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Crashdiet - Rust
24/09/2019
( 824 letture )
Pane metallico per denti affilati, affamati di musica eighties, in salsa sleaze. Tornano sul palco e su disco i Crashdiet, dopo ben sei anni di silenzio quasi totale. Nato nel duemila, sull’onda del nordic hard rock, movimento capace di dare nuova linfa vitale ad un genere in crisi respiratoria netta, dopo l’inizio degli anni 90, il quartetto è passato attraverso numerose vicissitudini e buoni album. Fondati per volontà del cantante e chitarrista Dave Lepard, poi morto suicida, la band ha girovagato attraverso numerosi cambi dietro il microfono, ben 4 in 5 dischi, compreso il nuovo arrivato Gabriel Keyes, sconosciuto ai più e pescato nella rigogliosa scena scandinava, sempre prolifica di talenti. Con la speranza che, finalmente, la line-up possa trovare definitivo assestamento, visto che la prova del nuovo singer è decisamente positiva e in piena sintonia con il resto del combo. La storia del gruppo è presto raccontata, 2005 esce il debutto splendido di Rest in Sleaze, che raggiunge la posizione numero 12 nelle classifiche svedesi e crea interesse e diffusione attorno al nuovo monicker, il secondo The Unattractive Revolution, con alla voce H. Olliver Twisted degli ottimi Reckless Love, conferma la bontà della proposta, il terzo Generation Wild è un’altra stilettata di sleaze di livello sozzamente aureo, mentre il 2013 saluta l’ultima fatica da studio, quel The Savage Playground, che aveva denotato qualche passo falso. Copertina invero bruttina, ma ecco arrivare il lancio del nuovo disco marchiato Crashdiet, capace di dimostrare che gli svedesi sono ancora in vita e pronti a colpire con chitarre aggressive, celate dietro il mascara, borchie e giubbotti di pelle smanicati.

Si parte a raffica con la title-track e primo singolo: l’inizio serrato richiama alla memoria i Motley Crue di Dr. Feelgood, poi la song si evolve, sempre su ritmi duri, sfornando un chorus corale, appoggiato su tastiere e melodie, bridge oscuro e cattivo mentre la Gibson di Martin Sweet erutta un solo al fulmicotone. Buona la prima, con un clip dove le vampate incendiarie la fanno da padrone. Into The Wild è bellissima, i cori spalancano alla grande il pezzo, caratterizzato da pattern della drums e guitar ruvidamente potenti, la voce si arrampica, con uno spoken, verso un inciso di rara purezza hard, ottimo l’interludio centrale cadenzato che richiama la musica classica, concluso con un solismo pregevole dell’ascia. Idiots, secondo estratto con tanto di video che include i vari stereotipi metal, spara lì un riff corposo e un ritornello carino che si accoda alle tracce appena analizzate, mentre In The Maze sgorga su un arpeggiato iniziale che dà la stura ad una traccia orecchiabile, che vorrebbe inserirsi nel filone alla Dokken, riuscendosi parzialmente, seppur la scrittura non risulti banale. We Are The Legion, primo frammento composto con il nuovo frontman, è il prototipo della song della muova ondata scandinava, strofe e ritornelli molto orecchiabili accomunati a schitarrate energiche, con un occhio strizzato verso gli Skid Row dei bei tempi andati, con il frontman che fa la sirena e alza il registro della prova vocale. Siamo a metà del disco e dei 44 minuti della nuova prova, quindi arriva Crazy, una traccia vellutata con incastri vocali che la faranno apprezzare dai fans e che a me, personalmente, ricorda molto degli ultimi Reckless Love. Parasite non è una cover dei Kiss, ma uno scampolo ben forgiato su reminiscenze teutoniche nel riff e coralità appuntite, mentre con Waiting For Your Love giunge l’attesa ballad, ormai necessaria in ogni album hard: intessitura pregiata, frastagliata con tante key, interpretazione vocale soffice che fa trasparire punte di estensione elevata, chitarre lancinanti nel solo, pezzo riuscito indubbiamente. Reptile parte nuovamente a mille, un stralcio tiratissimo ma che non lascia sensazioni straordinarie, Stop Weirding Me Out invece, è costruita meglio, soprattutto nel chorus, facile da ricordare e fischiettare con una freschezza molto americana che s’impossessa delle note proposte, poi Filth & Flow chiude lo spartito con un incipit di chitarra classica subito doppiata dall’elettrica, voce dura il giusto, andamento marcato, segnato da cori a sparo e un solo molto ottantiano: funzionerà bene in sede live.

