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Twilight Force - Dawn of the Dragonstar
30/09/2019
( 731 letture )
Cosa c’è di più interessante, si chiederebbe il prototipo dell’ascoltatore medio, di scoprire l’esistenza di una band che definisce sé stessa come compositrice di un genere mai sentito prima, in questo caso trattasi di “adventure metal”? La curiosità dovrebbe essere ai massimi livelli, la speranza di aggiungere qualcosa di nuovo ad un mondo ormai stantio e fermo sugli stessi binari da troppo tempo dovrebbe affiorare invereconda; ma la realtà ancora una volta si prende gioco dei nostri ideali e ci propone qualcosa che è l’esatto contrario di quanto auspicato. Siamo tra il serio ed il faceto, non si indigni nessuno per un preambolo simile, soprattutto perché nell’accingersi all’ascolto del terzo lavoro dei Twilight Force sapevamo benissimo contro cosa ci stavamo scontrando ed è questo il motivo di cotanto stupore nello scoprire che la band capitanata da coloro che si fanno chiamare Lynd ed Eldhrimnir (oppure Blackwald a seconda delle volte) ha deciso di descriversi con quel bizzarro aggettivo. Per quello che, sempre secondo l’ufficio stampa di regime, si tratterebbe del “più epico, più ambizioso e più audace lavoro della loro discografia” saranno sicuramente state spese parole al miele in altri lidi, in primis perché abbiamo tra le mani un qualcosa di oggettivamente valido e ottimamente realizzato, sulla falsariga del symphonic power che noi italiani abbiamo contribuito a forgiare ed elevare qualitativamente; ed effettivamente risulta complicato muovere critiche a Dawn of the Dragonstar, per lo meno quelle che non rientrano nel solito alone di originalità-prevedibilità o che esulino dalla naturale derivazione stilistica, in questo caso di ovvia matrice rhapsodiana, tenuto conto anche del vocalist presente.

Questione cantante, per l’appunto, che ci permette di inserire un tocco di italianità nel contesto: fa il suo esordio con il gruppo Alessandro Conti, passato dalle cover dei Rhapsody con i Trick or Treat a suonare insieme a Turilli e Fabio Lione, praticamente un sogno divenuto realtà e un bagaglio d’esperienza che certifica ancor prima di ogni nuovo ascolto la validità del tatuatore e illustratore modenese. Inutile perdersi in un interminabile track by track, è preferibile passare direttamente a pregi e difetti di questo Dawn of the Dragonstar, partendo da una traccia come Queen of Eternity: la capacità compositiva sopra la media è intuibile già dopo il primo ascolto, viene seguita una pista ben precisa dalla quale è vietato uscire, l’improvvisazione è richiesta solamente in fase d’assolo, ma i Nostri sanno esattamente come lasciare il segno negli animi degli appassionati; qui la parte più “classica”, ricamata secondo i classici dettami symphonic power, incontra nella parte finale la pomposità quasi cinematografica-epica tipica della produzione dei Maestri triestini, dai quali è stata fatta razzia di classe e impostazione stilistica. Questo fatto può rappresentare al tempo stesso la croce e la delizia dei Twilight Force, dipende tutto da quale target di pubblico consideriamo nella nostra analisi; in sede di recensione va fatto un discorso il più possibile slegato da questi fattori ergo non possiamo che promuovere quanto inciso, sottolineando ulteriormente le ottime prove tecniche di ciascuno dei musicisti coinvolti, dal già citato Alessandro al chitarrista Philip Lindh (Lynd nel booklet) autori di performance maiuscole, senza dimenticare l’altro fondatore, Daniel Beckman detto Blackwald, polistrumentista e addetto al mixing nonché coautore di ogni brano, vera mente dietro a questo progetto su cui la Nuclear Blast sta facendo parecchio affidamento. Episodi degni di nota sono sicuramente Night of Winterlight, dotata di un ritornello magistrale e molto helloweeniano, Winds of Wisdom con i suoi assoli neoclassici carichi di mordente e sentimento e l’iniziale titletrack, perfetto esempio assieme alla già citata Queen of Eternity di tutti gli elementi riuniti nel disco.

