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Opeth - In Cauda Venenum
03/10/2019
( 6157 letture )
Prima Recensione di: Roberto "Vicarious" Di Gaudio


Ci vorrebbe una bella scossa per svegliarci dal torpore al quale ormai siamo stati abituati dal buon Mikael Åkerfeldt e dai suoi soci. Una tripletta di album che hanno dato vita ad un nuovo corso per la band svedese la quale, piaccia o meno, non ha alcuna intenzione di abbandonare il nuovo stile. Ovviamente questo cambiamento epocale ha bisogno di tempo per essere assimilato ma ora, dopo ben otto anni dall'uscita di Heritage, possiamo cominciare a fare un bilancio e trarre alcune conclusioni. Growl a parte, cos'è che manca davvero per infondere la famosa scossa di cui parlavo poco sopra? Con Pale Communion sembrava che gli Opeth avessero abbracciato completamente il prog nella sua interezza, con anima e corpo, lasciando spazio a riff più duri e metallici come ad esempio nella memorabile Cusp Of Eternity e a tastiere di settantiana memoria nell'opener Eternal Rains Will Come. C'è da dire che è proprio quello del 2014 il miglior disco del nuovo corso, mentre gli altri due hanno fatto storcere il naso a causa dei loro alti e bassi (più bassi che alti a dire la verità). Per rispondere alla domanda di che cosa manca al momento al quintetto svedese, dobbiamo parlare quindi di anima e passione, delle quali avevamo udito degli sprazzi in Pale Communion e nessuna traccia in Heritage e Sorceress. Ma non solo, un'altra grande mancanza si sta facendo sentire sempre di più ed è la batteria dell'ex Martin Lopez che dopo la sua dipartita è andato a formare i Soen. Per i nostalgici del batterista svedese pertanto consiglio vivamente di darsi all'ascolto dei Soen e toccare con mano cos'hanno realmente perso gli Opeth con la sua uscita di scena.

In fin dei conti sono tre anni che attendiamo di sapere cos'hanno sfornato per noi i nostri amati Opeth e con grande curiosità non resta che approcciarsi al nuovo In Cauda Venenum, un doppio CD bilingue, uno inciso in svedese e l'altro nel più comune inglese. Per il titolo, dovendo selezionare tra le due lingue del disco, i nostri hanno optato per una saggia scelta buttandosi sul latino e ovviando furbescamente al problema. Non essendo avvezzi alla lingua scandinava, viene da sé che questa recensione prenderà in esame solo le tracce inglesi che in ogni caso non hanno alcuna differenza con le originali, parole e metrica a parte.

Un'intro di tre minuti e mezzo, Garden Of Earthly Delights, con suoni di vario genere tra cui rintocchi di campana e una voce di un bimbo svedese, ci accoglie in questa nuova uscita targata Nuclear Blast. La doppietta Dignity/Heart In Hand si mantiene su buoni standard compositivi, nonostante la prima si vada ad esaurire lentamente dopo la metà, spegnendosi completamente nel minuto conclusivo, come un motore senza benzina. La seconda invece, il pezzo pregiato dell'album secondo il parere di chi scrive, è il prodotto meglio riuscito con i suoi otto minuti abbondanti di puro prog, al livello delle migliori canzoni di Pale Communion. Dopo una brevissima frase registrata in lingua madre, si parte forte con sezioni di chitarra di stampo metal, graffianti e dure, delle quali si sentiva davvero la mancanza. Le parti strumentali trasudano grande qualità e la scelta di lanciare il disco con questo singolo ha un grande pregio ed un grande difetto: il pregio è che la mossa di marketing è indiscutibile, i riff ammalianti sapranno rivelarsi molto convincenti per un fan che è in attesa del disco e si troverà senz'altro ad acquistarlo; il grande, grandissimo difetto è che della qualità e della tecnica messe in campo qui non vi è traccia in nessun'altra canzone dell'album e si viene quindi a creare un'aspettativa esagerata, impossibile da bissare con il resto della tracklist. Ne è un esempio Next Of Kin, che sembra incisa da una band differente rispetto a quella che ha prodotto la precedente Heart In Hand. Lovelorn Crime invece presenta gli stilemi di una ballad medio lunga, vuota e inconsistente e sono lontani i tempi in cui la ballad del disco era Harvest. La seconda metà del lavoro si apre con Charlatan, unica traccia a condividere lo stesso titolo con la versione svedese. Troviamo qualche spunto interessante come le tastiere degne del rock progressivo che fu oppure le chitarre graffianti, ma c'è sempre questa sensazione di un affievolirsi conclusivo, e non si trova alcun brano in cui il riff principale venga portato fino alla fine, assistendo costantemente ad un troncamento dove gli strumenti lasciano la scena minuti prima che si concluda la canzone. Una o due volte può anche risultare interessante come modus operandi, ma su dieci tracce diventa noioso e ripetitivo. Universal Truth scorre veloce e anonima, come una persona incrociata per strada e mai più rivista. The Garroter al contrario è costruita su un motivetto ricorrente, strascinato, quasi inquietante nella sua oscura ripetitività. Gusto personale a parte, le parole rimangono bene in testa così come la melodia, ben costruita per essere ascoltata e riascoltata svariate volte. Snella e semplice, senza gli arzigogoli cari al prog che invece sono presenti nella successiva Continuum, seppur in misura minore, soprattutto nella sezione centrale, imbastita attorno ad un solo di chitarra. Il ponte di note che collega alla successiva All Things Will Pass porta alla mente i tempi andati di Still Life in cui ogni traccia fluiva senza interruzione nella seguente. Qui la scelta di far confluire Continuum nella conclusiva All Things Will Pass non presenta alcuna necessità, né un'affinità di testi o melodie. Un lento e cadenzato scorrere di note in cui la voce di Mikael Åkerfeldt ci conduce all'epilogo, alla morte del disco. Ivi siamo arrivati senza grandi coinvolgimenti emotivi e senza veri e propri momenti di apice compositivo ai quali gli Opeth ci avevano abituato nei primi venticinque anni abbondanti di carriera.

La fine dell'album è un po' come l'abbandono di una sala cinematografica, il momento in cui rielabori ciò che hai sentito o visto e riassapori le emozioni appena vissute con i musicisti oppure con gli attori, nel caso della pellicola. Un momento amaro, dopo le grandi aspettative create da Heart In Hand. Il nuovo corso degli svedesi è una strada in salita piena di tornanti, in cui i nostri a tratti sembrano essersi smarriti senza una cartina a portata di mano. Se questo percorso ci ha saputo regalare un ottimo prodotto come Pale Communion, mai nemmeno lontanamente eguagliato, è pur vero che oltre quello ci ha fornito poche certezze e molte indecisioni. Bocciati no, ma rimandati al prossimo disco, sperando irriducibilmente che Mikael Åkerfeldt e compagnia rinsaviscano e decidano inaspettatamente di invertire la loro tendenza. Speranza vana e ridotta al lumicino ma si sa, la speranza è l'ultima a morire.

VOTO Prima Recensione: 61



Seconda Recensione di: Stefano Paparesta "papi"


Voi ve li ricordate i vecchi Opeth? Mi riferisco a quella grande band svedese capace, almeno fino a Watershed, di sfoderare un perfetto mix tra aggressività ed eleganza, irruenza e contemplazione. Rude death metal e fini partiture acustiche in bilico tra tensione e intimismo, ma anche improvvisi assoli jazzati e di gran gusto e atmosfere sapientemente giocate tra pieni e vuoti e arrangiate e incastrate tra loro con una precisione maniacale. A tre anni di distanza da Sorceress torniamo ad occuparci di una delle più chiacchierate band della scena musicale attuale e del loro nuovo disco, In Cauda Venenum, quarto tassello della svolta prog rock intrapresa a partire da Heritage. Sulle prime si è manifestato un senso di delusione piuttosto marcato, principalmente dovuto al fatto che le canzoni di questo album, per quanto suonate e arrangiate con gran gusto per le dinamiche interne e i cambi di mood, sono sembrate in realtà prive di reali spunti d'interesse, non lasciando nulla a livello emotivo, rivelandosi così né carne né pesce.

Proseguendo con gli ascolti ho notato però come gli Opeth si siano in parte, molto alla lontana, riavvicinati a sonorità non dissimili da quelle di Damnation, soprattutto per via delle numerose sezioni acustiche e oniriche che compongono In Cauda Venenum. Ad esse hanno aggiunto una componente più elettrica e votata al dark prog riconfermando, per l'ennesima volta, l'amore per il rock anni settanta di Mikael Åkerfeldt. In quest'ottica interpretativa l'album sbroglia lentamente la matassa, mettendo in luce potenzialità a prima vista assenti. Il disco non è un capolavoro, anche perché soffre di un certo saliscendi qualitativo che, come il precedente Sorceress, vede una tracklist che va dall'ottimo al filler, passando per una serie di episodi più o meno riusciti. Tra i momenti migliori citerei Heart in Hand, Lovelorn Crime e The Garroter. Sono tre canzoni totalmente differenti, nonché le più ispirate del platter. La prima è un'esplosiva cavalcata prog che poi si schianta nel consueto stacco acustico centrale, ma è costruita a regola d'arte e ha dalle ottime linee vocali. La seconda è meno immediata ma alla fine ci conquista per via degli assoli di pregio -ascoltare per credere!- e una bella atmosfera cupa. The Garroter ci mostra degli Opeth sui generis, con un brano dark jazz atipico per lo stile della band, ma gustoso, rivelandosi alla fine uno dei pezzi che si fanno riascoltare con maggiore piacere. Esclusa l'intro inutilmente lunga Garden of Earthly Delights, le restanti canzoni vantano una grande cura negli arrangiamenti e nelle dinamiche interne, giocando tra chiaroscuri sonori e dando spesso molta enfasi agli inserti arpeggiati delle chitarre acustiche per poi esplodere in sezioni più movimentate e distorte, come per esempio in Dignity o Universal Truth o anche Next Of Kin. Manca tuttavia la carica emotiva che caratterizzava i primi lavori della band e con il crescere degli ascolti diventa palese una certa ripetitività degli schemi. Taccio poi su All Things Will Pass, con quel basso scontatissimo in odore della ben più nota Holy Diver, oltre ad una altrettanto banale alternanza tra la sezione cadenzata con l'arpeggio in sottofondo e la parte elettrica nel ritornello. A Torino per cose simili si dice "gaute da suta" e chi vuol capire, capisca.