Nel complesso, il ritorno dei Crashdiet, è certamente buono, ma per salire sul trono c’è ancora da pedalare parecchio, soprattutto nel rinvenire uno stile sempre più personale e meno derivativo, che li renda riconoscibili sin dai primi secondi di playing. Il nuovo cantante s’incastra bene, ha doti vocali e look adeguato, il resto della formazione non si discute nemmeno: ora per il quartetto serve un briciolo di fortuna, che per inteso non hanno mai avuto in passato, per continuare a suonare, crescere e produrre in studio con persistente continuità. Per il momento, ben tornati ragazzi.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
67.66 su 15 voti [ VOTA]
Pantano 92
Lunedì 7 Ottobre 2019, 2.06.12
12
''...per salire sul trono c'è ancora da salire parecchio, soprattutto nel rinvenire uno stile sempre più personale e meno derivativo, che li renda riconoscibili sin dai primi secondi di playing.'' Tutte qualità che avevano già e che con Gabriel hanno perso. Sound plasticoso tipo postgrunge o industrial metal commercialotto, media delle canzoni estremamente generica e, a parte Crazy, gli altri pezzi che trovo belli derivano da materiale riesumato dall'era di Simon (Parasite, We Are The Legion). Manca il piglio sleaze con cui li conosciamo, i loro cori tipici sono pochi e sparsi, tutto ciò mentre la vocetta a violino di Gabriel si impone davvero troppo poco; ''frontman'' e voce che c'entrano rispettivamente con band e relativo sound come i cavoli a merenda. Album da masse, per un pubblico a cui va bene tutto (e la copertina stile maglietta da festival powermetal provinciale lo testimonia). Io personalmente mi sono sentito preso per i fondelli. Voto sicuramente sotto il 50.
Area
Venerdì 4 Ottobre 2019, 12.25.40
11
Li ho persi di vista dai tempi in cui erano sotto major... peccato che non abbiano più un contratto così (la Frontiers comunque é una label di qualità). Mi informerò comunque.
Andy
Giovedì 3 Ottobre 2019, 22.39.34
10
be.....a parte l'orrenda copertina l'album convince gia' dopo pochi ascolti....il brano rust gia' meno!....comunque tante le canzoni convincenti...da reptile a into the wild,we are the legion o waiting....bravi, un buon ritorno!!!!
D.T.
Mercoledì 2 Ottobre 2019, 10.38.00
9
Dopo molti ascolti mi se nto di promuovere a pieni voti questo nuovo album! Ben tornati!
angelorock
Sabato 28 Settembre 2019, 7.07.40
8
album che ho gia messo nella mia top ten di fine anno che dire essendo un amante di questo genere trovo questo nuovo cd fantastico dalla prima al l'ultima non si sbaglia di una virgola gli do 85 pieno
Shock
Giovedì 26 Settembre 2019, 18.08.38
7
@Obscure: ciao interista!! Hai ragionissima: cambio il voto in 83😁
Angus71
Giovedì 26 Settembre 2019, 0.15.44
6
Ok, ascoltato. Personalmente mi piace l'hard rock più " ignorante". Mi hanno fatto l'effetto degli altri dischi. Per carità, bravi. Alcuni bei brani ma,alla fine, mi lasciano poco.. un 65 lo meritano na non di più.
ObscureSolstice
Mercoledì 25 Settembre 2019, 23.03.07
5
Si ma Metalshock dà 85 a tutto
Shock
Mercoledì 25 Settembre 2019, 16.53.09
4
Ciao Angus😉
angus71
Mercoledì 25 Settembre 2019, 13.54.46
3
1- ciao Shock. 2- disco che mi incuriosisce, vado ad ascoltare. primi belli ma non mi avevano straesaltato, sinceramente non li conosco bene, però.
Galilee
Mercoledì 25 Settembre 2019, 11.40.23
2
Proverò ad ascoltarlo. I primi due album di questa band mi avevano decisamente mandato fuori di testa.
Shock (fu Metal Shock)
Martedì 24 Settembre 2019, 19.46.55
1
Vabbè non resisto: album tra i più attesi dal sottoscritto, finalmente il ritorno di un gruppo che col primo disco fece un mezzo capolavoro ma che fu travolto dalla morte di Dave. Primo: Gabriel è un gran cantante!! Secondo: è un ottimo disco; non sarà il disco che magari uno spera, ma ci sono tante ottime canzoni, come Rust, Idiots (col video che ricorda qualcosa....), Crazy, We are the legion, In the maze, Reptile e Stop Weirding Me Out. Per me, anche se non perfetto, un 85/100 se lo prende, e adesso spero in una fortuna maggiore ed un successo anche minimo che sarebbe meritato.
INFORMAZIONI
2019
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Rust
2 Into The Wild
3 Idiots
4 In The Maze
5 We Are The Legion
6 Crazy
7 Parasite
8 Waiting For Your Love
9 Reptile
10 Stop Weirding Me Out
11 Filth & Flow

Line Up
Gabriel Keyes (Voce)
Martin Sweet (Chitarre)
Peter London (Basso)
Eric Young (Batteria)
 
RECENSIONI
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