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Foreigner - Foreigner
26/10/2019
( 826 letture )
Il 1976 è una delle tante annate fortunate del rock inteso a 360 gradi; l’epoca dorata dell’hard rock primordiale è alle spalle ma autentici colossi come Aerosmith e Kiss danno alle stampe i propri rispettivi capolavori, i Ramones pubblicano il loro manifesto punk per eccellenza e, spostandoci su lidi più moderati, gli Eagles ci regalano il tormentone Hotel California dell’album omonimo, terzo LP più venduto negli Stati Uniti dietro a Thriller e ad un Greatest Hits dello stesso complesso californiano. Quest’oggi, in relazione a tale anno, parliamo della nascita di un complesso importantissimo, definibile storico per quanto riguarda il “soft rock”, specificatamente chiamato AOR, ovverosia i Foreigner. Fondati per mano di Mick Jones, chitarrista britannico e produttore che ha convinto a entrare nel progetto un musicista già ampiamente conosciuto come Ian McDonald dei King Crimson e un astro nascente dalla voce celestiale, tale Lou Gramm, autore dei testi di quasi tutti i loro più grandi successi, il combo anglo-americano esordisce l’anno seguente con un album intitolato semplicemente Foreigner, un lavoro che è la risposta “borghese” alla violenza e alla dissacrazione del nascente movimento punk, il contrasto e la rivendicazione dell’oggettivamente bello ed ordinato rock “well manicured” sull’opinabile e soggettivo “gusto dell’orrido” che aveva conquistato la maggioranza della gioventù proveniente da situazioni particolari. Ma non solo; l’omonimo debutto è anche un lucente capolavoro di stile e di scrittura, una piccola gemma che potremmo anche definire atipica rispetto alle coordinate che sanciranno il definitivo successo della band, arrivato negli anni 80 e conseguito mediante massicce dosi di già citato Adult-oriented rock.

Effettivamente, di AOR in senso stretto in questo Foreigner non v’è traccia. Al suo posto, come testimoniato dalle prime due hit della tracklist, abbiamo un sano concentrato di hard rock livello basic e pop inglese dalle raffinate melodie, un incrocio che nei fatti si rivela non vincente, addirittura dominante: Feels Like the First Time inizia con un velo di tastiere di Al Greenwood e con un riff orecchiabile di Jones, la cui chitarra in seguito sostanzialmente sparisce (riapparirà brevemente sul finale) per lasciare il campo a vocalist, cori e sezione ritmica per giganteggiare stilisticamente, confezionando una canzone con i fiocchi in tutto e per tutto; Cold as Ice è invece la composizione più famosa dell’album, tra le più gettonate dei Foreigner, classico singolone da classifica sorretto da pianoforte, atmosfere debitrici ai Beatles e Queen, assolo sbrigativo di chitarra e secondo successo archiviato su due. Si prosegue con Starrider e si vira verso la psichedelia e le vertigini oniriche fatte di sintetizzatori e litanie teletrasportatesi direttamente da un paio di anni prima, per la gioia degli aficionados dei Pink Floyd di Welcome to the Machine, mentre con Headknocker i Nostri puntano su un sound più ruvido dimostrando grande elasticità e capacità di adattamento a suoni differenti senza perdersi in un concentrato disomogeneo senza arte né parte. The Damage is Done è un altro pezzo da novanta, all’interno del quale finalmente anche la vena solista di Mick è lasciata libera di esprimersi e Lou Gramm mostra ulteriormente di che pasta è fatto con una prova degna dei grandi nomi del settore; forse l’unica caratteristica mancante nel suo modo di cantare è un pizzico di aggressività nelle parti che la richiederebbero, come ad esempio la strofa di Long, Long Way From Home, terza hit dell’album a livello di conoscenza e composizione classica, “sporcata” da Ian McDonald e dal suo sax che ricorda molto i lavori dei Morphine che nasceranno negli anni 90. Il piatto forte è dunque stato servito, per il dessert e l’amaro abbiamo comunque ottime pietanze quali il rock sostenuto di At War With the World, la ballata Fool For You Anyway e altre due creazioni, tra cui l’elettrizzante I Need You monopolizzata dalla sei corde del fondatore, che confermano lo stato di grazia del sestetto che conquisterà qualche anno più tardi il mercato con il celebre 4, al primo posto di Billboard per 10 settimane.

