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Porcupine Tree - On the Sunday of Life
21/09/2019
( 433 letture )
Che piaccia o meno, la storia dei Porcupine Tree inizia come un gioco di Steven Wilson e Malcolm Stocks. I musicisti prendendo ispirazione dalla psichedelia tanto cara ai primi Pink Floyd, creano una fittizia rock band chiamata Porcupine Tree, dotata di un grande background fatto di tournée, azioni e dettagli su dei membri chiaramente mai avuti. Il gioco -essendo orchestrato a meraviglia- ci mise poco a trasformarsi in realtà e il solo Steven Wilson, con l'ausilio di alcuni musicisti ospiti, iniziò a produrre le prime demo sotto lo storico monicker del gruppo. In questo modo prendono vita Tarquin's Seaweed Farm (1989), The Love, Death and Mussolini EP (1990) e The Nostalgia Factory (1990). Le recensioni di alcune testate locali e la presenza di Linton Samuel Dawson all'interno della compilation Psychedelic Psauna della Delerium Records valsero a Steven Wilson l'incontro con il fondatore dell'etichetta discografica Richard Allen. Quest'ultimo propose di ripubblicare le cassette Tarquin's Seaweed Farm e The Nostalgia Factory come due doppi vinili, tuttavia l'artista inglese rilanciò con un'unica pubblicazione che potesse raccogliere il meglio di entrambi i lavori. Così ha origine On the Sunday of Life, pubblicato nel maggio del 1991 e successivamente la raccolta Yellow Hedgerow Dreamscape (1994) contenente tutti i brani esclusi. Le composizioni sul disco sono decisamente eterogenee in termini di generi e proposta musicale, seppur tutto sia legato da un fil rouge di sperimentalismo, forte psichedelia e richiami settantiani di strutture progressive qua e là. La forte mancanza di connessione fra i brani deriva dal fatto che Steven Wilson ne avesse concepiti alcuni ai tempi del liceo e altri successivamente, registrando poi la propria musica nel suo studio casalingo e dedicando ad essi non più di qualche ora ad ognuno. Le fasi di registrazione, missaggio e master si sono susseguite su strumentazioni differenti, in un processo produttivo estremamente veloce e non indirizzato ad un'ottica commerciale. On the Sunday of Life (titolo scelto fra una serie di titoli senza molto senso stilati da Richard Allen) va quindi immediatamente contestualizzato in degli anni di cambiamento, in cui i Porcupine Tree mutavano lentamente da una creatura fittizia a una realtà semi-concreta. La prima stampa del disco conteneva una suddivisione tematica dei brani: First Love, Second Sight, Third Eye e Fourth Bridge.

FIRST LOVE
Le note sospese di Music for the Head aprono una dimensione mistica fatta di profondi bassi, sintetizzatori e oboe. La tela lentamente dipinta dall'intro viene brutalmente squarciata dalla secchezza e dall'acutezza della batteria di Jupiter Island, semplice brano dalle connotazioni a metà tra il pop e la psichedelia più commerciale. Il passaggio da un brano all'altro è brusco e mette immediatamente in risalto la poca connessione fra i numerosi pezzi del disco. I tanti effetti che passano dalla cassa destra alla sinistra e viceversa si susseguono su una progressione d'accordi semplice e che alla lunga tende a stancare, così come la voce effettata e patinata di Wilson che canta di colorate visioni su questa fantomatica isola di Giove. Third Eye Surfer mette successivamente in risalto la batteria di John Marshall, seguita dalle rapide scale di tastiera. Il tiro si rialza lentamente riprendendo il mood di inizio disco: così come Third Eye Surfer, anche la titletrack On the Sunday of Life è uno strumentale disteso e dalla struttura irregolare. La placida linea melodica tracciata dall'oboe viene nuovamente turbata da una serie di effetti ossessivi, accompagnati dal rullante e da una chiusura in netta contrapposizione con l'inizio del brano. Si passa così da tinte rilassate ad altre più ansiogene, costruendo un buon ponte verso la chiusura di questo primo lato. The Nostalgia Factory è un brano più longevo e costruito dei precedenti, che mostra diversi spunti interessanti. In particolar modo le chitarre riescono a passare da un’attitudine puramente rock ad una più space, arricchendo i numerosi strati di tastiere. Un bel solo di sintetizzatore apre la strada a una parte strumentale che fa da ponte verso la voce eterea di Steven Wilson e successivamente il brano si chiude in una miscela di suoni elettronici che lasciano riposare le orecchie dopo l'ultima sezione ritmata. Nei versi della canzone, un bruco chiede quali siano i pensieri dell'artista e quest'ultimo gli rivela le sue visioni. Al termine dalla canzone, il bruco si congederà emblematicamente rivelando che forse è arrivato il momento per lui di diventare una farfalla.

