Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Mayhem
Daemon
Demo

Pinewalker
Migration
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

15/11/19
RAGNAROK
Non Debellicata

15/11/19
GURU OF DARKNESS
Ararat

15/11/19
DENNER`S INFERNO
In Amber

15/11/19
RAGNAROK
Non Debellicata

15/11/19
DESPISED ICON
Purgatory

15/11/19
CYHRA
Letters To Myself

15/11/19
TULUS
Evil 1999

15/11/19
THE DEATHTRIP
Demon Sola Totem

15/11/19
TRIBULATION
Alive & Dead At Södra Teatern

15/11/19
LIONHEART
Valley of Death

CONCERTI

15/11/19
CLAUDIO SIMONETTI`S GOBLIN
LEGEND CLUB - MILANO

15/11/19
RIVAL SONS + GUEST TBA
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

15/11/19
IMMOLATION + RAGNAROK + MONUMENT OF MISANTHROPY + EMBRYO
REVOLVER CLUB - SAN DONA' DI PIAVE (VE)

15/11/19
PROFANATICA + DEMONOMANCY
SCUUM - PESCARA

15/11/19
ARCANA OPERA + GUESTS
THE FACTORY - CASTEL D'AZZANO (VR)

16/11/19
PROFANATICA + DEMONOMANCY
FIRST FLOOR CLUB - NAPOLI

16/11/19
ASPHYX + GUESTS
DAGDA LIVE CLUB - RETORBIDO (PV)

16/11/19
THE 69 EYES
CAMPUS MUSIC INDUSTRY - PARMA

16/11/19
AD NOCTEM FEST
DEDOLOR MUSIC HEADQUARTERS - ROVELLASCA (CO)

16/11/19
DEWFALL + VETRARNOTT
METAL SYMPOSIUM - MOCAMBO LIVE CLUB - SANTERAMO IN COLLE (BA)

Liquid Trio Experiment - Spontaneous Combustion
05/10/2019
( 438 letture )
Mike Portnoy fa parte di quell’olimpo di artisti il cui nome difficilmente risulta sconosciuto ai fruitori della musica estrema, un musicista la cui immagine rievoca subito la miriade di opere made in Dream Theater e la cui fama risulta solo la punta di un iceberg di successi. Nel 1997 fu proprio Portnoy a proporre a nomi tutt’altro che di serie b come Jordan Rudess, John Petrucci e Tony Levin (King Crimson) il progetto che prenderà poi il nome di Liquid Tension Experiment. Un quartetto che solo a sentirlo non poteva non mettere sull’attenti, aspettandosi nuove pietre miliari da artisti il cui palmares vedeva già un agglomerato di virtuosismi di progressive ora divenuto un classico immancabile. Dopo due album pubblicati a distanza di un solo anno l’uno dall’altro, il gruppo prese un periodo di pausa a cui conseguì la dipartita di Petrucci per motivazioni personali. Fu allora nel recente 2007 che sotto il nome Liquid Trio Experiment (e con la formazione ridotta appunto a tre soli membri) venne pubblicato Spontaneous Combustion.

L’album si apre con un pezzo di poco meno di otto minuti, Chris & Kevin’s Bogus Journey, ed è un’opening la cui elettronica viene affidata alla tastiera di Rudess; Portnoy dopo poco subentra con ritmiche tribali e al suo fianco si inserisce il basso. Le tonalità stoner e fusion donano un quid al brano che risulta molto old style nelle sonorità, graziando le orecchie dei nostalgici più accaniti. L’intreccio poliritmico tra basso e batteria poteva essere realizzato meglio e risulta leggermente forzato; verso metà, però, le atmosfere psichedeliche aiutano l’ascoltatore ad entrare nel brano a piè pari, peccato per l’eccessiva durata di un pezzo che molto probabilmente necessitava di un minutaggio inferiore per riuscire ad appassionare con più personalità e foga.
L’inizio della successiva Hot Rod è decisamente più ispirato, qui Portnoy abbandona le percussioni per dare sfoggio delle sue abilità alle pelli, creando un’atmosfera fiabesca scandita con classe. Il divertimento è assicurato e i giri funambolici accompagnano fino all’esplosione. Le tastiere sono ottime nella loro impronta barocca, capaci di graziare sino al finale pacato: uno dei migliori brani del lotto. La breve canzone -che può essere considerata un intermezzo, data la sua essenza- che segue è l’effige della bravura di Portnoy, della sua tecnica e del suo essere un metronomo umano. Hawaiian Funk non possiede un nome casuale, una traccia in cui le influenze musicali proposte dalla band negli anni passati vengono qui rivisitate con prepotenza, in un aumento progressivo di bpm e spingendo sull’acceleratore del sound. Sulla metà vi è un’interruzione che scandisce una cesura che vede poi il brano riaprirsi lentamente in un giro cervellotico e chirurgico. I ritmi sincopati di piano e i toni cupi di Cappuccino sanno divertire, ma anche qui con qualche riserva: l’atmosfera è ben realizzata ed è innegabile, ma in generale si continua a respirare un continuum di piattezza sonora data dall’eccessiva ripetitività di alcuni arrangiamenti e idee. Discrete anche Jazz Odyssey e Fire Dance, la prima con una buona prestazione di Levin, l’atmosfera elegante e tecnica a carico di Rudess e il sound fusion che Portnoy accompagna con grancassa e rullante; una strumentale ricca di virtuosismo raffinato e mai spocchioso. L’arrangiamento sembra poi impazzire in sonorità cacofoniche e stoner sino al finale pulito e limpido, capace di stuzzicare chiunque gli si approcci con sufficiente apertura mentale. La seconda è invece gettata in tribalità nude e crude, sulla falsa riga dell’opening del disco ma per certi versi decisamente migliore nel songwriting: due brani che in più di diciassette minuti sanno mettere in campo buone idee, senza annoiare troppo come alcune composizioni nominate in precedenza. È però l’ottava traccia, The Rubberband Man, a riportare in auge una sorta di monotonia ingiustificata, di groove privo di originalità e di sonorità tutto sommato dimenticabili; considerando poi la durata non proprio irrisoria (quasi sette minuti) non si può che denotare un appesantimento generale del disco. Gli ultimi cinque brani viaggiano sulla sufficienza, seppur con dovute differenze strutturali. Holes è un piacevole viaggio in lidi AOR fine anni ’70, il cui ritmo incalzante nel primo terzo porta a dei virtuosismi di organo e la chiusura in 4/4 di Portnoy; Tony’s Nightmare funge invece da intermezzo, in un’aria di musica classica, la cui atmosfera dona una buona dose di personalità; Boom Boom risulta leggermente anonimo, anch’esso pesante se confrontato con il minutaggio messo in campo, buone però le percussioni e l’utilizzo coscienzioso di toni cupi e profondi; Return of the Rubberband Man si ricollega direttamente all’ottava canzone summenzionata, l’inizio di piano rilassa e valorizza quegli elementi fusion che permeano l’intera opera e getta l’ascoltatore in un groove interessante dal sapore dei migliori Rush; infine Disneyland Symphony conclude il disco con l’eccellente lavoro di basso e la solenne atmosfera iniziale, ma, purtroppo, nulla di più.