Cosa ci rimane quindi alla fine di questi tre anni di attesa spasmodica? Dopo quattro album senza Martin Lopez e Peter Lindgren è ormai chiaro come gli equilibri compositivi si siano spostati tutti sulle spalle di un Mikael Åkerfeldt sempre più a corto d'idee e che in Cauda Venenum è insolitamente sottotono, tranne che per i rari guizzi di cui sopra. La conseguenza sono degli Opeth sbiaditi, senza dubbio ancora in grado di suonare musica tanto tecnicamente ben eseguita quanto finemente arrangiata, ma che ne è stato della gelida cupezza del passato? Che ne è stato delle placide atmosfere e degli stacchi impetuosi che furono? L'aspetto che manca è proprio questo, ovvero la capacità di scrivere musica ricercata ma emozionante e memorabile dopo pochi passaggi nello stereo. Il riferimento a Damnation non era casuale, non solo per inquadrare stilisticamente a cosa questo disco tenta di rifarsi a livello di sonorità, ma anche per mettere bene a fuoco cosa manca: il cuore. E senza quello cari Opeth, prevedo per voi tempi bui in futuro.

VOTO Seconda Recensione: 65



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
83.18 su 114 voti [ VOTA]
Havismat
Domenica 10 Novembre 2019, 15.49.36
106
Concerto stupendo, ieri sera.
RedSun13
Domenica 10 Novembre 2019, 15.30.47
105
61 - 63 Che voti sono non facciamo ridere le galline... Se volete lo stesso disco fotocopia per 78 anni ci sono sempre i Manowar...
Mauroe20
Lunedì 28 Ottobre 2019, 21.38.07
104
Qui rimaniamo a livelli alti.Sara’ che la svolta stilistica intrapresa dagli svedesi a me e’ piaciuta, devo dire che anche questo ultimo lavoro, tecnicamente suonato magistralmente non mi ha lasciato deluso.Anzi che disco!Mi serviranno ancora molti ascolti cmq per coglierne tutte le sfumature.Voto 80 pieno
Paolo
Venerdì 18 Ottobre 2019, 20.15.02
103
@SkullBeneathTheSkin: Io sono un grande estimatore del vecchio prog rock, sia italiano che internazionale, non solo inglese. Mah, per me come dicevo, il disco si lascia ascoltare piacevolmente. Non si inventa assolutamente nulla, ma credo che non sia tra gli obbiettivi attuali della band farlo. Almeno lo spero, ma io credo che Åkerfeldt sia entrato in una fase di totale adorazione per certe sonorità vintage da volerle costantemente tributare pur non avendo le doti creative dei gruppi che lui stesso idolatra e finendo così per suonare come una band di retro prog rock che prende un po' di qua e un po' di la e crea un mix di idee appunto piacevoli all'ascolto, ma che nulla aggiungono a quella che è la musica contemporanea. Penso che come band abbiano già dato tanto in passato con assoluti capolavori, motivo per cui ad ogni loro uscita si sa già cosa si andrà a sentire, ma puntualmente si spera sempre in un qualche sussulto creativo che purtroppo non c'è. Sono sicuro che il buon Mikael Åkerfeldt sia diventato totalmente insofferente nei confronti del metal estremo, rispetto il suo essere coerente e continuare a fare quello che lo appaga e lo rende felice, io evidentemente sono una di quelle fighette che solo per il nome del gruppo in copertina ascolta ogni uscita fino a trovare degli aspetti positivi Anche se odio la valutazione numerica per un album credo che da Heritage a questo In Cauda Venenum si rimanga costanti sui 70/100. Sempre e comunque album piacevoli, ma che forse secondo me non lasceranno un gran segno al contrario di altre loro uscite più datate.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 18 Ottobre 2019, 19.27.42
102
Probabilmente la verità è solo che il nuovo corso sembra qualitativamente inferiore rispetto al vecchio, indipendentemente dal sound. Hanno fatto 3/4 album del nuovo corso e si 63 sarà stretto ma siamo ben lontani dal valore assoluto (suggerito come per il vino) del poker degli esordi.... indubbiamente sono ancora un'ottima band prog, ma non hanno inventato/rielaborato nulla ed il rischio di essere derivativi è reale. 63 o 73 non fa differenza, é nella fascia del "buono"
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 18 Ottobre 2019, 19.19.51
101
@paolo: come ho già detto, mi stupirei che gente così non riuscisse a scrivere qualche buona song... toglimi una curiosità, perfavore, tu sei un estimatore del prog? Te lo chiedo perché io lo sono abbastanza e questo disco rimane solo buono, ma non più di altro dove magari la "novità" risulta più attrattiva. Per te è "novità"? (normale percorso di un appassionato) Credimi chi rimpiange la durezza degli anni che furono ha mollato la band ed ora non è qui a postare...
Paolo
Venerdì 18 Ottobre 2019, 18.57.30
100
All'inizio mi aveva fatto ribrezzo questo album. E' stata la stessa cosa per gli ultimi 4 lavori, poi puntualmente mi trovo a rivalutare e ammorbidire il mio giudizio. Il disco è secondo me più che discreto, non un'opera d'arte, ma si lascia ascoltare piacevolmente. Le canzoni sono generalmente buone, probabilmente più a fuoco e meglio definite rispetto a quelle degli ultimi album. Non c'è metal sicuramente, ma non è quello che ormai sono interessati a fare gli Opeth, è un bel disco di progressive rock. Per gli amanti del genere sarà sicuramente un ascolto interessante.
drkmc
Giovedì 17 Ottobre 2019, 12.04.21
99
@JC "Volutamente analogici, cupi, caldi e chiusi, restituiscono il senso di una band che suona in una stanza una session": esatto... Ed aggiungo: quando suonano tutti insieme, nella stanza della session, non è possibile sentire chiaramente e distintamente cosa fanno i singoli musicisti. Per me invece, l'appagamento sarebbe proprio poterlo fare... Sulla voce: penso che Mikael sia migliorato, si sia applicato molto nel cantato, tuttavia si scontra col suo limite fisico, col suo timbro; per musica come quella che fanno gli Opeth dopo la svolta, ci starebbe meglio qualcuno con una voce più caratterizzata e con possibilità espressive più vaste...
JC
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 21.40.37
98
Sulle critiche al mix: premetto che a me i suoni sono piaciuti tantissimo. Sono, anzi, uno tra gli elementi che prediligo di questa svolta prog rock degli Opeth. Volutamente analogici, cupi, caldi e chiusi, restituiscono il senso di una band che suona in una stanza una session. Per me, appagamento totale. E poi, in alcuni brani, un senso di inquietudine da prog italiano anni 70 stile Goblin. Come già detto, l'unico difetto che trovo a questa incredibile band è la voce.
Screamforme77
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 19.50.14
97
Recensioni troppo severe, sopratutto la prima. Anch'io preferisco gli Opeth che miscelavano il loro eccelso stile prog al death metal, ma questo non significa che nel loro corso non abbiano continuato a fare ottima musica, anzi secondo me sono migliorati di album in album, questo In Cadua Venenum è migliore di Sorceress che è migliore di Pale Communion che è migliore di Heritage, addirittura in questo e in quello precedente ho notato anche un maggiore riavvicinamento al metal. Le rispettive parti finali di Continuum e All Things Will Pass sono da brividi.
Francis Banks
Lunedì 14 Ottobre 2019, 22.36.39
96
E' indubbio che gli Opeth siano una delle più grandi band degli ultimi decenni, però nel passato non riuscivo ad apprezzarli pienamente a causa del growl, che purtroppo non ho mai digerito... Per tale motivo il mio giudizio si limita agli album con "clean voice", che mi piacciono tutti, e questo "In cauda venenum" è davvero un gran disco, fantasioso, ricercato e tecnicamente ineccepile. Per me è un 90
Paolo
Lunedì 14 Ottobre 2019, 18.46.20
95
Quoto Flavio al 100%
DraKe
Lunedì 14 Ottobre 2019, 15.49.09
94
@DrKmc sono d'accordissimo con te quando scrivi che in questo disco la produzione ha penalizzato quel poco di buono che c'è...per esempio "Heart in hand" con i suoni di un Ghost reveries e qualche arrangiamento vecchia maniera sarebbe stato un possibile pezzo da 90! Invece la scelta di voler valorizzare la performance in quanto tale dei singoli musicisti e in particolare di axenrot ha finito con l'appesantirne l'ascolto... è vero che si sono salvate abbastanza le dinamiche ma lavorando principalmente sui canali dei piatti come contributo principale al sound della batteria ci si trova ad avere questo suono harsh, duro e fastidioso ad ogni colpo di piatto risultando alla lunga davvero stancante per l'orecchio. Sulla cupezza credo sia una scelta azzeccata vista la musica proposta, cosa che si è sentita benissimo per esempio sull'ultimo paradise Lost o l'ultimo stupendo cd dei cellar darling dove per una volta un prodotto marchiato nuclear blast presenta musica con molta dinamica valorizzando così l'operato dei musicisti.
