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Motorpsycho - The Crucible
27/10/2019
( 474 letture )
Trent’anni e non sentirli. La banalità dell’incipit, parlando di una delle band più originali e uniche dell’intero panorama rock mondiale, nulla toglie alla sua totale aderenza ai fatti. Era infatti il 1989 quando due ex compagni di liceo, che avevano suonato assieme anni prima, si trovano su un bus per caso, proprio mentre uno dei due, Bent Sæther, stava cercando un chitarrista per la sua nuova band. Il gruppo si chiama Aural Blow-job, ma viene subito cambiato in Motorpsycho, prendendo spunto da uno dei tanti film del magnifico Russ Meyers. Da lì in avanti, la carriera del terzetto spiccherà un volo che dura tutt’oggi e che vede i due fraternamente legati, con alle spalle una discografia impressionante per numero di uscite, qualità delle stesse e spettro incredibile di influenze e suggestioni che sono stati di volta in volta inglobati nella musica. Un percorso che rende i Motorpsycho in assoluto una delle band più talentuose e dalla mentalità aperta di sempre. Negli anni, i cambi di line up nel ruolo di batterista sono stati molteplici, così come le collaborazioni, a partire da quella col guru Deathprod, ma da qualche anno sembra che l’arrivo di Tomas Järmyr abbia davvero dato nuova linfa alla band. Svedese ma ormai da anni residente a Trondheim, Järmyr è diplomato al Conservatorio Jazz della città norvegese ed ha alle spalle numerose collaborazioni, a partire da quella con gli italiani Zu. La prima uscita di questa formazione è The Tower, album pubblicato nel 2017, che segna un nuovo inizio e un nuovo approccio per il gruppo. Tempo di riprendersi dall’ennesimo tour mondiale ed ecco che i Motorpsycho tornano in studio per un nuovo album, The Crucible.

La copertina, inquietante e attraente al tempo stesso, come colori e stile riprende quella di The Tower variando decisamente tema, ma è soprattutto il titolo ad attirare l’attenzione: The Crucible, il crogiuolo. Simbolo alchemico ed esoterico per eccellenza, utilizzato ad esempio da Pavel Khunrath per il suo aletiometro, come simbolo della conoscenza, è anche il titolo del celebre dramma di Arthur Miller nel quale la metafora della caccia alle streghe di Salem diventa un atto di accusa contro il Maccartismo di quegli anni. Il crogiuolo è comunque un oggetto che fa venire subito in mente la fusione dei metalli o altri elementi e la loro mescolanza e, parlando di Motorpsycho, questo già fa venire l’acquolina in bocca, proprio per la capacità riconosciuta della band di mescolare e distillare quasi qualunque genere musicale, partendo dalla base psichedelica per arrivare praticamente ovunque. L’album si compone di tre brani, per un totale di oltre trentotto minuti, con una crescita progressiva nel minutaggio che ci porta dai quasi nove minuti della opener Psychotzar (omaggio alla Supertzar dei Black Sabbath?) ai quasi ventuno della titletrack. Ma non è la lunghezza a farla da padrone in questo album: colpisce semmai la profondità dell’ispirazione. Psychotzar è l’opener perfetta: un riff insinuante, di quelli che potrebbero durare fino all’eternità, sorretto dal mellotron e dalle armonizzazioni delle voci di Sæther e Ryan, con le giuste aperture e gli accenti segnati anche da un gong come dalla cowbell, a garantire la giusta varietà, per quello che è forse il brano più lineare del disco, eppure dotato di un fascino incredibile, sul quale peraltro Ryan inizia a scaldarsi con una serie di assoli da urlo. Partenza già altissima di intensità, che viene però immediatamente schiantata da un vero e proprio capolavoro assoluto: Lux Aeterna è un pezzo meraviglioso, emotivo, dolce, carico di dolore e speranza in ugual misura, un perfetto incrocio tra i Beatles e i King Crimson di Epitaph e I Talk to the Wind, con un refrain che non potrebbe essere più vicino a quello di In the Court of the Crimson King, sul quale il mellotron regna sovrano e basso e chitarra accompagnano riempiendo lo spettro, salvo poi lanciarsi nel lungo break centrale strumentale di pura schizofrenia prog, con tanto di lirismo floydiano in una parte dell’assolo. Arriviamo così ai ventuno minuti di The Crucible e la descrizione diventa tanto inutile quanto improba: semplicemente siamo al cospetto di una vera e propria opera nella quale prog rock e fusion jazz si scontrano e si completano a vicenda e in questo lo zampino di Ryan è evidente, essendo il brano l’unico che porta soprattutto la sua firma, mentre il resto era tutta farina di Sæther. Brano ovviamente suddiviso in varie parti e che alle consuete armonie vocali e interventi di mellotron contrappone una struttura aperta e l’incredibile lavoro degli strumentisti, non a caccia di vetrine per le proprie qualità tecniche, ma piuttosto attenti al creare atmosfere e soluzioni melodiche, con ampio uso di dinamiche ascendenti e discendenti e appunto un incontro scontro tra soluzioni prog e fusion che ne accrescono il fascino.

Sembra davvero incredibile che tanta ispirazione e tanta freschezza compositiva ed esecutiva provengano da una band con trent’anni di carriera sulla schiena e che ha già pubblicato più di venti album ufficiali, eppure per i Motorpsycho le regole degli altri semplicemente non si applicano. Bent Sæther e compagni vivono in una realtà diversa e questo ne ha fatto la grandezza, come anche l’impossibilità di arrivare ad un pubblico più ampio, vista la loro abilità nel non fornire mai punti di riferimento certi ai propri ascoltatori e alla volontà di seguire sempre e solo la propria ispirazione. The Crucible è un album bellissimo, uno dei loro migliori senza alcun dubbio, che prosegue la strada aperta con The Tower e lo fa pescando tanto dalla tradizione psichedelica quanto da quella prog e jazz, per un risultato ricchissimo ed emozionante. Band infinita e album che merita un posto tra le migliori uscite del 2019 e non solo. Non da intendere come regalo solo per nostalgici dell’epopea prog dei primi anni Settanta: questo è un disco da avere per tutti coloro che amano la bella musica.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2019
Stickman Records
Prog Rock
Tracklist
1. Psychotzar
2. Lux Aeterna
3. The Crucible
Line Up
Hans Magnus Ryan (Chitarra, Voce, Piano)
Bent Sæther (Basso, Voce, Chitarra, Mellotron)
Tomas Järmyr (Batteria, Percussioni, Voce, Mellotron)

Musicisti Ospiti:
Susanna Wallumrød (Voce su traccia 2)
Lars Horntveth (Flauti su traccia 2)
Deathprod (Audio virus)
 
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