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Alter Bridge - Walk The Sky
24/10/2019
( 2238 letture )
Il numero tre è considerato da molti il numero perfetto a causa del suo ricorrere in maniera prepotente negli avvenimenti e nei racconti iconici di cui si è cibata la storia della nostra civiltà. Chissà se questa curiosa ripetizione fu un fatto casuale, veramente “trascendente” oppure scientemente premeditato secondo la ripresa di antiche tradizioni, quello che sappiamo sicuramente non essere aleatorio è il tre inteso come numero di anni che separano ogni singolo full lenght di una band “abbastanza” famosa nel panorama alternative rock-metal contemporaneo chiamata Alter Bridge. Freschi di secondo lavoro sotto l’ala della Napalm Records, i quattro floridiani pubblicano dai loro esordi fino ad oggi un album ogni tre anni, un fatto che difficilmente potrà essere definito genuino e non dettato dalla macchina perfetta rappresentata dal mercato; soprattutto per quanto riguarda le due prime punte della band, vale a dire Myles Kennedy e Mark Tremonti, l’esperienza sotto questo moniker pare che stia proseguendo d’inerzia, così com’è intervallata dai loro progetti solisti e in coppia con Slash considerati allo stesso livello d’importanza del gruppo madre, con il forte rischio di veder esaurire davanti ai propri inermi occhi la vena creativa che ha contraddistinto i primi due fantastici lavori e, in misura minore, il resto della loro discografia. Il qui presente recensito Walk The Sky viene presentato dagli stessi come un riassunto di 15 anni di carriera, una retrospettiva composta da tanti aspetti differenti, ognuno dei quali proveniente da un tassello del loro passato discografico volto a rappresentare un determinato periodo o stato d’animo attraversato in questo lasso di tempo; a rimembrare il passato ci pensa anche il metodo di realizzazione dell’LP, similare a quello usato per Blackbird, ovverosia tutti insieme in sala prove a lavorare su idee originarie di Mark e Myles, tutti coinvolti nel proporre accorgimenti e migliorie. Sulla carta è tutto bello, nei fatti invece?

Nei fatti la situazione è altalenante: se il sound della casa è rimasto il vecchio e sano connubio tra metal moderno e hard rock, le composizioni degli americani qui presenti vivono di differenti momenti qualitativi in cui ora viene fuori il segmento melodico che si stampa in testa e garantisce il funzionamento del pezzo, ora si procede a tentoni “in avanscoperta”, alla ricerca di una chiave che possa dare una svolta al brano, senza però trovarla e di conseguenza essere costretti a concludere alla bell’e meglio. Un esempio di quest’ultima categoria può essere scovato in Godspeed, mid-tempo dall’inizio melodico assimilabile ad una canzone pop italiana ben più che convincente, il quale si perde nel refrain scontatissimo e troppo simile a del vecchio loro materiale, mentre quanto segue non basta a risollevare il tutto. L’esatto contrario del flusso di Wouldn’t You Rather, azzeccato dalla prima all’ultima nota e testimonianza della continuità con il vero storico punto forte degli Alter Bridge, la creazione di singoli dall’enorme impatto sia commerciale che di riscontro della critica specializzata, i quali anche all’interno di Walk The Sky contribuiscono ad alzare il livello generale; Pay No Mind e Take The Crown svolgono un’analoga funzione, battendo il ferro finché è caldo e mostrandoci il solito gruppo ben coeso che si regge sulla sei corde tagliente ma capace di essere soave quando deve esserlo, come nelle prime note della conclusiva Dying Light (probabilmente il miglior pezzo dell’LP), di Mark, nonché sull’impeccabile ugola di Myles, esente da segnali di cedimento nonostante gli anni che avanzano anche per lui. I due restanti fanno il compitino, per lo meno egregiamente, andando così a delineare una formazione a cui, sotto il lato tecnico non si può muovere alcuna critica, mentre come detto su quello compositivo gli argomenti su cui discutere sono molteplici. Da citare tra gli episodi meno riusciti The Bitter End, priva di una qualsiasi miccia che doni ad essa luce propria, Tear Us Apart, una delle cose più banali che abbiamo mai sentito fuoriuscire da un prodotto targato Alter Bridge, e In The Deep che mostra il fianco sin da subito con un incipit da “vorrei ma non posso”, in principio aggressivo ma purtroppo ammosciato sul più bello. Chiaramente agli sfegatati fan del combo tutto ciò parrà blasfemo e ameranno questo Walk The Sky come fosse il nuovo One Day Remains, da par nostro in questo caso le potenzialità del gruppo non sono state sfruttate appieno e l’album viene sorretto da quei quattro-cinque brani da oggettivi fuoriclasse quali sono i musicisti in questione.