Flavio
Lunedì 14 Ottobre 2019, 11.42.48
93
Ascoltato più volte...che dire..63 è veramente poco, discorsi stra sentiti a parte, se un disco del genere merita 63 allora il 90% delle uscite è dal 40 in giù (tecnica, melodia, suoni...) poi per carità come sempre può piacere ma secondo me come per il vino ci deve essere un voto obiettivo e poi un plus dovuto al personale (ad esempio se non piace il brutal non si può dare 0 a dischi dei Cattle perchè si detesta il genere,chiusa parentesi) Con gli Opeth poi come per i vari Anathema, Porcupine Tree...ecc sempre stessi discorsi se cambiano i nostalgici piangono, per altri gruppi tipo Fear Factory, Meshuggah i commenti sono sempre relativi al fatto che non cambiano mai....de gustibus
Morpheus
Domenica 13 Ottobre 2019, 23.03.17
92
Io vado contro corrente e dico che questo è il migliore album degli Opeth della loro svolta prog, al livello di Damnation
drkmc
Domenica 13 Ottobre 2019, 18.41.41
91
Lasciando da parte altri tipi di considerazioni, vorrei focalizzarmi prima di tutto sul suono. Ascoltata qualche anteprima dalle casse da scrivania del pc, non sembrava così terribile. Poi, quando l'ho messo sull'impianto principale – roba seria – soprattutto, appena dopo averci ascoltato qualche brano dall'ultimo dei Tool, Fear Inocolum, sono rimasto abbastanza sconcertato dal mixaggio: qualcuno nei commenti l’aveva già sottolineato, ma non mi pare si sia data troppa rilevanza a quest’aspetto che invece mi sembra fondamentale. Appena dopo i Tool, risultava quasi inascoltabile per quanto cupo e chiuso. Ho lasciato passare qualche giorno per riprenderne poi l’ascolto: a tratti, soprattutto in alcune parti acustiche, la cupezza contribuisce a creare atmosfere oscure persino intriganti, tuttavia, per tutto il resto del disco, in particolare nelle parti più concitate e ricche, il suono risulta pessimo, confuso, soffocato. Ho letto che molti, nei commenti, contrappongono Lopez ad Axenrot: il problema è che qui Axe non si sente quasi (e quello che si sente si sente male)! Penalizzatissimo dal mixaggio! A titolo di confronto, ho riascoltato qualche brano da Damnation (nella versione con Deliverance rimasterizzata): tutto un altro suono, molto più intellegibile. A me interessa poco che sia metal, non metal, che ci sia il growl o no, sono abituato ad ascoltare un po’ di tutto, ma, da una band come gli Opeth, mi aspetterei innanzitutto un’attenzione al suono di un altro livello. Credo ci sia stata una scelta deliberata verso un tipo di sonorità particolare. Una scelta a mio giudizio scellerata...
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 11 Ottobre 2019, 20.42.02
90
"c'è ne sono" é t9, intelligenza artificiale, porc...
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 11 Ottobre 2019, 20.40.17
89
... i Sepultura... damagaplan. Raramente ci si guadagna. Clamoroso l'esempio Mustaine/Metallica: lì non ci si domanda "chissà cosa avrebbero potuto fare insieme?" perché a vedere cosa hanno comunque fatto againstogether ci si chiede "cosa vuoi ancora?
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 11 Ottobre 2019, 20.36.04
88
@tino: dici bene, "lo rappresenta", singolare maestatis. Qualcosa volente o nolente si è perso in quanto a personalità. I nuovi aggiungono ma entro certi limiti e sopratutto non subito, quindi ora il mastermind è meno limitato magari, meno diluito, meno portato a compromessi. Quando artisti di ottimo livello prendono strade separate spesso non brillano più come prima... penso ai Mars Volta o ai Kyuss ma c'è ne sono millemila...
Sante
Venerdì 11 Ottobre 2019, 20.27.54
87
Concordo (nella mia ignoranza) sul fatto che non sia prog. Nelle parti più lente mi ricorda Black Sabbath e Paul McCartney, in quelle “veloci” non trovo accostamenti, se non agli Opeth 2019 e a un certo tipo di musica classica. Votato 90
tino
Venerdì 11 Ottobre 2019, 15.05.10
86
Cosa centrerebbe il batterista lopez con la creatività degli opeth non l'ho capito. Lindgren sicuramente importantissimo ma parlare di collasso creativo e' quantomeno esagerato. Diciamo che mikael ha optato per una direzione che secondo me lo rappresenta, il suo estro c'è ancora e anche le atmosfere tipiche della sua creatura. Questo lavoro è interessante e sicuramente crescerà con gli ascolti, non parlerei di prog anche se si sentono spesso sonorità e atmosfere alla primi Goblin, con quelle partiture jazzate e le tastiere vintage. Cade anche in ingenuità tipo charlatans dove praticamente scopiazza l'attacco di 2112 ma sostanzialmente mi sembra un buon disco. Da genio qual è piazza anche il capolavoro, la ballatona quasi aor Lovelorn Crime-Minnets Yta con uno dei più begli assoli mai sentiti, e dove si capisce cosa vuol ancora dire fare grande musica
Fossifigo
Venerdì 11 Ottobre 2019, 13.55.29
85
Il problema è l'ego di Akerfeldt...ve l'ho già detto, se questo una mattina si sveglia e decide di fare reggae state certi che nessuno degli altri avrebbe da ridire...non discuto che egli possa legittimamente fare quello che vuole, ma senz'altro con la dipartita prima di Lopez e poi di Lingren c'è stao un collasso creativo, l'ultimo grande album degli Opeth rimane per me Watershed. Poi giustamente facesse quello che vuole, ma questo è un disco soporifero mi spaice.
Arakness
Giovedì 10 Ottobre 2019, 11.46.32
84
Francamente faccio molta fatica a seguire certe digressioni. E soprattutto non ho la minima intenzione di alimentare dibatti su cosa sia o non sia prog (non voglio ergermi al di sopra di nessuno, anzi, ma sinceramente troppo spesso leggo un mare di sciocchezze). Ma sopratutto oggi ritengo sia a dir poco inutile continuare a rivangare il passato della band. La virata è conclamata: Heritage segna il passo verso qualcosa che è più di una fase ma piuttosto il nuovo trademark, fatemi passare il termine volutamente provocatorio, di Åkerfeldt e "soci", che piaccia o meno. Capisco tutto e soprattutto chi ha ancora nel lettore Morningrise, oppure The Moor in loop (uno a caso...). Ora se si vuole a discutere sull'opportunità di continuare ad utilizzare quel monicker... bhè questo è un altro discorso. Fatto sta che paradossalmente nel 2019 gli Opeth mostrano il fianco semmai proprio quando provano a premere il piede sull'acceleratore; sono palesemente questi i passaggi meno riusciti di In Cauda Venenum, che a mio avviso a scanso di equivoci è e resterà un valido prodotto nella loro stupefacente discografia. Concludo con un ombra: tutte le mie (poche) perplessità risiedono in quel Mikael che forse (e sottolineo forse) cerca di rincorrere, a tratti con un pizzico di affanno, quel Wilson sempre baciato dalla fortuna.
diathema
Giovedì 10 Ottobre 2019, 8.09.35
83
Lungi da me il voler fare il "defender" a tutti i costi, ma mi fa sorridere chi parla di deriva "commerciale"... Ma vi sembra che un disco del genere (per di più scritto in svedese) possa essere definito commerciale? In più, secondo me non si può definire "di maniera" un disco solo perché si ispira alle sonorità del progressive degli anni '70, altrimenti tutti i recenti lavori prog dovrebbero essere considerati manieristici. Poi, per carità, se qualcuno dice che lo trova noioso, poco ispirato o privo di cuore, quelle sono critiche legittime e personali, ma io ci sento comunque delle idee interessanti.
Area
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 12.39.18
82
Io nella musica degli Opeth continuo a non sentirci del Prog... o per meglio dire sento un tentativo di fare della roba dal sapore Vintage ma non in maniera convincente. Il Prog come dice la parola stessa significa "Progressione" quindi o lo fai in maniera moderna prendendo qualcosa dal passato oppure sei solo una gimmick. Ma anche lì... il Prog é morto nel 77 con l'arrivo del Punk, tutto quello che é venuto dopo quell'anno é un altro campionato.
Dbx166
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 12.29.16
81
gli svedesi si son ormai trasformati, da band carismatica, in una preoccupante, scialba, comunissima band di maniera. Tutti gli elementi che potevano suonare esaltanti, raffinati, armoniosi, almeno fino a metà dei 2000, ora sembrano essersi trasformati in pura routine che nulla suscita, se non un rassegnato sospiro abitudinario.
