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Sifting - The Infinite Loop
13/10/2019
( 1111 letture )
Mi è toccata in sorte la recensione del nuovo lavoro dei Sifting, mmmm e chi li conosce?!
L’approccio è stato cauto, tipico di quando ti trovi a contatto con un argomento nuovo, prima mai vagliato. The Infinite Loop è uno di quei lavori inizi a sentire e ti piace. Lo risenti cinque volte e ti convince. Dopo otto ascolti ne sei innamorato.
Dentro c’è un mix assai interessante di quello che è il meglio del metal. Tecnica, rabbia, virtuosismo, cuore.
Se non fosse per un paio di brani che girano a vuoto, sarebbe il platter perfetto per candidarsi ad entrare nei primi posti di una potenziale classifica degli album dell’anno.

I Sifting sono al loro terzo lavoro e provengono dalla California. Poiché, come detto, non li conoscevo, mentre scrivevo questa recensione mi è venuto spontaneo ascoltare i loro primi due album, All the Hated del 2013 e Not from Here uscito due anni fa. Lavori interessanti che già lasciavano intravedere -specialmente nella produzione del 2017- idee e tecnica invidiabile.
Con The Infinite Loop è arrivata una mezza consacrazione e attendiamo quella definitiva perché quando i Sifting si libereranno della necessità (o opportunità ?) di incidere brani che strizzano l’occhio alle classifiche a stelle e strisce, saranno nel gotha del progressive metal, al pari di Angra e Dream Theater. Sia chiaro la strada è lunga e, come si dice in Puglia dalle mie parti, di pane tosto ne dovranno ancora mangiare, ma accadrà. Con la giusta determinazione certamente accadrà. I Californiani, che sicuramente facevano i compiti per le vacanze con in sottofondo le note di Metallica e Megadeth, sfornano un lavoro complesso e preciso, il cui unico punto morbido lo si rinviene nella voce, a volte troppo melodiosa e vellutata, di Eduardo Osuna Gil.

La intro di Agony è, guarda caso, assai vicina alle note da tutti noi conosciute di Battery dei Metallica. Chitarra acustica in stile iberico, note accattivanti che lasciano spazio ad un tuono epico, quello del sound sordo che rimanda agli ultimi Death Angel.
Agony è un esordio riuscito perché evidenzia, da principio, lo spessore della band, strumentisti di primissimo livello. Brano lunghissimo e iper sfaccettato nei suoi continui passaggi dal thrash crudo al progressive elitario.
C’è la melodia, ma c’è anche la ritmica serrata. Una completezza difficile non apprezzare in oltre dieci minuti di esecuzione. A Critical Affair è velocissima, senza mancare di essere complessa, con un buon refrain.
Si prosegue con Enough, pezzo che si lascia ricordare sin dal primo ascolto, con il suo testo intimista ed ermetico. L’ombra dei Metallica, almeno quelli di ultima -più leggera- fattura, aleggia su Stop Calling Me Liberty. Certo non c’è Hetfield a grugnire, ma la parte centrale del brano, con le chitarre che sembrano rincorrersi, sono tipiche dei Four Horsemen. Nella parte finale (Viva Dio), abbandonando il candore della voce da messa domenicale, il cantato si fa feroce ed il pezzo prende una sterzata decisamente aggressiva pur mantenendosi sempre elegante. Il brano strumentale The Fifth Element è un monumento imponente. Liberi della parte vocale, i Sifting danno sfogo a tutta la loro creatività, andando a pescare dal basso ritmiche jazzate e chitarre pizzicate, come se fosse stato ingaggiato Pat Metheny ad aggiungere l’ottava nota. Il segmento centrale è complicatissimo con le base ritmica che fa la sua parte mentre le chitarre eseguono tutt’altro, come se lo stesso brano fosse spaccato in due. Pazzi e creativi, i Sifting. E andiamo, purtroppo, alle note meno piacevoli. Dopo il capolavoro che è stato The Fifth Element, seguono i due colpi meno riusciti: What If e To Wait I am. Brani elementari, eccessivamente melodiosi, da classifica per teenagers.
Che peccato. Quasi due pugni nello stomaco.
Una ripresa, per fortuna, c’è con Ghost of a Lie, otto minuti in cui -se ancora ce ne fosse stato bisogno- i >Sifting dimostrano le doti creative, seppur qui sottoposte ad un facile e prevedibile confronto con i The Muse, dai quali rubano qualcosa per farne bella mostra in chiave melodica.
Ghost of a Lie ha un destino segnato anche a causa del featuring di Derek Sherinian, strumentista che ha al suo attivo collaborazioni con Billy Idol, Malmsteen e Dream Theatre, giusto per fare alcuni nomi. La parte del basso freetless suonata da Winston Jarquin è da brividi e non ha nulla da invidiare alle note care ai Sadus. Un episodio pienamente thrash è Emotionless Shells, brano sostenuto e diretto. Senza troppi ricami, quelli li abbiamo già in abbondanza ascoltati in precedenza. La titletrack chiude il lavoro. Brano lunghissimo nei suoi oltre tredici minuti, si snoda tra l’inserto abbondante delle tastiere e le sonorità distorte ma pulite della chitarra solista.
The Infinite Loop è una nave tra le onde in tempesta che cerca di trovare la sua rotta mentre schizzi di acqua alta e detriti solidi la colpiscono ai lati. Placata la tempesta ci si adagia sulle note quasi da nenia per infanti. C’è anche il tempo per una parte solare, calda, con note in tonalità maggiore. Quando componi ed esegui un brano da oltre tredici minuti, se non operi delle variazioni, non hai speranza di uscirne indenne. La noia divorerà tutto. I nostri lo sanno e, abili professionisti, si muovono su temi in continua variazione, così come tutto l’album.

