Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Testament
Titans of Creation
Demo

Conception
State Of Deception
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

10/04/20
ONE DESIRE
Midnight Empire

10/04/20
JOE SATRIANI
Shapeshifting

10/04/20
HER CHARIOT AWAITS
Her Chariot Awaits

10/04/20
CORDYCEPS
Betrayal

10/04/20
NOROTH
It Dwells Amongst Us

10/04/20
CURSE UPON A PRAYER
Infidel

10/04/20
DENNIS DEYOUNG
26 East Vol. I

10/04/20
MEGATHERIUM
GOD

10/04/20
DOOL
Summerland

10/04/20
ACROSS THE SWARM
Projections

CONCERTI

08/04/20
VAN DER GRAAF GENERATOR (POSTICIPATO)
TEATRO CELEBRAZIONI - BOLOGNA

09/04/20
VAN DER GRAAF GENERATOR (POSTICIPATO)
AUDITORIUM DI MILANO - MILANO

09/04/20
IMONOLITH (ANNULLATO)
BLAH BLAH - TORINO

09/04/20
WILLIAM DUVALL
FABRIK - CAGLIARI

10/04/20
WILLIAM DUVALL
SANTERIA TOSCANA 31 - MILANO

10/04/20
IMONOLITH (ANNULLATO)
CENTRALE ROCK PUB - ERBA (CO)

11/04/20
IMONOLITH (ANNULLATO)
THE FACTORY - SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR)

16/04/20
CULT OF FIRE + MALOKARPATAN
CAMPUS INDUSTRY MUSIC - PARMA

16/04/20
STORMTIDE + TBA
UFO CLUB - BERGAMO

17/04/20
NECRODEATH
SCUUM - PESCARA

Life Of Agony - Ugly
26/10/2019
( 490 letture )
Tra le band “sfortunate” degli anni ’90 un posto d’onore va sicuramente ai Life Of Agony, fautori di almeno due album decisamente meritevoli, ma usciti in periodi dove erano altri i dischi che, nel bene o nel male, si prendevano la scena. Se il debutto dei newyorkesi nel 1993 aveva provocato un bello scossone all’interno della scena alternative, con la sua particolare miscela di riff sludge e groove hardcore capace di tenere testa ai monumentali Helmet, ecco che i Life Of Agony scelgono di stravolgere quasi completamente la loro formula compositiva in occasione della pubblicazione del secondo disco, Ugly.
È il 10 ottobre del 1995 quando Roadrunner Records fa uscire il nuovo disco dei nostri e contemporaneamente solo in America escono album manifesto dell’alternative rock/metal come Adrenaline dei Deftones, Mellon Collie And The Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins e Smells Like Children dei Marilyn Manson, mentre giusto qualche mese prima erano usciti King For A Day… Fool For A Lifetime dei Faith No More e il self-titled degli Alice In Chains, senza tralasciare i generi più estremi che stavano regalando gemme come Demanufacture dei Fear Factory, NOLA dei Down e Scattered, Smothered & Covered degli Unsane. Questo solo in America, perché anche in Europa nel 1995 vengono pubblicati capolavori senza tempo, che oscurano in partenza il potenziale del disco dei Life Of Agony.

Ragionare col senno di poi è facile, ma è davvero ampia la gamma di album meritevoli usciti in quell’annata e a quasi quindici anni di distanza è giusto tributare un disco come Ugly, che comunque nel tempo è stato meritatamente portato alla luce come uno degli album cardine dell’alternative metal.
La definizione poi, sebbene un po’ limitante, è azzeccata in ogni caso perché, come detto prima, la band decide di stravolgere il proprio sound adottando influenze che vanno dal grunge più melodico à la Stone Temple PilotsSeasons, brano che apre la tracklist, ne è l’esempio più lampante – fino ad incorporare elementi che strizzano pesantemente l’occhio al pop, attraverso la ricerca del ritornello da far stampare in testa all’ascoltatore in più di un’occasione. Rimane fortissima la componente stoner e sabbathiana, che si manifesta attraverso i riff di Joey Z. , ispirati e carichi di groove, e il drumming di Sal Abruscato, che porta con sé tutta l’esperienza accumulata coi suoi Type O Negative; la batteria è spesso protagonista di molti brani in scaletta, grazie a una tecnica fantasiosa e alcuni stacchi da capogiro.
E poi c’è lui, Keith Caputo, che in Ugly decide di cambiare il proprio stile vocale ammorbidendone i tratti grazie all’uso della voce pulita e del falsetto, particolare questo che, visto alla luce di oggi, potrebbe far pensare alla volontà da parte del singer di esternare in un qualche modo la sua femminilità, che inizia a riflettersi anche nei testi, come ad esempio nell’ottima I Regret, che già dal titolo si pone come una dichiarazione d’intenti, un voler cambiare se stesso per rimediare a tutti gli errori commessi in vita:

And I regret
No more waiting for something better to come along
It's much easier to change me than it is to change them all
[…] Shed my skin and start again.