SECOND SIGHT
Space Transmission apre la seconda parte del platter con una voce narrante che sussurra in maniera scandita delle parole (probabilmente una comunicazione) su una lunga serie di effetti sonori di natura ambience che tendono a creare suspense e niente più. Un passaggio dimenticabile, così come Message from a Self-Destructing Turnip, che offre una trentina di secondi di crescendo caotico e rumoroso per poi traghettare l'ascoltatore fino a Radioactive Toy, senza ombra di dubbio il pezzo più riuscito di tutto On the Sunday of Life. La lunga composizione è una di quelle più vicine allo stile dei Porcupine Tree dei lavori successivi ed è stata l'unica ad essere nuovamente registrata per la pubblicazione del disco. La canzone in questione, che alterna momenti lenti, puliti ed intensi, sfocia ciclicamente in un refrain gonfio di chitarre distorte e modulate dagli effetti. Risaltano inoltre in particolar modo la lenta sezione centrale che porta direttamente al solo di chitarra, in cui Steven Wilson emula perfettamente lo stile di David Gilmour. Radioactive Toy fu una piccola fortuna per l'artista inglese, poiché piacendo molto ad alcuni DJ della BBC venne passata ripetutamente alle radio contribuendo alla fama del disco. Dopo l'avvolgente outro, ci spostiamo sul dualismo di chiara natura floydiana -la struttura ricorda nitidamente Mother- creato da chitarra acustica e tastiera, in cui la voce riverberata canta di visioni ricche, colorate e popolate da samurai, animali e gatti che ballano. Nine Cats seppur registrato chiaramente di corsa e con una gran cassa decisamente troppo coprente, rappresenta uno spunto piacevole seppur derivativo.

THIRD EYE
Il terzo occhio, così definito nelle culture buddiste, induiste e new Age, è strettamente collegato alle tematiche della seconda parte del disco, in quanto mezzo di una "seconda vista" o "vista interiore" che ci permette di percepire la realtà circostante in maniera eccezionale e sovrannaturale. Il fil rouge dei titoli che collegano seconda e terza parte del disco si può riscontrare anche a livello musicale. Hymn apre questa sezione fra effetti e note dilatate di chitarra elettrica, per poi lasciare spazio all'ansiogena Footprints. Le esplosioni vocali a la Roger Waters si incontrano con degli arpeggi di chitarra che ricordano vagamente gli Opeth di Watershed, in un esperimento riuscito e non di facilissima assimilazione durante i primi ascolti. Le atmosfere intime e profonde vengono totalmente rovinate da Linton Samuel Dawson, brano a metà tra l'elettronico, il pop e la psichedelia decisamente poco riuscito e adolescenziale. Un po' come con Jupiter Island ci ritroviamo di fronte a un momento di sgomento e perplessità, che fortunatamente passa dopo appena tre minuti. La batteria secca a dritta apre And the Swallows Dance Above the Sun, brano che descrive tramite i versi una nitida sensazione di straniamento e solitudine. Almeno tematicamente siamo vicini ai futuri lavori di quelli che poi saranno realmente i Porcupine Tree. La voce liquida e lavorata di Wilson serpeggia come una cantilena sulla base che risulta decisamente gonfia vista la sezione ritmica e i diversi strati di sintetizzatori. Questo lato del disco si chiude con Queen Quotes Crowley, unico brano dove partecipò alla voce e alla chitarra Malcolm Stocks, ideatore del monicker del gruppo e amico di Wilson di fine anni ottanta. Il brano non è altro che un agglomerato di fraseggi di chitarra, su una base psichedelica che viene continuamente distorta da effetti di varia natura: giochi di volume, reverse taping e lunghissimi delay.

