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Fallujah - Leper Colony
26/10/2019
( 268 letture )
I Fallujah si sono fatti notare ormai cinque anni or sono, proprio in occasione dell’uscita di The Flesh Prevails, album accolto quasi ovunque come una delle migliori uscite del 2015. Il disco suonava -e suona tuttora- fresco e personale, nonché il migliore della discografia dei nostri, grazie alla sapiente miscela in egual misura di death metal, qui nella sua veste più tecnica, arzigogolata e dai richiami progressive e algide sonorità più rarefatte ai confini dell’ambient. Il disco rappresentava il perfetto biglietto da visita di una band matura e particolarmente originale, con tutte le potenzialità, sia tecniche che creative, per farsi notare all’interno della sconfinata scena underground. The Flash Prevails è considerabile in buona misura come il punto di arrivo della prima fase della carriera dei Fallujah, una summa frutto di una maturità raggiunta per gradi, figlia di un graduale allontanamento da sonorità più canoniche e prevedibili legate principalmente al deathcore e al death metal più o meno tecnico. In questo senso Leper Colony, EP di debutto dei Fallujah, è un reperto importante perché immortala la band nei suoi primissimi anni di attività oltre a fornire il punto di partenza per comprendere come il sound complessivo dei Fallujah si sia evoluto nel tempo inglobando diversi elementi.

Sei brani per ventotto minuti dall’atmosfera asfittica e che concede davvero poco spazio alla melodia. I Fallujah non sempre prediligono la furia cieca tutta velocità e blast beat, ma talvolta preferiscono calcare la mano sulla pesantezza pachidermica dei riff, spesso sorretti da ritmiche in mid-tempo. Per quanto ancora acerbo, Leper Colony presenta già una band in divenire, legata ancora agli stilemi tipici del deathcore, ma che sporadicamente esplora soluzioni differenti, orientate principalmente al death metal tecnico e quello old school -come le sfuriate in blast beat e i riff in string skipping. Tali tecniche hanno il pregio di rendere l’ascolto più vario e dinamico, anche se in definitiva risultano ancora legati ad un certo manierismo di fondo. In questo contesto, l’intro Impending Incarnation e la successiva Ancient Dialectic sono illuminanti: è sistematica l’alternanza tra velocità più forsennate e tecniche a passaggi abrasivi esaltati dai breakdown e dai riff stoppati, carichi di groove. C’è anche spazio per la melodia, specie negli assoli veloci e tecnici e in alcuni fraseggi che, per quanto semplici, sono carichi di una certa atmosfera sinistra. Il pregio più grande comunque risiede nel growl di Alex Hoffmann, un ringhio gutturale e monolitico, a tratti forse leggermente monotono, ma apprezzabile per cattiveria e intensità. Ciò detto, non sorprende constatare che gli altri pezzi, sui quali svetta su tutti per efferatezza Le Serpent Rouge, girino sullo stesso canovaccio sonoro, fornendo delle gradevoli variazioni sul tema e lasciando intravedere alcune soluzioni stilistiche che diverranno in seguito il marchio di fabbrica dei Fallujah.

C’è davvero poco altro da dire. Questo primo vagito dei Fallujah va considerato per quello che è: un punto di partenza, che pecca ancora qua e là di una cifra stilistica in parte acerba e legata a stilemi consolidati, ma che al tempo stesso ambisce parzialmente ad andare oltre ai canoni di un genere autoreferenziale e chiuso come il deathcore, per divenire nel tempo qualcosa di più personale e unico.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2009
Grindhouse
Death Core
Tracklist
1. Impending Incarnation
2. Ancient Dialectic
3. Infernal Majesty
4. Slave Race
5. Le Serpent Rouge
6. Leper Colony
Line Up
Alex Hofmann (Voce)
Scott Carstairs (Chitarra)
Rob Maramonte (Chitarra)
Brandon Hoberg (Basso)
Andrew Baird (Batteria)
 
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