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Iggy Pop - Free
25/09/2019
( 1096 letture )
James Newell Osterberg Jr, in arte Iggy Pop, all’anagrafe 72 anni suonati e un curriculum che da solo compone una buona fetta di storia della musica rock. Uno come lui potrebbe essere benissimo in pensione da anni ed essere comunque venerato come giustamente merita. Ed invece eccolo qui, nel 2019, ad immettere sul mercato un disco che ancora una volta spiazza tutti e lascia aperte infinite possibilità sul futuro dell’”Iguana”.
Erano tanti i fan rimasti piacevolmente sorpresi dall’exploit più classicamente rock rappresentato da quel Post Pop Depression composto e registrato con Josh Homme e Matt Helders, album che nelle dichiarazioni dello stesso Iggy avrebbe dovuto rappresentare un ipotetico capolinea della sua carriera da musicista. E invece no: ad aprile di quest’anno il singolo Asshole Blues, sebbene passato in sordina, ha rimescolato le carte in gioco, presentandoci un Iggy più sporco ed essenziale che mai. Ma anche questo brano, alla luce degli eventi, si è presto rivelato uno dei tanti “scherzi” del nostro; infatti l’annuncio di lì a poco di un nuovo album intitolato Free e il rilascio della relativa titletrack hanno definitivamente scosso l’audience, a dimostrazione di come il settantenne del Michigan sia ancora capace di provocare scompiglio.
Sta tutto in quelle quattro lettere il significato della musica di Iggy Pop, oggi: la libertà, una sensazione fra le tante, la quale però va ricercata incessantemente poiché la vita non è altro che un’infinita ricerca di sensazioni capaci di darci felicità e benessere. E il cantante che una volta rappresentava tutto ciò che era proibito e pericoloso nel rock e poi nel punk, oggi rivela al mondo di aver vissuto tutti questi anni con un carico di insicurezze quotidiane, che non gli hanno mai permesso di rivelarsi realmente per quello che egli è. Ma oggi, a settantadue anni, James si sente finalmente libero: libero di comporre la musica che sente sua, libero di scegliersi i migliori musicisti per dare vita alle sue idee e libero di fare tutto questo senza avere la pressione di piacere a qualcuno o essere compreso o accettato, proprio perché Iggy Pop non ha mai ricercato l’approvazione di nessuno, se non di se stesso.

È con questa consapevolezza che bisogna avvicinarsi alla musica contenuta in Free, che si apre proprio con una dichiarazione d’intenti: I wanna be free. Non ci sono chitarre, non c’è la batteria, al contrario vi è un tappeto ambient su cui si staglia una tromba distesa e al contempo lancinante. Meno di due minuti e il brano termina, soffuso così com’era partito. Quella tromba appena citata sarà in questo disco lo strumento guida di quasi tutti i brani e questo la dice già lunga sulle intenzioni di Iggy. Sono i sentimenti che ricoprono la sfera dell’intimità a farla da padrone in Free, veicolati dalla voce baritonale e dalle sonorità fumose e grigie degli strumenti, che plasmano l’art rock contaminandolo con ritmiche jazz e sonorità ambient per un risultato che non può non rimandare con la memoria a quei giorni sul finire degli anni ’70 passati nell’appartamento nel quartiere di Schöneberg a Berlino in cui Iggy Pop e l’amico di sempre David Bowie ascoltavano musica elettronica tedesca e tonnellate di jazz. È proprio David Bowie l’artista che emerge maggiormente tra i solchi di Free, ma questo disco, al contrario di Blackstar, suona sì raffinato, ma sornione: l’ironia tipica di Iggy è presente in molti episodi dell’album, alternata a momenti più scuri e seriosi, dove l’anima da crooner del nostro è più marcata. Provate a resistere al mambo da cocktail bar di James Bond o al botta e risposta tra solista e coro di Dirty Sanchez, con il suo bagaglio di fiati mariachi e il suo ritmo sguaiato; mi sembra di vederlo James, col suo sorrisetto malizioso e gli occhi vispi e spalancati mentre ascolta questi due brani a fine registrazione. E se l’anima scherzosa del cantante è esaltata da questi episodi, sono altri i punti chiave del disco, in primis la tenebrosa Glow In The Dark, coi suoi echi quasi darkwave e un’interpretazione vocale da brividi. Da metà brano è la tromba di Leron Thomas a prendere possesso della scena, con un assolo grondante jazz newyorkese che aumenta a dismisura le sensazioni di inquietudine e smarrimento già insite nel brano. Ancora più essenziale poi Page, che si regge solamente sulla voce di Iggy ed emoziona dalla prima nota.
A questo punto il disco volta violentemente pagina: basta con le canzoni, si entra in un territorio molto più elevato grazie a tre spoken words dal tono elegiaco ed austero, che chiudono il disco con un senso di drammaticità fin qui inedito. We Are The People ha un testo speciale, poiché è stato donato ad Iggy Pop da Laurie Anderson, moglie di Lou Reed, autore della poesia dal titolo omonimo, un inno ai diseredati di tutte le epoche. Le liriche firmate da Reed risalgono al 1970, ma sono state pubblicate solamente l’anno scorso; tra queste Iggy ha scelto quella che sentiva maggiormente risuonare allo stesso ritmo della propria anima. Un tributo sincero a quell’amico che, insieme al già menzionato Bowie, formava con Iggy un terzetto di icone leggendarie.
Do Not Go Gentle into That Good Night è un poema di Dylan Thomas che era già stato recitato da Iggy Pop in occasione di uno spot pubblicitario. Non soddisfatto del risultato dell’epoca, il nostro ha voluto rendere omaggio al bellissimo testo del poeta gallese registrandone una nuova toccante versione. Chiude The Dawn, unico brano senza la presenza della tromba, dal sapore ancor più spettrale ed inquieto.
Menzione obbligatoria per la chitarrista Noveller, pseudonimo di Sarah Lipstate, che in questo album si mette in luce attraverso linee essenziali, ma funzionali per ogni brano, oltre a creare veri e propri soundscapes dove il suono della chitarra diviene irriconoscibile, ma ricolmo di suggestioni emozionali tra le più disparate. Non è un caso che la giovane chitarrista, che è stata membro dei Parts & Labor, così come dei Cold Cave, provenga dalla Guitar Army di Rhys Chatham e sia stata protagonista dell’ensemble chitarristica di cento elementi di Glenn Branca; membro fisso per un lungo periodo della sua vita nei tour di Jesus Lizard e Xiu Xiu, ultimamente la Lipstate si è reinventata anche regista di cortometraggi. Diciamo che Noveller è un’artista che con certo sperimentalismo ci fa tranquillamente colazione. E in questo album mette tutta la propria inventiva come chitarrista e come compositrice per esaltare le idee di Iggy Pop.

