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The Offering - Home
30/09/2019
( 1548 letture )
Fulmine a ciel sereno. Da Boston con furore una delle band più interessanti e funamboliche dell’anno: gli appassionati e appassionanti The Offering, nuovo four-piece che -come uno schiacciasassi- distrugge tutto quello che si trova sulla propria strada. In barba agli scettici, la band americana sforna uno dei debut album più belli degli ultimi anni. Un variegato e strabuzzante mix di prog, groove e heavy metal che non ha paura né di osare né di schiacciare sull'acceleratore.

Destiny has turned us into nothing!

Qual è, o meglio, quali sono le particolarità che rendono questo Home così magnetico e accattivante, allora? Il fatto che, come anticipato, la band non ha timore di mischiare generi diversi, miscelando e coagulando il tutto con sapiente gusto melodico e tecnica cromata. Dotazioni top, a partire dal frontman Alex Richichi che ci delizia e colpisce con il suo timbro sfaccettato, che spazia da timbriche high-pitched a growl profondi ma ben comprensibili. Un portento che viene prontamente sorretto da un’impalcatura e un talento non comune, che prosegue con il vortice ritmico capitanato da Steve Finn, Spencer Metala e dalle bollenti sei corde di Nishad George, dal plettro cristallino e in grado di sfumare tutto con sentimento e potenza.
I riff piovono che è un piacere, con accordature ora ribassate ora limpide e sezioni melodico-soliste ottime ma anche originali. I delay e gli special presenti nella potentissima opener Waste Away sono un esempio lampante. Con una struttura circolare atipica, che spazia da porzioni squadrate a velocità sostenute da riff thrash, l’incipit di Home è delizioso, e ci fa capire che ciò che andremo ad ascoltare è qualcosa di deciso e primordiale. Voglia di stupire ma anche di omaggiare grandi band contemporanee, come Nevermore (le parti melodiche son influenzate dalla storica band di Seattle), Byzantine per il mix di irruenza groove e progressive, e anche i novelli Prognosis, che si muovono sulle stesse coordinate dei Nostri, tra novità e tradizione, bontà e violenza, grinta e tecnica a profusione.

Difficile dare una collocazione ai The Offering, e proprio per questo motivo siamo stimolati a parlarne con entusiasmo e ad ascoltarli con voglia. Acuti e arguti, i quattro americani sembrano professionisti navigati. Certo, ogni tanto un po’ di esubero si sente e nota (la title-track supera i 14 minuti e ha qualche momento di stanca), ma in generale il discorso non può che essere super-positivo e celebrativo. Dai riff prog-power di Lovesick, con il suo crescendo epico e il ritornello da cantare a gran voce, passando per Ultraviolence, über heavy e debitrice (nel riff portante, spesso e ribassato) degli Slipknot. Come immaginerete, di ingredienti ce ne sono a bizzeffe. La differenza principale tra molte band e i The Offering è che questi ultimi hanno messo a fuoco il tutto ancor prima di iniziare. Ecco perché a metà ascolto, dopo la cadenzata A Dance with Diana e il vincente singolo Failure (S.O.S.), sempre in bilico tra progressione e potenza metallica, ci sentiamo già ampiamente soddisfatti. La prima delle due canzoni rallenta i ritmi e i decibel in favore dell’atmosfera, creando nuove sfumature di grigio (citando la bella e mistica copertina), mentre il finale strumentale ai limiti del math ci trasporta verso Failure (S.O.S.), giro di boa e manifesto sonoro/lirico dell’album.

