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Edenbridge - Dynamind
25/10/2019
( 525 letture )
Gli austriaci Edenbridge non hanno bisogno di presentazioni, da più di vent’anni sfornano album mediamente discreti in quella particolare nicchia riservata al power metal con influenze sia progressive che symphonic, in un sound di certo non per tutti. A due anni di distanza dal precedente The Great Momentum, eccoli portare sugli scaffali -grazie alla Steamhammer- il nuovo Dynamind, in uscita proprio oggi.

Volendo entrare senza troppe premesse nel disco, si dovrebbe conseguentemente partire con l’opening: The Memory Hunter. Cinque minuti in cui il riffone iniziale thrash, con la sua semplicità in 4/4 standard, e il timbro non sempre apprezzabilissimo di Sabine, portano alla variazione ben riuscita sulla metà del brano. Il guitarwork solista è decisamente ispirato, spiccando rispetto al resto del comparto strumentale e i toni epici raggiunti dal pezzo sono tutto sommato ben supportati dai cori sul finale; un inizio dunque piacevole, ma nulla di più. Stesso discorso per la successiva Live And Let Go, aperta da un inizio più arioso dai sentori dei migliori arrangiamenti made in Redemption. Il ritornello orecchiabile dona un quid al brano, insieme alle voci di accompagnamento capaci di innalzare la performance vocale complessiva. Anche qui le chitarre sanno farsi rispettare quando arriva la parte prettamente solistica, rappresentazioni di un songwriting leggermente più attento. La terza traccia Where Oceans Collide presenta invece un attacco sparato con un riff senza dubbio convincente al pari della. Il ritornello, un po’ sottotono a causa della poca personalità di Edelsbacher, fa storcere il naso quando ci si trova davanti al discreto groove del pezzo e all’ormai consolidato guitarwork nell’accezione solista: anche qui, quindi, un brano discreto ma nessun miracolo. Un primo neo emerge prepotentemente durante i circa 5 minuti di On the Other Side: l’inizio arpeggiato medievaleggiante che si apre in una vera e propria danza e l’atmosfera generale preservata lungo l’arco della composizione sono gli unici punti positivi di un pezzo piatto e privo di mordente, risultando anzi monotono e prevedibile in quasi ogni sua parte. All Our Yesterdays, d’altro canto, è invece uno dei brani meglio riusciti e più interessanti in ottica di numerosi ascolti. Anche qui l’inizio è arpeggiato, disturbato poi da un riff in palm muting monocorda e un charleston incalzante. Nel momento in cui il brano sembra esplodere, gli Edenbridge lasciano con l’amaro in bocca e rimandano il tutto al climax di bpm in arrivo poco dopo. Il ritornello è decisamente piacevole e presenta un songwriting ricco di campionamenti e idee realizzate con acume; anche qui le linee vocali sono ben scritte così come la performance beb riuscita al microfono, in un’aria solistica delle chitarre che ricordano ancora una volta il timbro delle sei corde dei Redemption. Nel complesso una canzone che si lascia ascoltare per le sue tonalità progressive, heavy e power. Sufficienti poi The Edge Of Your World e Tauerngold: la prima grazie con un riff massiccio e toni solenni, peccato per una generale mancanza d’ispirazione compensata dalle atmosfere titaniche e dalla variazione midtempo di piano e chitarra; la seconda grazie al suo groove fantasy in una narrazione fiabesca, ma a parte questo risulta spoglia e sacrificabile. Contendente al miglior brano del disco -con la già citata All Our Yesterdays- è What Dreams May Come. L’inizio elettronico viene sincopato da un riff heavy nudo e crudo; l’esplosione regalerà poi un piacevolissimo headbanging senza troppi orpelli e l’intera formazione allestirà un buon arrangiamento, con particolare attenzione alla sezione ritmica, una vera e propria sassata in alcune parti della strofa principale. A metà una variazione midtempo di piano, chitarra e charleston dona al brano una personalità non indifferente, sino al finale con l’ottima batteria e il guitarwork solistico ormai più che elogiato. La breve suite di dodici minuti The Last of His Kind conclude ufficiosamente il disco, in un’aria romantica e graffiante allo stesso tempo. Il coro è più che apprezzabile, così come gli inserti prettamente prog durante l’arco di tutta la composizione. Alla fine del primo terzo una cesura netta apre ad una parte melodica ragionata, quasi accostabile a una soundtrack cinematografica. La chitarra intona poi delle sezioni blues prima di scoppiare in toni pomposi, quasi dream theateriani. Peccato per una lenta discesa qualitativa dell’ultimo terzo, un calo verso il piattume e la scontatezza che già in altri brani ha rovinato la qualità complessiva del lavoro. Gli ultimi due minuti sono invece a carico della title track: buona atmosfera, cupa e ossimoricamente sognante sul finale. Una conclusione tutto sommato apprezzabile ma, anche qui, nulla di più.

In conclusione, questo Dynamind è un album che supera sì la sufficienza, ma lo fa con qualche singhiozzo. Siamo di fronte ad un disco capace di dare ai fan della band un altro viaggio tra terre fantasy e luoghi incantati; per i più esigenti, invece, una produzione registrata tutto sommato bene, con notevoli spunti affondati però da un piattume vocale e/o compositivo generale presente in più di un’occasione. Il guitarwork è forse l’aspetto migliore, soprattutto quando si analizza il lato prettamente solistico di quest’ultimo. La sezione ritmica fa il suo dovere e si presentano anche momenti di sane scalpellate heavy metal vecchia scuola. Un disco quindi consigliato a chi cerca un giusto connubio tra sonorità cervellotiche e power metal, trovando una via di mezzo capace tutto sommato di sfornare qualche buon brano da riascoltare nelle settimane a venire nella propria compilation. Per gli altri? Forse sarà meglio volgersi altrove.



VOTO RECENSORE
66
VOTO LETTORI
89.53 su 15 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Steamhammer
Power/Prog
Tracklist
1. The Memory Hunter
2. Live And Let Go
3. Where Oceans Collide
4. On The Other Side
5. All Our Yesterdays
6. The Edge Of Your World
7. Tauerngold
8. What Dreams May Come
9. The Last Of His Kind
10. Dynamind
Line Up
Sabine Edelsbacher (Voce)
Lanvall (Chitarra, Basso, Tastiere, Orchestrazioni, Dulcimer, Kacapi, Bouzouki, Mandolino)
Dominik Sebastian (Chitarra)
Stefan Gimpl (Basso)
Johannes Jungreithmeier (Batteria)
 
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