Analizzatore
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 11.55.09
80
@75: 1) "importante e/o ha cambiato direzione" = "importante E ha cambiato direzione" + "importante O ha cambiato direzione" = sia Opeth che Dream Theater. 2) Guarda che dare un voto significa proprio valutare con un unico metro di giudizio sia il talento degli Opeth sia quello della band di quartiere. Se non è valido questo principio non ha proprio più senso né il voto né il giudizio: significa usare 2 pesi e 2 misure... che è folle! Ma qui il problema non sono solo i numerini, la critica metal oggi è indiscutibilmente e oscenamente claudicante. 3) Il mio era proprio un discorso sulla critica metal nel suo complesso che tu, ovviamente, non puoi pensare di rappresentare. Quindi, caro(n), non ti crucciare.
Awake
Martedì 8 Ottobre 2019, 23.44.44
79
Mah guarda Michele con gli anni ho rivalutato tantissimo Heritage e Pale Communion è sempre stato il mio preferito del nuovo corso prima di ICV (Sorceress non mi è piaciuto moltissimo, troppi filler, benché IMHO contiene un pezzo straordinario come Strange Brew). Con quest'ultima uscita mi hanno maggiormente colpito, più sinceri, più heavy e un songwriting parecchio originale, a mio parere un album molto sentito da parte di chi lo ha composto poi vabbè c'è tanto mestiere e manca l'incoscienza e la spontaneità dei 20 anni, ma è un opera raffinata e di gran classe. Prog coi controcazzi insomma.
Sante
Martedì 8 Ottobre 2019, 23.13.35
78
Provo molta invidia per chi non si sta godendo questo disco: cosa ascoltate di meno ripetitivo e meno noioso? Dopo un primo ascolto distratto che mi aveva spaventato un po’, soprattutto per il mixaggio, questo album mi ha rapito e convinto. Ecco, il cantato svedese non mi sta facendo impazzire, forse per poca abitudine alla musicalità di questa lingua. Tutto il resto ineccepibile, coinvolgente, maestoso e soprattutto stimolante.
Michele "Axoras"
Martedì 8 Ottobre 2019, 20.29.45
77
@Awake: Piacere mio scambiare delle opinioni con te ... ormai negli anni ci siamo confrontati su diversi dischi eheh ! Comunque non è che non mi sia piaciuto il disco, tuttavia mi aspettavo qualcosa di meglio in generale e ho avuto l'impressione che al di là di un gran manierismo ci fosse un mordente decisamente più basso rispetto a qualche anno fa. Mi piacciono tantissimo Heritage e ancor di più Pale Communion, che a mio avviso rimane il punto più alto di questi nuovi Opeth ..
Havismat
Martedì 8 Ottobre 2019, 17.30.54
76
Dopo un po’ di ascolti il mio giudizio è che si tratta di un buon disco che si attesta più meno sullo stesso livello di Heritage e Sorceress; Pale Communion resta di gran lunga il migliore dei quattro, per i miei gusti personali. Dignity, Hearth In Hand Lovelorne Crime e All Things Will Past sono i brani che preferisco; le altre alternano alti e bassi: pezzi gradevoli, ma che non mi convincono del tutto. Obiettivamente, dopo l’uscita dei due estratti, mi aspettavo qualcosina di più, ma senza dubbio non è un lavoro da sufficienza stiracchiata. Personalmente lo valuto sul 75.
Vicarious
Martedì 8 Ottobre 2019, 11.12.03
75
Caro @Analizzatore, andiamo con ordine, mi sembra che abbiamo fatto un pò un pastone con questo tuo commento Dici che viene criticato chi esegue cambi di direzione e mi citi Dream Theater e Opeth nella stessa frase, gli Opeth sono passati dal prog death al prog rock anni '70 con risultati più o meno convincenti e attenzione che chi parla è rimasto MOLTO convinto da Pale Communion, quindi occhio a giudicare prematuramente. I Dream Theater sono passati dal prog metal a? Beh io direi che cambi di direzione se ne sono visti fortunatamente pochi, uscire nel 2019 con una traccia come Pale Blue Dot dopo 30 anni di attività è una gran delizia, da gustare tutta dal vivo. Io spocchia non ne ho, anzi, grande rispetto per chi ha il talento che hanno gli Opeth, anche perchè per ciò che mi riguarda i musicisti con una tale carriera vanno sempre e comunque onorati, però un pensiero mi nasce spontaneo: con un talento tale come quello dei nostri svedesi, è davvero un buon disco? Perchè se lo incide la band di quartiere è un discorso, se lo fa Mikael Akerfelt con i suoi soci è un altro discorso, secondo me questo è innegabilmente sotto tono paragonato al talento e al potenziale creativo degli Opeth, è questa è una critica costruttiva, non distruttiva. Quando parli di band italiane che nessuno si fila non ho colto la frecciatina, quindi se vuoi essere più specifico bene, altrimenti balzo oltre. Hai citato Judas Priest, black metal ecc ecc tutta materia che esce dalle mie competenze, sono cresciuto con il prog e mi reputo ignorante sul resto del mondo metal/rock, perciò mi limito alla mia sezione e ti invito ad una riflessione: questo disco, prendendo in esame le uscite prog rock del nuovo corso, è un buon prodotto? Non è nemmeno il miglior disco prog rock degli opeth, ma forse nemmeno il secondo migliore... riflettiamo e facciamo critiche costruttive, qui nessuno odia gli Opeth, anzi, tutti ci auguriamo che incanalino il loro talento in una ritrovata energia compositiva
Francis Banks
Martedì 8 Ottobre 2019, 9.55.04
74
Per me è un grande disco, ma obiettivamente sono di parte: essendo amante del vecchio progressive, apprezzo tutti i loro album senza growl. "Dignity" grande brano...
GT_Oro
Martedì 8 Ottobre 2019, 8.49.14
73
@guerriero viking Vabbeh, non hai capito niente di quello che intendevo. adios.
JC
Martedì 8 Ottobre 2019, 6.59.28
72
Ho letto alcuni commenti molto interessanti, in cui parzialmente mi riconosco. È vero, per esempio, che se una band continua a registrare da 40 anni riffoni heavy o thrash, o rutta su seghe a motore mentre qualcuno rompe dei piatti in sottofondo, è un esempio di coerenza e integrità. Poi gli Opeth scrivono dischi musicalmente ricchissimi e - pur derivativi quanto si vuole nel loro evidente omaggio al passato - colti e vengono piallati e bollati. Stessa attitudine apprezzata con il power fantasy, bullizzato per i testi fantastici... a differenza di generi interi che sono semplicemente ridicoli nei loro testi popolati da demoni, vichinghi, fiordi, satanisti brufolosi, squartamenti vari, quanto è bella la natura da Oslo in su, eccetera eccetera. Superficialità e luoghi comuni che abitano da sempre nel nostro genere preferito (è da quando è uscito I&W che sento la frase "I Dream Theater sono freddi") e che ormai da anni coinvolgono anche gli Opeth. Belin che sbrodolata che ho scritto. Il disco è notevole, purtroppo non ho mai tempo di metterlo sul piatto.
Awake
Lunedì 7 Ottobre 2019, 23.47.33
71
"Una certa indolenza nel valutare le cose con l'attenzione dovuta": già, al di là degli Opeth, la percepisco anch'io tale attitudine. E alcune volte ci casco pure. E non mi riferisco solo al settore musicale.
guerriero viking
Lunedì 7 Ottobre 2019, 23.35.52
70
Ascolta GT-Oro se trovi pallosi e prolissi pure i primi Opeth cosa dovrei dire io dei Metallica?!che sono stranoiosissimi e ripetitivissimi?!Guarda se proprio una cosa un signor gruppo come gli OPETH non sono e' proprio noiosi e prolissi come TU li hai definiti.quindi 3 sono le cose:1)O li hai ascoltati mooooolto approsimativamente..e questo non e' un gruppo da ascoltare con approsimazione..vatti a sentire Gigi d' alessio con approsimazione..2)Sei un troll e dici questo x cercare di infastidirmi dopo che ho detto che gli Opeth sono il mio gruppo preferito(cosa assai probabile..)-3)Semplicemente tu di bella musica non te ne intendi ed e' meglio che ti occupi di altro.Detto questo puoi controbattere finche' vuoi che a me non interessa.Vatti a sentire altri gruppi se non ti piacciono che non e' un gruppo che fa x te.(del resto se non ci arrivi a capirli non ci arrivi..eh!)
GT_Oro
Lunedì 7 Ottobre 2019, 22.51.54
69
@Guerriero wiking Non mi trovi molto d'accordo. Nel senso che l'evoluzione o la mutazione stilistica di un artista l'apprezzo sempre (infatti continuo a non capire chi ce l'ha a morte con gli Opeth perché hanno cambiato genere, come gli Ulver, come mille mila altri prima di loro), e per inciso gli Opeth poco mi piacevano prima (sempre trovati pallosi e prolissi da morire) e poco continuano a emozionarmi ora che si sono avvicinati a un genere a me congeniale come il prog rock. Il problema degli Opeth non è il cambio di genere, è che o per capacità o per voglia non sono in grado di sfornare un album prog rock in salsa vintage che sia più che solo sufficiente.
guerriero viking
Lunedì 7 Ottobre 2019, 22.13.08
68
Sottoscrivo al 110% il commento n.67 di Analizzatore !anche le virgole!Discorso che non fa una piega!Opeth cmq rimarra' la mia band preferita sempre(anche preferendo i primi lavori..ma cmq quelli rimarranno x sempre!)!D'altronde un vero tifoso si prende una squadra e se la tiene a vita anche nei cambiamenti dovuti al tempo che passa.Ragazzi nessuno rimane uguale,nella vita si cambia ,si matura e guai se cosi non fosse!Son boni tutti a cambiare bandiera quando il vento non tira a favore...e non solo quello..
