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Yngwie Malmsteen - Fire & Ice
05/10/2019
( 739 letture )
Ci sono artisti per i quali l’aspetto musicale è solo una parte della proposta, una componente fondamentale ma che non deve trascendere dal rapporto coi propri fans, con la stampa, le etichette, facendo il massimo per attirare simpatia, consensi… tutto questo non è mai stato il caso di Yngwie Johan Malmsteen , nato come Lars Johan Yngve Lannerbäck. Per lo svedese l’egocentrismo ha spesso prevalso anche sul lato artistico, prendendo il sopravvento negli ultimi anni, in cui il nostro ha deciso di registrare, mixare, pubblicare, addirittura cantare quasi in totale autonomia i propri dischi, con risultati spesso discutibili.
Tuttavia, c’è stata un’epoca in cui parlare di guitar hero, di virtuosi della chitarra era praticamente sinonimo di Malmsteen . Gli anni 80 e 90 hanno estremizzato il concetto di tecnica e virtuosismo, e il mercato offriva musicisti pazzeschi: parlando di chitarristi in ambito hard & heavy il numero di fenomeni era vastissimo, ma Yngwie si ritaglio uno spazio a sé, con una tecnica elevatissima, una velocità di esecuzione e un gusto della melodia ispirato al neoclassico e compositori quali Paganini. Inutile girarci intorno, i primi dischi di Malmsteen, compreso il primo Alcatrazz, sono capolavori, soprattutto considerati gli anni di uscita; inoltre, lo svedese si attorniò di una serie di musicisti e soprattutto cantanti di prim’ordine, talvolta anche fortunatamente, come successe per Mark Boals, al suo debutto al microfono per il bellissimo Trilogy. Dopo quattro dischi eccezionali abbiamo a che fare con una leggera svolta commerciale, un ammorbidimento del sound, che strizzava l’occhio all’hard rock americano più melodico e dai cori di facile presa, abbiamo così Eclipse, che nonostante la svolta più commerciale risulta un ottimo disco. Eclipse però è un punto di rottura, tra un mercato in evoluzione e fans che storcono il naso alle nuove soluzioni.
Ma se il mercato come detto voleva cori anthemici e tanta melodia commerciale, mentre i fans più fedeli volevano il sound barocco e neoclassico di Trilogy, decideva sua maestà Malmsteen , poco propenso ad ascoltare sia etichetta che fans e invece deciso a fare ciò che più gli aggradava. Il risultato fu di essere scaricato dalla Elektra e accontentare parzialmente i fans, anche se non ci fu un ritorno totale alle sonorità dei primi dischi.

Fire and Ice è dunque un disco transitorio, al microfono viene confermato Goran Edman, ottimo singer che aveva avuto l’ingrato compito di sostituire un fuoriclasse quale Joe Lynn Turner, il quale sfornerà anche su questo disco un’ottima prestazione, per poi essere licenziato in favore di Mike Vescera per il successivo The Seventh Sign. La formazione svolge un ottimo lavoro senza mai strafare, con un’ottima esecuzione limitata al lavoro assegnato, e Malmsteen, inutile dirlo, fa un ottimo lavoro alla Malmsteen.
Non mancano brani degni di nota, l’opener strumentale Perpetual tra le mille note di chitarra possiede comunque belle linee melodiche, meno entusiasmanti Dragonfly o Teaser, la quale non avrebbe sfigurato su un disco degli Europe degli anni 80. Molto bella invece l’epica How Many Miles to Babylon e altrettanto la successiva Cry No More in cui emerge l’amore per il blues. Anche No Mercy per non brillando risulta un piacevole e tirato brano. Altra chicca è C'Est la Vie, introdotta da un sitar e caratterizzata dalle atmosfere vagamente orientali. Leviathan e la title track sono perfettamente nello stile del nostro guitar hero: la prima strumentale, la seconda invece riesce a bilanciare lo stilo neoclassico alla melodia e pomposità hard rock. Discorso simile per la veloce Forever Is a Long Time o la conclusiva Final Courtain, dense di epicità, melodia e passaggi neoclassici. Tuttavia, non possiamo non citare, negativamente, la ballad I'm My Own Enemy e All I Want is Everything, tentativo malriuscito di hard rock melodico stile Van Halen.

