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Jeff Buckley - Live at the Sin-è
29/09/2019
( 422 letture )
La sfortunata storia di Jeff Buckley è nota a gran parte degli appassionati di musica: l'immenso Grace pubblicato nel 1994, la tragica fine del cantante e il rilascio postumo di Sketches for my Sweetheart the Drunk. Ma forse non molti sanno come tutti ha inizio, e più precisamente dove: ci troviamo nel 1993, in un locale di New York chiamato Sin-è, dove Buckley si esibisce davanti a una manciata di ascoltatori alternando pezzi propri a cover di classici della canzone americana. Un piccolo locale in cui l'artista inizia a scoprire sé stesso e a farsi scoprire dai pochi che lo seguono, spesso eseguendo cover a richiesta e mettendosi alla prova in maniera sempre nuova, ancora slegato da ciò che il mondo discografico impone.

"This is a song about a dream."

Dopo un impercettibile applauso, il disco si apre con queste parole, atte ad introdurre la visionaria Mojo Pin. Un pezzo che tutti conosciamo nella versione che appare su Grace, ma che in quest'occasione si presenta spogliato di ogni orpello. Chitarra e voce, non c'è nient'altro perché nient'altro serve, quando la voce multicolore di Jeff Buckley, angelica, sognante e allo stesso tempo affilata come una spada, è più espressiva di un'intera orchestra. Ma mentre con questa prima canzone non siamo molto distanti dalla versione che verrà pubblicata l'anno seguente, Eternal Life si presenta sotto spoglie completamente diverse. Su Grace è forse il pezzo più energico di tutti, più propriamente rock nel senso stretto del termine; in questo EP possiamo invece godere di una versione molto più calma e introspettiva, segno di come il cantante stia ancora sperimentando con la propria voce e rifinendo il proprio sound. Questo sarà ancora più evidente con le due cover: la prima è una delicata interpretazione di Je N'en Connais Pas la Fin di Edith Piaf, mentre la seconda è una versione alternativa di The Way Young Lovers Do di Van Morrison. Proprio quest'ultima si trasforma in dieci minuti di improvvisazioni e virtuosismi, spesso volutamente esagerati. In contrapposizione con quanto sentito finora, Buckley si lascia andare completamente, mettendo in mostra tutte le sue doti canore e chitarristiche, quasi a tentare di vincere un'ambiziosa sfida contro sé stesso e i propri limiti.

È giusto far presente che in sede di recensione è stata analizzata la versione originale del 1993, dal momento che nel 2003 è stata poi rilasciata una cosiddetta Legacy Edition di questo EP, dalla durata di oltre due ore e contenente molti più brani, spesso intervallati da monologhi dell'artista. Abbiamo quindi tra le mani quattro canzoni per circa ventisei minuti di durata: il ritratto della giovinezza di un artista ancora indeciso sulla strada da intraprendere ma già consapevole al cento per cento delle proprie doti e dei propri mezzi. Non un capitolo imprescindibile della storia di Jeff Buckley (visto quello che verrà dopo), ma sicuramente un ascolto interessante per chiunque voglia esplorare ulteriori sfaccettature di questo grande artista.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
67 su 2 voti [ VOTA]
CrystalChaos
Sabato 12 Ottobre 2019, 15.40.03
2
Mai nessuno come te Jeff, stella luminosa che ci ha lasciato troppo presto in un cielo di oscurità e vuoto
Rob Fleming
Lunedì 30 Settembre 2019, 11.53.01
1
Questo live è un interessante, ma parzialissimo documento di come Jeff Buckley si poneva in pubblico. Nella versione oggi recensita si può solo apprezzare la sua vocalità. Nella edizione estesa invece si può prendere atto della sua vasta cultura musicale (le cover sono tantissime e di diversa natura). 75
INFORMAZIONI
1993
Columbia
Rock
Tracklist
1. Mojo Pin
2. Eternal Life
3. Je N'en Connais Pas la Fin
4. The Way Young Lovers Do
Line Up
Jeff Buckley (Voce, Chitarra)
 
RECENSIONI
80
ARTICOLI
06/06/2019
Articolo
JEFF BUCKLEY
Last Goodbye, un tributo originale....
 
 
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