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Sascha Paeth`s Masters Of Ceremony - Signs of Wings
04/10/2019
( 786 letture )
Era il 1995, quando una amico mi passò una cassetta duplicata di una band tedesca di nome Heavens Gate, il disco era Hell For Sale, ricordo che mi colpì tantissimo, non solo per le canzoni, ma per il sound in generale, definito, potente e moderno. Il disco alla mie orecchie era fantastico, ben suonato, con un cantante eccezionale e conteneva una serie di brani potenziali hit (per citarne un paio He’s the Man, White Evil e Rising Sun), eppure quella band era praticamente sconosciuta, difficilissimo reperire altri dischi o informazioni a riguardo, e così per anni rimase un disco ed una band di cui non conoscevo praticamente nulla.
Pochi anni dopo però il nome di uno dei due chitarristi, Sasha Paeth, divenne sempre più conosciuto nell’ambiente, come produttore e sound engineer di band come Angra, Rhapsody, Kamelot, Edguy, Avantasia, diventando un punto di riferimento delle produzioni power metal.
L’avventura Heavens Gate finì nel 2000 e Sasha Paeth si dedicò principalmente all’attività legata ai suoi Gate Studio, salvo poi diventare chitarrista principale del supergruppo Avantasia, ma di lui come autore e compositore bisognerà aspettare ancora parecchi anni.

Quando venne annunciato il progetto Sascha Paeth’s Masters Of Ceremony la curiosità e le aspettative sono state dunque altissime, ed era lecito aspettarsi un filo conduttore con gli Heavens Gate. Mettiamo subuto in chiaro quindi che i richiami alla band madre sono pochissimi o nulli, ed anche di classico power metal ne troveremo ben poco.
Signs of the Wings è un disco heavy, potente, che non disdegna virate verso il metal più moderno e con il giusto appeal commerciale, la parte del leone (o meglio della leonessa) in tutto il disco la fa Adrienne Cowan, cantante americana che nonostante la giovane età vanta un curriculum di tutto rispetto, leader della band Seven Spires ma anche backing vocals live negli Avantasia. Adrienne dimostra un talento eccezionale, decisamente sopra la media, trovandosi a suo agio sia in parti pulite o scream, con una tecnica ed una interpretazione pazzesca. Non mi stupirò quando verrà annunciato il suo ingresso in qualche big band.
Il disco contiene ottimi brani a cavallo tra heavy e power con chitarre in bella evidenza, come la opener The Time Has Come o Sick, brani più cadenzati e dalle atmosfere sinistre come Die Just a Little o My Anarchy. Brani che più si avvicinano al passato e che possono ricordare vagamente gli Heavens Gate sono Radar, caratterizzata da un bell’arrangiamento di violino e dal coro coinvolgente, Weight Of The World e Bound In Vertigo. Il meglio a livello emotivo lo troviamo comunque nella bellissima ballad Path, in cui Adrienne è assoluta protagonista, occupandosi personalmente anche delle parti di piano, e nella conclusiva title track, apice di tutto il disco.
Il disco è, neanche a dirlo, formalmente perfetto, con una produzione, un mixaggio ed un sound ineccepibili; di Adrienne e delle parti vocali si è già detto tanto, Sasha alle chitarre fa un ottimo lavoro, bilanciando riff potenti trame melodiche e prodigandosi in interessanti parti soliste. Alla batteria troviamo Felix Bohnke, conoscenza di lunga data di Sascha e della scena power in quanto già batterista di Edguy e Avantasia. Completano la formazione André Neygenfind, anch’egli fido compagno di palco con Avantasia e Corvin Bahn alle tastiere.

Signs of Wings risulta un album ben fatto, non di mestiere, nonostante sia nato da una proposta di Frontiers, Sascha Paeth non aveva certo di bisogno di dimostrare nulla a nessuno, e forse per questo manca di quel pizzico di follia e voglia di osare che faccia davvero saltare dalla sedia e quell’ironia che caratterizzava gli Heavens Gate ma parliamo comunque di un disco che si eleva sopra la media e che speriamo possa avere un seguito e non essere solo un progetto estemporaneo dall’attività di produttore!




VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81 su 4 voti [ VOTA]
HeroOfSand_14
Sabato 19 Ottobre 2019, 11.09.52
4
Finalmente ho potuto ascoltare un pò di volte questo disco, e devo dire che sono molto soddisfatto del tempo concesso all'ascolto. Ma come non esserlo quando si ha di fronte un lavoro composto da uno dei maggiori nomi della scena metal mondiale? Sascha è un grande, una persona umile che è partita dal basso con gli Heavens Gate, portandoli ad essere una di quelle band di culto che tutti gli amanti del power non possono che apprezzare (e con un cantante come Thomas Rettke come non farlo). Chissà perchè non sono mai esplosi come gli Helloween, per dire..mistero. Comunque se fossero diventati famosi magari non avremmo avuto le produzioni di Sascha negli anni successivi, quindi forse è stato meglio cosi. Tornando al disco, mi aspettavo qualcosa simile agli italianissimi Light And Shade di 2/3 anni fa (progetto di Marco Pastorino dove scoprii la voce strepitosa di Adrienne, con canzoni notevoli) ma invece mi trovo di fronte ad un heavy abbastanza classico e, a tratti, oscuro, condito da qualche spruzzata di power stile Heavens, che non fa di certo male. Where Would, radar, The Path e The Time Has Come trovo siano i pezzi più catchy e tutti decisamente riusciti, mentre l'oscura Die Just A Little è estremamente atmosferica e coinvolgente. Chiude un bel pezzo quale è la titletrack, che pone fine ad un disco sicuramente non rivoluzionario o memorabile, ma prodotto alla grandissima (figuratevi, non poteva essere altrimenti), suonato ottimamente da un gruppo di musicisti esperti, e cantato da una di quelle cantanti di cui sentiremo parlare molto in futuro.
tino
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 20.40.42
3
progetto che mi piace parecchio per quel poco che ho sentito. Lei è un asso, tra l'altro è stata pure presa al posto della sommerville negli avantasia e mi pare canti le parti di kiske quando non c'è. Poi sascha è un chitarrista veramente formidabile.
progster78
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 17.28.05
2
Veramente una bella sorpresa,proprio un bel dischetto e ho trovato grandiosa la voce di Adrienne Cowan.voto 85.
Beta
Venerdì 4 Ottobre 2019, 21.57.00
1
Ho guardato i video delle prime due canzoni del disco. Sono rimasta folgorata, soprattutto da Die Just a Little, potente ed elegante (non saprei in che altro modo descriverla). Mi ha colpito subito la cantante, che ha un timbro ed una capacità interpretativa pazzeschi, per non parlare della versatilità (ho ascoltato anche un pezzo dei Seven Spires e sono rimasta davvero colpita dalle sue harsh vocals). Bene leggere che tutto il disco è su quel livello, prima o poi lo ascolto tutto. Corvin Bahn lo conoscevo già per le sue collaborazioni ai dischi orchestrali dei tedeschi Lord of the Lost e per la sua partecipazione al progetto del cantante di quest'ultima band Harms & Kapelle: mi aveva fatto una buona impressione già in quei gruppi, contenta di vederlo anche qui e sentirlo suonare non solo il piano, ma anche le tastiere. Bella formazione, spero anche io vadano avanti.
INFORMAZIONI
2019
Frontiers Records
Heavy
Tracklist
1. The Time Has Come
2. Die Just A Little
3. Radar
4. Where Would It Be
5. My Anarchy
6. Wide Awake
7. The Path
8. Sick
9. Weight Of The World
10. Bound In Vertigo
11. Signs Of Wings
Line Up
Adrienne Cowan (voce)
Sascha Paeth (chitarra)
Corvin Bahn (tastiere)
André Neygenfind (basso)
Felix Bohnke (batteria)

 
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