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Cult of Luna - A Dawn to Fear
21/09/2019
( 2094 letture )
Era mercoledì 4 settembre, molti (incluso il sottoscritto) non si erano ancora ripresi dal terremoto di Fear Inoculum che pochi giorni prima aveva devastato il sottosuolo metallico di tutto il mondo. Era mercoledì 4 settembre, quando sentii vibrare il telefono in tasca e lessi il titolo della mail da tempo attesa: "Cult of Luna - A Dawn to Fear". Finalmente era giunto il momento di liberarsi dalle spire bluastre del mastodonte Tooliano per intraprendere un nuovo viaggio, molto diverso ma non per questo meno intrigante.
Prima di partire, però, è giusto soffermarsi su una dichiarazione del chitarrista e frontman Johannes Pearson :

"For pretty much every album there's been a very concrete theme. We've known from the start the kind of story we wanted to tell, and I didn't want that to be the case. I've seen a lot of subtle changes and patterns in my own behaviour and my own thinking the last couple of years, and I wanted this to be a completely spontaneous process. I just wanted to see what came out of me, and 'A Dawn To Fear' is the result of that".

Non è quindi un caso se quella The Silent Man rilasciata ormai tre mesi fa aveva fatto trasparire un nuovo cambio di direzione, lontano dal moderno ed esplosivo Mariner, ma anche dal grigio ed asettico Vertikal. Le fondamenta sludge/post hardcore erano rimaste immutate, ma erano innumerevoli i richiami al post rock più astratto; i suoni erano fumosi, poco definiti, le tastiere messe in evidenza e le chitarre spesso relegate nelle retrovie: insomma, nonostante il marchio Cult of Luna fosse ben distinguibile, altrettanto evidente era stato il cambiamento. Cambiamento non così strano, a pensarci bene: il post rock, soprattutto agli albori del genere (pensiamo a gruppi come Tortoise e Talk Talk), è sempre stato un genere caratterizzato dall'improvvisazione -quasi- senza limiti.

Ci troviamo quindi di fronte ad un disco atipico per gli standard della band di Umea, sia perché non si parla di un concept album, sia perché spesso le componenti sludge sono poste in secondo piano rispetto alle parti atmosferiche. Si prenda ad esempio la title track, che si snoda su otto minuti in bilico tra folk acustico e post rock elettronico in cui l'organo accompagna dolcemente le cullanti vocals pulite: verso la fine ricompaiono le chitarre elettriche e le consuete harsh vocals, senza però riuscire ad infrangere quell'atmosfera paradisiaca che si è venuta a creare. Sugli stessi binari si muove Lights on the Hill, ambiziosa composizione lunga ben 15 minuti che ricorda, almeno nelle intenzioni, una certa Dark City, Dead Man: una lunga marcia tra luci soffuse e vento che scorre sulla pelle, che si conclude con un vorticoso crescendo in cui le percussioni sembrano impazzire. Non mancano comunque le tracce più vicine agli stilemi classici del post metal: Lay Your Head to Rest è incentrata su un pesantissimo riff dilatato che a tratti richiama una melodia mediorientale, mentre la conclusiva The Fall è una lunga cavalcata i cui ritmi sono dettati dalla batteria multiforme, sia durante le parti più sostenute che nella caotica esplosione che va a chiudere il platter. Siamo ormai alla fine della disamina e la palma di canzone migliore dell'album, almeno secondo chi scrive, va a Nightwalker. Si inizia con una cadenzata introduzione che si dipana in un pezzo scandito da percussioni tribali e con evidenti richiami industrial: ai fan più accaniti del genere potrebbe venire in mente la title track dell'immortale Through Silver in Blood dei cugini Neurosis, ma non appena entrano le tastiere capiamo che ci troviamo in tutt'altra ambientazione. La traccia è in continua evoluzione, lo sludge schiacciante cambia connotati ed muta in sfarfallii post rock, per poi fiorire in un crescendo etereo e sognante dominato dalle tastiere in cui si inseriscono ancora una volta sprazzi di sludge pesanti come macigni.