Se Fire and Ice avesse avuto una manciata di brani in meno probabilmente ne avrebbe giovato, tuttavia resta un disco godibile, con una gran voce e grandi soli di chitarra. Il meglio in ogni caso si trova nei primi quattro capitoli e in alcuni dischi successivi.
Come detto ad inizio recensione il suo ego ed il suo carattere narcisista hanno reso negli anni Yngwie Malmsteen un personaggio antipatico e poco gestibile, ma nessun’altro come lui rappresenta meglio l’icona del guitar hero.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
77.28 su 7 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Venerdì 11 Ottobre 2019, 16.05.03
15
D'accordissimo con @Aceshigh. Che Yngwie sia uno sbruffone, prepotente pallone gonfiato ormai è un dato di fatto. Ma non sono d'accordo nel ridurlo a mero "buon chitarrista". Le sue influenze sono note, ma lui ha alzato l'asticella nell'ambito della tecnica a livelli assoluti. Che ppi da decenni non ne imbrocchi una è un altro dato di fatto.
Aceshigh
Venerdì 11 Ottobre 2019, 15.55.54
14
@Diego75 Che sia un pallone gonfiato è indiscutibile, credo che nel mondo del metal la sua antipatia sia imbattibile. Sul resto di quello che hai scritto invece non sono molto in sintonia. D’accordo che Becker, Friedman l’hanno poi superato (e non solo quei due), Chastain secondo me proprio no (almeno nei primi album), Norum lo trovo stilisticamente diverso. Però Malmsteen suonava già così negli Alcatrazz e negli Steeler (prova a sentire l’intro di Hot On Your Heels) ed era nel 1982/1983. A me lui come persona sta sulle scatole e oggi come oggi artisticamente parlando è messo proprio male... ma è lui che ha aperto la strada a tanti altri grandi, tanti dei quali poi supportati dallo stesso guru (Mike Varney). Certo qualche accenno c’era stato nel decennio precedente (vedi Blackmore su Burn, ma anche qualcosa in Randy Rhoads più tardi), Malmsteen però quegli accenni li intensificò facendone caratteristica principale del suo stile, a cui poi tanti chitarristi si sono agganciati. Poi se lui e i suoi dischi non ti piacciono è un altro discorso, soggettivo ... e ci mancherebbe: non puoi mica farteli piacere per forza. 🙃
Diego75
Venerdì 11 Ottobre 2019, 14.35.06
13
Ho ascoltato 3 o 4 dischi di Malmsteen ma sinceramente mi sono sempre sembrati tutti uguali con i soliti 3 assoli ripetitivi...comunque quello che ricordo maggiormente e’ stato quello con turner alla voce....per me’ rimane solo un buon chitarrista ma non un maestro o un super chitarrista...poi sinceramente lo considero uno sbruffone e un pallone gonfiato....leggendo qua e la’ Qualche intervista!....negli anni 80 c’era di meglio vedi Jason Becker....Marty Friedman...John norum...David chastain ....lui era solo uno dei tanti pompato da una major!
Micologo
Giovedì 10 Ottobre 2019, 19.01.28
12
Primo disco da me ascoltato dello svedesone superdotato (tecnicamente parlando). Che dire, ogni giudizio è viziato da una nota di malinconia...oggi dopo quasi trent'anni ne riascolto ancora con gusto alcune canzoni, Leviathan, Perpetual, How many miles to Babylon, Forever is a long time, C'est la vie....
ObscureSolstice
Mercoledì 9 Ottobre 2019, 9.49.30
11
Foreveeeeeer....is a long...long tiiiiiimeeeeeeeeeeeeeeeeeeee. Il Maestro! Un Grande Yngwie, nel vero senso della parola. Disco hard'n'heavy fino al midollo che anni fa lo valutai più che sufficiente ma riprendendolo e ascoltandolo a distanza di tempo è aumentato il suo gradimento metallico heavy metal, soprattutto rispetto a dischi di fine discografia post-duemila che questo ne aumenta il valore ed è sempre meglio questo Fire & Ice. La maggiorparte delle tracce sono di buon gradimento, belle canzoni e live faceva sempre concerti spettacolari professionali degni del suo nome. Canzoni come I'm My Own Enemy sono tra le piú trascurate del repertorio melodico metal che bisogna senz'altro riscoprire. Copertina fantasmagorica da vero guitar hero. Fire & Ice: Voto: 84
Silvio Berlusconi
Lunedì 7 Ottobre 2019, 20.53.57
10
il re degli sboroni
JC
Lunedì 7 Ottobre 2019, 18.47.41
9
Il mio preferito. Disco praticamente perfetto. Edman supereroe.