Ebbene, per Kennedy e Tremonti sarà questo l’inizio del “declino”? Posto che la stragrande maggioranza dei gruppi al mondo firmerebbe col sangue per un declino di questo genere, abbiamo sufficienti elementi per credere che se non verrà posto un freno o una modifica a questo processo ultra-programmato, senza la minima variazione di percorso riguardante gli impegni dei due maggiori plenipotenziari, il trend non potrà che rimanere su questi lidi. Nel frattempo portiamo a casa il buono che traspare da Walk The Sky e ce lo teniamo stretto per ogni futura evenienza.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
62.64 su 14 voti [ VOTA]
mop
Venerdì 25 Ottobre 2019, 11.58.17
18
Album di una pochezza abissale, sarò ripetitivo ma dopo i primi 3 dischi si sono adagiati su una proposta anonima e ripetitiva. Compitino svolto questa volta anche malamente, si salvano Indoctrination e Dying Light, le altre sono skippabili un pò tutte. Le cose che mi lasciano perplesso sono la voce di Myles, che oramai si preserva totalmente ma soprattutto la banalità dei ritornelli che toccano l'apice in In The Deep e Godspeed. Grossa delusione per me, sicuramente non per loro, che toeneranno a crivere materiale solista e concerti con Slah a gogo
AkiraFudo
Venerdì 25 Ottobre 2019, 8.56.03
17
...è vero, l'impressione ricorrente è che si siano accontentati di "vincere facile" ottenendo uno scontato successo commerciale, nel senso che per le doti che hanno scrivere quelle pseudo hit radiofoniche che tanto vanno in america non è certo complicato, e forse il fatto di non volersi porre più sfide a livello compositivo li ha inariditi... ma forse sono solo pippe mentali... e poi che ce frega, ora abbiamo i Witherfall
Ponji
Giovedì 24 Ottobre 2019, 20.41.24
16
Gli Alter Bridge restano sempre un gruppo di gran classe, il migliore gruppo rock degli ultimi 15 anni. Però nonostante qualche sperimentazione il songwriting si è molto appiattito, come nel precedente album. Peccato, perchè Fortress per me era un disco superlativo che meritava di stare al livello dei primi due, non capisco come mai venga così criticato.
Daniele
Giovedì 24 Ottobre 2019, 19.09.02
15
secondo me questi fanno uscire troppi dischi ,poi tremonti ha il suo progetto solista,ha lavorato nuovamente sui Creed ,credo sia normale che la qualità ne risenta.
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 24 Ottobre 2019, 16.50.22
14
@akira: "sprazzi di vera grandezza" é la cosa più giusta che gli si possa attribuire. Dopo l'ottimo debut, era forse auspicabile un crescendo che a ben vedere non c'è mai stato. Un altro paio di buonissimi album (personalmente AB3 non mi dispiace) poi... orizzonte piatto. Gli stessi lavori solisti di Tremonti dopo il primo mi risultano parecchio interlocutori...
AkiraFudo
Giovedì 24 Ottobre 2019, 16.27.34
13
...molto semplicemente hanno finito le idee, e non da oggi... peccato perché hanno avuto sprazzi di vera grandezza che mi avevano fatto ben sperare... pazienza, avanti il prossimo
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 24 Ottobre 2019, 15.30.10
12
il declino era già iniziato, i due mastermind, come dite voi, hanno prodotto troppo da solisti... non ne vedo il motivo... ormai sono come separati in casa, stanno insieme per i figli (soldi) e basta.. non mi stupirei se a breve si sciogliessero perché è l'ultimo grande botto che possono fare. Peccato, in fondo è la realtà dell'80% delle band rock/metal
Le Marquis de Fremont
Giovedì 24 Ottobre 2019, 13.18.30
11
L'ho ascoltato un paio di volte e proprio non mi ha preso. Diciamo che c'è una decisa monotonia di fondo, Potevano fare meno di 14 pezzi e magari lavorare di più sul songwriting per tirare fuori qualche brano che ti emoziona. Ma probabilmente, come detto da molti, sono occupati a fare anche altre cose e hanno accordi con la casa discografica da rispettare. Di certo questa situazione non c'era quando avevano iniziato. E si sente. Au revoir.
Vittorio
Giovedì 24 Ottobre 2019, 11.14.38
10
Concordo con la chiusura. Album da 65 per me.
tino
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.57.35
9
mai sentiti rob, proverò a darci un ascolto sperando in qualche fiammata
Macca
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.31.30
8
Quoto anche io i commenti sotto, io li ho seguiti fino a Fortress (inferiore ai tre precedenti) e il primo da solista di Tremonti, poi causa un pò di noia e monotonia li ho mollati: ho ascoltato distrattamente The Last Hero ma non mi ha detto granchè, questo lo lascerò in negozio come il precedente. Sono sempre bravi e impeccabili in quello che fanno, ma per me hanno detto tutto quello che avevano da dire.