Analizzatore
Lunedì 7 Ottobre 2019, 21.14.35
67
Ovviamente non ne puoi avere la certezza assoluta, ma alla fine sai già cosa vai a trovare nella critica metal. Se la band è importante e/o ha cambiato direzione (Metallica, Dream Theater, Opeth, Sepultura...) nel giudizio ci trovi una netta volontà punitiva o la spocchietta di chi crede di saperla lunga. A chi invece stampa album commerciali fotocopia coi bei chitarroni e 0 ricerca (Overkill, Judas Priest...) viene sempre tributato un generoso apprezzamento o una benevola comprensione. La regola generale è comunque l'acquiescenza, una certa indolenza nel valutare le cose con l'attenzione dovuta: è certamente molto più semplice conformarsi nell'elogio del fenomeno del momento (Ghost) o nella lode di certe uscite d'oltre oceano (SunnO))), "musicisti famosi" tipo Bonamassa et similia). Dietro alcune evidenti esagerazioni c'è la necessità di dare visibilità con qualche punticino in più a band (italiane) che nessuno (giustamente) si filerebbe (evito di fare nomi per carità di patria), ottenendo peraltro l'effetto di farle apparire raccomandate e quindi di renderle invise. È d'uopo essere di manica larga o comunque ampiamente indulgenti (spesso immotivatamente) nei confronti del black metal: i recensori sono cresciuti con quelle sonorità e quello gli piace (e quello capiscono, forse). Ma di fare una analisi distaccata, seria e approfondita, musicologica, non se ne parla manco per il cazzo. La critica metal è fin troppo amatoriale: le recensioni non sono altro che un accrocchio di sbrigative frasi ad minchiam per tentare di giustificare/giustificarsi gli inconfessati stati emotivi sopra esposti. Una prece.
Awake
Lunedì 7 Ottobre 2019, 16.09.39
66
Caro Axoras sempre un piacere leggerti e mi spiace che nn ti sia piaciuto, a me stavolta ha fatto una grande impressione, lo dimostra il fatto che ce l'ho in loop da quando è uscito. Vabbè i gusti nn si discutoto, mi andrò a vedere "C'era una volta a Hollywood" a sto punto, è un po che ce l'ho in lista... Poi ne riparleremo magari...
L.p. Gruto
Lunedì 7 Ottobre 2019, 15.03.22
65
Non mi dispiace. Vero che dovrei andarmi a riascoltare Pale Communion per rinfrescarmi le idee, ma credo si tratti del primo album della seconda fase che mi ha invogliato ad ascolti ripetuti (anche se Universal Truth e The Garroter proprio non riesco a mandarle giù). Voto 70
Tatore
Lunedì 7 Ottobre 2019, 10.26.30
64
Sottoscrivo in pieno il discorso di GT_Oro sul batterista
Fossifigo
Lunedì 7 Ottobre 2019, 9.01.33
63
Ormai risultano noiosi, e gran parte della noia deriva dall'aver eliminato le parti death e il growl, in quanto era una figata sentire partiture estreme spezzate poi da una voce profonda e pulita. Adesso mi pare che il peggioramento sia su tutti i livelli, a partire dai suoni pseudo-vintage sia a livello di idee compositive. Inoltre Åkerfeldt spesso si dimostra ottuso nel non voler ammettere che questo corso è palesemente solo una sua sega mentale egoistica, ormai i restanti membri del gruppo fanno le belle statuine, se col prossimo disco Åkerfeldt facesse reggae questi non batterebbero ciglio.
GT_Oro
Lunedì 7 Ottobre 2019, 8.19.20
62
Boh, un'occasione sprecata. Del nuovo corso degli Opeth è quello che mi è piaciuto meno. Composizioni senza mordente, fiacche, prolisse. E tagliate le mani al produttore e al fonico che dovrebbero cambiare mestiere. Un conto è suonare vintage, un altro è suonare di m***a: Akerfeldt potrebbe chiedere lezioni in merito ai connazionali Anekdoten per sapere come si fa. Riguardo all'ennesima diatriba Lopez vs Axenrot, mi meraviglio che su certi aspetti cadano anche i recensori. Comprendere che non è corretto paragonare i due non dovrebbe essere difficile, suonano cose diverse, in contesti diversi e con stili diversi, è un po' come parlare di macchine e chiedersi se è meglio la Rolls Royce o una Ferrari. Sono in categorie diverse non paragonabili fra loro. Heart In Hand e soprattutto Charlatan mi pare dimostrino alla grande che Axenrot è un ottimo batterista, penalizzato da un mixing atroce. Se devo scegliere fra lui o il Lopez di Damnation (dove il drumming è più simile al nuovo corso degli Opeth) preferisco Axenrot tutta la vita. Comunque Pale Communion ed Heritage specialmente nettamente superiori.
DraKe
Lunedì 7 Ottobre 2019, 0.20.43
61
@Krok akerfeldt ha detto esplicitamente che non vuole più saperne di suonare metal... non l'ho detto io! Ha anche aggiunto che dopo watershed aveva già pronti sei o sette pezzi sullo stesso stile, ma che poi ha ricominciato da capo a scrivere musica del genere che interessava a lui e non ai fan degli opeth perché era arrivato a detestare quel tipo di composizioni, altrimenti il gruppo si sarebbe probabilmente sciolto... più chiaro di così! Per carità, ha tutto il diritto di fare quello che vuole, ma mi piacerebbe vedere quanta gente andrebbe a sentirli dal vivo se dovessero suonare solo brani pescati dalla discografia post-watershed... chissà perché non lo fanno!?!?
Krok
Domenica 6 Ottobre 2019, 23.56.04
60
@DraKe non condivido la tua opinione pur rispettandola...non credo che abbia senso dire che hanno ripudiato il metal...Akerfeldt ha semplicemente deciso di fare altro,come tanti prima di lui...non è metal?è per caso un crimine? poi... perché non suonare i pezzi vecchi dal vivo?che senso avrebbe?Sono sempre gli Opeth...al contrario se non lo facessero allora si che si può parlare di ripudio...se poi il nuovo corso non ti piace lo capisco, ma perché incazzarsi e biasimarli?i vecchi dischi sono sempre lí...
Michele "Axoras"
Domenica 6 Ottobre 2019, 23.22.41
59
Visto che mi avete evocato eccomi ! In primo luogo mi complimento con Stefano e Roberto, che hanno svolto delle ottime disamine. Lascio un saluto allo struzzo ( ) e rispondo ad Awake. Personalmente mi trovo in linea con il parere dei miei colleghi, nonostante io abbia sempre apprezzato gli Opeth post-Watershed senza dover loro rinfacciare nulla -anche perché sennò mi sarei ascoltato altro-. Detto ciò il disco -a mio avviso- ciondola tra luci e ombre, seppur tutto svolto con grande manierismo. La cosa che mi è pesata più di tutte all'interno dell'equilibrio della band è sentire molte delle parti vocali eccessivamente lavorate ed effettate, cosa che ha compromesso un po' il risultato finale. Se le parti fossero state cantate più al naturale il disco avrebbe avuto una risonanza differente. Ho trovato molto buone invece le parti di chitarra, soprattutto le soliste. In conclusione, per lanciare una provocazione, il disco mi ha lasciato la stessa sensazione di quando sono uscito dalla sala di C'era una volta a ... Hollywood
Mirko
Domenica 6 Ottobre 2019, 11.24.44
58
A me e' piaciuto...63 e' ridicolo vale almeno 75-80.
DraKe
Domenica 6 Ottobre 2019, 11.13.13
57
"Non capisco tutto questo accanimento?"...beh, semplicemente perchè i "vecchi" opeth suonavano qualcosa di straordinario e unico (ed era metal)... è anormale incazzarsi sapendo che potenzialmente potremmo sentire altra musica di quel tipo? Se conoscete qualche band simile da consigliare mi fareste il favore della vita!! Anche con questo disco, come per gli altri del nuovo corso, personalmente ci trovo poco di interessante e soprattutto i brani sono veramente difficili da digerire x atmosfere e melodie, tanto da risultare nel complesso noioso. Poi sulla bravura niente da dire, e anche la scelta di cambiare genere è nel suo diritto (perché di fatto gli opeth sono akerfeldt)... però a questo punto dovrebbe smettere di suonare dal vivo certi pezzi, x coerenza, dal momento che ha dichiaratamente ripudiato il metal
krok
Domenica 6 Ottobre 2019, 9.32.58
56
Non capisco tutto questo accanimento...gli Opeth hanno cambiato stile?rispettiamo la scelta e giudichiamo i dischi per la musica...se si considerasse solo il passato o “ció che fu” quanti gruppi saremmo qui a bocciare o denigrare?Ma pensate ai Rush...2112 suona uguale a Grace Under Pressure?Non direi ...o agli Ulver... In Cauda Venenum e i dischi del nuovo corso degli Opeth non saranno delle pietre miliari del prog ma non è sicuramente perchè mancano le sfuriate death o Martin Lopez...secondo me questo cambio di direzione era inevitabile e non credo sia stato fatto per motivi commerciali. In ogni caso a me piace e se mi mancano i vecchi Opeth, i loro dischi sono sempre lì sullo scaffale...