FOURTH BRIDGE
Fra i rumori del suo predecessore, emerge il sintetizzatore di No Luck with Rabbits, brevissimo intermezzo che ci porta -in maniera come al solito completamente sconnessa- verso Begonia Seduction Scene. Questo strumentale risulta particolarmente riuscito tra l'atmosfera intima e orientaleggiante della chitarra classica e gli innesti di chitarra elettrica, effetti e sintetizzatori. Il filo di suspense creato dalla sei corde viene tuttavia spezzato da un ennesimo cambio repentino e secco. This Long Silence è un pezzo sulla falsa riga di And the Swallows Dance Above the Sun e Jupiter Island. Batteria secca e prorompente, avvolta da numerosi strati di suoni elettronici e un Wilson al microfono che continua ad essere vate delle sue visioni psichedeliche. Nel testo vengono citati molti personaggi completamente sconnessi fra di loro: Mozart, Mussolini, Shakespeare, Manson, Mark Chapman, il Sergeant Pepper dei Beatles e Merlino! Il brano, al di là delle sue stranezze liriche non presenta punti di particolare interesse, scivolando via nel dimenticatoio. Risulta decisamente più interessante la longeva It Will Rain for a Million Years, figlia della scuola floydiana, soprattutto dal punto di vista dell'arrangiamento. Grandi tastiere e il rumore della pioggia stendono un telo che verrà poi arricchito con una gran cassa che darà un tempo lento e incessante. A prendere la scena come protagonista vi è una slide guitar in pieno stile David Gilmour, seguita poi dall'oboe. Continuano gli strumentali nuovamente tra chitarra, piccoli innesti vocali e fraseggi di basso, prima che il continuo crescendo del brano giunga al finale e si riconcili con il rumore di pioggia in apertura.

CONCLUSIONI
Giudicare razionalmente On the Sunday of Life non è del tutto facile, poiché di razionale all'interno del disco c'è poco. È chiaro durante l'ascolto che la mancata continuità fra i brani e i tanti generi toccati all'interno del platter siano un segno di una composizione frettolosa e adolescenziale. Lo stesso Steven Wilson confermerà poi che non vi era nessun intento commerciale nella produzione dei pezzi originariamente contenuti in Tarquin's Seaweed Farm e The Nostalgia Factory. Nonostante ciò il lavoro presenta dei buoni spunti che tracceranno -bene o male- il futuro dei Porcupine Tree e probabilmente molti anni dopo quello di Steven Wilson solista. Pochi spunti tuttavia combattono a difficoltà il tanto fumo e il poco arrosto presentato da tante tracce riempitive, non aiutate da una produzione ben fatta per essere casalinga, ma pur sempre tale. Ad ogni modo, già dal successivo Up the Downstair (1993) entreranno in gioco due figure fondamentali per il futuro della band: Richard Barbieri e Colin Edwin. L'asticella delle composizioni si alzerà notevolmente e con The Sky Moves Sideways (1995) verrà raggiunta una notevole maturità artistica. On the Sunday of Life è dunque un disco più per i fan di vecchia data di Wilson che dei Porcupine Tree, fermo restando che ha una sua importanza storica senz'altro più elevata rispetto alla sua reale caratura artistica e musicale.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
69.66 su 3 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 21 Settembre 2019, 22.47.36
1
Sono solo agli esordi e già infilano un album a dir poco bellissimo. Per quanto mi riguarda molto meglio le ispirazioni floydiane che la deriva prog metal della seconda parte di carriera. Radioactive toy non ti esce più dalla testa dopo un solo ascolto; And the swallows e Queen quotes Crowley si portano in altri mondi. Voto che poteva essere più alto se non ci fosse stata Linton Samuel Dowson assolutamente irritante...80
INFORMAZIONI
1991
Delerium Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Music for the Head
2. Jupiter Island
3. Third Eye Surfer
4. On the Sunday of Life
5. The Nostalgia Factory
6. Space Transmission
7. Message From a Self-Destructing Turnip
8. Radioactive Toy
9. Nine Cats
10. Hymn
11. Footprints
12. Linton Samuel Dawson
13. And the Swallows Dance Above the Sun
14. Queen Quotes Crowley
15. No Luck with Rabbits
16. Begonia Seduction Scene
17. This Long Silence
18. It Will Rain for a Million Years
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarra, Tastiera, Sintetizzatori, Effetti, Basso, Batteria e Percussioni)

Musicisti Ospiti:
Malcolm Stocks (Voce, Chitarra sulla traccia 14)
Master Timothy Masters (Oboe)
John Marshall (Batteria sulla traccia 3)
 
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