progster78
Lunedì 7 Ottobre 2019, 16.50.55
8
Fino a Eclipse mai sbaglaito un colpo, questo lo trovo un po' inferiore ma sia chiaro che brani come la gia' citata How Many Miles To Babylon e Forever Is A Long Time sono veramente riusciti. Per finire un pensiero a Mats Olausson tastierista incredibile scomparso nel 2015 che ha suonato anche nei Talisman e negli immensi Ark.
David D.
Domenica 6 Ottobre 2019, 16.11.19
7
Un pochetto sottotono come disco, ma comunque un 80 se lo prende tranquillamente. Io sono più... accondiscendete diciamo, salvo ogni disco di Malmsteen fino al bellissimo Facing The Animal, da lì in poi una porcata dietro l'altra. Non so che darei per sentire oggi un pezzo come How Many Miles To Babylon, una vera goduria.
EVH
Domenica 6 Ottobre 2019, 13.20.47
6
Ormai da 20 anni un fase critica .. Musicalmente parlando.
Andrew Lloyd
Sabato 5 Ottobre 2019, 21.35.49
5
Ai tempi lo svedese era in calo di popolarità e l'album fu quasi snobbato. Comunque bel disco anche questo con dei pezzi diventati dei classici.
Rob Fleming
Sabato 5 Ottobre 2019, 15.48.40
4
Per me iniziava a pagare la ripetitività della proposta, ma si vedeva anche che qualcosa si muoveva: Dragonfly e Cry No More anticipano le sonorità del capolavoro "The Seventh Sign" (ecco, @Diego75, se vuoi tentare con un album in cui la chitarra è al servizio della canzone, prova con questo). In ogni caso, How Many Miles to Babylon è un pezzo assurdo. Ricordo che comunque per quel tour lo andai a vedere sino a Milano all'Alcatrazz con fuga notturna ai bis per prendere l'ultimo treno che mi riportasse a casa. 77
Aceshigh
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.34.48
3
Io di Malmsteen non butto assolutamente niente fino a The Seventh Sign, sono tutti grandissimi albums, compreso questo in oggetto. L’unico problema, come evidenziato in recensione, è l’eccessiva lunghezza; I’m My Own Enemy e All I Want is Everything abbassano la media (pur non essendo pezzi indecenti). Forse anche uno strumentale in meno avrebbe giovato. Con solo i restanti 11/12 pezzi (mica pochi) si potrebbe anche parlare di capolavoro. Così com’è rimane comunque un album eccellente, con vertici come How Many Miles to Babylon, la title-track, No Mercy, Cry no More e C’est La Vie. Voto 86
Diego75
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.25.46
2
Sara’ anche un gran chitarrista ma sinceramente non mi ha mai appassionato piu’ di tanto....non sono mai riuscito ad ascoltare un albulm per intero....mi sembrano tutti uguali!
duke
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.23.33
1
...un bel disco...anche se preferisco le prime produzioni....
INFORMAZIONI
1992
Elektra Records
Shred/Neo-Classic
Tracklist
1. Perpetual
2. Dragonfly
3. Teaser
4. How Many Miles to Babylon
5. Cry No More
6. No Mercy
7. C'Est la Vie
8. Leviathan
9. Fire and Ice
10. Forever is a Long Time
11. I'm My Own Enemy
12. All I Want is Everything
13. Golden Dawn
14. Final Curtain
Line Up
Göran Edman (Voce)
Yngwie J. Malmsteen (Chitarra)
Mats Olausson (Tastiera)
Svante Henryson (Basso, Contrabbasso, Violoncello)
Bo Werner (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Lolo Lannerbäck (Flauto)
Michael Von Knorring (Batteria su traccia 8)
 
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