gathering79
Domenica 6 Ottobre 2019, 9.23.54
55
Quando ascolti un disco di un determinato gruppo non puoi cancellare quello che hanno fatto in passato, ma anche omettendo i tempi che furono penso sia l'album peggiore del nuovo corso. L'inizio sembra essere promettente ma nella seconda parte c'è un calo assoluto. Non mi era mai successo di chiedermi ''ma quando finisce?'' Gli Opeth li amo tantissimo ma questo album non riesco proprio a farmelo piacere
Itron
Sabato 5 Ottobre 2019, 20.11.10
54
commento numero 28 per cui tu mi stai dicendo che i PARADISE LOST AVREBBERO DOVUTO CAMBIARE NOME PRIMA DEL PERIODO DEPECHE, che i SENTENCED AVREBBERO DOVUTO CAMBIARE NOME PRIMA DEL PERIODO GOTHIC E CHE I KATATATONIA DOPO MURDER.. DOVEVANO CAMBIARE NOME..giusto per far 3 esempi DAVVERO BEL PENSIERO..ARGUTO...ma il nick dice tutto
To Bid You Farewell
Sabato 5 Ottobre 2019, 16.47.06
53
Lasciamo stare gli Opeth che erano, altra storia e altra musica. Analizziamo l’ultimo lavoro track by track 1 intro ... bello ma intro 2 per le mie orecchie inascoltabile 3 bella 4 discreta 5 capolavoro vero 6 appena sufficiente 7 discreta 8 discreta 9 discreta 10 bella Detto questo non si puo’ dare 63 a questo disco, non e’ un must ma 75 e’ corretto...ovviamente per quello che possono valere i numeri A chi proprio non va giu’ consiglio di ascoltarlo a ripetizione almeno 3/4 volte ...la valutazione cambiera’ ... e ve lo dice uno che gli Opeth gli ha visti in giro per mezza Europa Ultima cosa questo disco e’ il migliore del nuovo corso.. Addio agli Opeth che furono ma la classe rimane immutata
Awake
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.08.49
52
Non so se ci avete fatto caso ma da quando è uscito ICV le case nn sono più le stesse...
Eugenio90
Sabato 5 Ottobre 2019, 13.40.35
51
Tutto quello che c'è da dire è scritto nel commento N.4 Io personalmente lo apprezzo moltissimo, così come gli Opeth dal percorso prog. Sì, forse vorrei che cominciassero a sperimentare un po' di più, ma per me non hanno mai fatto lavori poco sopra la sufficienza.
ManneIkonen
Sabato 5 Ottobre 2019, 13.24.15
50
Posso solo aggiungere una cosa...c’era piu’ prog e atmosfera nelle parti acustiche , cleen e melodiche dei primi 4 dischi di questa fuffa... Prego andarsi a risentire tanto per fare un esempio MORNINGRISE e STILL LIFE
Flv
Sabato 5 Ottobre 2019, 11.32.19
49
amo gli Opeth ma questa fase mi entusiasma poco . Non ne faccio un discorso di genere, anzi apprezzo la voglia di cambiamento e ricerca , soltanto mi emozionano meno e spesso li trovo troppo focalizzati sulla forma che sulla sostanza . Un elemento che a volte trovo ostico è la voce di Mikael , non mi piace quando canta in falsetto e sopratutto mi annoiano quei gemiti con cui spessisimo chiude le strofe da qualche disco . Per il resto è sempre bello sentirli suonare ,sopratutto dal vivo quando anche la nuova produzione si veste di suoni più moderni e d'impatto
Lo Struzzo
Sabato 5 Ottobre 2019, 11.11.15
48
L'impronta di Steven Wilson nella creatività di Akerfeldt è innegabile, così come la passione degli stessi per il prog, soprattutto italiano. La scelta non è di stampo commerciale ma di cuore. Capita un po' a tutti noi di ascoltare o suonare lo stesso genere per anni e dirottare la nostra emotività verso altri lidi. È umano. Oggi suono death e domani prog, che male c'è ma, soprattutto, perché giustificare? Occorre valutare un lavoro anche nel contesto. Oggi in Cauda Venenum è un disco di attualità ben sopra la media, suonato egregiamente e con un songwriting sincero. I tempi del death sembra non torneranno mai più, mettiamoci una pietra sopra per favore e andiamo avanti senza fare inutili paragoni col passato che non ci aiuta a vivere il presente. Da Heritage ad oggi hanno creato buonissima musica e sono convinto che se il tanto acclamato Damnation non fosse stato accompagnato da Deliverance, non sarebbe stato poi così tanto acclamato. Personalmente ho trovato Sorceress e In Cauda Venenum veramente curati e ottimi. Ho un parere diverso dai bravi recensori ma non esprimo il voto per correttezza; questa è una webzine che va avanti soprattutto grazie a loro ed è giusto tutelarli. L'ho capito quando sono stato uno di loro e acclamare altri recensori è crudeltà. Michele Ridolfi è una firma rispettata così come lo saranno ancora più quelle di Stefano e Roberto.
Awake
Venerdì 4 Ottobre 2019, 22.46.07
47
Mi piacerebbe conoscere il parere di Michele Ridolfi in arte Axoras su sto album...
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 22.16.18
46
@Dani3121: non seguo più la band quindi non sapevo lo avesse dichiarato apertamente. Onesto. Gira molto meno grano di quello che possiamo pensare, nel metal, sono davvero pochi quelli che hanno fatto i soldi veri, non sono moltissimi nemmeno quelli che possono permettersi di non avere anche un lavoro normale. Era così negli anni 90 quando ancora qualche disco lo vendevano... ok, ora guadagnano dagli show.. e se vai a vedere i megatour sono di nuovo roba per pochi
Salvo
Venerdì 4 Ottobre 2019, 21.23.44
45
Mah, secondo me c'è gente che invece di giudicare "tifa". Scommetto che se domani gli Opeth si mettessero a suonare canzoni neomelodiche questi stessi soggetti urlerebbero al capolavoro.
simocure
Venerdì 4 Ottobre 2019, 21.03.45
44
SkullBeneathTheSkin non ha preso un 7,5 da nessuna parte? Ma dove? Nelle recensioni italiane, in quanto ne ho lette almeno una quindicina estere, e sono TUTTE concordi nel dare un voto altissimo a ICV.
Dani3121
Venerdì 4 Ottobre 2019, 20.43.01
43
Quoto il commento 37,lo ha detto lo stesso Mikael,se non fosse stato per Heritage si sarebbero sciolti,quel disco gli ha permesso di arrivare ad un’audience maggiore.
Havismat
Venerdì 4 Ottobre 2019, 18.58.49
42
@Skull. Non posso darti torto. Piaccia o meno il nuovo corso, il tuo discorso lo capisco.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 18.28.12
41
@Havismat: esatto, dopo tanti anni passati a fare musica pesta, dopo aver contestualmente raggiunto una certa età. E' il percorso di molte band metal, non è detto che sia una scelta commerciale per forza di cose così come riconosco anche io che l'amore per il prog della band sia autentico... ma quanti musicisti consumati (appunto) accomuna? il 90%? Forse a loro non interessa rinnovare la fanbase (rispetto ai MH) ma dopo tanti anni, complice il cambio di stile, ti ritrovi con una platea diversa per forza di cose... sono un'altra band, dice bene il mio coetaneo @Maiden76. Io non rimpiango necessariamente i vecchi Opeth, rimpiango il sound unico che avevano plasmato. Il sound attuale non lo riconosco come Opeth non perchè sia diverso da prima ma perchè ora è (molto) meno personale, meno originale, è "canonico" per certi versi... da qui il fattore noia, per alcuni. Dopotutto, capita solo a me davanti alla mensola coi cd di scegliere cosa ascoltare e magari scartare qualcosa pensando che non è l'occasione adatta? La valenza del disco verrà fuori superato il momento di attenzione dedicatogli all'uscita.
Havismat
Venerdì 4 Ottobre 2019, 17.30.11
40
Dopo i quarant’anni di età e venti di questi passati a fare musica pesante, ci può stare che si voglia cambiare. Io preferisco molto di più quello che facevano prima, però è una scelta che rispetto. Mikael è sempre stato appassionato di prog-rock e nei suoi dischi lo si è sempre sentito; quindi non si può dire che si tratta di una scelta commerciale o roba del genere, ma che sia proprio sincera, indipendentemente dai risultati più o meno riusciti. Per quanto riguarda il disco in questione, al momento non mi entusiasma più di tanto, eccetto i due ottimi singoli e Lovelorne Crime; ma non si tratta certamente di un lavoro di facile ascolto, come di loro abitudine. Quindi aspetterò ancora un po’ per dare un giudizio definitivo.
