chi preferirà il precedente Exercises in Futility e chi considererà questa nuova creatura il punto più alto toccato dal duo, ma questi sono probabilmente discorsi inutili. Quello che rimane sono quarantadue minuti di nichilismo sonoro da manuale, un’uscita imprescindibile per qualsiasi amante del genere ed una doverosa candidatura dei Mgła per un ipotetico Black Metal Album of the Year.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
75.84 su 51 voti [ VOTA]
Cristiano Elros
Sabato 18 Gennaio 2020, 0.00.04
8
Il finale di VI è da brividi... Il punto più alto dell'album sicuramente.
Pardoe
Martedì 24 Settembre 2019, 23.06.14
7
Ottimo album e ottima recensione! L'intera opera sembra pervasa da un'ombra antica...
Pacino
Sabato 21 Settembre 2019, 11.21.25
6
Buon Lavoro, ma il precedente e With Hearts Toward None lo superano agevolmente. Voto 75.
ElManjo
Venerdì 20 Settembre 2019, 21.35.01
5
Un fulmine a ciel sereno, un'uscita pazzesca. Personalmente lo ritengo forse un punticino migliore rispetto al precedente, ma si tratta comunque di due capolavori. Secondo me se la batte con quello dei kampfar per lo scettro di album black dell'anno
Dark Horizons
Venerdì 20 Settembre 2019, 20.32.48
4
Splendido, per me il loro apice!
valz
Venerdì 20 Settembre 2019, 17.12.14
3
da pelle d'oca!
livio
Venerdì 20 Settembre 2019, 16.34.11
2
Fantastico! Il precedente era di poco meglio ma anche questo non scherza. Voto giustissimo 85
Black Me Out
Venerdì 20 Settembre 2019, 15.34.34
1
MAESTOSI.
INFORMAZIONI
2019
Northern Heritage Records
Black
Tracklist
1. Age of Excuse I
2. Age of Excuse II
3. Age of Excuse III
4. Age of Excuse IV
5. Age of Excuse V
6. Age of Excuse VI
Line Up
M. (Voce, Chitarra, Basso)
Darkside (Batteria)
 
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