Per concludere. A Dawn to Fear è un disco complesso, più ermetico di alcuni lavori precedenti più lineari e dotati di impatto molto più immediato. Ma d'altro canto, la qualità è altissima e tracce così differenti tra loro fanno sì che la noia non prenda mai il sopravvento: ai primi ascolti potrebbe spiazzare, ma pian piano non si riuscirà più a farne a meno. Siamo di fronte a un futuro classico, e senza dubbio uno dei punti più alti della carriera dei Cult of Luna.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
93.47 su 17 voti [ VOTA]
Alessandro
Martedì 5 Novembre 2019, 19.26.51
12
non ho voglia di perdermi in tante chiacchere tanto mi sembra evidente che sia un capolavoro.
Lucio
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 12.11.40
11
Beh, si, l’Artbook è bellissimo, rurale ed oscuro e bello pesante come la musica ivi contenuta! Ahahahah.... diciamo che questo qui è l’album che mi aspettavo dopo un capolavoro come Mariner: monolitico, potente, oscuro, dilaniante, psichedelico emozionante e bellissimo! Per Jack: su Amazon, almeno qui in Germania, c’è a 10 euro. Poi puoi sempre controllare su discogs.
Jack
Lunedì 7 Ottobre 2019, 20.56.08
10
Per il marchese, le Cover dei loro ultimi 2 lavori sono molto minimali (vertikal e mariner),e anche gli artwork, di questo mi è arrivata oggi la versione deluxe (2 lp e 2 Cd) artwork immenso e minimale allo stesso tempo, e molto (o)scuro. Musicalmente parlando siamo di fronte alla versione “naturale” (nel senso di vicino alla natura umana) di vertikal, non ne ha la monolicità meccanica, ma entra nella cupa grandezza della mente umana. Altro capolavoro. Ps qualcuno sa dove trovare the beyond (cd nuovo) a un buon prezzo?
Il Rettiliano
Domenica 29 Settembre 2019, 18.18.36
9
Pure io mi ci sono sempre imbattuto "accidentalmente" ascolticchiando qualcosina qua e là... ho deciso di dedicargli del tempo e mi trovo di fronte ad un discone magmatico, dai suoni sporchi ma potenti, con la giusta dose di melodia. La voce così scabra è un po' uno scoglio ma sono inezie. A breve scatterà l'acquisto.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 26 Settembre 2019, 11.46.03
8
Ecco un'altra band che non conoscevo (come i Tool). Bien sûr, chiedo venia e comprensione ai competenti ma non mi sono mai interessato al "Post Metal". Questo disco è veramente affascinante e dimostra una capacità di songwriting e ricerca dei suoni di altissimo livello. Non so cosa sia il "Post Metal" ma ci trovo molti passaggi atmosferici e inserti elettronici e di effetto su una base che pour moi è vicina al black/doom (e che nessuno si offenda). Poi, le composizioni di lungo minutaggio, mi ricordano molto i gruppi Tedeschi di elettronica (Klaus Shulze, Ash Ra Tempel) e non disturbano affatto, anzi danno una dimensione a mio avviso molto emozionante nello sviluppo dei pezzi. Grandissimo disco. Unica nota stonata, la copertina, secondo me veramente scarsa. Va bene essere minimali, ma qui siamo sul bruttino. Meglio il fiammifero dei Rammstein. Ho fatto ordinare, comunque, tutto il resto della discografia. Au revoir.
L.p. Gruto
Mercoledì 25 Settembre 2019, 14.37.55
7
Disco dal potenziale mostruoso. Per un giudizio definitivo ci vorranno diversi ascolti, ma l'impressione è di trovarsi di fronte all'ennesimo grande album di questa band straordinaria
Davide
Lunedì 23 Settembre 2019, 10.25.10
6
Sono quei gruppi di un altro pianeta e dalla classe pungente ! Siamo fortunati che la recendsione l'ha fatta uno in gamba !
Mauroe20
Lunedì 23 Settembre 2019, 9.11.58
5
Acquistato sabato al mio negozio di fiducia.In loop lavoro davvero notevole.Voto 85
InvictuSteele
Domenica 22 Settembre 2019, 13.16.46
4
Musica. Voto 90
Graziano
Sabato 21 Settembre 2019, 17.08.12
3
Mi deve arrivare assieme a MGLA e White Ward. Annata pazzesca!!
Abbath
Sabato 21 Settembre 2019, 14.59.08
2
Sono una band mastodontica, non hanno mai sbagliato un colpo! Mi aspettavo un gran lavoro e così è stato. Apocalittici!
pizzifatrulli
Sabato 21 Settembre 2019, 13.32.01
1
Che disco ragazzi, che disco !!!!!!!!!
INFORMAZIONI
2019
Metal Blade
Post Metal
Tracklist
1) The Silent Man
2) Lay Your Head to Rest
3) A Dawn to Fear
4) Nightwalker
5) Lights on the Hill
6) We Feel the End
7) Inland Raid
8) The Fall
Line Up
Fredrik Kihlberg (Chitarra, Voce)
Johannes Persson (Chitarra, Voce)
Magnus Lindberg (Chitarra, Percussioni)
Kristian Karlsson (Tastiere,Voce)
Andreas Johansson (Basso)
Thomas Hedlund (Batteria, Percussioni)
 
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