Can’t you see? I’m wasting here, I’m dying here…

La lunga Hysteria non fa che ribadire i concetti e i punti cardine del lavoro, esaltando il talento di Richichi e bilanciando il sound di Home, con un refrain malinconico che ricorda i lavori solisti del compianto Warrel Dane, mentre Glory è un’interessante badilata heavy-cinematografica, con piccole sinfonie e rallentamenti drammatici. Un utilizzo maggiore del growl e riff taglienti la rendono sicuramente un pre-chiusura interessante, di qualità. Ciò che chiude il cerchio è invece la possente title-track, che non ha paura di osare, impastando e pasticciando con il sound coniato dalla band già dal primo, omonimo EP. Forse un po’ oltre il limite, la chiusura è comunque degna di nota, progressiva e tutta da ascoltare. Un dilatato intro strumentale dalle influenze medio-orientali si apre su melodie sibilline e sulfuree che, prontamente, vengono sbalzate via da influenze etniche e da riff squadrati e incalzanti. Ancora una prova maiuscola di Richichi, qui in possesso di una teatralità non comune. Pesantezza e dramma vanno a braccetto per un finale da fuochi d’artificio, che sfodera rallentamenti, riff distorti, delay, partentesi acustiche e sofferte, per un vero e proprio viaggio sonoro immerso nella nebbia. Il bridge, sapientemente illuminato dagli assoli melodici e ispirati di Nishad George, apre uno spiraglio di oltre due minuti prima di piombare in un vortice di caos violento e progressivo che traghetta il brano verso l’inevitabile gran finale.

Home è -nel contempo- debut dell’anno e sorpresa inaspettata. Mamma Century Media ci vede lungo ancora una volta, supportando un lavoro di rara intensità, che farà la gioia di palati classici e moderni. Da ascoltare a tutto volume senza distrazioni.

What’s the point in this game… What’s the point in this game???



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
79.93 su 16 voti [ VOTA]
DraKe
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 9.18.45
11
Quoto commento #1...non hanno inventato niente ma pescando a piene mani un po' ovunque hanno saputo cucire le varie parti dei brani in modo impeccabile e non forzato. Disco ispirato e summa di ciò che il metal ha sfornato negli ultime due decadi
IMSBRO
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 8.35.35
10
Uno dei migliori dischi dell'anno. Period.
Galilee
Lunedì 14 Ottobre 2019, 11.57.48
9
Non sono male no....
Tatore
Lunedì 14 Ottobre 2019, 11.42.44
8
Ce ne hai messo di tempo per commentarlo, oh! D'accordo sul live
d.r.i.
Venerdì 11 Ottobre 2019, 18.23.49
7
Bello scorrevole, violento, vario insomma un bel disco. Concordo con Enrico che Lovesick è la migliore. Spero di vederli live
Enrico Bustaffa
Mercoledì 2 Ottobre 2019, 12.45.32
6
vedo che giustamente vengono tirati in ballo i bizantine, anche se secondo me questi li suoerano in carrozza. Lovesick è brano da superiorità manifesta
Silvia
Martedì 1 Ottobre 2019, 10.11.48
5
Si' anche secondo me sono stati ampiamente all'altezza delle aspettative, ottima recensione, concordo in particolare nel riferimento ai Byzantine che rende benissimo quel lato della loro proposta a mio parere
Tatore
Martedì 1 Ottobre 2019, 9.10.31
4
Era dall'uscita dell'EP che lo aspettavo e non hanno deluso la mia spasmodica attesa. Per me disco dell'anno. 90 e più!!!
Ponji
Lunedì 30 Settembre 2019, 22.25.38
3
E questi, da dove saltano fuori??? Questo disco è fantastico!
Ad astra
Lunedì 30 Settembre 2019, 19.50.56
2
Nella top ten personale di fine anno, magnifico.
Shock
Lunedì 30 Settembre 2019, 19.11.52
1
Una tra le sorprese dell'anno!! Uno stupendo mix tra nu metal (chiarissimi i riff alla Knot), Nevermore e prog, con in più un cantante che ha l'incredibile capacità di passare all'interno della stessa canzone dal growl al pulito allo scream in modo comprensibile e dando quella continuità necessaria a far elevare il tessuto musicale del gruppo. Un disco che viaggia anche tranquillamente sopra i 90!! L'EVOLUZIONE DEL METAL.
INFORMAZIONI
2019
Century Media
Heavy/Prog
Tracklist
1. Waste Away
2. Lovesick
3. Ultraviolence
4. A Dance with Diana
5. Failure (S.O.S.)
6. Hysteria
7. Glory
8. Home
9. Violets (Bonus)
Line Up
Alex Richichi (Voce)
Nishad George (Chitarra)
Spencer Metala (Basso)
Steve Finn (Batteria)
 
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