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Uzeda - Waters
27/10/2019
( 345 letture )
Alla fine degli anni ’80, cinque ragazzi di Catania fecero uscire il loro disco di debutto, intitolato Out Of Colours; disco anomalo per quel periodo, poiché foriero di un rock alternativo sghembo e decisamente fuori dagli schemi rispetto a ciò che la scena alternativa italiana aveva prodotto fino ad allora. L’occhio alla scuola americana post hardcore e a quella inglese post punk sono i punti cardine su cui si struttura la proposta della band siciliana, la quale però elabora gli spunti dei maestri con elementi del tutto personali, che rendono già degno di interesse il primo disco. L’etichetta romana A.V. Arts, che decide di credere fin da subito nella proposta dei giovani catanesi, uniti sotto il monicker Uzeda, si occupa anche di distribuire il secondo lavoro della band che uscirà nel 1993, dal titolo Waters.
Durante la lavorazione dei brani che andranno a comporre il nuovo album, gli Uzeda incontrano il guru del noise rock Steve Albini, il quale si innamora all’istante della personalissima proposta dei nostri, che stavano cercando di ispessire il loro sound con forti innesti rumoristi, influenzati dalla notorietà negli ambienti underground della creatura dello stesso Albini, i Big Black. Albini si mobilita per produrre il nuovo disco degli Uzeda - nel ’93 egli si divide tra la produzione di questo disco e quella di In Utero dei Nirvana – e così inizia una collaborazione destinata a diventare leggendaria (anche se purtroppo poco conosciuta).

La mano di Albini sui brani di Waters è ben percepibile, anche se non così influente come si potrebbe pensare di primo acchito: gli Uzeda propriamente noise rock sbocceranno con il seguente Ep 4, nel 1995, anche se i prodromi del loro iconico sound sono già ben percepibili sul noto live The Peel Sessions del 1994. Ma qui l’equilibrio tra il noise, l’alternative rock e la fortissima componente melodica derivante dall’amore per una certa new wave già mostrato nel disco di debutto, è perfetto. La sezione ritmica guidata da Raffaele Gulisano al basso e soprattutto da Davide Oliveri alla batteria è non solo la base di tutta l’impalcatura sonora dei brani, ma è anche la vera e propria protagonista di essi. La batteria non si limita ad essere uno strumento percussivo, ma si prende la libertà di uscire dal tempo più di una volta e dettare vere e proprie costruzioni armoniche sulle quali si appoggiano tutti gli altri strumenti; allo stesso modo, quando la batteria rientra nei ranghi, è il basso, col suo suono particolarmente ovattato e sordo, a regnare con linee marziali e quadrate, sebbene i ritmi congegnati dagli Uzeda siano tutt’altro che semplici e diretti. Basterebbe segnalare la breve Tied, guidata solamente dal basso e dalla voce, per capire quanta importanza hanno gli strumenti ritmici nell’economia della band siciliana.
Ma sono altri gli elementi che spiccano e che nei dischi successivi non avranno più l’aspetto presente invece qui: le chitarre di Agostino Tilotta e Giovanni Nicosia (che lascerà il gruppo nel 1995) riescono ad amalgamarsi particolarmente bene e ad alternare rasoiate noise rock à la Big Black a inserti melodici pacati e morbidi ai limiti dello shoegaze, caratteristica che verrà quasi completamente persa dopo l’abbandono di Nicosia, per venire parzialmente recuperata nell’ultimo disco dei nostri uscito quest’anno.
L’esempio perfetto di questo mix di influenze lo si ha in corrispondenza di It Happened There, che inizia come un brano dal piglio post punk e nella seconda metà si assesta invece su una dimensione quasi psichedelica, dove la voce viaggia su universi sconosciuti e le chitarre si riempiono di riverbero mentre tessono linee melodiche vagamente accostabili ai My Bloody Valentine. Ma già l’anno seguente, in occasione delle Peel Sessions, lo stesso brano venne eseguito in una versione molto più noise rock rispetto a quella in studio. E se ascoltiamo poi 30 ci sembra di trovarci di fronte alla New York immaginata da Lou Reed, colò suo carico di paranoie urbane e disturbi metropolitani; le chitarre qui macinano riff giocati su note acute e graffianti, ma lontane da dissonanze e scoppi rumoristici, semmai vicine alla no wave di gruppi come Teenage Jesus & The Jerks e questo assolutamente non è un riferimento casuale.
Perché in ultimo luogo bisogna menzionare la prova dietro al microfono di Giovanna Cacciola, da sempre membro distintivo del sound e dell’immagine degli Uzeda. Nei brani di Waters la cantante inizia a delineare il proprio stile che la accompagnerà negli anni, un misto di spoken word e nenie cantilenanti che talvolta escono decisamente dai binari dei singoli pezzi, mancando di un vero e proprio equilibrio e risultando un po’ troppo sopra le righe. La Cacciola è maggiormente accostabile ad una Lydia Lunch rispetto a una Kim Gordon, ma la catanese possiede un timbro molto pulito e rotondo che esula particolarmente dal suono aggressivo e distorto della band, ma questo è anche il suo maggiore punto di forza. Sui brani che componevano il disco di debutto lo stacco tra la voce della Cacciola e il resto della band non era così evidente, ma qui inizia a farsi sempre più caratteristico. Forse anche grazie a questo Steve Albini si è innamorato degli Uzeda. La voce della cantante si fa apprezzare particolarmente negli episodi più calmi del disco, ovvero Needle House e soprattutto la ballata post grunge Pushing All The Clouds, episodio che rappresenta un unicum nella discografia della band; le linee vocali sembrano sempre voler uscire dalla tonalità portante dei brani, seguendo direttive tutte loro, e questo aspetto potrebbe infastidire al primo ascolto, salvo poi diventare un punto saliente dell’intero corpo sonoro degli Uzeda.
Il resto della scaletta si assesta su livelli importanti, che mescolano sapientemente tutte le influenze sopra menzionate, dall’hardcore rumorista à la Jesus Lizard di Save My Snakes fino al punk-wave d’annata di New Roaming World, tutto trova una dimensione personale e riconoscibile e non vi è album uscito nel 1993 in Italia che suoni allo stesso modo.

I capolavori universalmente riconosciuti per gli Uzeda arriveranno di lì a poco e saranno deflagranti, tanto da assicurargli un posto nel roster di Touch & Go Records, ma Waters, il loro secondo disco, rimane un tassello fondamentale nella loro discografia poiché si pone come perfetto ed equilibratissimo trait d’union tra il primo periodo degli Uzeda e il secondo definitivo segmento di carriera, culminato con un paio di dischi entrati di diritto nel gotha del noise rock. Ma questa è un’altra storia.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1993
A.V. Arts
Alternative Rock
Tracklist
1. Well Paid
2. Needle House
3. Save My Snakes
4. I’m Getting Older
5. Pushing All the Clouds
6. Tied
7. It Happened There
8. 30
9. Roaming World
10. Big Shades and Tides
Line Up
Giovanna Cacciola (Voce)
Agostino Tilotta (Chitarra)
Giovanni Nicosia (Chitarra)
Raffaele Gulisano (Basso)
Davide Oliveri (Batteria)
 
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