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Rise Twain - Rise Twain
07/10/2019
( 386 letture )
Brett William Kull, membro di Echolyn, Grey Eye Glances e New Progressive, nonché produttore e ingegnere del suono, e J. D. Beck, facente parte invece di Beck-Fields,The Scenic Route e autore e drammaturgo, danno vita al duo Rise Twain rilasciando l’omonimo album. Kull aveva incontrato Beck per la prima volta nel 2007, quando produsse un album per il suo gruppo, The Scenic Route, da lui paragonati a Jeff Buckley a livello di stile, artista nel quale si rispecchiano molto i Rise Twain. Da quella collaborazione nacque il desiderio di comporre qualcosa di inedito in un duo, visto il rapporto artistico che si era creato tra i due musicisti, una connessione alla quale i due non potevano sottrarsi. Diedero così alla luce i dieci pezzi che costituiscono l’album Rise Twain, opera destinata a parlare trasversalmente ad ascoltatori con diverse esperienze di generi. Si distingue subito un sound solido, figlio di una tradizione di rock protrattasi per decenni. Ciò contribuisce a creare un alone di nostalgia e, al contempo, familiarità coi pezzi i quali sembrano costruirsi autonomamente prendendo forma nella mente di chi ascolta, quasi fossero già presenti, ivi insiti.

La continuità con la storia non si sostituisce, chiaramente, alla sperimentazione: ogni brano esplora diverse atmosfere, è governato da regole proprie ma utilizza coerentemente lo stesso linguaggio del resto del disco, creando così un’esperienza completa. Si verifica una sorta di sintesi tra semplicità e complessità: diverse linee strumentali sono fortemente intuitive e classiche ma spesso le strutture dei pezzi variano subendo ad esempio dei cambi notevoli, come nella opening track Everspring. L’intro è solenne, scandita da accordi singoli sui quali si ergono in seguito la chitarra solista con pennate decise e il basso; sembra esserci uno stacco col resto del brano, che si estende con un sapore rétro spiazzando momentaneamente l’ascoltatore. Preso nelle due parti risulta essere un pezzo facilmente assimilabile ma quel preciso punto di connessione è, soprattutto ad un primo ascolto, controintuitivo. L’intero brano restituisce l’idea di uno strascinamento e non uno casuale ma ben definito, dalle idee chiare e distinte: il fine è manifesto, gli accenti idem. Il secondo brano, Golden, nei primi secondi fa susseguire diversi suoni elettronici per poi ritornare ad un mood maggiormente tradizionale. Il tono è malinconico e varia in base alle diverse parti del pezzo: il riff di chitarra, facilmente interiorizzabile, non sembra particolarmente intimistico, al contrario ad esempio dell’assolo presente verso la fine del brano. Le tastiere contribuiscono a dar vita ad un’introspezione delicata, spesso intrecciandosi alla voce o sostenendola. Il finale è libero, sciolto da schemi stretti, in un’ottica progressive rock. La tastiera apre la terza canzone, The Range. Quando si introduce la batteria il ritmo diviene più sincopato, ma il brano ancora non ha toccato tutte le sue forme. La voce ricompare nuovamente accompagnata solo dal piano, poi il pezzo si schiude, si dispiega in un ritornello completo di tutti gli strumenti in cui le parti soliste sono limate al massimo mentre il cantante può esplorare il suo largo range vocale, mi scuserete il gioco di parole col titolo del brano. Si giunge così alla quarta traccia, Lit Up, che oscilla tra l’alternative rock e ciò che è più classico, condensando entrambi gli elementi in modo compatto. Death of Summer è una ballata che a sua volta presenta dei toni alternative rock. Riesce ad essere ampollosa pur rimanendo lineare e semplice, grazie alla sua potenza evocativa. L’armonia è molto lirica, sembra far attraversare varie fasi di un fenomeno ma mantenendo un’intenzione di fondo, onnipresente. La sesta canzone, Oh This Life, inizia con un pulito arpeggio di chitarra acustica e con la voce che passa da controllate invocazioni e asserzioni a domande personali che seguono la stessa base strumentale, facendo così fluire in modo scorrevole il pezzo. Il piano interviene lievemente, dando un’impressione di spensieratezza che però talvolta viene implicitamente smentita, vista anche la natura del brano, rivolto ad un passato narrativo che sfuma, delicato ma pregnante. Assimilabile nei toni a Oh This Life è il pezzo seguente, Prayers. Molto intimo, calibra le parti di ogni strumento senza alcuna sbavatura. Il finale dopo l’assolo di chitarra, a più voci, ricorda un canto collettivo quasi encomiastico. Falling Skies si svolge ondeggiando tra sonorità acute e gravi, in un crescendo che inizia dagli accordi di chitarra acustica e un piano moderato per poi arrivare ad una polifonia retta costantemente dalla batteria che mantiene un ritmo stabile, senza particolari abbellimenti o elementi inaspettati. La penultima traccia, Into A Dream, presenta progressioni di accordi che aumentano la familiarità col pezzo. Gli strumenti si controbilanciano ordinatamente, dando spazio alla preminente parte vocale ma difendendosi molto bene da solisti, in particolare la chitarra elettrica, considerando che, ad esempio, le tastiere agiscono spesso in funzione della voce o comunque accompagnano strutturalmente nel brano. La chiusura dell’album, That Is Love, invoca immagini dai colori vividi. Brano dalle sonorità pop rock, risulta piacevole grazie all’incalzante linea di basso e alle tastiere che stendono un tappeto che richiama sicurezza. I climax riescono ad essere contenuti ma riconoscibili, senza scadere nello stucchevole: compaiono spesso ripetizioni che comunque non stancano e rendono particolareggiato il lavoro come se già al disco d’esordio il duo abbia trovato una propria identità musicale.

In generale Rise Twain è un album riuscito, complice l’esperienza del duo non solo nella composizione ed esecuzione musicale. Il mixaggio è ben bilanciato, ogni strumento è distintamente percepibile e si fonde ottimamente col resto dei comparti. Un disco che si poggia maggiormente sulle solide basi musicali di Brett William Kull e J. D. Beck piuttosto che sulla sperimentazione tipica del progressive. Trasuda un’idea di freschezza ragionata, che porta con sé il bagaglio del rock tradizionale ampliato con novità mai esagerate.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. Everspring
2. Golden
3. The Range
4. Lit Up
5. Death of Summer
6. Oh This Life
7. Prayers
8. Falling Skies
9. Into A Dream
10. That Is Love
Line Up
J.B. Beck (Voce, Piano)
Brett William Kull (Voce, Chitarre, Basso, Percussioni, Tastiera)
 
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