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Exhorder - Mourn the Southern Skies
23/10/2019
( 865 letture )
Uno dei comeback più attesi dell'anno: ecco come si può lapidariamente definire il ritorno su piazza degli Exhorder che con questo Mourn the Southern Skies danno finalmente un seguito a The Law, uscito nell'ormai lontano 1992. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, e la band di New Orleans tra progetti paralleli, tentativi falliti di rinascita e scioglimenti vari sembrava ormai definitivamente fuori dai radar del panorama metallico, cosa davvero triste per chi aveva apprezzato soprattutto il seminale esordio Slaughter in the Vatican. Una reunion a quasi tre decadi dall'ultimo album potrà forse destare dei -più o meno legittimi- dubbi sul nuovo lavoro, in fondo il mondo musicale e non solo è cambiato molto dai tempi in cui gli Exhorder riversavano su nastro il loro entusiasmo giovanile e la loro energia quindi le aspettative dei metalhead sparsi per il globo erano piuttosto alte. Vista l'impossibilità per diversi motivi di tornare in formazione storica la line up è giocoforza cambiata e gli unici sopravvissuti del nucleo originale, Vinnie LaBella e Kyle Thomas, non si sono certamente rivolti ai primi che passavano per strada: il batterista Sasha Horn (ex Forbidden) e il bassista Jason Viebrooks (già nei Grip Inc. e Heathen) erano entrambi coinvolti nel side-project Year of the Tyrant insieme allo stesso Vinnie, mentre il talentuoso Marzi Montazeri suona, tra gli altri, negli Heavy As Texas con Kyle; tutto sommato delle buonissime scelte, no?

Dicevamo che gli anni sono passati anche per gli Exhorder, ma questo non è necessariamente un fatto negativo: su Mourn the Southern Skies troviamo un Kyle Thomas in splendida forma, più efficace che mai grazie alla sua fantastica ugola, affilata ma al tempo stesso calda e potente, una voce che come il vino più pregiato è migliorata nel corso del tempo, piacevolissima sorpresa/conferma da parte di un singer di qualità assoluta. Gli altri musicisti fanno il resto: fin dai primi accordi di My Time si pesta come fabbri prendendo a randellate le orecchie dell'ascoltatore con una furia degna delle migliori combo di inizio anni '90, ma ben presto ci si accorge che non c'è solo velocità nei solchi del platter. Vi è un qualcosa che scaturisce dalle note di questo disco, un non so che di melmoso, opprimente ma rabbioso, compatto, pesante, "nero" e votato al groove: un sound NOLA, fortemente legato alle radici territoriali della band stessa, in una parola intriso di un'anima southern. Ciò è riscontrabile particolarmente in tracce come Asunder e Hallowed Sound che vanno a scontrarsi con la furia della già citata opener o di una Beware the Wolf, anche se è Ripping Flesh la più scatenata dell'intero pacchetto; questo brano in realtà è datato 1986 e faceva parte del primo demo della band, intitolato Get Rude. In effetti tutti i pezzi risalgono comunque a qualche anno fa, essendo stati composti nei lunghi periodi di assenza dalle scene dal mai domo Vinnie LaBella, il quale li ha tirati fuori dal cassetto al momento opportuno affinandoli ulteriormente e sottoponendoli al compagno di avventure che si è dedicato principalmente alla stesura dei testi. La produzione beneficia giustamente di tutte le modernità che la tecnologia offre ma va detto che il sound voluto da Kyle e compagni, il più "live" possibile, si adatta benissimo a questi brani e non risulta mai standardizzato né tantomeno artefatto o plastificato; è impensabile che gli Exhorder suonino come nel 1990, oggi sono persone diverse con un vissuto alle spalle e quindi è comprensibile, di più, è legittimo che Mourn the Southern Skies ci presenti un gruppo cambiato rispetto a quello che conoscevamo e che troppo presto si disgregò. Il songwriting è ispirato ed eclettico, viene dato il giusto rilievo alle parti solistiche (fantastici gli arrangiamenti presenti in Yesterday's Bones) ma senza esagerare per quelli che sono i canoni del thrash/groove, composti di riff imponenti e drumming monolitico; quindi come detto troviamo pezzi veloci affiancati ad altri più cadenzati, talvolta strizzando l'occhio alla melodia, ma ognuno con la propria personalità e la propria struttura. Il brano più interessante del lotto però è proprio l'atipica titletrack, messa in chiusura dell'album: un blues metallico in cui Kyle è autore di una prestazione da urlo, con un incipit che ricorda le atmosfere dei grandissimi Nevermore grazie a un arpeggio di chitarra acustica e a un vocalism straziante come solo un grande interprete può cantare, che trova nel lungo minutaggio e nell'uso di un tetro organo la propria giusta dimensione riuscendo a non annoiare ma anzi conficcandosi nella testa dell'ascoltatore mazzata dopo mazzata, come un chiodo colpito da un martello pesantissimo e implacabile.

