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Pagan`s Mind - Infinity Divine (Reissue)
12/10/2019
( 375 letture )
Volgere lo sguardo verso i paesi scandinavi è spesso una buona idea in campo metal e il progressive non fa certo eccezione. Attorno alla fine degli anni ’90 e all’inizio del nuovo millennio la Svezia e la Norvegia sono state una fucina di band interessanti, seguendo la scia della scena progressive metal statunitense e prendendo spunto dai più celebri Dream Theater e Symphony X. La ricetta seguita alla lettera da questi neonati gruppi non poteva prescindere dalle tastiere, ovviamente, a cui talvolta si aggiunge la presenza della chitarra ritmica, come nel caso dei norvegesi Pagan’s Mind. Il gruppo si è formato proprio all’alba del nuovo millennio e ha fatto il debutto nel mondo metal esattamente nel 2000, con il qui recensito Infinity Divine. L’edizione presa in esame è quella del 2004, una graditissima reincisione che ha dato vita ad un miglior missaggio e all’aggiunta di due tracce, Embracing Fear, che è una riedizione della quarta canzone, e At The Graves, cover dei King Diamond, band heavy metal il cui leader proviene dalla vicina Danimarca.

L’overture del disco è un’intro non solo al primo lavoro in studio dei Pagan’s Mind ma un’introduzione alla loro intera carriera musicale. Il titolo, Prelude To Paganism, è molto iconico e ci dà il benvenuto al Paganesimo, chiaro riferimento al monicker scelto dalla band e alla religione precristiana. L’inizio soft viene spazzato via dal muro sonoro su cui si erge Caught In A Dream che, se non vi renderà fan della band norvegese al primo ascolto allora lo farà al secondo. Il riff potente di chitarra è sorretto dal lavoro del basso di Steinar Krokmo senza il quale l’intera struttura della traccia crollerebbe improvvisamente. La reincisione ci fa apprezzare ulteriormente i toni medio-acuti della voce di Nils K. Rue così come l’egregio lavoro alle pelli del batterista Stian Kristoffersen. Il suono è molto più pulito e non possiamo che apprezzare il lavoro degli ingegneri del suono in fase di ristampa. Piccola curiosità, lo studio che ha dato alla luce il disco si chiama Images & Words, già dal nome una garanzia di successo in ambito progressive metal. L’omonima Infinity Divine aumenta la velocità dei riff perdendo però potenza d’impatto, avvicinandosi ad uno stile power metal. Il ritornello è molto simile in quanto a ritmo e voce alla seconda traccia di V: The New Mythology Suite dei colleghi d’oltreoceano Symphony X, ma l’assolo di Jørn Viggo Lofstad al quarto minuto è un vero tocco di classe. Bisogna spostarsi verso Astral Projection e Angels' Serenity per trovare uno spazio per le tastiere di Ronny Tegner, forse il membro che trova meno momenti dedicati a lui in questo Infinity Divine. Immancabile anche la ballad che i nostri decidono di inserire al numero 7 della tracklist, parliamo di Dawning Of The Nemesis. Il termine che ho utilizzato per identificarla è giusto ma solo in parte perché dopo il terzo minuto il suono si indurisce e c’è spazio per un piccolo intermezzo strumentale di tastiera e chitarra. L’aggressività dei norvegesi ritorna prepotentemente in King’s Quest e con lei l’immancabile assolo di Jørn Viggo Lofstad che troviamo praticamente in ogni brano. Twilight Arise prosegue con il medesimo stile con l’aggiunta di un duetto chitarra-tastiera degno dei migliori Symphony X di The Divine Wings Of Tragedy. La traccia conclusiva dell’edizione originale di debutto del 2000 è A New Beginning, mentre qui è la terzultima, presentata in maniera riarrangiata e allungata di circa mezzo minuto, andando a superare gli otto minuti di durata. Difficile inquadrarla in un genere preciso, è fortemente eclettica ed è forse la più particolareggiata e variegata del lotto. Dopo l’iniziale violenza del progressive metal ci viene proposto un momento di quiete che ci porta alla mente Trial Of Tears tratta da Falling Into Infinity. Vista la complessità del brano e la sapienza nell’affrontare con grande maturità un ampio range di stili differenti, A New Beginning assume i contorni di una breve suite moderna, tratto distintivo di un disco che altrimenti sarebbe potuto risultare molto lineare, forse troppo. La ripetizione che troviamo al numero 11 della scaletta non è altro che una riedizione della traccia numero 4 Embracing Fear, con l’aggiunta dell’anno per mostrare il momento in cui è stata incisa e rivisitata. A chiudere la reissue di Infinity Divine troviamo una cover dei King Diamond, l’incipit è pressoché identico e le sonorità heavy metal anni ’80 sono perfettamente distinguibili anche nella rivisitazione di questo brano che apre Conspiracy del 1989. Ottima soprattutto l’interpretazione del falsetto di King Diamond, tipico di quegli anni, da parte di Nils K. Rue. Una cover riuscita che aggiunge valore ad un disco ben suonato e realizzato.

I Pagan’s Mind sono sinonimo di garanzia in ambito progressive metal, nella loro breve ma intensa carriera, considerando il periodo di fermo compositivo che perdura da ormai 8 anni, hanno inanellato una serie di cinque validissimi prodotti, culminati senza dubbio con God’s Equation. Per tutti gli amanti del prog metal di fine millennio e inizio anni 2000 questo è un ascolto caldamente consigliato, settanta minuti di ristoro nei quali rifugiarsi per riscoprire quelle sonorità care alle band scandinave. Impossibile rimanere delusi da questo ascolto, è proprio qui che comincia il percorso della band di Skien nel fantastico mondo del progressive.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
61 su 1 voti [ VOTA]
Ayreon
Sabato 12 Ottobre 2019, 18.36.59
1
Band troppo sottovalutata,costretta ad autoprodurre,non hanno mai deluso
INFORMAZIONI
2004
Limb Music
Prog Metal
Tracklist
1. Prelude To Paganism
2. Caught In A Dream
3. Infinity Divine
4. Embracing Fear
5. Astral Projection
6. Angels' Serenity
7. Dawning Of The Nemesis
8. King's Quest
9. Twilight Arise
10. A New Beginning
11. Embracing Fear 2004
12. At The Graves
Line Up
Nils K. Rue (Voce)
Jørn Viggo Lofstad (Chitarra)
Thorstein Aaby (Chitarra)
Ronny Tegner (Tastiere)
Steinar Krokmo (Basso)
Stian Kristoffersen (Batteria)
 
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