Voto finale? Una valutazione a metà tra il discreto e il buono. Nonostante la bravura e la carica emotiva (a volte pure esagerata) che traspare da questo album non ce la sentiamo di spingerci troppo oltre poiché Dawn of the Dragonstar non possiede alcuno spunto o alcun picco creativo che possa permetterci di distinguerlo dai tanti lavori epigoni usciti negli anni; anche dopo numerosi ascolti non c’è traccia di un passaggio che riesca a rimanere in memoria, tutto scorre in maniera piacevole e fluida ma senza colpire a prescindere dalle preferenze personali. In definitiva consigliamo l’ascolto dei Twilight Force a chiunque non resista a certe sonorità e necessita di esse al pari di una sostanza stupefacente, ma anche a chi gode nell’ascoltare musica ben eseguita, per tutti gli altri proseguire dritto.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
69.1 su 10 voti [ VOTA]
OathBound
Lunedì 7 Ottobre 2019, 23.36.14
8
Aspettavo questo album con molta curiosità perché non era facile sostituire la grandissima voce di Christian Eriksson, uno che ha dimostrato di essere un grande anche dal vivo oltre che in studio. Sono rimasto piacevolmente soddisfatto con il passare degli ascolti, un altro grande album, senza alcun filler e che trova picchi notevoli in almeno quattro pezzi. Secondo me non è vero che non ci sia traccia di passaggi che riescano a rimanere nella memoria, basta citare l'opener a questo riguardo.. Bravo anche Conti e ripeto non era facile sostituire Chrileon per i fan della band. I Twilight Force sono oggi il gruppo leader di questo tipo di sonorità senza discussioni, come lo erano i Rhapsody a fine anni '90. Spero continuino così, con buona pace degli haters di questo genere di metal...
Nòesis
Martedì 1 Ottobre 2019, 18.08.32
7
Luky, la questione della definizione l'ho inserita per puro diletto personale, l'ho anche scritto che eravamo tra il serio ed il faceto, semplicemente mi ha fatto sorridere il termine, mai sentito e che quindi poteva lasciare spazio a speranze di novità. Poi sapevo benissimo che si trattava del solito symphonic power. Sul resto sono divergenze d'opinione, ho tentato più volte di memorizzare qualche passaggio ma non c'è stato verso, sarà colpa dei troppi anni passati ad ascoltare roba simile che hanno creato gli anticorpi. Poi affermare che Queen of Eternity si distacchi dalle altre mi pare azzardato, quello è ciò che suonano per tutte e dieci le tracce, di happy power ne abbiamo poco poco (sintonizzarsi fra poco per i Freedom Call a proposito), comunque si tratta di pareri differenti
fasanez
Martedì 1 Ottobre 2019, 17.36.57
6
Perchè non limitarsi a non commentare i gruppi e i generi che non piacciono? ...
Oblivion
Martedì 1 Ottobre 2019, 17.14.16
5
Cioè, questa gente con 'sti dischi,'ste canzoni e'ste cazzo di copertine da 14enni nerd brufolosi che se lo menano sulle pagine del silmarillion fanno pure soldi! Hai capito che mondo di m...?
Enrico Bustaffa
Martedì 1 Ottobre 2019, 11.10.15
4
personalmente lo trovo ultra derivativo dal punto di vista stilistico. questi provano a raggiungere i risultati di soel 2 dei rhapsody senza avvicinarsi molto a quei livelli. rimane comunque un album gradevole
Luky
Martedì 1 Ottobre 2019, 0.40.05
3
Non sono d'accordo con la recensione. Per prima cosa il termine "adventure metal": basta ascoltare una qualsiasi delle loro precedenti canzoni per capire a cosa si riferisce, cioè un concept album power metal nel quale viene narrata una storia, un'avventura. Per curiosità, comunque, sono andato a controllare, e pure nella sezione dedicata all'album nel sito della Nuclear Blast viene definito Power Metal, quindi non capisco questo attaccarsi a una definizione. Poi non trovo giusto elevare a simbolo dell'album Queen of Eternity, che è la canzone più vicina e citazionista allo stile dei vecchi Rhapsody, quando tutte le altre canzoni si distaccano da quello stile e sono improntate ad un sound più moderno e "happy metal", seppure (ça va sans dire) neoclassico, pomposo e zuccheroso alla massima potenza. Poi è difficile che in un album power "a meno di preferenze personali" non ti rimangano almeno i ritornelli in testa se lo ascolti più di una volta, lo trovo quasi impossibile. In ultimo, secondo me non è vero che non si distingue dal nutrito ciarpame power uscito negli ultimi anni, anzi questo disco e il precedente (il primo lo trovo un po' inferiore) per me sono tra le poche ventate di aria fresca e qualità in un genere stantio: a memoria non mi vengono in mente band simili, a differenza dei numerosi cloni di Hammerfall e compagnia bella. Il mio giudizio è molto positivo a prescindere dal voto, che dopotutto non è così distante da quello della recensione, nonostante le divergenze di opinione: un bell'8+ (82).
duke
Lunedì 30 Settembre 2019, 21.51.08
2
...lo ascoltero'....i cd precedenti non mi sono dispiaciuti...anzi....
Poss
Lunedì 30 Settembre 2019, 20.25.21
1
Buon album. si ascolta molto volentieri, ti alza il pungo al cielo in piu' di un momento e strappa ben piu' di un sorriso. Power ben fatto se ne trova poco. Qui cen'e'.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Power/Symphonic
Tracklist
1. Dawn of the Dragonstar
2. Thundersword
3. Long Live the King
4. With the Light of a Thousand Suns
5. Winds of Wisdom
6. Queen of Eternity
7. Valley of the Vale
8. Hydra
9. Night of Winterlight
10. Blade of Immortal Steel
Line Up
Allyon (Voce)
Lynd (Chitarra, Liuto)
Aerendir (Chitarra)
Borne (Basso)
De’Azsh (Batteria)
Blackwald (Tastiere, Violino, Cembalo)
 
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