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Bretus - Aion Tetra
21/09/2019
( 747 letture )
Che gli dei misericordiosi, se esistono, ci proteggano nelle ore in cui né il potere della volontà, né le droghe inventate dagli uomini possono tenerci lontani dall'abisso del sonno. La morte è compassionevole perché da essa non c'è ritorno, ma chi emerge, pallido e carico di ricordi, dai recessi della notte, non avrà più pace. Che imbecille sono stato a intraprendere con tanta incoscienza lo studio di misteri che l'uomo non dovrebbe affatto conoscere! (H.P. Lovecraft, da Hypnos, 1922)

Da una dimensione arcana e persa nel vuoto cosmico, i Grandi Antichi attendono il ritorno sulla Terra. Solo i sognatori, coloro che esplorano la realtà al di sotto della realtà stessa, hanno visitato i loro orribili templi e visto i loro blasfemi idoli. Immagini così terribili e inafferrabili, così lontane da quello che i nostri sensi possono comprendere e ancor meno descrivere, che chiunque ne venisse in contatto, fosse anche solo sognando, non potrebbe che impazzire o perdersi definitivamente nei meandri infiniti dello spazio, in cerca di fuga. Per i Bretus, il mondo narrativo del “visionario di Providence” è sempre stato motivo ispiratore di grande interesse e, giunti, al loro quarto album, eccoci dunque di fronte al più grande degli orrori: la venuta degli Dei dallo spazio profondo. Attivi fin dal 2000, i Bretus possono ormai vantare una lunga e solida carriera, che si è dipanata lungo i sentieri dannati del doom metal, rendendoli fin da subito una delle più interessanti realtà del panorama italiano ed europeo, al pari di altre floride entità quali Doomraiser, Black Wizards, Black Capricorn, Forgotten Tomb e tante altre, senza andare a disturbare mostri sacri come The Black e Paul Chain. Aion Tetra, il Quarto Eone, è quindi un album che si colloca in una fase ascendente per la band, seguente agli ottimi riscontri ottenuti finora in patria e all’estero. Registriamo la sostituzione di Azog al basso con Janos, mentre si conferma la salda guida di Ghenes, compositore e mente dietro all’intero progetto, coadiuvato da Zagarus, cantante che con la propria teatralità e l’interpretazione duttile e intelligente costituisce un valore aggiunto e da Striges alla batteria, ruolo questo che nel doom è fondamentale, costituendo spesso lo sfogo per le dinamiche oppressive proprie del genere.

Aion Tetra non va comunque inteso come concept album e le suggestioni lovecraftiane costituiscono semmai il pretesto concettuale attorno al quale va poi componendosi lo spettro -è il caso di dirlo- delle tematiche orrorifiche sviluppate dalla band. L’atmosfera è opprimente e buia, come quella di un lungo corridoio sotterraneo, odorante di pietra e terra e muffa, del quale non si vede il fondo e di cui non si conoscono gli orrori nascosti. Le influenze Settantiane del gruppo restano preminenti e la loro musica carica di echi psichedelici ed heavy primordiali, ma è come se la band avesse deciso di asciugare al massimo le proprie composizioni, dando sfogo alla propria dimensione più propriamente doom e lasciando il resto in sottofondo. Un approccio che senza dubbio ha il merito di dar vita ad un album compatto, plumbeo, centrato su un riffing ispirato e gelido, pesante come un monolite e pronto semmai a poche quanto evocative aperture. Si sente peraltro che lo sforzo compositivo ha portato risultati in termini di maturità: l’aver ridotto e all’apparenza semplificato le diverse influenze che compongono la musica dei Bretus, ha come corollario la necessità di rendere i singoli brani più diversificati e identificabili gli uni dagli altri, il che conduce inevitabilmente ad un lavoro di finitura e studio degli arrangiamenti maniacale. In questo senso, si nota un uso molto intelligente degli effetti sonori e delle tastiere, che intervengono spesso e volentieri a fare da preludio ai brani o, in qualche caso, a sottolineare momenti di particolare tensione e pathos. E’ il vuoto dell’orrore cosmico a darci infatti il benvenuto su The Third Mystic Eye ed è da subito chiaro che il viaggio sarà agghiacciante. Il brano è uno dei più interessanti del disco, con una perfetta combinazione tra doom settantiano e venature heavy ottantiane, peraltro graziato da un bell’assolo di Ghenes e da uno Zagarus in ottimo spolvero: il riff portante è un rullo compressore e non sarà il solo. Scandita dall’alternanza dinamica tra riff lentissimi e improvvise accelerazioni, Priests of Chaos si avvale anche di una lunga intro di tastiera molto coinvolgente. Più aggressiva e veloce Prisoner of Night si candida a pezzo forte per le esibizioni dal vivo, anche grazie ad una mortifera decelerazione centrale che apre ad un riff rock’n’roll iper-rallentato. Bellissimo l’arpeggio della titletrack, altro pezzo di bravura, che introduce il pezzo forte del disco: Deep Space Voodoo è chiaramente l’epicentro di Aion Tetra, il brano magnetico attorno a cui ruota tutto il resto. Non si fa fatica a riconoscere un capolavoro, anche grazie alla sentita interpretazione morrisoniana di Zagarus e ai preziosi intarsi di tastiere che esaltano il riffing mortifero di Ghenes, ben sottolineato dalla sezione ritmica apocalittica. Mark of Evil apre con un riff che sa di Candlemass, ma poi assume un andamento appena più vivace della media; peccato che nonostante sia uno dei brani più variegati, sembri mancare di qualcosa e resti alla fine l’episodio meno convincente dell’album. Di tutt’altra pasta Cosmic Crow, aperta appunto dal verso di un corvo e dotata di una riuscita linea melodica, che trova il suo momento di massimo pathos nel blocco centrale. Dopo tanta ortodossia doom, ecco un piccolo gioiello a titolo Fields of Mars: arpeggio e linea di basso, organo agghiacciante e riuscita nuova uscita di Zagarus in territori morrisoniani per un brano evocativo e che spezza benissimo l’atmosfera del disco, senza togliergli nulla in termini di immaginario horror. Chiude City of Frost ed è apoteosi doom: senza dubbio uno dei brani più riusciti dell’intero album, anche grazie ad un refrain Pentagram-oriented di ottima presa e ad un andamento da caterpillar che esalta le doti di tutto il gruppo, fino al ritorno del vuoto cosmico e del suo terrore ancestrale, che sugella un album ottimo.

