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Skin Chamber - Wound
02/11/2019
( 379 letture )
Our vestibules are bound in skin
A tapestry of silken phlegm
We claw to the rhythm
Of chest hacking lungs


Dietro il micidiale moniker Skin Chamber si cela il gioco malsano di due guru del rumore e delle avanguardie industriali come il compianto Chris Moriarty ed il compagno di avventura Paul Lemos: i loro Controlled Bleeding hanno inciso nelle tavole di piombo una carriera lunga 35 anni, portabandiera di esperienze sperimentali Made in USA senza confini e di capolavori tra l'harsh noise di Body Samples o Knees and Bones, alla elettronica tribale di Penetration, passando per i soundscapes eterei di Golgotha e fi-no al krautrock chitarristico dei giorni d'oggi. Due menti acute, prolifiche e ben determinate, che scostano leggermente il progetto principale per addentrarsi in quel sotto-universo che è il metal indu-striale ad evidentissime connotazioni elettroniche, che veniva codificato proprio in quegli anni dai vari Godflesh, Dead World o dagli Scorn del capolavoro Vae So-lis.

Con un bagaglio sterminato di conoscenza strumentale e musicale, i nostri si cospargono di limatura di ferro e danno ai natali un debutto (a cui farà seguito il solo Trial due anni più avanti) con-traddistinto da distese sonore allucinanti, ritmi ipnotici e la capacità di attingere da un ampio venta-glio di frange del metal estremo che proliferavano in quegli anni: la componente death metal è dila-tata all'eccesso e le ritmiche variano in continuazione, con un costante inasprimento delle dinamiche dato dai continui strati di suono che si vanno ad impilare. Il sound segue i cliché del genere, con chi-tarre e basso ultra distorti, sebbene qualche sinusoide marziana alteri la percezione di una piece stru-mentale abituale, mentre le voci riecheggiano solide e sgraziate. Questi affondi all'arma bianca alter-nano torture sonore da 8 minuti a fucilate noise-rock da buttare giù in un solo colpo: dalla opener in-calzante Carved in Skin, con il racconto terrificante del "vizietto" di Jeoffrey Dahmer, alla cieca devozione per i compaesani Swans in Sucked Inside e l'immediato scherzo fol-le di una Skin Me, che, al crescere del ritmo fino a sfociare nella “free-improvisation”, riporta alla luce i Painkiller di Zorn e Harris. Atmosfere pesantissime e letargiche in quel della periferia estrema di Long Island, che dileguano, col passare dei minuti, i tentativi di moshing e di coinvolgimento, con intervalli irregolari di purissimo rumore bianco (Swallowing Scrap Metal) e la liturgia tribale di una Horde che, con i suoi timpani, onora numi tutelari come Foetus e Test Dept. Un lavoro fondamentale per gli appassionati del genere, da consumare in completa abnegazione.

Metallo che si fa incorporeo, suoni astratti che contaminano le voci dell'underground contemporaneo e le tramutano in grigio, riflessioni di un mondo devitalizzato. Gloria e vita alla nuova carne!



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
46 su 1 voti [ VOTA]
Galilee
Sabato 2 Novembre 2019, 13.17.06
1
Non saprei che dire, il disco ce l'ho ma non mi ha mai detto granché. Sempre trovato nettamente inferiore a tutto ciò che proponevano le altre band industrial. Per i tempi ci poteva stare, ma non era già all'altezza delle proposte contemporanee. 65 ci può stare.
INFORMAZIONI
1991
Roadracer Records
Industrial
Tracklist
1. Carved In Skin (Apt. 213)
2. Slice Of God
3. Sucked Inside
4. Skin Me
5. Mind Grinder
6. In The Sewer Of Dreams
7. Burning Power
8. The Nails Of Faith
9. Fat Hacker
10. Horde
11. Swollen Underground
12. Swallowing Scrap Metal (Pt. 2)
Line Up
Paul Lemos (Voce, Chitarra, Basso, Percussioni, Samples)
Chris Moriarty (Voce, Percussioni, Batteria, Samples)
 
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