progster78
Venerdì 4 Ottobre 2019, 17.24.15
39
SkullBeneathTheSkin,non penso che un genio come Akerfeldt abbia voluto ammorbidire il sound per allargare la fanbase,penso invece che dopo una miriade di lavori ad altissimo livello ci sia un po' di flessione e questo e' normale.Ma ti ripeto ho trovato questo lavoro dignitoso...ma per carita' ognuno la pensi come vuole.....e se vuoi farti veramente del male ascolta l'ultimo dei Sonata Arctica
Danimanzo
Venerdì 4 Ottobre 2019, 17.19.07
38
@Skull In realtà non l'ho scritto o dato ad intentedere da nessuna parte, ma un eventuale invito a fare degli esempi era rivolto ai critici feroci. Comunque non preoccuparti, non me la sono presa Ribadisco comunque che "In Cauda Venenum" mi è piaciuto molto e lo reputo un bellissimo disco sia da un punto di vista oggettivo che soggettivo.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 17.11.53
37
@Progster78: fantastico, vedi che quando la gente esprime concetti e non grugniti ci si capisce! Personalmente non condivido il concetto di osare. "Osare" cosa? Osare rinnegare il proprio passato? Osare ammorbidire il proprio sound? Osare uniformarsi allo "stile" degli intellettualoidi della musica? Io di coraggioso non ci vedo proprio nulla. C'è qualche band che dopo 3/4 dischi ha per caso "osato" appesantire a dismisura il proprio sound? Non me ne viene in mente una che sia una. Osano fare quallo che hanno osato tutti prima di loro, ammorbidire il sound per allargare/rinnovare la fanbase complice lo scarseggiare delle idee... coraggiosissimi, non c'è che dire
progster78
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.58.35
36
Scusate l'errore grammaticale al mio post 35 levate "saper"
progster78
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.53.54
35
SkullBeneathTheSkin,certamente come dici tu i capolavori sono altri ma penso anche che un disco come questo abbia una qualita' non indifferente....per carita' darei la milza per avere dischi come Blackwater Park,Ghost Reveries ecc.. ma penso che con il tempo bisogna saper anche avere il coraggio di osare.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.53.11
34
@Danimarzo: riempire la bocca, ok... però gli esempi... non li fai... dai, non ce l'ho con te, morta qui, ma sbagli nel pensare che fosse un'altra band avrebbero incensato il disco, è un modo piuttosto inflazionato di concludere una recensione coprendo la scarsa convinzione di quanto detto con questo dubbio amletico, da sempre riservato agli album mediocri oppure a quelli del cambio di paradigma. Tutte cazzate indimostrabili e soprattutto false, perchè il "grande nome" vende anche la peggio merda, lo sconosciuto può scrivere images and words e rimanere sconosciuto, oggi da questo circolo vizioso non si scappa, purtroppo.
tino
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.51.55
33
io non arrivo mai a chiedere cambi di nome se un gruppo cambia stile, però appartengo alla nutrita schiera di vecchi fan che non sono rimasti soddisfatti del brusco cambio di stile post watershed, non hanno gradito il polleggiamento prog rock 70 e che ritengono la grandezza degli opeth figlia del dualismo fra aggressività (e growl) e melodia eterea. Venendo a mancare la componente più feroce per me il gruppo ha perso tre quarti del proprio potenziale attrattivo, in parole povere mi fanno venire sonno...non so se avvicinarmi a questo lavoro oppure no visto che i precedenti tentativi con gli album precedenti sono stati un bagno di sangue. Prima solo capolavori, adesso quando devo (ri)avvicinarmi a loro, devo cercare una motivazione che ho smarrito da tempo, ma comunque ammetto che non sono in grado di capire il nuovo corso perchè non mi è mai piaciuto il rock progressivo (a differenza del metal progressivo ovviamente)
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.45.16
32
@Progster78: quante "pizze" di questo stampo pensi di poter reggere? Sono serio, serissimo, negli ultimi dischi della band non salvo mai più di tre tracce di livello, faticando peraltro a trovare la terza. I capolavori sono altro, gli ottimi dischi sono altro, qui si sta sul buon livello ma nulla più ed appunto questo "buon livello" può accontentare i fan più accaniti così come prestare il fianco alle critiche riguardo alla qualità che non è che lontana parente del passato. Parlo in particolare di songwriting, dove non centra una mazza il growl e dove non si è vincolati ad una forma precisa. Siamo ai minimi storici con le ultime tre uscite e a dirla proprio tutta tutta gli Opeth il "rischio noia"/"son troppo prolisso" se lo portavano avanti dalla nascita (come gli Anathema) ed ora non sono più portatori sani
Danimanzo
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.42.14
31
@Skull Non volevo assolutamente essere indisponente. Ho scritto in questo modo perchè noto una generale e forte ottusità del metallaro medio che si infarcisce la bocca di sproloqui e critiche vacue per criticare aspramente dei musicisti che prima di tutto fanno musica Rock e ad ottimi livelli. L'unico appunto che tollero è quello relativo al commento precedente al tuo; avesse cambiato nome alla band non saremmo qui a bocciare buona musica.
progster78
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.34.03
30
Fino adesso l'ho ascoltato un paio di volte e devo dire che 63 mi sembra poco,certamente in passato hanno fatto di meglio ma un 75 se lo meritano di sicuro e forse anche un po' di piu',mio modesto parere.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.30.20
29
@Danimarzo: perché invece non c'è lo fai tu un esempio di grande prog indiscutibile? Visto che attacchi chi critica, dimostra tu per primo di essere all'altezza della discussione. Non rispondermi male, per gentilezza, è già abbastanza indisponente il tuo post di prima, come se bisognasse giustificare a te... lo hai visto che sto disco non ha preso un 7,5 da nessuna parte o no? E quelli prima pure, o no?
Maiden1976
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.26.50
28
Io sono del parere che dopo WATERSHED avrebbero dovuto cambiare nome alla band, semplicemente perché SONO un'altra band.
Danimanzo
Venerdì 4 Ottobre 2019, 16.06.11
27
Giusto per rimarcare quanto scritto in precedenza.. Leggo ovunque commenti del tipo " Se devo ascoltarmi del vero Progressive Rock, vado altrove.. Non cerco certo gli Opeth." Ecco; a costoro vorrei chiedere se veramente tra i loro ascolti quotidiani, settimanali, mensili o addirittura annuali c'è del Progressive Rock. Perchè, se così fosse, sono assolutamente certo che non disprezzerebbero a tali livelli un gruppo che con gusto, tecnica e passione celebra quel Progressive Rock di cui tanto si riempiono la bocca.
Cipmunk
Venerdì 4 Ottobre 2019, 15.21.10
26
personalmente sono stradaccordo con i recensori su tutto...oggi gli opeth vestono abiti musicali non loro...se devo ascoltarmi prog rock di settantiana memoria, non vado ad ascoltarmi gli opeth...poi sul fatto che si stia parlando di musicisti professionisti quello e fuori discussione....vivrò di ricordi stantii, sarò un dinosauro., ma già da watershed incluso avevo capito che senza le geometrie di Lopez e lindgren sarebbero stati Altro.....chiaramente il gruppo doveva andare avanti certo...per fare un pararellismo calcistico come se sacchi nei modiali del 94 non avesse fatto giocare Baggio e Baresi....
tartu71
Venerdì 4 Ottobre 2019, 14.15.28
25
sono sempre attratto ma stavolta non lo acquisto....non mi fregano
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 4 Ottobre 2019, 14.08.38
24
Sono ridotti al minimo sindacale per gli standard a cui ci avevano abituati. Magari fosse un fatto di growl, lasciamolo credere a chi il growl non lo apprezza proprio... qui si tratta di comprendere che una "Baying of the hounds" potevano scriverla solo gli Opeth (forse gli Amorphis) mentre quello che propongono oggi, al netto di una tecnica che non si discute, lo possono fare molte molte band. Ma il punto è che lo hanno già fatto, altri, forse anche meglio... due/tre tracce salvabili a disco sono poche per un gruppo così e sono ormai tre album di fila che la storia si ripete. Concordo con chi individua il picco in Watershed, a ben pensarci sono stati impeccabili ed in "crescendo" fino a quell'album e già la cosa è notevolissima. Oggi son scoppiati e basta, forse anche un pelo vanitosi...
Danimanzo
Venerdì 4 Ottobre 2019, 13.45.42
23
Certo che per affermare che "Damnation" era più curato di questo ultimo "In Cauda Venenum" o dei precedenti ci vuole molto coraggio. Mi dispiace ammetterlo, ma sempre più spesso vedo il mondo metallaro ancorato a cliché obsoleti e senza la capacità di accettare contaminazioni o cambi umorali dei propri gruppi di punta. Ciò nonostante non reputo alcuno degli ultimi album degli Opeth un capolavoro, ma sicuramente reputo quest'ultimo il più riuscito insieme a "Pale Communion". Bravi Opeth, bravo Mikael.
entropy
Venerdì 4 Ottobre 2019, 13.25.42
22
A me non frega nulla del growl, in ogni album degli opeth sono le aprti clean spesso le mie preferite. Ho adorato damnation alla follia. E amo molto il prog rock. Date queste premesse potete immaginare quanto fosse promettente per me questo nuovo corso della band, almeno potenzialmente. Eppure anche con questo quarto album (che mi sono ostinato a comprare), in realtà mancano di qualcosa. Per me sono diventati noiosi, forse ha ragione chi dice che manchino di cuore, o di idee. Mi sembra un compitino ben svolto ma a parte qualche picco , qualche bell'assolo , mi sembra tutto piatto, voce compresa. Magari con reiterati ascolti potrei scoprire il senso di questo e dei tre precedenti album, ma dubito anche perchè la noia ha il sopravvento.. quindi per riprenderlo in mano deve passare qualche giorno. Anche per me un 65 max
Marc the
Venerdì 4 Ottobre 2019, 12.44.34
21
Recensioni di pessimo spessore
Dani3121
Venerdì 4 Ottobre 2019, 11.32.11
20
Concordo con le recensioni,il disco di Akerfeldt lo trovo soporifero per i miei gusti. Suonato bene,ci mancherebbe,ma a parte Heart in Hand e The Garroter ,secondo me,mancano melodie accattivanti o guizzi alla opeth,ci sono i classici parte rock/parte acustica quasi in ogni pezzo ma non mi entusiasma. Pale communion decisamente il migliore dal 2011 ad oggi. Peccato.
diathema
Venerdì 4 Ottobre 2019, 10.22.59
19
Lavoro molto ostico ma molto interessante e, checché ne dicano alcuni, caratterizzato da un buon livello di originalità. Io per il momento lo sto ascoltando solo in svedese perché è così che è stato pensato (l'inglese, che comunque non capisco così bene, secondo me gli toglie qualcosa)
naoto
Venerdì 4 Ottobre 2019, 10.09.29
18
Il miglior album del "nuovo" corso, senza dubbio. Composizioni coese e molto ben arrangiate, al posto di meri collage che omaggiavano melanconicamente il passato. Il giudizio espresso è più da fan delusi che da recensori. Potrà piacere o meno la direzione rock che i nostri hanno intrapreso, ma è indubbio che questo sia prog di altissima qualità in termini assoluti.