Con The Infinite Loop i Sifting raggiungono un successo palese, manca un pezzettino per salire sul monte, quello del miti cui aspirano.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
83.66 su 6 voti [ VOTA]
Luky
Lunedì 4 Novembre 2019, 21.29.27
5
Album decisamente piú prog che trash; necessita di diversi ascolti per essere assimilato. Alcuni passaggi sembrano un mero sfoggio di tecnica, ma, in mezzo a questa bravura compositiva ed esecutiva, non mancano i pezzi emozionanti, come ad esempio la lunga title track. Promossi, 82.
Nicolas Thrasher
Domenica 27 Ottobre 2019, 0.51.13
4
Album bellissimo!! Merita il 90!
Ponji
Martedì 22 Ottobre 2019, 15.15.28
3
Non li conoscevo, ho ascoltato sul tubo questo disco grazie alla recensione. Devo dire che tecnicamente il loro livello è veramente notevole, purtroppo sono le canzoni che mancano di pathos e sembrano un agglomerato di riff vorticosi e virtuosismi pirotecnici. Anche le linee vocali del cantante, per quanto difficili esecutivamente, diventano molto piatte e poco funzionali nell'alchimia complessiva. Troppa accademia.
entropy
Domenica 20 Ottobre 2019, 23.46.51
2
Incuriosito dalla recensione ho cercato il cd, ma in pratica di difficile reperibilità. Addirittura su discogs il gruppo non mi pare neppure esserci...
Enrico Bustaffa
Lunedì 14 Ottobre 2019, 17.35.58
1
in effetti questo è veramente un grande album
INFORMAZIONI
2019
Eclipse Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. Agony
2. A Critical Affair
3. Enough
4. Stop Calling Me Liberty
5. The First Element
6. What If (Dichotomy)
7. To Who I am
8. Ghost of a Lie
9. Emotionless Shells
10. The Infinite Loop
Line Up
Eduardo Osuna Gil (Voce, Chitarra)
Richard Garcia (Chitarra)
Winston Jarquin (Basso)
Joey Aguirre (Batteria)
 
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