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Freakings - Rise of Violence
03/10/2019
( 427 letture )
Arrivano dal ridente villaggio di Bubendorf, nel Nord-ovest della Svizzera, questi Freakings, ma la loro proposta musicale ha ben poco a che vedere con la sonnacchiosa campagna basilese. Attivi dal 2008, i tre sono autori di un asprissimo thrash metal completamente votato all’ortodossia ottantiana. Il qui presente Rise of Violence è il quarto album in studio della band, che continua con convinzione il proprio percorso ultradecennale, a due anni dall’ultimo Toxic End.

Anche se ci hanno insegnato a non giudicare dalle apparenze, in questo caso possiamo tranquillamente dire che l’abito fa il monaco. Logo, copertina, titoli, testi, tutto il package di Rise of Violence urla “thrash metal” a squarciagola, ed è proprio così. I tre svizzeri propongono un thrash sporcato di hardcore, che vede nella velocità e nell’irruenza le sue caratteristiche principali. Presenti tutti gli ingredienti del genere: riff zanzarosi, cantato declamato, gang vocals e assoli fulminanti formano una pasta che guarda direttamente a Slayer, Municipal Waste e Violator. Nomi importanti, ma i Freakings non sembrano temere la concorrenza, aggredendo l’ascoltatore sin dalle primissime note dell’opener False Prophets, un assalto thrash spigoloso e sparato a mille chilometri orari che, salvo un roccioso break centrale, si mantiene su velocità indecenti. Il discorso rimane invariato per le successive dieci canzoni, che non abbassano praticamente mai la barra dei bpm. Jonathan Brutschin macina riff e assoli vulcanici, sgolandosi allo stesso tempo con una voce aspra, che abbiamo la tentazione di accostare a quella di un certo Tom Gabriel Fischer, forse più per vicinanza geografica che timbrica. Svetta poi la potentissima sezione ritmica dei fratelli Straumann. Se il basso fa piacevolmente capolino ogni tanto, la batteria è la vera protagonista dell’album, grazie alla tentacolare prestazione di Simon, come dimostrato ad esempio all’inizio di Psychedelic Warfare. Bene anche la resa sonora, soprattutto se si considera che l’album è autoprodotto. Asciuttissimo e affilato, il suono generale aumenta notevolmente la veemenza generale dei brani.

Come avrete capito, Rise of Violence è un lavoro formalmente perfetto e ottimamente suonato, anche se eccessivamente monolitico. La quasi totale assenza di varietà tende a rendere gli episodi interscambiabili e ripetitivi, e alla lunga un po’ noiosi. Il vero problema però è che i brani non hanno un briciolo di personalità. I Freakings si limitano a riproporre una ricetta ormai lacera, anche se ben eseguita. Non c’è quindi poco o nulla che distingua veramente Rise of Violence dall’oceano di album thrash metal che vengono pubblicati ogni settimana. Manca insomma il marchio di fabbrica dei Freakings, quella peculiarità che permette di identificare i brani a colpo sicuro. Non si tratta però nemmeno di una bocciatura, perché l’album è godibile e alcuni episodi hanno un tiro notevole. Musica più che onesta per rompersi le ossa sotto a un palco quindi, per tutto il resto lasciamo a voi la sentenza, ma dopo 11 anni di carriera è forse un po’ tardi per aspettarsi dei cambiamenti.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
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LAMBRUSCORE
Mercoledì 6 Novembre 2019, 19.31.41
1
Bel disco, thrash vecchia scuola ben suonato, molto bravi...
INFORMAZIONI
2019
Autoprodotto
Thrash
Tracklist
1. False Prophets
2. Rise of Violence
3. Enemy Attack
4. Timebomb
5. Dictator of Hate
6. Wash me with Blood
7. Brainwash
8. Nuclear Attack
9. Psychedelic Warfare
10. Time to Thrash
11. King Reigns
Line Up
Jonathan Brutschin (Voce, Chitarra)
Toby Straumann (Basso)
Simon Straumann (Batteria)
 
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