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Black Star Riders - Another State of Grace
02/10/2019
( 539 letture )
Nel variegato mondo dell’hard rock ci sono le grandi band e i grandi artisti, che hanno segnato un’epoca e che tutti conoscono, e un’infinità di gruppi o artisti singoli che hanno “ballato per una sola stagione”, producendo canzoni o album singoli di fama mondiale per poi tornare repentinamente nell’anonimato e non uscirne più. Ma non solo: vi è anche un’altra categoria. Si tratta di quelle band, o di quegli artisti, che si sono saputi creare negli anni una base importante di sostenitori, pur senza mai raggiungere lo stato di superstar; a volte la loro influenza vera viene scoperta e rivalutata a posteriori, anche a distanza di anni dal termine della loro carriera artistica.
Gli esempi in tal senso possono essere numerosi, e di facile reperibilità; ma se bisogna citare un nome su tutti, sicuramente è quello dei Thin Lizzy. La band irlandese del compianto Phil Lynott è stata negli anni fonte di ispirazione per numerosi artisti, anche di fama mondiale (Iron Maiden su tutti, per fare un nome, cosa che Steve Harris non ha mai nascosto), ed è tuttora conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo; eppure, sia durante la propria carriera principale, conclusa prematuramente nel 1986 per la scomparsa del leader, sia negli anni successivi, non è mai riuscita a raggiungere lo status e la fama a livello mondiale che avrebbe indubbiamente meritato.

Cosa c’entrano in tutto questo i Black Star Riders? C’entrano eccome: questo quintetto irlandese apparentemente sconosciuto deriva direttamente dall’ultima reincarnazione dei Thin Lizzy, quella post reunion del 1996 (quella organizzata da John Sykes) e post rifondazione del 2009 (con la dipartita di Sykes e la “presa di potere” di Scott Gorham, chitarrista storico dei Lizzy già negli anni ’70 e primi ’80). Abbandonato il nome storico, e proseguito come progetto originale, i nostri possono vantare nelle proprie file altri personaggi tutt’altro che sconosciuti: il cantante Ricky Warwick fu il frontman dei The Almighty, solida band scozzese attiva negli anni ’90; il bassista Robbie Crane ha un passato nei Ratt e diverse collaborazioni con band inglesi e americane; il chitarrista Christian Martucci è negli Stone Sour, mentre il batterista Chad Szeliga ha suonato in precedenza con i Black Label Society. Aggiungiamo che i nostri sono al quarto album, dal 2013, e si capisce al volo come le aspettative per questo prodotto possano ragionevolmente essere elevate.

Il disco non delude: se l’opener Tonight The Moonlight Let Me Down è un arioso e caldo rock fra Foo Fighters) e The Wallflowers (soprattutto per la voce alla Jacob Dylan del frontman), le influenze Thin Lizzy non esitano ad emergere sia in Another State Of Grace, un potente pezzo terzinato che potrebbe essere preso da uno degli ultimi dischi dei Maiden, sia in Ain’t The End Of The World, bellissimo brano che ripropone con stilemi attuali le sonorità e lo stile resi celebri da Phil Lynott nei dischi degli anni ’70 (la somiglianza nelle linee vocali è impressionante).
Anche le tracce successive procedono spedite e senza passi falsi: dal funky potente e incalzante di Soldier In The Ghetto, alla pura carica hard rock di In The Shadow Of The War Machine, sino ai cori trascinanti e coinvolgenti di What Will It Take? e Poisoned Heart. L’unico brano leggermente al di sotto dello standard medio è la semi-ballad Why Do You Love Your Guns?, godibile ma incapace di colpire in profondità, e quindi facilmente dimenticabile.
Il disco è tanto semplice quanto efficace: un mix ben riuscito di stile classico, con evidenti richiami sia alla “band madre” sia al rock anni ’70 e ’80, e attitudine moderna, come produzione (perfetta, potente e calda) e come arrangiamento dei brani, i quali non superano mai i cinque minuti di durata, non si perdono in parti non necessarie, vanno dritti allo scopo e sanno essere godibili sia al primo ascolto sia in momenti successivi. Facile a dirsi, molto meno a farsi: è proprio in questi aspetti che l’esperienza pluridecennale dei musicisti emerge prepotentemente, e fa la differenza rispetto a tentativi analoghi portati avanti da artisti o band più giovani e meno esperte.

Another State Of Grace non è un disco epocale che segnerà la storia dell’hard rock, e nemmeno, probabilmente, un disco di cui molti si ricorderanno fra cinque o dieci anni (purtroppo); ma è un validissimo album hard rock prodotto e realizzato da chi questa materia la conosce a menadito e la sa insegnare, ed è un bellissimo “tributo” ad una band leggendaria che solo oggi forse ha ottenuto i riconoscimenti che merita.
I Black Star Riders non sono i Thin Lizzy del 2019, ma fanno molto per provare a diventarlo: già solo per questo sono più che degni di attenzione e di ascolto. Potenzialmente, uno dei dischi dell’anno in ambito hard rock.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
73 su 3 voti [ VOTA]
Shock
Mercoledì 2 Ottobre 2019, 19.17.53
2
Condivido in pieno l'ultima frase della recensione: sicuramente uno dei migliori dischi hard rock dell'anno, il gruppo capitanato dall'ex Almighty Ricky sforna forse il miglior lavoro del gruppo. La calda voce ben si amalgama ad un sound pregno dell'anima dei Thin Lizzy regalando dieci canzoni che anche tra cinque o dieci anni si riascoltarenno con piacere.
Graziano
Mercoledì 2 Ottobre 2019, 15.39.55
1
L'sordio lo riascolto tuttora molto volentieri, poi il secondo amio parere non riuscì a bissarne la qualità. Saltai il terzo, ma ora leggo che questo quarto capitolo è tornato sui livelli d'eccellenza degli inizi (anche su altri siti specializzati). Mi sa che darò loro una seconda chance.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Hard Rock
Tracklist
1. Tonight The Moonlight Let Me Down
2. Another State Of Grace
3. Ain’t The End Of The World
4. Underneath The Afterglow
5. Soldier In The Ghetto
6. Why Do You Love Your Guns?
7. Standing In The Line Of Fire
8. What Will It Take?
9. In The Shadow Of The War Machine
10. Poisoned Heart
Line Up
Ricky Warwick (voce)
Scott Gorham (chitarra)
Christian Martucci (chitarra)
Robbie Crane (basso)
Chad Szeliga (batteria)

 
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