Prodotto dalla Atlantic Records, registrato al The Hit Factory di NY che ha chiuso i battenti nel 2005, Foreigner è l’inizio di un lungo, fruttuoso e redditizio percorso musicale che, riguardo il discorso prettamente artistico, ha forse dato il suo meglio proprio nel 1977 e proprio con questa release. I Foreigner diventeranno assieme a Boston, Journey ed Heart gli eroi dell’arena rock dei primi anni 80 ma se si vuole analizzare le radici di ciò che sarà questo fenomeno risulta d’obbligo passare da qui, starci sopra, godere di ogni singolo fraseggio ed ogni singola nota sprigionata da musicisti di un certo spessore che scriveranno la storia della musica.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
88.33 su 3 voti [ VOTA]
cowboy big 80
Mercoledì 18 Dicembre 2019, 23.05.48
7
95 arte puramente yankee rock
duke
Lunedì 28 Ottobre 2019, 19.49.56
6
...disco di gran qualita'...un classico....
progster78
Lunedì 28 Ottobre 2019, 15.51.46
5
Classico imprescendibile dell'aor...Feels Like the First Time e Cold As Ice famosissime e meravigliose.voto 90.
Andrew Lloyd
Lunedì 28 Ottobre 2019, 15.29.45
4
L'inzio di una grande avventura. Un gruppo formidabile.Journey a parte, "4 " sarà la sintesi totale del rock melodico nella prima metà degli anni Ottanta: l'Hysteria di quegli anni. Che emozione vederli nel 2011 dal vivo...
marmar
Sabato 26 Ottobre 2019, 21.07.15
3
Grandissimo album, ogni canzone un classico, cosa si vuole di più? Comunque i loro primi 4 album sono tutti dei capolavori, Storia del Rock.
Aceshigh
Sabato 26 Ottobre 2019, 15.34.45
2
Grande debut ! Magari non il loro album più rappresentativo dal punto di vista stilistico, già dal successivo Double Vision personalizzeranno più fortemente il loro sound. Qui l’atmosfera è ancora settantiana (imho), penso alle linee vocali per esempio di Fool for You Anyway, spruzzate di soul; oppure qualche spunto tastieristico che mi ricorda vagamente qualcosa alla Supertramp. Certo, è pur vero che proprio le tastiere e il riff della strepitosa opener Feels Like the First Time sono già proiettate avanti di 4/5 anni nel futuro. Aggiungiamoci poi Cold As Ice, The Damage is Done, Long long way from Home, una classe difficile da riscontrare in un “primo album”, la splendida voce di Gramm... e siamo di fronte comunque ad uno dei must have di questa band. 86 ci sta tutto.
Rob Fleming
Sabato 26 Ottobre 2019, 9.03.29
1
Forse il vertice della loro eccellente produzione. Ma d'altra parte con perle assolute quali Starrider (la mia preferita ed è cantata da Mick Jones), Cold as ice, Long long way from home è difficile sbagliare. Se poi ci sono anche la beatlesiana Woman oh woman, Feels like the first time e l'intensa I need you arriviamo al capolavoro senza colpo ferire. 90
INFORMAZIONI
1977
Atlantic Records
Rock
Tracklist
1. Feels Like the First Time
2. Cold As Ice
3. Starrider
4. Headknocker
5. The Damage is Done
6. Long, Long Way From Home
7. Woman Oh Woman
8. At War With the World
9. Fool for You Anyway
10. I Need You
Line Up
Lou Gramm (Voce, Percussioni)
Mick Jones (Chitarra)
Ian McDonald (Chitarra, Strumenti a fiato, Tastiere)
Ed Gagliardi (Basso)
Dennis Elliott (Batteria)
Al Greenwood (Tastiere, Sintetizzatori)

Musicisti ospiti
Rick Seratte (Tastiere)
Ian Lloyd (Cori)
 
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