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Slaughter - The Wild Life
05/10/2019
( 615 letture )
Gli Slaughter fanno il mega-botto all’esordio con Stick It to Ya, sventrando le chart americane. Due anni dopo, nel ’92, tornano sul mercato, in piena deflagrazione dell’era grunge, con questo The Wild Life, anche se nel frattempo la label aveva gettato tra le fauci dei famelici fans un instant mini-cd come Stick It Live, inutile a livello artistico ma ottimo per alzare un altro gruzzoletto di quattrini. Va detto con nitidezza, questo secondo capitolo da studio è inferiore al dorato debutto, non solo per il minor successo ottenuto, ma per la qualità delle canzoni proposte. Troppo lungo il timing, ben 63 minuti, con alcuni pezzi che sanno di filler e avrebbero potuto venir tranquillamente tagliati e, in secundis, mancano le hit da stadio mostrate nel primo disco: quella Up All Night che divenne un inno vero e proprio, ma anche killer song come Eye to Eye e Burnin' Bridges. Una carenza non da poco, anche se il secondo passo discografico di Mark Slaughter e Company si dimostra un buonissimo prodotto, che si fa ascoltare ancora oggi, brillando per dinamiche, sound e produzione. Quest’ultima rimane ancora saldamente nelle mani del binomio Mark Slaughter-Dana Strum, con Scott Cadwallader alla produzione esecutiva, come già accaduto nel primo e fortunato CD. Copertina curiosa e che non cattura propriamente l’occhio, che all’epoca suscitò alcune critiche negative, poi scocca il momento della musica ipervitaminica del quartetto di Las Vegas. Va precisato per onestà storica che The Wild Life esordì all’ottava piazza negli Stati Uniti, e rimane uno degli ultimissimi album a cercare di tenere in vita il vessillo hard rock, al cospetto dell’invasione delle camicie di flanella, sfoggianti brani infarciti di paturnie esistenziali.

Rintocchi di campana poi sfreccia l’opener Reach for the Sky, pronta a riprendere il filo musicale mostrato sul primo disco, voce acutissima, ritmiche decise, ritornello piacevole ma non devastante, basso in evidenza con sonorità pastose e calcate, solo visionario dell’ascia del compianto Tim Kelly, 5 minuti e mezzo di alabardate spazzolanti: come inizio niente male. Out for Love sgomma senza ritegno verso un andamento molto americano, con impuntature strumentali e un chorus facile da mandare in testa, mentre la title-track risulta sulfurea, cadenzata nei cori, l’inciso è carino ma non certamente al livello delle hit prodotte un paio di anni prima. Ennesimo singolo, Days Gone By, ballad pianistica che diventa più sostenuta con il trascorrere dei minuti, impreziosita da buone partiture corali e un lungo arrangiamento beatlesiano nella zona finale della song: assai suggestivo e attraente. Dance For Me Baby saltella ma non trascina, sfoggia qualità ma non è certamente il brano trainante, nonostante il campanaccio ossessivo di Blas Elias che lancia il solo della guitar, con un ottimo lavoro sulle voci doppiate. Times They Change si dipana in oltre 7 minuti, una sorta di suite acustica, poi elettrica, che subisce influenze e inserimenti strumentali variegati, l’esito finale appare buono, mentre Move to the Music non scuote le coscienze, nonostante riff duri e un solo allucinato. Tastiere in evidenza per il single-edit Real Love, costruito su grandi melodie, produzione ricca e millimetrata, traccia di livello superiore che però non ebbe un grande picco di vendite, raggiungendo solamente la posizione numero 69 di Billboard. Se Shake This Place è un up tempo che non aggiunge nulla alla ricetta, Streets of Broken Hearts è una ballad acustica con arrangiamenti setosi e un maturo lavoro sulle sfumature vocali, Hold On sprizza armonie de luxe e vocalità A,O,R. ma il vero capolavoro del full lenght è decisamente Do Ya Know: 6.25 di puro metal yankee allo stato brado, tuonante, elettrizzante, demoniaco; singing cantilenante, ritornello fantastico che squassa ancora oggi, canzone perfetta, ingioiellata da un solo della sei corde nervoso e caliginoso, con la prova di Mark Slaughter da applausi a scena aperta. Giochi che si chiudono con Old Man, ballad western e la superflua Days Gone By (Acoustic Instrumental Version).