Mourn the Southern Skies è l'album migliore che i redivivi Exhorder potessero creare dopo tanti anni di silenzio: attesi al varco soprattutto dai thrasher d'antan, Kyle Thomas e Vinnie LaBella sono i principali artefici di un lavoro maturo che convince grazie alla qualità delle composizioni, dirette ma non semplicistiche, e che grazie a differenti sonorità donano un equlibrio perfetto alla tracklist; la mossa vincente è stato il coraggio di cambiare senza rinnegare le proprie origini, anzi valorizzando la propria identità indelebilmente radicata nel profondo sud e mettendola al servizio di quelle che, senza ulteriori giri di parole, possiamo definire delle grandissime canzoni. Chapeau.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
69 su 5 voti [ VOTA]
jeffwaters
Lunedì 28 Ottobre 2019, 18.46.34
6
A tratti mi ricorda un pò il sound alla exodus di shovel headed, tipo all she wrote ad esempio...buono cosi, ottimo prodotto, un 8- se lo aggiudica. Ripping flesh violentissima
Dario met
Giovedì 24 Ottobre 2019, 12.57.27
5
Per me assolutamente il loro album migliore.. bellissimo
Pacino
Giovedì 24 Ottobre 2019, 12.41.07
4
Disco insipido e fiacco, un'esperienza infelice il suo ascolto. Voto 48.
Aceshigh
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.44.24
3
Un buon ritorno. Non un semplice rientro in stile “amarcord”, ma un prodotto che prende coscienza che non siamo più nel ‘92. Dieci tracce diversificate tra loro, trovo validissimi sia pezzi sparati come Ripping Flesh o Beware the Wolf, sia pezzi più cadenzati come Yesterday’s Bones o la conclusiva title-track. Peccato qualche superflua citazione panteriana (come nell’opener, dalle linee vocali che quasi citano Rise e No Good), superflua perchè carne al fuoco ce n’è. Grande prova di Kyle Thomas. Nel complesso un bel disco, sono contento che siano tornati! Voto 79
Shock
Mercoledì 23 Ottobre 2019, 23.22.35
2
Per me un discreto disco: i pezzi più thrash sono quelli che mi convincono di più, quelli più "paludosi" insomma così così; troppo lungo poi per i miei gusti. Di certo erano al tempo un gruppo minore e mi sa che lo resteranno.
David D.
Mercoledì 23 Ottobre 2019, 22.58.14
1
Uno dei ritorni che ho più atteso quest'anno assieme ai Possessed. Che dire, l'attesa è valsa tutta. Un disco veramente bello, Yesterday's Bones e Ripping Flesh non mi si vogliono togliere dalla testa. Ottimo ritorno! 80 anche per me.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast Records
Groove
Tracklist
1. My Time
2. Asunder
3. Hallowed Sound
4. Beware the Wolf
5. Yesterday's Bones
6. All She Wrote
7. Rumination
8. The Arms of Man
9. Ripping Flesh
10. Mourn the Southern Skies
Line Up
Kyle Thomas (Voce)
Vinnie LaBella (Chitarra)
Marzi Montazeri (Chitarra)
Jason Viebrooks (Basso)
Sasha Horn (Batteria)

Musicisti Ospiti
Mikey "B3" Burkart (Organo nelle tracce 5 e 10)
Chris Nail (Batteria nella traccia 9)
 
RECENSIONI
88
 
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