Spontaneous Combustion è quindi un album poco più che sufficiente, o comunque non più che discreto: a tratti ben riuscito, ad altri notevolmente monotono e privo di mordente. L’intera opera è infatti un disco strumentale di più di un’ora in cui le idee non vengono spesso supportate dalle capacità di songwriting. Rimane un lavoro di nicchia, anche per gli stessi appassionati della formazione presentatasi in studio, i cui fan (di derivazione Dream Theater) non saranno di certo soddisfatti senza qualche riserva. Concludendo, questo disco è consigliato a chi volesse graziarsi con qualche virtuosismo barocco generato da polistrumentisti che di teoria musicale dimostrano ancora una volta di conoscerne pagine e pagine, ma la cui originalità è stata messa da parte in quell’ormai lontano 2007, partorendo qualcosa di non memorabile ma per alcune sfumature… apprezzabile.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
79.75 su 4 voti [ VOTA]
Vicarious
Venerdì 11 Ottobre 2019, 13.15.35
6
Ci capita talvolta di commettere delle imprecisioni, in questo caso esplicitare il fatto che il 2007 è l'anno di pubblicazione ma non l'anno di scrittura sarebbe stato opportuno. A parte questo, più che di errore parlerei di imprecisione, il nostro Gabriel ha analizzato bene ciò che è contenuto nel disco. Commettere un'inesattezza nella premessa non compromette la bontà del resto della recensione. Perdoniamolo
Anders
Giovedì 10 Ottobre 2019, 7.37.54
5
Recensione da rivedere nelle premesse, completamente errate e soprattutto non corrispondenti alla realtà.
Claudio
Domenica 6 Ottobre 2019, 23.12.07
4
Il recensore ha preso un abbaglio, queste jam furono registrate senza Petrucci per le motivazioni che ho detto durante le sessions del secondo disco del 1998 e non nel 2007, questo e’ l’anno di pubblicazione
Claudio
Domenica 6 Ottobre 2019, 23.08.32
3
Sono le improvvisazioni in studio in attesa che Petrucci tornasse dopo il prematuro parto della moglie, quindi e’ una chicca piu’ che un vero disco
Ayreon
Domenica 6 Ottobre 2019, 11.07.41
2
Se non sbaglio a quei tempi la magna charta era in totale fallimento e per raschiare il fondo del barile fece uscire sto disco,peccato perche'aveva in scuderia gente come magellan e shadow gallery
Micologo
Sabato 5 Ottobre 2019, 16.31.44
1
Se non ricordo male è costituito da alcune jam session dei tre musicisti nel periodo in cui Petrucci dovette abbandonare lo studio per assistere alla nascita dei suoi gemelli (o della terza figlia)....circostanza testimoniata anche nella meravigliosa When the Waters Break...
INFORMAZIONI
2007
Magna Charta Records
Prog Metal
Tracklist
1. Chris & Kevin's Bogus Journey
2. Hot Rod
3. RPP
4. Hawaiian Funk
5. Cappuccino
6. Jazz Odyssey
7. Fire Dance
8. The Rubberband Man
9. Holes
10. Tony's Nightmare
11. Boom Boom
12. Return of the Rubberband Man
13. Disneyland Symphony
Line Up
Jordan Rudess (Tastiera)
Tony Levin (Basso)
Mike Portnoy (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]