Gli Slaughter sono stati una grande band, dotata di una voce di livelli siderali, chitarre incisive pronte ad azzannare, sezione ritmica bombarola con Dana Strum e Blas Elias, grandi interpreti dei rispettivi strumenti, impasti corali stellari, un songwrtiting ricco e catturante ad opera del duo dominante voce-basso, insomma un peccato averli persi di vista, con, in carniere, più live e raccolte che album pubblicati. Mark si è rifatto vivo con Halfway There, un buon lavoro pubblicato nel 2017, ma la band ad oggi risulta latitante, chissà che non possa sorprenderci con un come back, per rispolverare i vecchi tempi andati. In ogni caso, questo 14 tracce ebbe buoni riscontri negli Usa e Canada, ottenendo il disco d’oro, nulla in confronto al doppio platino statunitense del debutto, l’unico singolo capace di raggiungere la Hot 100 fu Real Love (69), mentre The Wild Life e Days Gone By regalarono alla band magre soddisfazioni. L’album è stato ristampato nel 2003, con l’aggiunta di 2 brani bonus, come Real Love e Perfect World, in versione demo originali. Una release che, ancora oggi, elargisce sensazioni benefiche all’ascoltatore, nel ricordo di cosa sono stati questi 4 ragazzi sul finire di un’epoca aurea per l’hard rock di classe, un periodo irripetibile che non tornerà mai più.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
76.33 su 3 voti [ VOTA]
Voivod
Venerdì 11 Ottobre 2019, 15.00.48
11
Quando lo comprai avevo letteralmente consumato l'esordio "Stick It To Ya": inizialmente non mi fece impazzire, ma oggi se la gioca col predecessore (ma continuo a preferire "Stick..."), grazie e brani come "Real Love", song che qualche anno prima avrebbe fatto sfracelli, la title-track, "Days Gone By" e, soprattutto, "Times They Change", uno dei pezzi più belli scritti dagli Slaughter, con quella parte centrale che riecheggia gli Iron Maiden. Ogni tanto lo riascolto ancora molto volentieri.
InvictuSteele
Domenica 6 Ottobre 2019, 23.12.10
10
Grande album, il loro migliore, anche se forse un po' troppo lungo, ma c'è Days gone by Che mi fa piangere ogni volta. Ottima band gli Slaughter. Voto 80
Painkiller
Domenica 6 Ottobre 2019, 17.16.52
9
Eh sì, bel disco e bell’epoca. Una band ahimè sottovalutata. La title track è un classicone.
Andrew Lloyd
Sabato 5 Ottobre 2019, 21.31.46
8
Gran bel disco. Uno di quelli che mi ha accompagnato nelle annate 92-93
Aceshigh
Sabato 5 Ottobre 2019, 20.21.28
7
Bel disco anche questo, come il debut. Come dice Galilee questo è piu maturo e un po’ meno divertente, ma non saprei scegliere. Ottima band con un supervocalist, fa sempre piacere riascoltare certe sonorità ormai... d’altri tempi. 80 ci sta tutto.
Shock
Sabato 5 Ottobre 2019, 16.06.43
6
Io lo ritengo superiore al debutto; l'unico difetto è l'eccessiva lunghezza, con tre o quattro canzoni in meno avrebbe reso molto di più. Peccato che le cose finirono....
duke
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.28.25
5
...ottima band...bei dischi....che tempi quelli.....il vinile...il tipo del negozio specializzato di dischi di fiducia...che ti consigliava... che ti faceva ascoltare i 33 giri appena arrivati...che ricordi....ora e' tutto diverso.....
Diego75
Sabato 5 Ottobre 2019, 14.22.42
4
Ho sia questo che il primo tutti e 2 in vinile comperati all’ epoca a lire 18000 cada uno...lì reputo tutti e 2 allo stesso livello....ottimi dischi ....bei tempi avevo 15 anni....spero di leggere piu’ spesso di queste recensioni....ottime band tutte da riscoprire e ottimi musicisti .....quando le uscite discografiche erano fatte anche di cuore e passione per la musica!
Lizard
Sabato 5 Ottobre 2019, 13.03.37
3
Mic: infatti il genere indicato era errato scusate l'equivico.
Mic
Sabato 5 Ottobre 2019, 12.49.12
2
Geniacci di metallized! Tirate fuori il primo album in versione CD che comprai del tutto a caso nel negozietto vicino a casa, attratto dal nome della band e dalla copertina. Non lo ascolterò da 15 anni. Mi piaceva abbastanza. Vederlo catalogato come AOR mi fa strano, ci sta in effetti, ma io l'ho sempre associato al filone Glam/Hair Metal. Mi piaceva anche il loro album uscito dopo la morte del chitarrista. La bella voce di Marco è apprezzabile anche in uno dei dischi di Vincenzo Cusano.
Galilee
Sabato 5 Ottobre 2019, 11.53.19
1
Ce l'avevo in mc. Buon album, meno elettrizzante del debutto, ma più maturo e longevo. Dovrei riprenderlo.
INFORMAZIONI
1992
Chrysalis
Hard Rock
Tracklist
1. Reach for the Sky
2. Out for Love
3. The Wild Life
4. Days Gone By
5. Dance for Me Baby
6. Times They Change
7. Move to the Music
8. Real Love
9. Shake This Place
10. Streets of Broken Hearts
11. Hold On
12. Do Ya Know
13. Old Man
14. Days Gone By (Acoustic Instrumental Version)
Line Up
Mark Slaughter (Voce, Chitarra ritmica, Tastiera)
Tim Kelly (Chitarra solista, Cori)
Dana Strum (Basso, Cori)
Blas Elias (Batteria, Cori)
 
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