Dopo diciannove anni di carriera, era inevitabile che anche per i Bretus arrivasse il momento di fare qualche piccolo esperimento. Parola da prendere naturalmente con le molle, anche perché la cosa interessante è che questo, nel loro linguaggio di amanti e veri conoscitori del genere, si traduce in un inasprimento della componente più propriamente doom della loro musica. Un simile orientamento rende Aion Tetra un album roboante, potente, duro e pesante come il macigno che Sisifo deve spingere fino alla fine dei tempi. Un approccio se vogliamo oltranzista, che potrebbe non accontentare chi cercasse una maggiore varietà nella proposta e che, al contrario, esalterà chi ricerca un doom classico, ma estremamente maturo e ispirato, suonato ottimamente da interpreti esperti e dotati. Diamo credito alla band di aver realizzato nove brani di spessore, che spingendo sull’ispirazione spaziale offerta dagli orrori di Lovecraft riescono a risultare evocativi e oscuri per davvero e diamo un caloroso bentornato ai Bretus con il Quarto Eone della loro epopea metallica.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
86.63 su 11 voti [ VOTA]
duke
Martedì 24 Settembre 2019, 15.12.35
5
...ottima band...bel disco....il fatto che siano italiani....ancora meglio......dobbiamo supportarli di piu'.....anche da noi c'e' una bella scena musicale.......basta con sta stronzata...italia? ...spaghetti e mandolino......anche qui si fa metal di qualita'.....
No Fun
Lunedì 23 Settembre 2019, 13.53.33
4
Ho ascoltato Cosmic Crow e altre cose dai vecchi dischi. Mica male! A me poi le tematiche lovecraftiane dopo un po' stufano, lo trovo magnifico nei racconti brevi, pessimo ( imho ) negli scritti più lunghi, più che scrivere storie è uno che crea immagini, mondi, baratri spazio temporali ( gli eoni che come diceva il buon @Rob Fleming è una parola che quando la leggi ti chiedi cosa diavolo siano ). Però appunto per questo in musica le sue tematiche ci stanno proprio bene anzi diventano grandiose! Le canzoni, l'album con musica e testi, sono formati davvero consoni a ricreare in maniera potente le sue immagini deliranti, che invece rese visivamente diventano ridicole. Sono mostri "ineffabili", orrori "indicibili", "innominabili" etc. etc. Ok Howard. Però possono essere tradotti in musica. E questi Bretus mi sembra che lo facciano benissimo.
LORIN
Domenica 22 Settembre 2019, 11.15.23
3
Band straordinaria, mi piacciono tutti i loro dischi.
Slowhand79
Domenica 22 Settembre 2019, 8.32.24
2
Band totale! Culto
gianmarco
Domenica 22 Settembre 2019, 2.16.37
1
grandi non pensavo fossero catanzaresi , da buon doomster e lovecraftiano mi piacciono .
INFORMAZIONI
2019
Ordo MCM
Doom
Tracklist
1. The Third Mystic Eye
2. Priests of Chaos
3. Prisoner of the Night
4. Aion Tetra
5. Deep Space Voodoo
6. Mark of Evil
7. Cosmic Crow
8. Fields of Mars
9. City of Frost
Line Up
Zagarus (Voce)
Ghenes (Chitarra, Effetti)
Janos (Basso)
Striges (Batteria)
 
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