Galilee
Venerdì 4 Ottobre 2019, 9.35.47
17
Sinceramente non so se avrò tempo di ascoltarlo, se lo avro dirò la mia. Comunque le recensioni sono più o meno in linea con quelle degli altri portali. Quindi chi grida allo scandalo, grida al vento.
Opeth
Venerdì 4 Ottobre 2019, 9.19.32
16
: “Voi ve li ricordate i vecchi opeth?” Scrive uno che quando uscì Orchid 1995 era appena nato.. aripijatevi
Miki
Venerdì 4 Ottobre 2019, 9.10.26
15
non scherziamo. Questo è un Ottimo lavoro. Ma come si fa!!!! due recensioni (non una) che confermano il tracollo di questo portale metal.
Tatore
Venerdì 4 Ottobre 2019, 8.29.13
14
Mi sento di dare ragione a chi ne parla con entusiasmo, sottolineando la bravura dei nostri, e dovrei riascoltarlo almeno un'altra decinaia (tranquilli...è una citazione) di volte per poter dare un giusto parere; ma proprio non mi viene, mi sono annoiato un sacco ascoltandolo e non vedevo l'ora che finisse. Per me il migliore della svolta prog resta ancora 'Pale Communion', questo sì che mi comunica qualcosa
Avantasia
Venerdì 4 Ottobre 2019, 7.28.30
13
Il miglior disco dell'era prog ed uno dei migliori della loro carriera, con un oceano di ricami strumentali percepibili solo dai più sensibili e phatos. Non è facile valutare l'arte, per carità, ma la sola fine di All things Will Pass e quindi del lavoro merita la sufficienza piena, senza citare il riff centrale di Dignity che spezza la quiete. Testi ineccepibili. Occorre essere meno prevenuti e radicati in un solo genere per apprezzare questi Opeth. Un lavoro straordinario che, almeno per me, merita un 80 pieno. Per favore, dischi del genere affidateli ai vostri migliori recensori, se no le persone finiranno per acquistare Justin Timberlake.
ObeYM86
Venerdì 4 Ottobre 2019, 2.21.08
12
Odio la svolta presa dagli Opeth da Heritage in poi...mi mancano da morire i vecchi Opeth...gli ultimi 3 mi sono rifutato di ascoltarli piú di una/due volte.. MA..questo é un grand bel disco.Finalmente si percepiscono di nuovo le emozioni che un damnation o altri pezzi classici sapevano trasmettere,ben prodotto e a tratti avvincente,nonostante di metal ci sia ben poco...non certo un capolavoro,ma una stroncatura del genere é immeritata e oggettivamente figlia della frustrazione per il mancato ritorno a certe sonoritá...il fatto che questo disco sia stroncato perlopiú solo in Italia e mi chiedo il perché..
Stagger Lee
Giovedì 3 Ottobre 2019, 23.46.31
11
Ma va là!!...Ci vogliono (minimo) 10 punti in più!!
Andry Stark
Giovedì 3 Ottobre 2019, 23.19.06
10
Tutto sommato si tratta di un buon disco, musicalmente parlando Mikael e co. non deludono. L'album scorre tranquillamente da una traccia all'altra senza intoppi verso la fine tra parti più heavy e parti più soft, non aggiunge molto al musica degli Opeth suona molto simile a Sorceress ma fatto meglio e con un sound più cupo con richiami ai vecchi Opeth qua e la. 63 lo trovo un voto abbastanza basso almeno un 75 se lo merita a mio modesto pare.
LORIN
Giovedì 3 Ottobre 2019, 22.39.14
9
Un altro gran bel disco, sarà che io adoro il prog ma a me queste sonorità piacciono molto.
Black Me Out
Giovedì 3 Ottobre 2019, 22.33.38
8
Molto, ma molto meglio di "Sorceress". Non raggiunge le vette di "Pale Communion" (il migliore della svolta a mio avviso), ma si fa apprezzare per una produzione finalmente non troppo "estrema" (con quei pianissimo e fortissimo fastidiosissimi) e dei brani di qualità. Difficile oggi rimanere sorpreso da un album di "questi" Opeth, ma "In Cauda Venenum" lo sto ascoltando da giorni con piacere apprezzando quasi ogni sua sfaccettatura. Un bel disco.
JC
Giovedì 3 Ottobre 2019, 22.13.38
7
Per il momento l'ho ascoltato troppo poco per poterlo giudicare, ma lo trovo notevole. Non amo il cantato degli Opeth e, premesso che detesto il growling, credo che con un cantante istrionico e tecnicamente dotato (Gildenlow, Dane, non so chi sia ma il cantante dei Leprous) sarebbero forse il miglior gruppo prog in circolazione. Nuovo commento dopo altri ascolti (chissà quando avró tempo...)
Awake
Giovedì 3 Ottobre 2019, 21.57.09
6
Lavoro di grande qualità, con pezzi di ottima fattura: raffinatezza, tecnica e ispirazione la fanno da padrona. Niente a che vedere con le precedenti uscite della tetralogia prog, qui siamo su di un livello decisamente superiore, nessun calo di tensione, nessun copia-incolla delle sonorità del passato, nessun filler, benché una certa tendenza all'autocitazione si nasconda sorniona fra le pieghe dell'album, ma questo non disturba affatto, anzi... arricchisce un songwriting già di per se parecchio variegato e prodigo di chicche che vanno a pungolare e deliziare piacevolmente l'orecchio dell'ascoltatore. Insomma: bravi Opeth, lavoro di gran gusto suonato da una band dotata di una classe straordinaria.
gianmarco
Giovedì 3 Ottobre 2019, 21.56.15
5
concordo con Rac .
Rac
Giovedì 3 Ottobre 2019, 21.17.01
4
Quelli che rivangano il passato mi fanno davvero tanta tenerezza... Non ha nessun senso confrontare gli ultimi quattro lavori con il resto della loro discografia: sono cose completamente differenti anche se partorite dalla stessa mente. Se invece di Opeth ci fosse un altro nome allora si parlerebbe di un grandissimo album, questi a classe e tecnica hanno pochi paragoni e le canzoni, a parte qualche eccezione, funzionano alla grande. Per me 80 pieno con riserva di aggiungere qualche punto con il proseguo degli ascolti.
ELMO
Giovedì 3 Ottobre 2019, 20.51.36
3
Secondo me è un ottimo album,migliore di Sorceress e con brani ottimi come Dignity,Heart in hand,Next of kin e lovelorn crime. Secondo me c'è troppo attaccamento ai vecchi Opeth(con i Growl),e non si accetta il fatto che comunque stanno facendo ottima musica.
davidgilmour
Giovedì 3 Ottobre 2019, 20.50.14
2
Tecnicamente restano dei grandissimi musicisti e con una classe immensa però per me la genialità di questa band finisce con Watershed, quando mischiavano il prog con la furia del death metal.. e poi il growl di Mikael è stato tra i piu' cazzuti di sempre. Adesso non sanno ne di carne ne di pesce, ripeto la classe c'è ma purtroppo anche la noia e la fa da padrone.
Salvo
Giovedì 3 Ottobre 2019, 20.48.08
1
Purtroppo non ho affatto gradito la svolta, ormai tempo fa, e li ho abbandonati. Vedo che continuano sullo stesso sentiero. Peccato, abbiamo perso un grande gruppo.
INFORMAZIONI
2019
Moderbolaget Records / Nuclear Blast
Prog Rock
Tracklist

Swedish Version
1. Livets Trädgård
2. Svekets Prins
3. Hjärtat Vet Vad Handen Gör
4. De Närmast Sörjande
5. Minnets Yta
6. Charlatan
7. Ingen Sanning Är Allas
8. Banemannen
9. Kontinuerlig Drift
10.Allting Tar Slut

English Version
1. Garden Of Earthly Delights
2. Dignity
3. Heart In Hand
4. Next Of Kin
5. Lovelorn Crime
6. Charlatan
7. Universal Truth
8. The Garroter
9. Continuum
10. All Thing Will Pass
Line Up
Mikael Åkerfeldt (Voce, Chitarra)
Fredrik Akesson (Chitarra)
Joakim Svalberg (Tastiere, Sintetizzatori, Percussioni)
Martin Mendez (Basso)
Martin Axenrot (Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
78
65
74
60
90
91
90
89
s.v.
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92
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