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KXM - Circle of Dolls
12/10/2019
( 423 letture )
Una stravagante commistione di musicisti e influenze sonore. Astrusa, ma decisamente stimolante per chi sa ascoltare in toto, di mente aperta e gusti non racchiusi a compartimenti stagni. Cosa hanno in comune Pinnick, Lynch e Luzier? A priori si potrebbe dire poco, in realtà la storia recente depone a loro favore. Il gruppo si forma nel 2013, quando i tre si incontrano al compleanno del figlio di Luzier, il batterista invita gli altri due a fare un tour della propria casa/studio e propone, a bruciapelo, di fare un disco insieme. Detto, fatto, prende vita questo supergruppo yankee denominato KXM, per bocca del ex chitarrista dei Dokken, l’acronimo deriva dalle band e dai trascorsi dei tre membri: K dai Korn, X dai King's X e M dai Lynch Mob. Una sfida coraggiosa e invitante quella intentata dal nuovo trio, a priori molti si sono interrogati su un proclama chiaro: come possono essere in simbiosi, tra di loro, interpreti capaci di muoversi su lidi lontani, a volte in antitesi tra loro, nell’ambito hard/metal? Per fortuna la musica abbatte confini e crea nuovi orizzonti, la storia ce lo insegna, ma spesso la lezione viene dimenticata. Non credo che questa triade abbia bisogno di presentazioni, ma un piccolo promemoria è legittimo gettarlo giù. Doug Pinnick oltre ai suoi incredibili King’s X, sfoggia una miriade di progetti paralleli, è stato guest star per i Dream Theater (sue le linee vocali nella suite Lines in the Sand, pezzo da 12 minuti e rotti che compare in Falling Into Infinity), e collaborazioni con Richie Kotzen, Ty Tabor e Billy Sheehan, solo per citarne alcune; Ray Luzier, oltre ad essere l’attuale batterista dei Korn, ha avuto lunga militanza alla corte di David Lee Roth, mentre chi non conosce George Lynch dovrebbe cambiare pianeta: chitarrista simbolo di almeno tre generazioni di fan con i fantastici Dokken, ma anche creatore della sua band personale, i Lynch Mob, e tante attività extra con svariati artisti, fino ad arrivare a prestare i propri capitasti per Vasco Rossi nel 2011. Il qui presente è il terzo capitolo da studio partorito dal power trio, denominato Circle Of Dolls. 13 pezzi dove si possono ascoltare influenze disparate, capaci di veicolare un melting pot di notevole qualità.

War Of Words è il primo singolo lanciato, con tanto di video clip, i ritmi sono tiratissimi, la voce di Doug spicca tra raucedine e compattezza, le chitarre rastrellano i cicloni e li sparano verso l’universo, l’assolo di Lynch furioso e ottenebrante ricorda, per atmosfere, il primo, grandissimo, disco degli Audioslave. Mind Swamp sbotta senza freni verso l’alternative metal con un riff catramato, il cantato appare dissonante, supportato da cori giganteschi con ritornello acidamente distruttivo, mentre l’assolo di mastro George si allontana e vira su canoni prettamente hard rock. La title track gode di linee spezzate alla sei corde, Pinnick si avvicina sempre più al compianto Chris Cornell nell’intonazione, una traccia molto godibile, in perenne bilico tra l’hard ottantiano e le nuove influenze, figlie della sperimentazione; l’intervento solistico alla chitarra mostra la gamma di colori e suoni che oggi può produrre un Lynch cresciuto, sotto tutti i punti di vista, nel corso delle decadi. Lightning svela la formula blues del 2050 con armonizzazioni vocali di livello assoluto, e un solismo che provoca i brividi per perizia e gusto trasmesso. Time Flies vede il batterista salire in cattedra, provate a contare i cambi di tempo lungo la traccia, Pinnick è evocativo nel suo cantato con i cori alle sue spalle che lo inseguono, intervento della guitar lunghissimo, una sorta di esibizione per la materia trattata, che differisce totalmente dal corpo cella song. Sensazione perlomeno strampalata e che fa storia a se, a me fornisce la netta sensazione di essere slegata dal contesto. Se Twice abbassa la tensione grazie a sensazione eteree e un loop di coralità diffuse, con la Esp di Lynch capace di graffiare furiosamente, Big As The Sun spiove nello sperimentalismo puro, con tanto di tempi dispari della drums, basso “slameggiante”, voci filtrate, ritmi tribali e melodie cupe che aspergono fascino catturante. Vessel Of Destruction ritorna su sentieri darkeggianti, richiama la casa madre dei Korn, con la voce che esce dagli speaker nitida e stentorea, corteggiata da coralità profonde, mentre i pattern della batteria impongono i ritmi, con un intermezzo centrale di percussioni che da nuova linfa al pezzo e all’immancabile, ottimo solo della six string. A Day Without Me vede il basso in grande spolvero con un possente giro ripetuto, le chitarre tritano il marmo in riffing e con un intervento solista a cascata, Wide Awake è new metal senza tanti fronzoli linguistici nel descriverla, Shadow Lover spolvera un riff class metal che s’insinua tra le crepe di una stesura cantilenante, a tratti prog, break centrale rallentato con la batteria che picchia duro, Cold Sweats si nutre di stacchi e controstacchi non solo nella parte iniziale, mantenendo un ritmo secco e andatura spedita che provocherà hedbanging. The Border chiude il CD con i suoi 5:35 impregnati di hard sperimentale, melodie che traggono ispirazione dai Pink Floyd, cori enfatici, stilettate dell’ascia e tom tartassati dalle bacchette del drummer.

Un disco che somministra risposte e certezze cristalline, certo, chi adora i Dokken e non sa andare oltre quel verbo, rischierà di trovare l’intero timing un po’ noioso. Circle Of Dolls mostra originalità, arando campi e incrociando ascendenti e ispirazioni, mixando diversi retroterra, con radici ben piantate nel alveo del rock duro. Un full lenght da ascoltare ripetute volte, per far sì che si possa metabolizzare appieno ogni sfumatura presente, e credetemi, sono tante. La voce e il basso di Pinnick sono i vettori portanti, George Lynch sfodera una prova magistrale in termini di riff e assoli, con parecchie chicche da mandare a memoria, Luzier sempre preciso e potente, scuoterà le casse del vostro stereo. Chi avrà voglia di mettersi in gioco insieme a questi tre grandi musicisti, saprà apprezzare la nuova opera degli KXM, chi proprio non ce la fa, può tornare ad ascoltare le singole band madri, dalle quali ha preso piede questo coacervo pressofuso, seguendo l’evoluzione dei tempi.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
75.5 su 2 voti [ VOTA]
tino
Sabato 26 Ottobre 2019, 22.07.17
1
Interessante i nomi coinvolti meritano un ascolto attento
INFORMAZIONI
2019
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1 War Of Words
2. Mind Swamp
3. Circle Of Dolls
4. Lightning
5. Time Flies
6. Twice
7. Big As The Sun
8. Vessel Of Destruction
9. A Day Without Me
10. Wide Awake
11. Shadow Lover
12. Cold Sweats
13. The Border
Line Up
Doug Pinnick (Voce, Basso)
George Lynch (Chitarra)
Ray Luzier (Batteria)
 
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