Rob Fleming
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.29.21
7
@tino, "mi conscenta": prova - se già non li conosci - con i Mayfield 4 il gruppo precedente di Kennedy. Certo, a me fecero ben altra impressione dal momento che li comprai al momento dell'uscita (ecco come sono arrivato poi agli Alter Bridge). Adesso che la voce di Myles è ovunque potrebbero, in effetti, non avere lo stesso impatto
tino
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.15.25
6
Anche per me un gruppo che ha mi ha esaltato all’inizio per poi annoiarmi fino a non dirmi più nulla. All’inizio mi sono appassionato perché la voce di myles nei toni drammatici mi ricordava molto il defunto cornell, ed ho sempre cercato (anzi lo sto ancora cercando) un gruppo (e una voce) che mi trasmettesse la stessa emozione. Poi da tempo c’è sempre quel senso di già sentito unito a dischi troppo lunghi e attività parallelle troppo stratificate, la distrazione e lo sbadiglio è la logica conseguenza. Dopo fortress ho gettato la spugna, le emozioni che ancora mi da isolation, per me il loro pezzo migliore, non le ho più provate
Rob Fleming
Giovedì 24 Ottobre 2019, 9.14.11
5
Per la prima volta sono molto in dubbio se procedere all'acquisto. Quello che dice @P2K! è un'idea che abbiamo in molti. Io salvo Fortress, ma "boccio" ABIII penalizzato da una lunghezza incomprensibile. Secondo me non si riprenderanno mai più. Però potrebbero trovare soluzione "alternativa": duetti vocali e chitarristici tra i due leader. Uno è un cantante più che dignitoso e l'altro è un chitarrista eccelso quando imbraccia la chitarra. Forse così potrebbero evitare quel senso di ripetitività. Lo ascolterò a lungo prima di prenderlo
P2K!
Giovedì 24 Ottobre 2019, 8.57.49
4
Secondo me il problema negli Alter Bridge è che dopo aver sorpreso il mondo con la loro proposta fatta di un hard-rock con forti innesti heavy e con influenze "melodic grunge", alla lunga questa sorpresa ha terminato il suo effetto diventando alla fine ripetitiva, e la sensazione di "già sentito" aleggia forte nell'aria. Poi se si aggiunge che l'iper attività dei due mastermind non aiuta di certo, il quadro è che da qualche anno ha questa parte (da AB3 in poi) l'esaltazione per questo combo si è di molto ridimensionata. Ho provato ad ascoltare qualche estratto di questo disco e alla fine stavo sempre a pensare "Si vabbè i riff metal con chitarre droppate"... "La voce di Myles bella ma che si muove sempre su territori drammatici/cupi per poi alzarsi sul ritornello".... "Produzione iper compressa".... "Track list infinita e pesante".... "Assoli al fulmicotone ma che (PERSONALMENTE) non dicono molto"... Speriamo si riprendano...
Enrico Bustaffa
Giovedì 24 Ottobre 2019, 8.34.54
3
album che secondo me ha dei punti deboli evidenti (certa roba è veramente troppo scontata), ma che si riprende dalla seconda metà con qualche soluzione inedita e vincente. condivido il sostanzialmente il voto della recensione
Chino
Giovedì 24 Ottobre 2019, 1.19.05
2
The Last Hero mi aveva deluso, questo Walk the Sky secondo me va di pari passo ... mancanza di idee e ispirazione, soluzioni già sentite più e più volte negli album precedenti e/o nei progetti paralleli di Myles e Mark. Come per Last hero, secondo me la sufficienza c'è (averne di album così al giorno d'oggi con tutto quello che radio e tv ci sputano fuori), però non regge il confronto minimamente con i primi quattro. Ho una visione differente rispetto al recensore; personalmente mi è piaciuta la loro scelta di trovare soluzioni nuove con inserti di tastiere e synth come in Godspeed, Pay No Mind o episodi tipo Indocrination, Walking the Sky, Clear Horizon. Al contrario non mi entusiasmano pezzi come Wouldn’t You Rather, brano onesto e potente (che dirà la sua in sede live), ma lo sento molto come "pilota automatico e via"... a parità di pezzo preferisco ascoltarmi una Isolation piuttosto che Addicted to Pain.
Shock
Giovedì 24 Ottobre 2019, 0.32.49
1
Ci ho provato ad ascoltarlo ma alla terza canzone ho smesso: magari ci riproverò più in là ma adesso proprio non riesco più ad ascoltarli, mi pare che oramai la loro proposta abbia ben poco da dire.
INFORMAZIONI
2019
Napalm Records
Alternative Metal
Tracklist
1. One Life
2. Wouldn’t You Rather
3. In The Deep
4. Godspeed
5. Native Son
6. Take The Crown
7. Indoctrination
8. The Bitter End
9. Pay No Mind
10. Forever Falling
11. Clear Horizon
12. Walking on the Sky
13. Tear Us Apart
14. Dying Light
Line Up
Myles Kennedy (Voce, Chitarra, Archi, Tastiera)
Mark Tremonti (Chitarra, Voce in Forever Falling)
Brian Marshall (Basso)
Scott Philips (Batteria)
 
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