Si arriva alla fine di Free con la consapevolezza di aver ascoltato mezzora di pura arte, dove la musica è solamente il mezzo per esprimere un sentimento e un ideale molto più sofisticato al servizio dell’Arte stessa: se ripensiamo a Bowie e Reed, considerati veri principi del trasformismo in musica, Iggy Pop invero non ha mai cambiato così radicalmente le proprie radici sonore, ma oggi proprio lui, il più sregolato ed eccessivo dei tre, è sopravvissuto ai propri amici e attraverso i dieci brani di questo nuovo album riecheggia la volontà di offrire un omaggio alle anime dei propri compagni, attraverso una musica raffinata e a modo suo “adulta”, capace di dividersi un ipotetico podio con il testamento musicale del Duca Bianco e il celebre Berlin di Lou Reed, chiudendo in questo modo un cerchio artistico iniziato negli anni ’70 ed arrivato fino al 2019. Sicuramente da lassù qualcuno si starà facendo delle grasse risate, mentre scuoterà i fianchi al ritmo del charleston impazzito di Sonali.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
89.66 su 3 voti [ VOTA]
No Fun
Sabato 28 Settembre 2019, 19.06.05
8
La bella rece, l'hype del buon @Carmine, le news, il fatto che mi sono arrivati un paio di whatsapp da amici col link deezer che però non posso ascoltare, i commenti qui sotto, la tromba, la bellissima copertina... ok, è dai tempi di "Préliminaires" che non prendo un disco di Iggy, non vedo l'ora di ascoltarlo per bene.
Black Me Out
Venerdì 27 Settembre 2019, 22.00.54
7
Bellissimo vedere tutti questi commenti positivi ragazzi; sinceramente non me li aspettavo, ma mi fa davvero un sacco piacere che abbiate apprezzato questo disco!
LORIN
Venerdì 27 Settembre 2019, 20.13.00
6
Ennesimo disco stupendo del buon Iggy
Enrisixx
Venerdì 27 Settembre 2019, 18.57.08
5
Bellissimo album veramente intimista
Replica Van Pelt
Venerdì 27 Settembre 2019, 16.38.02
4
E' bello,è veramente bello,la tromba di Thomas ha la classe e lo stile e la delicatezza di Chet Baker,e se Sonali è stratosferica Love missing non è da meno e la stessa Page, i brani "spoken" spaziano fra jazz e ambient,e la strumentale Free è bellissima.Si ascolta e sembra di sfiorarlo.Lo lascio volutamente senza un voto.
Carmine
Venerdì 27 Settembre 2019, 13.14.17
3
Non sento altro negli ultimi giorni. Bel disco veramente.
mauroe20
Venerdì 27 Settembre 2019, 9.53.46
2
Dopo il precedente 'post pop depression' che ho consumato, arriva questo con un'impostazione totalmente diversa.Che discone che ha sfornato.
gianmarco
Venerdì 27 Settembre 2019, 9.20.03
1
Sonali stratosferica
INFORMAZIONI
2019
Loma Vista Recordings
Rock
Tracklist
1. Free
2. Loves Missing
3. Sonali
4. James Bond
5. Dirty Sanchez
6. Glow In The Dark
7. Page
8. We Are The People
9. Do Not Go Gentle Into That Good Night
10. The Dawn
Line Up
Iggy Pop (Voce)
Sarah Lipstate “Noveller” (Chitarra)
Leron Thomas (Tromba)

 
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