I testi del disco infatti risultano molto più personali ed autobiografici rispetto a quelli di River Runs Red e questo è un valore aggiunto alla musica del disco, che suona ancor più personale rispetto a quella del disco precedente. Lost At 22, Other Side Of The River, la stessa title track, sono tutti esempi di come Caputo stia rincorrendo un cambiamento che lo porti ad essere ciò che egli ha sempre voluto essere e che in quel momento, a ventidue anni, sente di non aver ancora raggiunto.

You'll never leave it behind
No one uderstands me at all
Now I'm 22 with still no clue
Of who I am or show I'm supposed to be
I know it to you it sounds funny
You've got it worked out like it's a fuckin' disease.


Al tema della non accettazione di sé, che poi sarebbe culminato nella transizione di genere avvenuta nel 2011 che ha portato Keith a cambiare nome in Mina Caputo, si accompagna quindi una scelta musicale che diventa necessariamente più profonda, ma senza perdere l’impatto propriamente metal insito nella proposta della band; episodi come Damned If I Do – dove ritorna il leitmotiv dei 22 anni accompagnato ad una aperta citazione ai Faith No More – ribadiscono in modo chiaro come i Life Of Agony siano un gruppo metal e il breakdown che caratterizza la seconda metà del brano è uno degli highlights dell’intero disco.
E se la chiusura di Ugly è affidata ad una cover di Don’t You (Forget About Me) dei Simple Minds i motivi sono molteplici: innanzitutto il testo del brano si accorda in modo calzante alle tematiche trattate dalla band e in secondo luogo la dimensione pop originale della canzone viene veicolata su binari non troppo distanti dalla versione originale, ma supportati dalla chitarra distorta e da un drumming più potente, un mix delle influenze che si possono riscontrare lungo tutto il disco; il risultato è una bella cover che potrebbe però essere stata inserita anche in un album dei Type O Negative, tanto è forte l’influenza darkeggiante dell’altro gruppo di Abruscato. Rimane un buon brano che chiude in modo quasi speranzoso – stando solamente all’atmosfera musicale del pezzo – il disco.

In definitiva, Ugly è un disco da riscoprire per tutti quelli che negli anni ’90 erano presi da album diventati più celebri di questo e da conoscere invece per tutti gli altri, che non hanno magari mai troppo considerato la carriera dei Life Of Agony. Un album che riesce a suonare abbastanza fresco ancora oggi, pur portandosi dietro tutto il peso degli anni ’90, esternato attraverso dodici brani solidi e di indiscutibile qualità.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
patrik
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 17.59.59
2
a bolo nel 2004 mi pare di averli visti , nn in forma smagliante ma sempre piaciuti , nn molto distanti dai type o negative ma con sfumature diverse dal goth metal classico , anzi con delle venature molto piu interesanti , 'ossatura all black sabbath e le influenze hardcore lo rendono molto interessante , le aperture melodiche del cantante sono delle gran trovate ,a volte spiazzanti perche nn devono risultare affatto derivative ......a qualcuno nn piacera a me piace molto , avendo seguito molto le band di impostazione doom , questa ne è un bell 'esempio in ogni senso e alla fine spaccano molto di piu delle trovate di lee dorian e la voce sgraziata dei paradise lost ( altra band particolare ma da me nn troppo esaltata )
InvictuSteele
Sabato 26 Ottobre 2019, 15.14.06
1
Band fenomenale, album splendido. Non capisco perché siano così sottovalutati, in carriera i LOA non hanno mai sbagliato, e questo Ugly dovrebbe essere venerato da tutti. Voto 83
INFORMAZIONI
1995
Roadrunner Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Seasons
2. I Regret
3. Lost At 22
4. Other Side Of The River
5. Let's Pretend
6. Ugly
7. Drained
8. How It Would Be
9. Unstable
10. Damned If I Do
11. Fears
12. Don't You (Forget About Me)
Line Up
Keith Caputo (Voce)
Joey Z. (Chitarra)
Alan Robert (Basso)
Sal Abruscato (Batteria)

Musicisti ospiti
Ed Terry (Tastiere e sintetizzatore su “Unstable”)
 
RECENSIONI
83
92
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]